Art. 5: decentramento amministrativo e autonomia locali

decentramento-amministrativo

Art. 5
La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell’autonomia e del decentramento.

Ecco, già qua mi ribolle il sangue. No, non per l’articolo, bensì per il referendum sulla Costituzione perché, se ben ricordate, la Sora Etruria aveva più volte sottolineato, tra le sue mille chiacchiere (è innegabile che la favella non le manchi!), che i principi fondamentali non sarebbero stati toccati: questo per tranquillizzare l’elettorato sulla solidità e stabilità della Costituzione e meno male che, brasiliani a parte, l’elettorato non se l’è bevuta.

Infatti, la riforma proposta, cos’altro era se non lo stravolgimento ANCHE di questo principio fondamentale della Costituzione? La riforma invertiva il processo di deconcentramento, riconcentrando e accentrando il potere amministrativo nelle mani dello Stato, di fatto impedendo comportamenti virtuosi delle autonomie locali, già fortemente vessate dalle richieste statali, impedendo l’armonizzazione delle amministrazioni alle realtà specifiche e producendo, di fatto, un livellamento rigorosamente verso il basso.

Anche su questo punto, riterrò preziosa la vostra opinione!

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10 thoughts on “Art. 5: decentramento amministrativo e autonomia locali

  1. L’art. 5 si ricollega all’art. 117 della medesima costituzione, che rappresenta l’aprifila del famoso titolo V. Questo articolo (il 117) è stato già modificato nel 2001, con una riforma che ha ampliato i poteri delle regioni e degli enti locali per ciò che concerne la materia legislativa. Esistono infatti (e grazie al referendum rimangono invariate) delle materie la cui attività legislativa viene rimandata alle regioni che, a loro volta, offrono al possibilità agli enti locali di muoversi autonomamente nei limiti di ciò che viene definito a livello regionale. Il potere di legislazione, secondo tale articolo, può essere esclusivo, concorrente ed autonoma. L’esclusività è in riferimento ad alcuni ambiti la cui definizione spetta allo stato (come il caso dell’immigrazione, la giurisdizione, istruzione, previdenza sociale). La concorrenza è un potere condiviso fra stato e regioni in alcuni settori (sicurezza sul lavoro, commercio estero, ecc…) e le materie non rientranti fra i due poteri (sono materie comunque importanti) sono di esclusiva autonomia regionale. Basti pensare alla sanità, o al turismo.
    L’autonomia locale, così come definita dalla costituzione, è perfetta. Per un semplice principio. Esiste infatti il principio di sussidiarietà, che consiste nella possibilità di un intervento da parte di un ente superiore lì dove l’ente locale non riesce a risolvere la questione. In altri termini, se un comune non riesce a garantire dei diritti ai suoi cittadini, dovrebbe intervenire all’uopo la provincia. Se in difficoltà si trova la provincia interviene la regione. Se la regione ha problemi interviene lo Stato, e, da ultimo, l’Unione Europea.
    Se ci pensi bene è un principio bellissimo, perché l’intervento di un ente superiore è in un certi sensi umiliante e, per quanto in Italia cerchiamo sempre di appoggiarci a qualcuno, l’idea di riuscire a farcela, di essere virtuosi facendoci conoscere nel resto del mondo è ben più importante rispetto all’opportunità che lo stato pari il culo a quegli enti spreconi.
    Il discorso è molto lungo, ma spero di essere stata chiara.

    P.S. avvisami quando pubblici questi post. Vorrei essere la prima a commentare, per poter dare l’opportunità agli altri di prendere spunto da ciò che scrivo (visto che, spero, approfondisca l’argomento).

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    • Farò di più, ti invierò l’anteprima affinché tu possa dire la tua prima della pubblicazione, intervento che incorporerò direttamente nel post: ti va? L’unica cosa di cui ti prego è di rispondermi con una certa sollecitudine, perché quando devo pubblicare in genere mi prudono proprio le mani… ;

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  2. Brava carissima Diemme, hai centrato uno dei punti che anche a me, da uno che è addentro queste dinamiche, prima per esperienza lavorativa in Provincia, ma sopratutto per i diversi ruoli, ormai da tanto tempo rivestiti nel mio Comune, ho sempre avvertito come obiettivo sempre più evidente: esautorare progressivamente quelle che dovrebbero essere invece Autonomie locali.
    Il colmo è stato raggiunto proprio con la clausola di supremazia, per impastoiare le Regioni in ogni iniziativa a vantaggio dei propri residenti, magari meno a favore del vorace Stato centrale!
    Per non dire del vero e proprio saccheggio delle risorse delle Province (che rimarranno ora a tutti gli effetti, ed io potrò continuare a dirmi trevigiano), alle quali sono rimasti i compiti, ma non più le risorse per assolverli! Almeno avessero in tal modo abbassato il debito pubblico!!!

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    • “sono rimasti i compiti, ma non più le risorse per assolverli! “: che aggiungere, caro Sergio? A volte penso davvero che ci vorrebbe la rivuoluzione, ma dubito che il nostro popolo sia animato da tanti elevati ideali da difenderli con la lotta attiva e in prima linea, mettendoci del proprio! Che poi, la lotta attiva e in prima linea, mettendoci del proprio, la si potrebbe fare pure pacificamente, con una buona dose di senso civico, dignità sociale e voglia di migliorare il mondo che si è trovato.

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