L’acèdia ed altre parole desuete

parole_desuete

Ogni tanto si parla di parole nuove, anzi vecchie, desuete, che usiamo poco e non abbiamo proprio usato mai.

Ho trovato un sito simpatico (per me) e me lo sono messa a spulciare: divertente scoprire termini nuovi, o rispolverare i vecchi. Io, fermandomi giusto ai primi, vi propongo questi e, come si usa alle elementare, voglio pure cimentarmi a comporre una frase con questi termini: raccogliete il guanto di sfida e le componete anche voi?

Acèdia: sostan., mancanza di vitalità spirituale, di energia psicofisica spinta all’azione, indifferenza mista a malinconia, stato torpidamente depressivo che impedisce alla volontà di operare.

Ecco, decisamente è il mio stato d’animo attuale. Non sapevo che esistesse un termine cosi esatto per descriverlo e invece sì, amici miei, soffro d’acedia. Io mi lamentavo sempre di mancanza d’entusiasmo, e invece non c’è bisogno di negare il contrario per esprimere il mio stato d’animo, il vocabolo c’è, e si chiama “acedia“.

Acrimònia: sostan., l’essere acre specie in senso figurato, asprezza, astio, ostile disposizione di animo.

Questo vocabolo lo conoscevo, e direi di poter definire decisamente acrimonia quello che provo nei confronti della pdf: profonda, irrefrenabile e irreversibile acrimonia (che siccome abbiamo stabilito che parlo sempre delle stesse quattro cose, oggi era decisamente il turno della pdf  😆 )

Adonestare: verbo trans. Dare apparenza di onestà e di giustizia a qualcosa che non lo è completamente.

Questo vocabolo invece proprio non lo conoscevano, ma è facile capire che è l’attività principale dei nostri politici: l’impressione è che tutto il loro operato è continuamente sottoposto ad adonestamento!

Afròre : sostan. m., Odore grave e forte, caratteristico dell’uva in fermentazione e del carbone che si accende. Anche per indicare acre odore di sudore.

Beh, per chi abita a Roma e viaggia sui mezzi pubblici, l’afrore è pane quotidiano, è quello che sostituisce l’odore dei pini dei luoghi di vacanze dell’estate!

Albagia: sostan. f., alterigia derivante da eccessiva opinione di se stessi: pieno d’albagia. Boria, pomposa vanità.

Albagìa, più che termine dotto, dovrebbe essere antico, visto che mia madre lo usa spessissimo, da quando ho memoria. Io preferisco il termine arroganza, così posso dire che va a braccetto con l’ignoranza giocando con la rima, che invece non saprei fare con albagìa, e neanche con boria o prosopopea. Che poi, pensate un po’, la prosopopea è anche una figura retorica, che vuol dire tutt’altro: per caso qualcuno sa se c’è qualche nesso? Sarei proprio curiosa di saperlo!

E voi, avete qualche parola strana/dotta/desueta da proporre?

Fonte: http://www.lastradaweb.it/article.php3?id_article=369

 

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13 thoughts on “L’acèdia ed altre parole desuete

  1. Qui dove sono io a Milano parlano tutti spesso di una cosa che chiamano “apericena”. Non ho ben capito di cosa si tratta, ma credo che sia una cosa che si materializza quando sostituiscono il liquido della sigaretta elettronica con succhi gastrici di immigrato mentre bevono lo spritz serale. 😀 😀 😀

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  2. Questo articolo mi fa venire in mente Filippo, il mio ex collega laureato in lettere e poi in lingue che ci tiene talmente tanto all’italiano che ti corregge se sbagli e si sdegna se non usi in modo corretto i verbi o i sostantivi…lui ha un vocabolario molto ampio e ogni tanto tira fuori qualche parola di cui nessuno sa il significato tanto è ricercata o poco usata nel linguaggio comune che a volte chi gli sta di fronte lo guarda, annuisce e poi va su google e si toglie la curiosità di sapere cosa caspita era uscito da quella bocca 😄

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    • “sdegnarsi” in quel modo significa fare i saccenti e perdere degli amici, mentre mi sembra molto costruttivo l’andarsi a cercare il significato del termine su google, così diventa un’occasione per imparare una cosa nuova!

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    • E ci credo! Ci sono momenti e momenti per dire le cose. Anni fa facevo questo esempio una persona. Metti che una ti dica “Ho paura che mio marito ha il cancro” e tu rispondi: “ABBIA il cancro”, quella come minimo ti mette le mani al collo e stringe fino a che non strabuzzi gli occhi! Insomma stare con gli amici è una cosa, sostenere un esame di linguistica è un’altra, non credo che a nessuno al mondo faccia piacere stare ogni momento sotto esame, per dindirindina!

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  3. Tesoro mi hai stregata. Cercando il significato di una delle parole dell’immagine in evidenza, mi hai messa nei guai. Ho passato la successiva mezz’ora a leggere il significato di tutte le parole del dizionario online precedenti e successive e credo che se non mi fossi imposta di fermarmi, sarei ancora lì, anzi ne avrei sicuramente fino alla settimana prossima.
    P.S. Adoro “cipperimerli” e la userò a sproposito ogni qualvolta sentirò il bisogno di un sorriso

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    • Io sono sempre stata fermamente convinta che la lettura del dizionario sia una delle più piacevoli e avvincenti: vallo a far capire ai giovani che mondo ti si apre, quante cose scopri di avere da dire, e poi sapere come dirle… e a quelli che non capiscono, possiamo sempre rispondere: cipperimerli! 😆

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  4. Io non ho parole “strane” da proporre ma devo dire che anche le più “normali” ormai non sono più comprese dai giovani. In una prova di grammatica una frase doveva essere completata con la parola “specie”: “Mi fa specie toccare le rane…”. La maggior parte dei ragazzi non capiva il senso (oltre a scrivere “spece” senza i). Per spiegare, ho detto che forse questa locuzione è “obsoleta”… sguardi interrogativi da cui ho capito che nemmeno “obsoleto” fa parte del loro vocabolario. 😦
    Quand’ero piccola, a casa arrivava per posta Selezione del Reader’s Digest, una rivista mensile di piccolo formato dove si trovavano tante notizie curiose e interessanti. Io mi fiondavo subito alla pagina dedicata alle parole: “Arricchisci il tuo vocabolario” era il titolo della rubrica. Mi cimentavo con piacere e cercavo di indovinare, tra le definizioni a disposizione, quella che credevo potesse calzare meglio. Ottenevo sempre punteggi altissimi e posso assicurare che il mio vocabolario ne risultava davvero arricchito. 🙂
    Cose d’altri tempi, decisamente. Ora i bambini e gli adolescenti hanno stimoli diversi e si divertono con attività più sceme che non fanno altro che rimbecillirli. Ci sono le eccezioni ma sono rare.

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    • Io una volta dissi a un collega che una certa esperienza era stata per me esiziale, e mi accorsi che lui non capiva. Me ne stupii, anche perché è un termine che uso spessissimo, per cui ero convinta che fosse di uso comune. Devo constatare che sì, generalmente sono i più giovani ad avere un vocabolario più limitato.

      Per contro mia madre, che abbenché alunna diligente non è andata molto avanti negli studi, vuoi per le leggi razziali vuoi per la mentalità dei suoi per cui non occorreva che le donne studiassero, è una fonte di vocaboli sofisticati, che ogni tanto tira fuori dal cappello. Per esempio, quando qualcuno fa la vittima, lei lo canzona dicendo “Piucchealtro fa la pittima!”

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  5. Mi hai fatto venire in mente mia nonna che, da buona siciliana di fine Ottocento, non aveva studiato molto, per i motivi che hai esposto sopra riferendoti a tua mamma. Mi faceva ridere un sacco quando diceva, traducendo dal siciliano: “Non mi danno udienza” , per sottolineare il fatto che nessuno la stava ad ascoltare. Oggi, si userebbe un altro modo di dire, tutt’altro che edificante… 🙂

    P.S. Mi sa che quella del Reader’s Digest l’avevo già raccontata… scusami, perdo colpi. Ma si sa, repetita iuvant. 😉

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