Studiare, che passione!

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“L’Uguaglianza ha un organo, che è l’istruzione gratuita ed obbligatoria; bisogna, infatti, cominciare dal diritto all’alfabeto. La scuola elementare imposta a tutti e la scuola secondaria offerta a tutti: ecco la legge.” (da “I Miserabili”, Victor Hugo)

Devo dire che questo articolo, che vive nella mia mente da tempo immemore, viene alla luce in seguito alla lettura dell’ultimo post di Marisa sulla profonline in risposta alla lettera di una madre, sedicente psicologa, che si vanta di non far svolgere alla figlia i compiti scolastici.

Io sono una che ha sempre amato molto studiare, ma molto molto, ma molto molto molto, al punto che i miei genitori, per punirmi, mi impedivano di andare a scuola.

Stavo divagando sui miei, sono tornata indietro e ho cancellato, torno a bomba.

I miei amavano studiare, entrambi. Grossi studi – a causa delle leggi razziali e, nel caso di mia madre, anche un po’ della mentalità antica della sua famiglia, che la voleva prima di tutto buona madre di famiglia capace di governare unaa casa – non ne hanno potuti fare, ma l’amore per lo studio, la passione per il sapere, non hanno mai abbandonato nessuno dei due.

Quando ero a scuola io mi perdevo nello studio: trovavo nel libro un termine che non conoscevo? Andavo a cercarlo sul dizionario.  Il vocabolario negli esempi citava una qualche opera di un tale autore? Andavo a ricercarmi opera e autore, e così via.

Con questo metodo non finivo mai i miei compiti e, nonostante le numerose ore d’impegno, su cinque materie da preparare ne riuscivo a terminare al massimo due, fino a che, a un certo punto, il cerchio si è chiuso e ho incominciato a vivere di rendita: molti degli argomenti che toccavamo mi erano già noti, o in tutto o in parte, riuscivo a seguire meglio le lezioni e a memorizzare il massimo, visto che quanto veniva spiegato non mi era del tutto nuovo, e quindi riuscivo a cogliere l’informazione in più, la curiosità, la chicca, e tutto era entusiastico arricchimento.

Quando studiavo latino e greco imparavo a mano a mano che si presentavano tutti i vocaboli a memoria: una faticaccia all’inizio, ma poi fare le versioni era una passeggiata, cercavo poco o nulla sul vocabolario ed era tutto tempo risparmiato, tanto è vero che, quando l’insegnante dava quattro versoni diverse per impedirci di copiare (con questo sistema nessuno aveva quella uguale alla nostra, né lo studente davanti, né quello dietro di noi né quello a lato), io in un’ora le facevo tutte e quattro e poi uscivo.

Quello che voglio dire è che, alla fine, faticavo meno degli altri, e ne traevo più soddisfazione. Ricordo una compagna di classe che, per le traduzioni da fare a casa, comprava il traduttore e le imparava a memoria: una fatica tanto improba quanto idiota, totalmente inutile al fine dell’apprendimento quanto a quello di cavarsela all’interrogazione, in quanto era immediatamente evidente che del testo originale non capiva un’acca. Io, francamente, una fatica del genere non me la sarei davvero sentita di farla, una noia mortale!

La maturità l’ho data con un anno d’anticipo, cosicché il liceo l’ho frequentato per soli quattro anni, contro gli almeno sei, se non sette, di quelli che, per faticare meno, un anno o due lo ripetevano, e qui torniamo al mio principio di sempre: a fare le cose bene si fatica molto, ma molto di meno.

A mia figlia il messaggio è stato chiaro: non sei tu che fai un piacere a me a studiare, sono io che lo faccio a te a farti studiare. Un tempo il popolo non studiava, era il sistema migliore per mantenerlo oppresso e sottomesso, e le donne poi men che meno: ci sono voluti anni di lotte, e il diritto allo studio è una delle più grandi conquiste della civiltà. Non vuoi usufruirne? Fatti tuoi, ognuno s’impicca all’albero che crede.

Non so se è stato il risultato del mio approccio, non so se è stato l’esempio, visto che cerco di ritagliarmi sempre tempo per studiare, ho fame d’apprendimento e approfondimento ora come allora e a quarant’anni, con la bimba che ne aveva appena sei, mi sono iscritta a un corso di specializzazione; non so se è stato perché quando litigavo col padre, che non mi dava una mano con la bimba, urlavo rivendicando anche il mio diritto ad avere tempo per lo studio, ma credo che il messaggio sia arrivato forte e chiaro.

Mia figlia ama studiare. Non l’ho mai aiutata nei compiti: francamente alle riunioni di classe mi sentivo in colpa, perché tutti i genitori erano informati su compiti a casa e stato dell’arte del programma, mentre io non ne avevo la più pallida idea e cadevo sempre dal pero. La scuola era il suo spazio, io non c’entravo (a parte i colloqui con gli insegnanti) se non su sua richiesta.

Ma la più grande soddisfazione me la diede un giovane blogger, che forse tra i miei lettori solo il Cavaliere ricorderà e che, abbandonati gli studi da ragazzo, li riprese da adulto perché, a suo dire, io coi miei discorsi gliene avevo risvegliato la passione: questo ragazzo si è diplomato già da qualche anno al liceo psicopedagogico, conciliando lo studio con impegni familiari non indifferenti. Tra le altre cose, non è la prima persona che mi riconosce di avergli acceso o risvegliato la passione per il sapere.

Torniamo dunque a bomba, ai compiti a casa, ai genitori che si vantano di non farli fare ai propri figli e alla risposta di Marisa.

I compiti a casa sono necessari. Quello che si fa in classe, secondo me, a meno che non si parli delle elementari a tempo pieno, non basta. Lo studente ha bisogno dello studio individuale, di rivedere e organizzare le informazioni, di approfondirle e metabolizzarle. Deve toccare con mano e verificare, con gli esercizi scritti, quello che ha imparato, e con quelli consolidarlo. Il fatto che i compiti siano tanti a volte è vero, ma quante volte l’enorme fatica è dovuta alla mancanza di basi? Studiare bene per studiare meno è il trucco, quello che lascia tanto spazio a giochi, vita sociale, famiglia e palestra, salvo eccezioni (tipo sessione d’esami).

Odio i compiti estivi, non sono mai riuscita a svolgerli, né mai ne ho sentito la necessità o mi ha penalizzato il non averli svolti. La vita non è fatta solo di studio, la cultura non può essere solo libresca, e non mi pare un’idea peregrina che le vacanze estive possano servire ad altro, a imparare viaggiando, quando si può, o a svolgere un lavoretto che pure prepara alla vita (tanto è vero che ora si intende inserirlo nelle attività curriculari).

Fossi negli insegnanti per l’estate darei al massimo qualche libro da leggere, libri diversi per tipologia e argomenti, che formano la cultura del ragazzo rappresentando però un qualcosa di diverso rispetto ai programmi scolastici tradizionali (ai miei tempi l’unico romanzo studiato a scuola era “I promessi sposi”, e mi sembra davvero insufficiente).

Torniamo alla cattiva madre cui risponde Marisa: secondo me è una cattiva madre sul serio (va beh, cattiva madre solo per questo mi pare troppo, ma certo non rende un servizio alla figlia), o almeno una cattiva guida in questo settore, perché trasmette al figlio il messaggio che studiare è noioso, svolgere i compiti è attività onerosa (e come tale sgradevole), assolutamente non utile né necessaria e che non è giusto pretendere, che l’autorità degli insegnanti è inesistente e che l’ultima parola, anche a scuola, è quella di mammà (e questo mi ricorda tanto la mammà del post precedente).

Io mi chiedo perché i genitori di oggi stiano così tanto danneggiando i propri figli, deresponsabilizzandoli e rendendoli anarchici oltre che ignoranti: ma se ne rendono conto? Forse non si rendono conto che stiamo davvero andando verso “idiocracy” (e, perdonatemi, il ministro dell’istruzione recentemente nominato è l’emblema di questa decadenza e di questo messaggio autolesionistico e distruttivo che studiare non serve a niente).

Ecco, l’ho detto.

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25 thoughts on “Studiare, che passione!

  1. Per dovere di cronaca, comunque, credo sia doveroso ammettere che la scuola non è che faccia molto per invogliare i giovani agli studi (non per niente detti “dell’obbligo”).

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    • Diciamo che l’obbligo è dei genitori di far studiare i figli, tant’è vero che loro sono perseguibili se disattendono.

      Comunque sì, hai ragione, a volte gli insegnanti sono assolutamente inadeguati, magari si sono trovati ad insegnare per ripiego, dopo aver fallito nella ricerca di qualcosa di diverso, e si trascinano stancamente tramettendo questa stanchezza e demotivazione. Forse in parte è vero che non esistono cattivi alunni, ma solo cattivi insegnanti: io non sono completamente d’accordo con questa affermazione, ma certo la percentuale di classe che segue o che non segue sono indicativi della capacità dell’insegnante di trasmettere e appassionare.

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    • Infatti.
      Poi bisogna tenere anche conto delle attitudini di ogni studente, che non sempre vengono notate e/o valorizzate, e lo si abbandona a una mancanza di stimoli scambiata spesso per ignoranza o, peggio ancora, stupidità.
      Chissà se in futuro, grazie alla profilazione sociale dovuta alla Rete, nasceranno anche gli studi personalizzati.

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  2. La penso come te, i compiti a casa servono per imparare a organizzarsi nelle cose, a fare un piano di studio, a trovare il modo migliore per velocizzarsi nell’apprendere e nello studio. Tutto questo poi servirà nella vita per qualsiasi cosa, non solo per la scuola!

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    • Beh, la vita non è che sempre risponda secondo quanto uno ha dato. C’è un vecchio detto che recita, ahimé, “I primi a scuola saranno gli ultimi nella vita”. Non è proprio così, ma chiaramente ci sono delle ragioni perché questo detto sia nato, soprattutto in un Paese dove la meritocrazia non solo non esiste, ma il merito a volte provoca, al contrario, soprattutto causa invida, sabotaggio e affossamento.

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    • Forse non mi sono spiegata: non intendevo che poi l’affossamento effettivamente avvenga, ma il riconoscimento del merito non è così automatico. Il meritevole se la può pure cavare sempre, capacità e competenze sono decisamente una marcia in più, ma quanti analfabeti vediamo straguadagnare, e quante persone eccellenti non dico a scavare i pozzi neri, ma in posizioni decisamente inferiori ai loro meriti e a quelle degli immeritevoli? La nostra politica, in primis, docet.

      Lessi unn frase, non ricordo di chi, che suonava pressappoco così: non mi preoccupa tanto sapere peso, volume e composizione del cervello di Einstein, quanto piuttosto quanti, con uguale talento, hanno trascorso la propria vita nei campi di cotone.

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    • Sì questo è vero, abbiamo l’esempio lampante davanti agli occhi ogni giorno, ma quello che intendevo è che la conoscenza e la preparazione una persona se la fa soprattutto per un accrescimento personale, non necessariamente perché gli procuri soldi, guadagni o una buona posizione…..ti racconto questo: mio padre non aveva finito nemmeno le elementari, eppure con l’età, con la passione di conoscere e di leggere, aveva acquisito una cultura molto vasta, faceva la settimana emigmistica e la completava sempre e, visto che era appassionato di filatelia, aveva anche imparato l’inglese ed in questa lingua corrispondeva con tutto il mondo facendosi sempre comprendere.

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    • E infatti, la cultura è un patrimonio che paga, e permette più agevolmente di ripianificare la propria vita e di trovare il modo per trarne soddisfazione.

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  3. Io ti adoro! Non posso che riconoscermi in ogni parola che hai scritto. Io da non mamma non posso dire nulla sui bambini-ragazzi di oggi perché a quanto pare non posso capire…però posso almeno dire che, chissà perché, sono d’accordo con te! Laura

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  4. Di questo post, @Diemme cara, approvo tutto ( virgole, punti e virgole, punti, punti e a capo e rimandi … proprio tutto ) e concordo sul contenuto, permettendomi di osservare :
    1) non è la Scuola, Pubblica o privata che sia, che deve invogliare i giovani e i giovanissimi a studiare, poichè “studiare” ( che discende dall’ “istinto della conoscenza” che è INSITO in tutte le creature umane, e in tutti e tutte “insopprimibile” ) e quindi è una ( lieta ) conseguenza : se la Scuola funziona, bene ! Ma, se non funziona, occorre studiare ancora di più, poichè studiare è bellissimo ed utile, e ci riscatta della nostra e dell’ altrui pochezza ;
    2) sì, mi ricordo benissimo di quel tuo giovane lettore che, interrotti gli studi, li riprese poi dopo svariati anni … persuaso dalle tue esortazioni ;
    3) i compiti a casa ??? Necessari sempre, tranne durante le vacanze estive ( o natalizie ), proprio come hai scritto Tu : in questi periodi, un buon Insegnante può consigliare, specie ai più giovani, Libri da leggere degni di nota, ma spiegando ai suoi scolari che è bene farlo senza l’ assillo di dover poi dimostrare, alla ripresa della Scuola, di averli letti ;
    4) la mamma che, con la brava @Marisa Moles, si è vantata di NON far fare i compiti a casa alla figlia pigrona, è una cialtrona che, oltre a se stessa, danneggia la figlia in modo irreversibile !
    Ho amato molto tutte le me Scuole ( Asilo, Elementari, Medie, Liceo ed Università ) e ancora le rimpiango, ma, quanto a studiare, NON ho smesso mai di farlo, così come non ho mai smesso di leggere Libri che, oltre al piacere di leggerli, mi insegnassero qualcosa … e quando me ne andrò da questo mondo, anzichè portarmi appresso quelle ricchezze materiali che non ho mai accumulato, lascerò ai miei cari il compito di rinchiudere nella mia bara l’ ODISSEA di @Omero e sarà per me un viatico dolce e rasserenante, qualunque sia l’ aldilà ! E vorrò che sulla mia tomba venga scritto : “Fu scarso assai … ma ce la mise tutta in ogni cosa che fece, e soprattutto non smise mai di studiare, di cercare, di indagare su tutto ciò che fosse possibile conoscere” !!! 😀

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    • Non credo che quella mamma si sia vantata direttamente con Marisa, credo sia una lettera pubblica, o forse mi sbaglio.

      Comunque, per ringraziarti di avermi sostenuto su tutti i punti, preparo subito un post su Xavier, che so che li gradisci tanto (e poi l’argomento manca da un po’! 😛 )

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    • Onestamente non credo che la scuola sia mai stata divertente. Insegno da più di 30 anni e posso dire che, se non divertente, almeno più varia lo è. Poi dipende dalle scuole, giustamente. Io cerco di stare al passo, di proporre progetti interessanti (quest’anno, ad esempio, in una seconda liceo sto portando avanti un progetto di scrittura creativa e, a parte i lavori più che dignitosi dei ragazzi, l’attività di laboratorio che si tiene il sabato è sempre attesa con gioia) e di rendere animate le mie lezioni, con la partecipazione degli studenti, anche discutendo sull’attualità. Inoltre, nel mio liceo organizziamo conferenze, incontri con gli autori, proponiamo gare di matematica, fisica, informatica, Olimpiadi di Italiano e di Filosofia, portiamo i ragazzi al cinema e a teatro… tutte cose che, pur avendo frequentato il liceo più esclusivo della mia città, da studentessa non ho mai fatto.
      La scuola di per sé non è noiosa, piuttosto gli studenti danno poco valore alla cultura, complici i genitori come quella madre che per rendere la figlia felice, l’autorizza a non svolgere i compiti.
      Forse davvero poche realtà si salvano, forse io vivo in un’isola felice, non so. Ma non posso sopportare i giudizi negativi dati sulla base o della propria esperienza scolastica o di quella dei propri figli. Di scuola sembrano capaci di parlare tutti, demolendola sempre più e disprezzando il nostro lavoro che, a dispetto di quanto si creda, è faticoso e logorante. E lo sarà sempre più, non per colpa degli studenti ma a causa dei nostri governanti, sempre meno capaci di innovare (quello che riescono a fare benissimo è tagliare i fondi) tenendo veramente conto delle richieste e delle necessità di docenti, famiglie e studenti.

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  5. Sono, come te, una mamma fortunata di una figlia che si impegna nello studio. Lei ama studiare principalmente perché ama sentirsi preparata in tutto, si organizza il lavoro di studio, è perfetta. Di sicuro ha aiutato il fatto che io abbia preso la laurea quando lei aveva due-tre anni: lavoravo solo al mattino, i pomeriggi li abbiamo trascorsi insieme a casa io e lei, io a studiare e lei a fare i suoi giochi… ma di sicuro molto è anche carattere suo. In fondo, che importa? L’importante è che ci sia passione e voglia di imparare, sempre!

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