Art. 7: Stato e Chiesa, indipendenti e sovrani

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Art.7
Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani.
I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. Le modificazioni dei Patti accettate dalle due parti, non richiedono procedimento di revisione costituzionale.

I patti lateranensi furono siglati l’11 febbraio del 1929, e credo sia stata la prima regolamentazione dell’Italia unita dei rapporti tra Stato e Chiesa, che misero il punto a una questione a dir poco annosa. Furono oggetto di revisione nel 1984.

Anche qui ho poco da aggiungere, e passo la parola ad Aida:

 

Si definiscono Patti Lateranensi, ma in realtà è la legge n. 847 del 1929 che riconosce l’indipendeza della Città del Vaticano rispetto al territorio italiano. L’art. 7 della Costituzione sancisce indipendenza e sovranità di entrambe, il che vuol dire che la giurisdizione, le tasse, il sistema fiscale, l’ordinamento sono diversi e indipendenti l’uno con l’altro. Le leggi che vigono in Italia non valgono all’interno della Città del Vaticano e, viceversa quelle della Città del Vaticano non hanno valenza nel territorio italiano. La Città del Vaticano ha una propria moneta (che in realtà ha lo stesso conio del territorio nazionale, ma il sistema fiscale è distaccato dal nostro).
Con i Patti Lateranensi ognuno sta al suo posto (almeno così dovrebbe essere) per cui non deve esserci ingerenza della Chiesa sulle questioni Nazionali e, viceversa, l’Italia non deve intervenire nelle questioni politiche della Città del Vaticano.
L’excursus storico è complesso: parte dall’unione d’Italia per giungere al 1929, anno in cui lo Stato Italiano e la Santa Sede cercano di trovare un accordo che regoli la religione cattolica all’interno del territorio nazionale. Si è parlato di potere temporale della Chiesa, di Questione romana, di ingerenza della Chiesa negli affari dello Stato ma con i patti, almeno sulla carta scritta, Stato e Chiesa rimangono due entità separate.
È da dire però che, nonostante la Città del Vaticano abbia un suo statuto, Delle sue forze dell’ordine, se non erro anche un sistema giudiziario a se stante, esistono alcuni ambiti in cui la Chiesa può usufruire dell’intervento dello stato italiano, e fattispecie che possono essere rimesse al giudizio dei tribunali Nazionali (si tratta di competenza di materia e territoriale).

L’art. 7 della COSTITUZIONE sancisce un’altra cosa: la modifica dei patti Lateranensi non può avvenire con un procedimento di revisione costituzionale (un esempio fra tutti è stato il recente referendum) bensì mediante un accordo da realizzare sempre fra Chiesa e Stato, andando oltre le tradizionali procedure di revisione.

Un ultimo appunto. Con L’art. 7 secondo molte interpretazioni si può individuare un principio fondamentale, che fa da apristrada ai successivi artt. 8, 19 e 20 della Costituzione: l’Italia è uno stato laico. L’indipendenza della Chiesa e la sovranità dello Stato Italiano presuppone una netta separazione fra la concezione di stato confessionale (che fa propria una religione trasformandola in religione di Stato) e Stato laico. Certo. Nella realtà non è così, o non sempre la laicità è rispettata, ma si sappia che l’art. 7, si differenzia dallo Statuto Albertino che sanciva il Cattolicesimo come religione di Stato.

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7 thoughts on “Art. 7: Stato e Chiesa, indipendenti e sovrani

  1. Aggiungo un’altra cosa.
    La laicità dello Stato italiano dovrebbe presupporre che nelle scuole si insegni una materia religiosa che non sia prettamente cattolica, che nelle aule dei tribunali non ci sia il crocefisso e che non si allestiscano presepi nei locali pubblici. Ok, nulla da discutere. Lo afferma la legge (che siamo uno stato laico) e in un paese multinazionale non dovrebbero esserci preferenze. E’ da dire una cosa. Crocefisso e presepe non appartengono solo ad un ambito religioso, quanto piuttosto sono legati alla TRADIZIONE di un popolo che utilizza questi due simboli come riminiscenze storiche. I tribunali di un tempo (si parla dei periodi medievali, rinascimentali e così via) basavano i giudizi sull’aiuto e sulla parola di Dio. Il cattolicesimo era insito in ogni attività quotidiana ed influenzava anche le scelte a livello politico. Il presepe nasce invece con San Francesco d’Assisi, patrono e primo santo italiano che ha dato avvio ad una tradizione che per il cristiano ha un significato, mentre per il laico può averne più di una. Non posso sindacare sulla necessità o meno di eliminare tali simboli dalle scuole e dai tribunali, ma essendo legata alla mia cultura credo che sia ingiusto reputarli inidonei. E’ come togliere la festa del ringraziamento agli americani (scusate l’accostamento).
    Per quanto riguarda l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole consiglio la lettura di questo articolo:
    http://www.flcgil.it/attualita/estero/l-insegnamento-della-religione-in-europa.flc

    Liked by 1 persona

    • Anch’io, ebrea, e abbastanza contraria, come pure alcune confessioni cristiane, al crocifisso come simbolo religioso, ritengo inopportuno rinnegare la tradizione cattolica dell’Italia. Cioè, chiaramente non ritengo giusto che venga speso un solo centesimo per acquistare dei simboli religiosi, a meno che non siano simboli interreligiosi da utilizzare nell’insegnamento di tale cultura interreligiosa, ma questa guerra senza quartiere a quanto già esiste la ritengo davvero fuori luogo. Davvero, facciamo come i talebani che abbattono le statue: e anche noi allora, perché non abbattere il Pantheon e tutte le statue che rappresentano le antiche divinità? Mica siamo pagani noi!

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    • Si, ovviamente spendere i soldi che tu paghi con le tasse per acquistare un crocefisso non è giusto, come non è giusto che i tuoi soldi e i miei soldi vengano utilizzati per l’acquisto di altri simboli di culto. Preferirei che vengano spesi (nel mio caso) i soldi che do con l’8 x 1000 alla chiesa cattolica, ed in tal caso saranno costruite le chiese o messe in sicurezza quelle esistenti. Il crocefisso in un’aula di tribunale non è che mi dice che quell’aula è cattolica, anzi! Da laica lo reputo un simbolo, proprio a rimando di una tradizione che basava il cattolicesimo come fondamento di tutta la legge. Stessa cosa per il presepe. Appartiene alla tradizione italiana e a realizzarlo (o per lo meno a contemplarlo) mica diventi cattolico o Cristo ti entra in corpo. Ovviamente se un ragazzino di un’altra confessione venisse costretto a recitare una parte che ripercorre la nascita di Gesù, beh, è un suo diritto non partecipare alla recita, o per lo meno cercare di creare più spezzoni che non siano legati strettamente alla sfera religiosa. Diciamo che su tale aspetto siamo ipocriti, sia noi cattolici (in primis alcuni politici) che chi pretende di eliminare il presepe nelle scuole (senza un motivo valido, tra l’altro).

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