Archivio | 19 aprile 2017

I vantaggi del sapere

Alcune volte è sbagliato giudicare un’attività semplicemente per il tempo che occorre realizzarla, anche perché più si sa meno tempo occorre a risolvere i problemi, ma lo studio e l’esperienza per arrivare a quel sapere in qualche modo devono essere compensate!

Un buon esempio è il caso del sistemista chiamato per aggiustare un computer molto grande ed estremamente complesso, un computer che valeva 12 milioni di euro che altri professionisti erano stati chiamati per riparare, ma avevano tentato invano.

Seduto di fronte allo schermo, il sistemista preme un paio di tasti, annuisce con la testa, mormora qualcosa a se stesso e spegne il computer. A quel punto estrae un piccolo cacciavite dalla tasca e dà un giro e mezzo ad una minuscola vite.
A questo punto, accende il computer e verifica che funziona perfettamente.
Il presidente dell’azienda è felicissimo e si offre di pagare il conto immediatamente.

“Quanto le devo?” chiede.
“Sono mille Euro, per cortesia” risponde il sistemista.
“Mille Euro? Mille euro per pochi minuti di lavoro? Mille euro per stringere una semplicissima vitina? Mi rendo conto che il computer vale 12 milioni di euro, ma mille euro mi sembra una cifra veramente esagerata. Pagherò solamente se mi manderà una fattura dettagliata che giustifichi una cifra del genere.”

IL Sistemista acconsente con un cenno e se ne va. Il mattino dopo il presidente riceve la fattura, la legge attentamente, asserisce con la testa e la paga immediatamente, senza una lamentela.

La fattura diceva:

Servizi effettuati:
– Avvitamento di una vitina: EURO 1
– Sapere quale vitina avvitare: EURO 999

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Giro de bolas

Oggi conviene starmi alla larga, non rispondo di me.

Il malumore aleggia nell’aria già da qualche giorno, ma oggi sento di essere vicino all’esplosione.

Tra festività e ferie ho avuto quattro giorni liberi e i giorni liberi, ormai lo sapete, mi fanno male, nel senso che sono chiamata a tutte le urgenze domestiche che non posso ignorare come quando vado al lavoro, e quindi la presa d’atto che ogni mio movimento viene impedito e ogni sforzo vanificato è inevitabile e frustrante.

Ad Attila è stato da ieri ufficialmente interdetto l’ingresso in casa mia (e qui voi potreste obiettare che la storia è vecchia, e che anche questa volta il divieto durerà da Natale a Santo Stefano), e anche con mia figlia sono più determinata a mettere paletti, a costo di fare “muoia Sansone con tutti i Filistei”.

Stamattina la giornata è iniziata con un barattolo caduto in terra (vetri naturalmente raccolti da me) e poi, quando sono andata a prendere in frigo il pranzo che avevo predisposto per oggi, apriti cielo di quello che ho trovato: il frigo non solo viene regolarmente lasciato aperto, ma anche premendo il pulsantino per alzare la temperatura (cioè, riscaldarlo, tanto per chiarire).

L’interno del frigo grondava acqua, tutte le confezioni erano zuppe, quelle di cartone non vi dico.

Le ho detto a brutto, bruttissimo muso, che oggi quando ritorno voglio trovare il frigo pulito e sbrilluccicante, ma il pensiero del cibo che andrà buttato mi fa salire un nervoso che non vi dico: non avete idea di quanto mi gira, ma quanto, ma quanto vorticosamente!