Archivio | 23 novembre 2016

Lettera alla Pdf

Questa è la lettera che ho inviato alla Pdf per il suo compleanno. Se la vedete pubblicata significa che è già passato un bel po’ di tempo e non mi ha risposto, quindi non è più da ritenersi parte di un dialogo privato, bensì un “pezzo” da me scritto che sottopongo al vostro di parere (così almeno voi mi rispondete! 😉 ).

Oggi è il tuo compleanno.

Se non sbaglio sono 44, di cui spero gli ultimi più pieni e più lieti.

Ci siamo lasciate in maniera molto brutta, penso inaspettata da entrambe le parti, e che probabilmente tanto dolore ha causato: tu da una parte, però compensata dall’amore (non dimenticare che ognuno di voi due ha perso un’amica – più o meno per scelta – ma trovato un amore), io dall’altra che ho perso due amici in una botta sola senza niente a compensare questa perdita e questo vuoto.

E’ stato un malinteso? Forse, anche se non lo credo.

Sono in un momento in cui, per motivi personali, voglio chiudere i sospesi e credo quindi che, a distanza di tempo, anziché metterci una pietra sopra (perché poi tanto, sotto la pietra, il dolore, o il rancore, o il rimpianto, o di tutt’un po’, rimangono), cercare di chiarire, per non portarci dietro negatività e riacquistare un po’ – o un po’ più – di serenità.

Su tutta la storia due persone (tra tante…) ti hanno dato ragione: una, pensa un po’, è Sissi, e l’altra una mia amica, ma sai su altri fronti chi ha tentato di calmarmi? Pensa tu, quello che hai soprannominato “**********”: te lo saresti mai aspettato? Secondo me poi ha detto una cosa giustissima, che ci siamo messi in una situazione da cui non abbiamo saputo come venir fuori (ammesso e non concesso che, dopo oltre due anni e vite che hanno preso chissà quale piega, ci interessi ancora uscirne).

Con Sissi chiaramente ho parlato più a lungo, e secondo me non ha centrato il problema, ma vorrei che con te fosse chiaro. Lei dice “Non ti ha detto una cosa che non era tenuta a dirti”. Ti premetto che quello che ti sto dicendo è la cosa come l’ho vissuta io, intende essere un chiarimento a bocce ferme, non finalizzato né a pretese di ragione né a riabboccamenti che in questo momento vedo difficili. La rottura non è stata per “quello che tu non mi hai detto”.

Il problema è che, in seguito a quell’episodio, di cui abbiamo avuto già modo di parlare, nessuno ti ha “scaricato”. Tu hai detto che ti ho allontanato, ma ti faccio presente che io ti ho sempre risposto al telefono con cortesia, e con cortesia ho risposto a un commento o due che mi hai lasciato sul blog. L’unica cosa è che io ritenevo che tra di noi ci fosse un certo tipo di confidenza, ti ho accolto nella mia vita come una sorella e un po’ ho anche sentito l’impegno, data la tua situazione, di trovare tutto il tempo che potevo: questo, ovviamente, solo e unicamente per affetto e per la complicità che si era creata. Dopo aver scoperto che mi avevi mentito, però, tutto questo trasporto io l’ho perso. Magari mi sarebbe passata, avevo bisogno di metabolizzarla, ma non puoi dire che io in questa fase ti abbia attaccato in alcun modo. Probabilmente, più che fare, almeno temporanamente, quanto affermato in quel famoso post in cui scrissi che avrei dovuto ridimensionare il rapporto con un’amica, non avrei fatto.

Poi è successo che tu telefonasti, come al solito intorno alle due, mentre io stavo guidando. Chiesi a Sissi di vedere chi fosse e rispondere, ma non ha fatto in tempo. Sono qui a ribadirti che la cosa non è stata voluta, nessuno ha ignorato la telefonata vedendo che proveniva da te. Certo, non ti ho richiamato, proprio non avevo la spinta a farlo: d’altra parte, per tutte le tue buone ragioni, la delusione me l’avevi data, non avresti potuto semplicemente prenderne atto e lasciarmela smaltire?

Il tuo silenzio, la tua sparizione, hanno inevitabilmente creato un muro tra me e Xavier: eri l’argomento tabù, quello da non toccare. Credimi, è stato pesante, era qualcosa che minava il rapporto e si è dimostrato poi di fatto l’inizio della fine. Non solo io, che avevo tanto sponsorizzato la vostra storia, dovevo ignorarla e basta, ma non si poteva neanche più toccare alcun argomento che ti riguardasse: un disagio che cresceva, un terreno minato su cui bisognava fare attenzione a muoversi, un qualcosa d’impalpabile ma di palpabilmente pesante: di fatto una bomba destinata a scoppiare e che, infatti, è scoppiata.

Il motivo scatenante lo sai, è stata una sciocchezza inaudita: ero al telefono con lui, la comunicazione era disturbatissima e lui ha iniziato a taroccare contro lo smartphone. Mi sono ricordata che te ne aveva regalato uno e gli ho chiesto come ti ci trovassi: apriti cielo, mi ha detto praticamente che non ti dovevo nominare, e io di fronte al “non nominare il nome di Dio invano”, di fronte a questo tappo in bocca, sono scoppiata. Tutto il resto lo sai, è stato pubblico.

Ecco, di fronte a questo un’ultima cosa ti rimprovero: io MAI avrei permesso che due amici si perdessero a causa mia, e quando ci ripenso mi viene in mente un episodo al telefono con te, oserei dire il primissimo di questa tua saga. Mi chiedesti l’indirizzo e-mail di Xavier, rappresentandomi che avresti voluto contattarlo e stabilire uno scambio. Io ti risposi che avrei dovuto chiedergli il permesso. Dopo pochi minuti telefonasti singhiozzando, totalmente in gramaglie a chiedermi di cancellare quello che mi avevi chiesto, che non avresti mai voluto che questa cosa compromettesse i rapporti tra me e te. All’epoca mi stupii non poco di questa tua reazione (ricordi l’episodio?) ma ora, ogni volta che ci ripenso, mi sale la rabbia pensando “Era già tutto previsto, già lo sapeva che la stava facendo/l’avrebbe fatta sporca!”

Oggi io non so come stai (né dove stai), e non faccio che pensare alla velocità con cui mi avete depennato dalla vostra vita appena raggiunto lo scopo.

Ecco, questo mio resoconto, faticosamente scritto senza eccessi, è stato un parto travagliato, ed è il mio regalo per il tuo compleanno. Come tutti i regali magari non sarà azzeccato, non sarà gradito, sarà gettato in cantina o nella spazzatura (in questo caso il riciclo è un po’ difficoltoso) ma penso che, in nome del rapporto che c’è stato, una spiegazione pacata era dovuta, per non continuare a farci film in solitaria (magari i film me li faccio solo io, probabilmente tu, molto giustamente e molto sanamente, avrai semplicemente buttato tutto alle spalle, archiviato e guardato avanti).

Mi auguro solo che tu abbia reso Xavier molto felice, il bene che io ho voluto a quell’uomo credo sia inferiore solo a quello che voglio a mia figlia.

Ancora auguri.

Dm

Una cosa ho dimenticato di scriverle, e approfitto del post per dirla qui:

Meglio l’ira del leone (cioè la mia) che l’amicizia della jena (cioè la sua)

ira-del-leone-amicizia-delle-jene