Archivio | 24 novembre 2016

Di carnagione italiana

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Ieri sull’autobus ero tranquillamente seduta che chiacchieravo amabilmente al telefono col nostro cavaliere, quando sento una gran cagnara. Resami conto che la cosa prometteva di andare avanti, chiudo la conversazione motivando che intendevo godermi la scenetta (una lite sull’autobus al giorno toglie la noia di torno).

Un ragazzo si stava attaccando con un signore anziano (aspettate un attimo prima di schierarvi dalla parte dell’anziano!), e piano piano mi faccio un quadro di quanto stesse accadendo. I due ed altre persone presenti erano reduci da un’altra vettura, che si era fermata per aspettare l’ambulanza chiamata per un passeggero che si era sentito male (mi hanno descritto qualcosa tipo crisi epilettica).

L’anziano pretendeva invece che l’autobus ripartisse e che la persona ammalata fosse abbandonata a se stessa, magari buttata fuori dal mezzo a calci nel sedere. Urlava frasi del tipo “Io sono italiano, di carnagione italiana, e gli autobus italiani devono trasportare me, non gli altri!”. Quel “di carnagione italiana” mi ha fatto accendere una lampadina e ho chiesto agli altri passeggeri: “Ma il signore che si è sentito male era nero?”. Alla risposta affermativa mi si apre un mondo, la chiusura mentale e il pregiudizio razziale del vecchio, il giovane idealista che difendeva i diritti di ogni altro essere umano, e tutti insieme abbiamo concordato che “di carnagione italiana” non si poteva sentire, era un’espressione da farci vergognare di averla e io personalmente, che come sapete sono una ben nota pacifista, ci avrei buttato volentieri lui fuori dall’autobus italiano, a calcioni italiani, facendogli sbattere la sua bella carnagione italiana contro l’asfalto italiano cosìcché, tra bitume e sangue, avrebbe provato anche lui l’ebbrezza di essere un po’ colorato.

Che schifo il razzismo, e quanto ne esiste nonostante un progresso che evidentemente fa evolvere gli iphone, ma non gli animi umani!