Art. 6: tutela delle minoranze linguistiche

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Art. 6
La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche.
Troppo. Ho scoperto solo da qualche anno, e non trovo il post che mi ricordo scrissi e scatenò grande discussione, che ci sono cittadini italiani che non sono tenuti a sapere l’italiano.
Parlo del Trentino Alto Adige, dove le popolazioni che, secondo me, non hanno mai riconosciuto l’Italia come loro patria (e posso pure capire la loro malinconia…), hanno scuole tedesche, in cui s’insegna in tedesco, e l’italiano viene insegnato come seconda lingua qualcosa come due ore a settimana, come l’inglese da noi, col risultato che, infatti, conoscono l’italiano esattamente come noi l’inglese.
C’è chi dice che fanno solo finta di non saperlo, il che aggrava ulteriormente la situazione.
Inutile dirlo, l’identità nazionale passa anche attraverso la lingua, e passa attraverso la storia nazionale che si studia a scuola. Passa, e lo stiamo vedendo sulla nostra pelle, attraverso lo studio di quella Costituzione della Repubblica Italiana che è la nostra carta natale e che, se venisse studiata davvero (parlo di tutta l’Italia adesso), forse ci darebbe un po’ più di senso civico.
Ora, va bene tutelare le minoranze linguistiche, bene tutelare lingue e pure dialetti, ma non a discapito di quella nazionale!
Anche qui, lascio la parola a voi.
Per chi volesse approfondire, qui troviamo l’intervento della nostra esperta, Aida Millecento:

Ho trovato una legge all’uopo, la 482 del 1999. Importante è il primo comma del primo articolo:

  1. La lingua ufficiale della Repubblica é l’italiano. 

Il secondo comma recita invece:

  1. La Repubblica, che valorizza il patrimonio linguistico e culturale della lingua italiana, promuove altresí la valorizzazione delle lingue e delle culture tutelate dalla presente legge.

I successivi articoli ovviamente individuano le misure di attuazione che consentono la valorizzazione e la tutela delle minoranze linguistiche. Ma è su questo articolo 1 che va posta l’attenzione. La lingua ufficiale è l’italiano, il che significa che i rapporti sociali e quelli istituzionali svolti all’interno del territorio nazionale si basano sulla lingua italiana (e Dio solo sa quanta storia c’è dietro l’evoluzione della nostra lingua e quante siano le raffinatezze dietro questa lingua così poetica). Le minoranze linguistiche, come hai giustamente detto, non sono l’inglese, lo spagnolo o il tedesco, bensì quelle lingue legate ad una cultura (comma 2 dell’art. 1). Lo scopo di fondo è quello di preservare una storia, la cultura di un popolo ma non emarginandolo, bensì fornendo i mezzi adeguati affinchè tali tradizioni vengano perpetuate nel tempo. La valorizzazione è la possibilità che tali lingue siano considerate patrimonio storico, e non dialetti brutti a sentirsi.

Qui in Calabria abbiamo l’arbreshe, una lingua albanese parlata in alcuni comuni chiamati “albanesi” (che poi di albanese hanno poco o nulla).

A leggere la legge 482 c’è un articolo interessante, che avalla ciò che hai detto:

Art. 5.

  1. Il Ministro della pubblica istruzione, con propri decreti, indica i criteri generali per l’attuazione delle misure contenute nell’articolo 4 e puó promuovere e realizzare progetti nazionali e locali nel campo dello studio delle lingue e delle tradizioni culturali degli appartenenti ad una minoranza linguistica riconosciuta ai sensi degli articoli 2 e 3 della presente legge. Per la realizzazione dei progetti é autorizzata la spesa di lire 2 miliardi annue a decorrere dall’anno 1999. 

In altre parole nelle scuole dovrebbero essere riservati corsi e ore di studio dedicati alle minoranze linguistiche, nel complesso del programma scolastico annuale.

C’è da dire una cosa però.

Art. 18.

  1. Nelle regioni a statuto speciale l’applicazione delle disposizioni piú favorevoli previste dalla presente legge è disciplinata con norme di attuazione dei rispettivi statuti. Restano ferme le norme di tutela esistenti nelle medesime regioni a statuto speciale e nelle province autonome di Trento e di Bolzano. 
  2. Fino all’entrata in vigore delle norme di attuazione di cui al comma 1, nelle regioni a statuto speciale il cui ordinamento non preveda norme di tutela si applicano le disposizioni di cui alla presente legge.

Il Trentino è una regione autonoma a statuto speciale. Ciò significa che, a differenza delle regioni a statuto ordinario, può attuare norme differenti da quelli applicabili generalmente al resto dell’Italia. Nello specifico le uniche due regioni autonome di tutto il territorio italiano sono proprio Trento e Bolzano, mentre le regioni a statuto speciale rimangono Sicilia, Sardegna, Friuli, Valle d’Aosta e Trentino. In tal caso ecco come si spiega perchè in una scuola del Trentino si insegna l’italiano due ore a settimana, mentre si parla il tedesco come se fosse una lingua normale.

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11 thoughts on “Art. 6: tutela delle minoranze linguistiche

  1. Aggiungo un’altra cosa. Le norme generali in materia di istruzione (per ciò che riguarda l’insegnamento della lingue di minoranza nelle scuole) spetta allo Stato (Art. 117 co. 1 lettera n della COSTITUZIONE)

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    • L’unione di un Paese, il senso di Patria, passa prima di tutto attraverso la lingua comune: essere italiani che non conoscono l’italiano, che possono seguire le scuole di ogni ordine e grado senza conoscerlo, è qualcosa di assolutamente privo di senso.

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  2. Anni fa trascorsi una vacanza in Trentino con un paio di amici, conoscemmo e frequentammo per qualche giorno alcune ragazze del posto, che nel salutarci, al momento della partenza, ci espressero questo testuale riconoscimento (con tanto di difficoltà linguistiche dovute alle sole due ore di italiano settimanali; alle volte ci comprendevamo meglio in inglese!):
    – Ora che torniamo scuola possiamo dire nostri compagni che abbiamo conosciuto italiani simpatici!
    – Ma qui siamo in Italia (replicai io, ingenuamente).
    – No qui Sudtirol!! (controreplica loro, con un sorrisone).
    E tanti saluti dalle terre irredente 🙂

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    • E ci dice bene che non ci bombardino e non si facciano esplodere nei nostri supermercati, che non ci accoltellino in strada, che non c’investano alle fermate dell’autobus per rivendicare la loro autonomia….

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    • Non ne hanno bisogno. Sono autonomi, benestanti, hanno la loro isola felice, fanno un po’ ciò che vogliono, e tirano a lucido i loro accoglienti e remunerativi masi/b&b grazie ai soldi di uno Stato a cui sostengono di non appartenere, ma dal quale non sarebbe conveniente separarsi davvero.

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    • Non ce n’è mai bisogno, a meno che non si viva in uno stato di oppressione in cui è sacrosanto lottare per la propria libertà, ma è un lungo discorso e su questo post, grazie al cielo, anche OT.

      Quasi dimenticavo, benvenuto a bordo! 🙂

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