Di carnagione italiana

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Ieri sull’autobus ero tranquillamente seduta che chiacchieravo amabilmente al telefono col nostro cavaliere, quando sento una gran cagnara. Resami conto che la cosa prometteva di andare avanti, chiudo la conversazione motivando che intendevo godermi la scenetta (una lite sull’autobus al giorno toglie la noia di torno).

Un ragazzo si stava attaccando con un signore anziano (aspettate un attimo prima di schierarvi dalla parte dell’anziano!), e piano piano mi faccio un quadro di quanto stesse accadendo. I due ed altre persone presenti erano reduci da un’altra vettura, che si era fermata per aspettare l’ambulanza chiamata per un passeggero che si era sentito male (mi hanno descritto qualcosa tipo crisi epilettica).

L’anziano pretendeva invece che l’autobus ripartisse e che la persona ammalata fosse abbandonata a se stessa, magari buttata fuori dal mezzo a calci nel sedere. Urlava frasi del tipo “Io sono italiano, di carnagione italiana, e gli autobus italiani devono trasportare me, non gli altri!”. Quel “di carnagione italiana” mi ha fatto accendere una lampadina e ho chiesto agli altri passeggeri: “Ma il signore che si è sentito male era nero?”. Alla risposta affermativa mi si apre un mondo, la chiusura mentale e il pregiudizio razziale del vecchio, il giovane idealista che difendeva i diritti di ogni altro essere umano, e tutti insieme abbiamo concordato che “di carnagione italiana” non si poteva sentire, era un’espressione da farci vergognare di averla e io personalmente, che come sapete sono una ben nota pacifista, ci avrei buttato volentieri lui fuori dall’autobus italiano, a calcioni italiani, facendogli sbattere la sua bella carnagione italiana contro l’asfalto italiano cosìcché, tra bitume e sangue, avrebbe provato anche lui l’ebbrezza di essere un po’ colorato.

Che schifo il razzismo, e quanto ne esiste nonostante un progresso che evidentemente fa evolvere gli iphone, ma non gli animi umani!

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39 thoughts on “Di carnagione italiana

    • Francamente, Vittorio, e chi se ne frega! Il colore della pelle è un dettaglio talmente insignificante ai fini del valore dell’individuo, che per me potremmo pure rinascere tutti blu come in Avatar.

      Purtroppo temo che quelli “non di carnagione italiana” che ci stanno imponendo la loro cultura e il loro stile di vita, non siano proprio quelli che importeranno il rispetto e la democrazia.

      Ma, questo, sta a noi impedirlo, e a suon di civiltà, non di xenofobia!

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    • A me frega, invece, perché significherebbe perdere parte della mia cultura nazionale.
      Chiarisco: non è una questione di pelle, perché penserei la stessa cosa di orientali, americani, russi e altri europei; il concentrarsi sul colore della pelle è solo una conseguenza del maggior flusso migratorio, spesso incontrollato e non sempre giustificato, proveniente dall’Africa o dal Medio Oriente.
      A Genova, se compri il biglietto del bus che ti porta al lavoro, rischi di rimanere a terra, perché la maggior parte dei passeggeri sono stranieri (di tante sfumature della pelle, così evitiamo “discriminazioni”) che non pagano il biglietto (no, non hanno l’abbonamento, perché altrimenti non uscirebbero dal finestrino alla vista del controllore); oltre alla seccatura in sé, all’azienda dei trasporti arrivano meno introiti, di conseguenza il servizio risulta poco utilizzato e, per risparmiare, si taglia qualcosa che un onesto lavoratore pagherebbe come giusto che sia.
      L’episodio da te descritto è vergognoso, non lo nego; vorrei solo spostare un attimo il riflettore sulla motivazione che spinge alcune persone a diventare…intolleranti (termine che non include automaticamente il razzismo e/o la xenofobia).
      E comunque, come umanità non solo non ci stiamo evolvendo, ma stiamo proprio regredendo.

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    • Vittorio, credo che tu stia mettendo in un unico calderone dei problemi diversi. L’immigrazione al momento risulta non gestita, siamo al collasso, e tu mi riporti episodi di quotidiana disonestà, come il non pagare il biglietto e fuggire quando si vede il controllore: praticamente, reati impuniti.

      Poiché i nostri amministratori non sono in grado di far pagare il biglietto sugli autobus, siamo autorizzati a lasciare a terra privo di soccorso, un uomo di colore? Ma che, nella nostra testa italiana abbiamo sgatura italiana? Meno male che tutti gli altri passeggeri hanno mostrato di pensarla diversamente, vivvaddio!

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    • No, ti sto dicendo che hai ragione: dico solo che certi comportamenti hanno radici profonde e, per quanto possano essere inqualificabili, anche perfettamente motivate.
      Dovremmo vedere tutto il contesto, e non giudicare un solo episodio, proprio per evitare il ripetersi di situazioni spiacevoli che non fanno onore a nessuno.

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    • Purtroppo, e dico purtroppo, ho gli elementi per smentirti. Sono figlia, nipote e bisnipote di vittime delle persecuzioni razziali. I miei familiari perseguitati erano italiani da duemila anni, perfettamente inseriti e integrati, di carnagione italiana, pagavano le tasse e i biglietti dell’autobus, si lavavano e non avevano malattie. Questo non li ha salvati dalla discriminazione, dalla persecuzione, dalla delazione di vicini di casa ed ex amici. Sono ahimé convinta che il razzismo sia insito nell’umanità, in una parte di esso almeno, indipendentemente dalla causa scatenante che può essere oggi l’immigrazione incontrollata e ieri la propaganda di regime.

      Diceva un tizio, secondo me molto giustamente, che se un giorno arriveremo mai a superare la diffidenza per razza, religione, orientamento politico e sessuale, l’uomo troverà altri motivi di discriminazione, fosse pure il colore degli occhi e dei capelli.

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    • Il razzismo può essere insito nel nostro DNA e, appunto per questo, non è proprio il caso di alimentarlo con comportamenti di “prepotenza politica” che potrebbero far mutare la semplice intollerenza in azioni xenofobe; proprio perché è già successo, semmai, bisogna andarci molto più cauti e ascoltare la voce e le esigenze del popolo autoctono.
      Non voler capire l’atteggiamento di chiusura di certi italiani, non è meno discriminatorio dell’incomprensione che gli stessi italiani mostrano nei confronti dei migranti.

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    • Sono d’accordo sulla prima parte, ma non sulla seconda: secondo me, non si persegue proprio nessuno.
      Stiamo diventando un Paese dove le leggi vengono fatte rispettare (QUANDO vengono fatte rispettare…) a seconda di come un giudice si sveglia quel giorno, e sempre seguendo il comandamento di dover “porgere l’altra guancia”.

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    • A me è capitato purtroppo spesso di vedere persone “buttarsi dal finestrino” perché non avevano il biglietto. E no, non sempre erano straniere, ho visto anche parecchi italiani.
      Le leggi vanno fatte rispettare sempre e comunque: così come il buonsenso di prestare soccorso ad una persona che ne abbia bisogno. E stiamo parlando di buonsenso e di umanità, in questo caso il razzismo oltre ad essere totalmente fuoriluogo, denota anche un cinismo e un disinteresse generale nei confronti della razza umana intera (carnagione a prescindere)

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    • Ovviamente io parlo della mia esperienza personale, anche se, secondo me, non è che le due cose si pareggino.
      Come quando si dice: “anche gli italiani delinquono”; quindi c’è bisogno di importare i deliquenti degli altri Paesi, quando non riusciamo nemmeno a tenere a bada i nostri?
      Sull’ultima parte, invece, avrei parecchio da discutere, essendo diventato misantropo per reazione, e non per azione.

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    • Guarda, non è che io non pensi che abbiamo già abbastanza criminali e non abbiamo bisogno d’importarli (e anche se non ne avessimo, è sicuramente un “prodotto” di cui non sentiamo il bisogno), ma credo che in questo contesto non c’entri nulla. Intanto, pur ritenendo giusto perseguire il crimine, e con pugno di ferro, rigetto totalmente l’equazione immigrato=delinquente : è un’affermazione ingiusta, stupida e disumana, specie quando poi si traduce nell’abbandonare una persona malata in mezzo alla strada perché è straniera (comunque pure io una volta mi feci male e non mi raccolse nessuno, nonostante la “carnagione italiana”).

      Per quanto riguarda il disinteresse nei confronti della razza umana, posso chiederti quanti anni hai? Perché tra le affermazioni che hai fatto sull’amore totalizzante e queste altre sugli stranieri, posso pure aspettarmi che la vita ti deluda continuamente, ma forse ti dovresti fermare un attimo e riflettere se questo, in entrambi i casi, sia l’approccio giusto.

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    • Ho 41 anni, e questo mio modo di intendere l’amore (cioè da dedicare esclusivamente e totalmente a un’unica “prescelta”) credo derivi anche dal fatto che non ritenga le altre persone meritevoli; a dirla tutta, non credo nemmeno che esista questa fantomatica “prescelta” (dovrebbe, di conseguenza, comprendere e accettare le ragioni che mi hanno spinto a diventare così diffidente).
      Non dico di aver ragione, di essere nel giusto e che anche gli altri debbano pensarla allo stesso modo: dico solo che, per le mie esperienze di vita (e il mio modo di affrontarle), questo sia il modo meno peggiore per incappare in altre fregature.

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  1. Devo stare attento con i commenti. Se non dico niente non sembro interessato. Se dico e non dico, magari vengo simpaticamente tacciato di ultimamente furbetto. Se scrivo troppo, annoio. In questo tuo post sarebbe troppo facile commentare “Botte al vecchio!”. Allora, giusto per dare un nonsense generale a questo mio commento di lunghezza assolutamente standard, propongo questa lettura…
    Invece che indignarvi in quel autobus nei confronti del vecchio, potevate simpaticamente avvicinarvi e chiedergli: “Scommetto che lei ha tirato su una famiglia di quelle vecchio stampo? Quelle tutte di un pezzo in cui l’armonia e la forza vicendevole si alimentano. Una di quelle famiglie tipo quella di cui si parlava due post fa, per intenderci.”. Sarebbe stato un utile sondaggio.:-)

    Certi vecchi hanno fatto e, spesso, continuano a fare grandi danni.

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    • Scusami pj, ma che c’entra? Che tu voglia burlarti di me ci può stare (è il tuo sport preferito! 😛 ), ma il fatto che il vecchio avesse dei principi assolutamente non condivisibili non può essere portato come argomentazione per smontare il valore della famiglia! Che fai, ti dedichi all’avvelenamento del pozzo?

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    • No, cara Diemme, non avveleno nessun pozzo né mi burlo di te. Facevo meglio a stare ancora più attento con il commento. Ti chiedo scusa, volevo solo spingere ad una riflessione un po’ fuori dagli schemi.

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    • Tranquilla, non mi sono mica agitato, un po’ mi conosci. Ho chiesto scusa solo perché non posso pretendere che i lettori facciano con due righe buttate lì i salti pindarici della mia mente. 🙂

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    • Ogni persona trasmette alla famiglia i propri valori, giusti o sbagliati che siano, ma magari anche quelli che trasmettono ai figli i valori più sbagliati (per noi) possono essere al loro interno uniti e supportanti. Io credo che possano essere considerati due discorsi diversi, l’affiatamento familiare, il senso della famiglia e dell’ “onore”, e la mentalità e i principi in cui si crede e che a questa famiglia vengono trasmessi.

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    • Hai stra ragione. Solo per chiarire, in testa avevo questa riflessione: un vecchio così becero, magari un tempo era pure un buon “padre di famiglia” che teneva uniti tutti, magari pure un po’ violento, e magari era uno di quelli che ha insegnato ad un suo figlio nostro coetaneo l’importanza di correre dietro al dio denaro, al benessere senza sostanza, al piacere estemporaneo. E magari tanti come quel vecchio sono riusciti a creare abbastanza figli addetti alla superficialità che finalmente sono riusciti a minare l’istituto familiare. Ora quei vecchi magari sono in un autobus, in cui, visto che non hanno altro da fare e sono pagati profumatamente con il mio lavoro, pensano bene di far fruttare tutto alimentando un po’ di sano odio razziale. 🙂 E, a scanso di equivoci, quest’ultimo passaggio era ironico.

      Sono naturalmente prolisso :-D.

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  2. io sono sempre stato incuriosito da queste persone, perchè non sono mai riuscito a convincermi veramente che possano pensare realmente ciò che dicono… che lo facciano per attirare l’attenzione o per il suo esatto opposto… che lo facciano perchè così si sentono più forti o per generare una reazione pubblica ma che facendo un discorso sereno, posto con toni educati con il solo e unico intendo di capire cosa nascondono quelle affermazioni, quali sono gli schemi mentali di una persona che diffonde quell’ideologia…

    a volte ho avuto l’occasione di soddisfare questa mia perplessità… alcune volte però non ne sono uscito… intavolare un discorso civile nei toni e nei modi mi è risultato veramente impossibile…

    ho sempre pensato che si tratti di una forma assurda di paura… però non mi sono mai convinto a dovere che mi stessero parlando sinceramente..

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    • Diciamo che, se ci parli e se sei capace di farlo, piano piano si rendono conto di non sapere quello che dicono, ma di parlare per slogan e per partito preso. A me questa gente comunque fa paura, perché gli effetti delle loro convinzioni, se trovano chi le strumentalizza e le cavalca, possono avere esiti fatali.

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    • li stiamo riscontrando… ma io credo che parlargli sia l’unico modo per arginarli.. forse averli ignorati per troppo tempo ci da oggi la possibilità di vedere gli effetti di cui parli… è una cosa su cui ho ragionato spesso… e non so.. mi sono fatto quest’idea…

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    • Io ho parlato spesso con degli antisemiti, non c’è evidenza che tenga. Mi ricorda la scenetta che ci raccontò un tizio, disperato perché la sua segretaria non voleva più usare il pc perché aveva saputo che poteva avere dei virus e non voleva contagiarsi. Hai voglia lui a spiegargli che per virus si intendevano dei programmi che facevano danni al pc, e non certo agenti patogeni per l’uomo, ma lei rispondeva “Sì, sì, ok, ho capito, però preferisco non toccarlo”.

      Ecco, il razzista più o meno ha un cervello tarato nello stesso modo: una battaglia persa.

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    • fantastica, questa mi mancava… talmente assurda da strappare un sorriso… persa nei grandi numeri ma forse non a casi singoli… forse vale la pena fare almeno un tentativo quando si può…

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  3. Il razzismo in Italia non è mai mancato e non solo verso coloro che hanno una “carnagione” diversa ma anche tra gli stessi italiani di paesi, città, regioni diverse. Non parlo di campanilismo ma di razzismo, spesso ben celato, ma esistente, eccome!
    Ora anche noi ci troviamo in una situazione di emergenza migratoria mondiale, peraltro confusa e malgestita, e ancora invochiamo le popolazioni autoctone e l’identità nazionale…ma dove esistono più??? Il mondo sta cambiando, prendiamone semplicemente atto e dipenderà da noi se nel bene o nel male.
    L’episodio del bus è, al di là del colore della pelle, inqualificabile: soccorrere qualcuno che sta male è segno di civiltà e umanità. Dover poi assistere e affrontare le lamentele e le cretinate di qualche altro, è conseguenza della varietà del genere umano. Mica tutti abbiamo le rotelle a posto, eh!

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    • Io credo che il razzismo sia frutto di stupidità, ignoranza, di una pigrizia o incapacità di pensiero, per cui giudicare per schemi preconfezionati è più facile che valutare ogni persona per se stessa ma, siccome la madre degli stupidi è sempre incinta e purtroppo quella contro la stupidità è una battaglia persa, penso che il razzismo sia un male non sradicabile: praticamente come il diabete, al massimo può essere tenuto sotto controllo, ma guarire, debellare, no.

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  4. Giuste osservazioni, mia cara … non c’ che dire !
    Ma io un rimedio, per evitare che la @Madre degli stupidi sia sempre incinta, ce l’ avrei !
    Quale ???
    Oso ???
    Beh … è questo : le farei vedere una fotografia di @brunetta ( l’ ideale sarebbe un brunetta originale, ma quello è occupatissimo a tenere basso il fronte del no ) ! Così quella @Madre, sorpresa dall’ orrida visione, abortirebbe … e al mondo ci sarebbe uno stupido in meno ! :mrgreen:

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  5. La gente purtroppo ha raggiunto un livello di menefreghismo impensabile, non gli importa più di nessuno tranne che di se stesso, e non penso sinceramente che il colore della pelle abbia influito molto, ho assistito a insofferenze di questo genere anch’io una volta, e si trattava di una povera vecchina, italianissima, che si è sentita male in autobus e che quindi ha causato ritardo…..

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  6. Forse la spiegazione della reazione di quel vecchietto è molto più semplice: con l’età la pazienza diminuisce ( me ne accorgo già io…) e facilmente si arriva all’esasperazione, facendo o dicendo cose che non si pensano, forse si covano dentro in attesa di scoppiare, non so. Naturalmente non giustifico l’anziano, cerco solo di capire. E poi c’è la questione della difesa del proprio territorio che aumenta con il passare degli anni. Ma questo è un discorso troppo lungo.

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