Art. 11: l’Italia ripudia la guerra

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Art. 11

L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.

***

L’Italia ripudia sì la guerra, ma è pur sempre vero che, come dicevano gli antichi romani, “si vis pacem para bellum“, se vuoi la pace prepara la guerra che, in soldoni, significa che ripudiare la guerra non significa essere indifesi, tutt’altro: l’essere armati fino ai denti e preparati al conflitto potrebbe essere infatti un deterrente per eventuali Stati e popoli malintenzionati, che potrebbero mettere a rischio la nostra pace, la nostra libertà nonché la nostra sovranità nazionale.

Poi ci sono le missioni di pace, e credo che qua, se non volessimo fare i leoni da tastiera, che parlano senza sapere, dovremmo tutti tacere;  invece io la vostra opinione in proposito vorrei saperla: le missioni di pace sono dovute, necessarie, utili, o una deroga a quest’articolo e un abuso nei confronti di altri popoli?

E che pensate dell’abrogazione dell’obbligo di leva? Non sarebbe stato più utile magari accorciarlo, sradicare ogni episodio di nonnismo, renderlo veramente formativo e, perché no, magari estenderlo anche alle donne?

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7 thoughts on “Art. 11: l’Italia ripudia la guerra

  1. Sì … il servizio di leva fu una grande occasione per :
    1) gli analfabeti … che durante la naja impararono a leggere e scrivere ;
    2) i senza lavoro, che, ottenendo la patente D, poi da borghesi divennero autisti ben remunerati ;
    3) gli asociali che, a contatto con i più variegati compagni, impararono a socializzare ;
    4) tutti i cittadini, che, ottemperando alla legge, esercitarono un loro diritto sancito dalla Costituzione ;
    5) ogni militare, per godere il piacere di servire la Patria e, facendo parte l’ Esercito Italiano della Nato, per contribuire a mantenere la pace !
    Avere abolito un tale servizio ( e, ahimè … ad abolirlo contribuì anche la sinistra, e in particolare il PCI ), fu una improvvida cialtroneria che recò non pochi danni al nostro Paese ! 😦
    Pensare di estendere l’ obbligo di fare il militare anche alle donne ???
    E perchè no ???
    Si sarebbe unito all’ utile … il dilettevole ! 😀

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    • Oops, ti avevo risposto con un commento lunghissimo e non lo vedo! Avevo anche messo dei link, il solito malfunzionamento di quell’immondo pc di casa!

      Stasera cercherò di recuperarlo, ma non prometto niente! 😦

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  2. I’m waiting for You … always, my darling ! 😀
    Ps : quando feci l’ ufficiale a Pesaro ( e allora la naja durava 15 mesi, più 3 mesi di corso per AUC ), e da quella amatissima città non mi mossi più … ebbi l’ occasione per riscontrare che, ciò che ho scritto sopra nel mio precedente commento, è la pura verità !!! All’ epoca ( ci trovavamo alla fine del ’69 nella Caserma Dal Monte … ), oltre ai capelloni sessantottini ( i più scemi … con le loro fregnacce del tipo “mettete i fiori nei vostri cannoni”, ed altre idiozie analoghe ), agli obiettori di coscienza ( te li raccomando quelli … lavativi e ruffiani, disposti a tutto pur di non fare il militare ), ai renitenti alla leva ( che venivano accompagnati in Caserma dai Carabinieri ), ai giovani normali ( come me … ), c’ erano numerosissimi analfabeti. i quali non sapevano nè leggere nè scrivere ! Per quest’ ultimi, il Reggimento istituì un corso di Scuola Elementare, gestito da Maestri e Maestre prestati dal Comune ), che durò per circa tre mesi ! Al termine, quei poveri ignoranti analfabeti ( ne ricordo uno … si chiamava Rocco, e proveniva da un paesino del Sud che si chiamava Papasidero … che non avevo mai sentito nominare ), divennero cittadini provvisti di regolare Licenza Elementare, e dunque cittadini consapevoli dei propri diritti e dei propri doveri !
    Ricordo che soffrii tantissimo, quando fu soppressa la naja …. soprattutto poichè, fautrice dell’ abolizione per legge del servizio militare, fu quella Sinistra per la quale io avevo sempre convintamente votato !!!
    Di quei diciotto mesi passati in grigioverde a Pesaro, nutro un rimpianto struggente : fu là che imparai a divenire un uomo, là ad imparare cos’ è la dura esistenza, là a conoscere i sacrifici ( io … ero un viziato ragazzo, viziato dalla mamma e dalle mie due sorelle ), il dolore, la forza di reagire … e la voglia di fare, senza se e senza ma, il mio dovere !!!

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    • Non mi pronuncio perché n questo momento non ho voglia di sollevare polveroni, ma sono pienamente d’accordo con te: non so se stiamo facendo un buon servizio a questi ragazzi risparmiando loro la naja!

      Chissà, magari sarebbero un po’ più uomini con la U maiuscola, e forse anche più felici.

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    • Beh, in questi casi si suol dire che non sono gli oggetti a essere nocivi, ma è l’uso che se ne fa, come i guanciali creati per dormire comodi e poi usati per soffocare la gente nel sonno…

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  3. Dai racconti dei miei nonni, oramai morti da un pò, emergono storie di guerra su cui si fonda l’articolo 11 della Costituzione. Fra i tanti mio nonno si salvò dalla prigionia russa grazie alla sua capacità di essere sarto. Furbescamente (o per povertà) si era ucito una fodera rossa nel cappotto di guerra. Fatto schiavo dai russi fu liberato proprio grazie a questo colore che lo marchiò come un comunista. L’altro nonno combattè invece in Africa e la vittoria di Tobruch è in parte dovuta ad una missione a cui lui partecipò. Raccontava infatti che le comunicazioni erano state interrotte a casua di una bomba che spezzò i fili del telefono e lui, strisciando a terra fra le trincee, riuscì a collegare il tutto per riprendere la comunicazione fra le varie legioni. Altre storie narrano di fame di acque contaminate dai cadaveri ma che spinti dalla sete venivano comunque bevute, oppure di uomini che, partiti per l’estero, rimasero lì rinnegando la famiglia italiana e costruendosene una altrove.

    Sulle missioni di guerra ho anche io i miei dubbi. Un’atroce storia riguarda un membro della mia famiglia, morto per leucemia fulminante a seguito di una missione in Kosovo. Non so se sia rinvenibile un caso di uranio impoverito o una semplice casualità, fatto sta che chi ha la missione nel sangue sa a quali rischi incorre e per scelta continua a partire.

    Sulle leve invece avrei preferito che rimanessero attive. Non per riformare uomin, piuttosto per responsabilizzare e lasciar migliorare centinaia di migliaia di giovani che, a 18 anni, ancora non sanno cosa significhi crescere se non attraverso il sesso, la droga e la libertinaggine. Lo avrei esteso alle donne e io ci sarei volontariamente andata.

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