Il bene e il male

Cari amici,

mi sento a volte in difetto per non aver detto una parola sugli ultimi avvenimenti, il ragazzo di venti anni pestato fino alla morte per aver tentato di difendere la fidanzata, il padre che accoltella i due figli e poi si uccide, i bambini straziati dal gas in Siria, l’attentato a Sa Pietroburgo…

Ecco, il problema è che non ce la faccio, in questo momento non ce la faccio a posare neanche un minuto dei miei pensieri su un male tanto grande, in questo momento, anche di equilibrio precario se vogliamo, devo mettere i paraocchi e andare avanti a testa bassa.

Cerco, come sempre, di seguire l’esortazione di Gandhi, di essere io il cambiamento che voglio, di migliorare quel piccolo mondo intorno a me, ma più di questo non posso: la camera sterile non esiste solo per un corpo in convalescenza che non può permettersi di contrarre infezioni, esiste pure per l’anima, o forse sarebbe meglio dire la psiche, che a un certo punto ha bisogno di un attimo di ritiro, perché l’alternativa sarebbe il burn out, inutile a tutti e tutto, e dannoso a se stessi e a chi ci circonda.

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10 thoughts on “Il bene e il male

  1. Stavo leggendo ora dei fatti in Siria, con lo stomaco contratto e le lacrime agli occhi. E pensavo qualcosa di simile. Ora non leggo più nulla, fa solo male.
    E poi come hai scritto anche tu, ho realizzato che la camera sterile, l’isola-che-non-c’è va bene solo per chi sta male, per chi deve guarire, non per un adulto che può avere impatto ed influenza sul mondo. Come? Solo influenzando con piccoli gesti chi ci circonda. Anzi, mi correggo, solo comportandosi secondo coscienza e non secondo stile comune.

    Ma la domanda è: se in tanti scriviamo e postiamo la famosa frase di Gandhi, com’è che non cambia mai nulla??
    Scusa lo sfogo. Ma è davvero un inizio di giornata difficile

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    • La lotta tra il Bene e il Male è incessante e terribile. Non è vero che non cambia nulla quando uno s’impegna, magari non si vede, ma sta contrastando uno che si sta impegnando sl fronte opposto, e magari riesce a neutralizzarne l’azione.

      PS: nel difficile inizio della tua giornata c’era anche il tuo commento andato in spam, meno male che controllo sempre tutti i messaggi uno ad uno, non cancello mai lo spam in blocco!

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  2. Ti capisco. Peraltro si stava affrontando un discorso simile ieri sera, con un amico. Ciò che sappiamo di ciò che succede al di fuori del nostro piccolo microcosmo e troppo troppo poco, e spesso distorto dalla mediazione dei nostri filtri culturali, dei preconcetti sociali, dei media. Abbiamo un punto di vista che non ci può permettere di capire, finchè non decidiamo di cambiarlo, di metterci in gioco, di approfondire. Il pour parler tanto in voga serve solo ad accrescere il pregiudizio, la distanza dalla verità, il pessimismo, la sfiducia. Quindi, meglio il distacco. Prima per sè. Poi per vedere meglio le cose.

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    • Ecco, esattamente così. L’ “indignazione” fine a se stessa non serve a niente, ma il farsi travolgere sentendosi male, oltretutto senza che questo si traduca poi in una qualche azione di aiuto verso il prossimo, non serve a niente lo stesso. CBisogna agire nel nostro piccolo, capire nel grande, e fare in modo che di fare arrivare i messaggi ai nostri governi, che sono gli unici che possono, almeno in parte, intervenire, ma credo sia utile sapere che noi lo vogliamo e lo pretendiamo!

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  3. come ti capisco. proprio due minuti fa ho visto un’immagine straziante, mi si è aperta nella home di facebook senza volerlo perché è da quando è successa la tragedia che cerco di non guardare. perché fa male, perché penso che non serva, perché sono un po’ vigliacca. Che possiamo fare, concretamente? ognuno migliorare una parte di se. ok. giusto, come hai detto tu. ma ci sarà sempre quella percentuale che il prossimo lo vorrà distruggere e allora, come si interviene? perché nessuno interviene, porca miseria? siamo veramente così piccoli.

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    • Io la chiamo pornografia del dolore e ho deliberatamente bloccato tutti coloro che con un commento o una reazione hanno contribuito a diffondere certe immagini che non voglio nemmeno riprendere a parole

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    • Non sono totalmente d’accordo con questo criterio, utlizzato da molti, di bloccare chiunque pubblichi immagini di qualche strage. A volte, come dici tu, potrebbe essere “pornografia del dolore”, compiacimento nella pubblicazione dell’immagine scioccante, ma a volte, e spero più spesso, è semplicemente testimonianza, tentativo di sensibilizzazione. D’altra parte, pensi sarebbe più “rispettoso” far passare la sciagura e lo scempio delle vittime nel silenzio, senza nemmeno provare a smuovere le coscienze, a urlare al mondo cosa sta succedendo? Non credo che permettere all’umanità non coinvolta di non vedere a che punto si spinge la bestia umana sia una forma di rispetto: penso invece che si debba mettere tutta l’umanità di fronte alla realtà, e fare in modo che ognuno si muova per arrivare a un “Mai più”.

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    • In parte convengo, come diceva Chiara forse è vigliaccheria. Ma apprezzo di più chi scrive ciò che sente che non chi se la cava in due secondi rigirando immagini abominevoli e comunque senza ulteriore fine… vero che in qualche modo bisogna informare ma penso sia più costruttivo capire il perché che non guardare un altro che muore

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