I fatti di Catania e l’obiezione di coscienza

valentina-miluzzo-con-il-marito

I fatti di Catania hanno dato la stura alla solita polemica sull’obiezione di coscienza, sulla quale speravo di aver detto già tutto, ma mi sento, di fronte a tutto quello che ho letto in questi giorni (e su cui, su fb, ho regolarmente risposto) di non poter tacere. Le argomentazioni portate in campo (pressoché le stesse per tutti) mi mandano il sangue alla testa, e questo rigirare la frittata di voler far apparire l’intervenire su una donna sana sopprimendo il figlio che ha in grembo il vero dovere del medico, leggere che chi invece, davvero rendendo onore e giustizia al suo mandato di medico, rifiuta di compiere un atto del genere, dovrebbe cambiare mestiere o essere buttato fuori dalle strutture pubbliche, non mi consente di non intervenire.

E per questo che sono intervenuta in maniera spero puntuale sul blog di PindaricaMente, ed è per questo che sto facendo qualcosa che forse in passato non avrei mai fatto: annullare la sottoscrizione a un blog per divergenza di idee.

Questo il testo del mio intervento (al momento ancora in moderazione):

Intervengo, dopo di che me ne vado perché, pur vantandomi di essere una che rispetta le idee altrui, oltre un certo limite non riesco ad andare, e come non posso accettare le idee, che so io, di un pedofilo o di un terrorista, così non accetto tutto quanto è scritto qui, e che non mi giunge nuovo perché di polemiche in questi giorni, dopo i fatti di Catania, ce ne sono state tante.

Precisiamo: pare proprio, e spero che così sia, che nel caso di cronaca che ha scatenato questa diatriba l’obiezione di coscienza non c’entri niente. Lì c’era una donna malata e in pericolo di vita e che aveva bisogno di essere assistita, e che sia stata assistita male, oppure che effettivamente non ci fosse nulla da fare, la causa della morte non è certo da attribuirsi a un caso da obiezione di coscienza. Se fosse vera la frase riportata dai genitori della vittima, quel medico sarebbe un pazzo sanguinario e non un obiettore.

Punto secondo: tu scrivi “deve adattarsi a fare tutto ciò che lo Stato assicura per i suoi cittadini”, forse dimenticando che lo Stato assicura per i suoi cittadini anche l’obiezione di coscienza.

Punto terzo: essere contrari all’aborto, e cioè considerare quell’embrione (o feto!!!) una vita, non è prerogativa dei cattolici e, mi dispiace dirtelo, qui sei caduto nel pregiudizio. Ora, puoi avere una tua opinione in proposito, ma concedimi almeno che rientri nella sfera dell’opinione e meritevole del beneficio del dubbio, il fatto che l’embrione non sia una vita: NON E’ UN DATO OGGETTIVO. Per questo, quando parliamo di praticare un aborto, stiamo parlando di sopprimere una vita, e non può essere paragonato all’assistere un paziente che non sia dello stesso sesso, o assisterlo di venerdì, o sabato o durante una festa comandata: per favore, non mischiamo le carte in tavola!

Quarto punto, furbescamente trascurato dai più: la gravidanza NON E’ UNA MALATTIA e L’ABORTO NON E’ UNA CURA, quindi non vedo perché un medico, il cui scopo è di curare i malati e tentare quanto più possibile di salvare vite umane, dovrebbe cambiare mestiere o cambiare datore di lavoro perché non vuole aiutare una donna a sopprimere la sua creatura.

Quinto, non capisco cosa c’entri il medico obiettore con la morte di parto da te citata.

Sesto, e con questo concludo, ribadisco quanto già scritto in calce al punto tre, non è come tu dici che è la stessa cosa “come se un medico ateo si rifiutasse di visitare una suora o un dottore leghista di operare un extracomunitario”: visitare una suora non è sopprimere una vita, operare un extracomunitario non è sopprimere una vita. Non si può obbligare un medico ad uccidere addirittura sostenendo (quale paradosso!) che rifiutandosi viene meno al suo mandato.

E con questo ho concluso .

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18 thoughts on “I fatti di Catania e l’obiezione di coscienza

  1. In questa triste vicenda è più che palese che l’obiezione non c’entra. Anzi, se vogliamo essere precisi, proprio un medico credente e praticante avrebbe fatto di tutto, secondo coscienza, per salvare la vita della madre. D’altronde, anche la Chiesa ammette, in certi casi, l’aborto terapeutico per cui, tra l’altro, nel caso in questione, sarebbero anche scaduti i termini.
    Detto questo, seguo anch’io il blog che citi e apprezzo sempre le riflessioni di José (che non è un uomo ma una donna). Questo post mi ha spiazzata. Anche perché, leggendo il blog, mi ero fatta un’idea sull’autrice e non credevo si lasciasse andare a luoghi comuni (“se un ginecologo è obiettore, faccia l’ortopedico”) o a palesi incongruenze (“come se un medico ateo si rifiutasse di visitare una suora o un dottore leghista di operare un extracomunitario”, che tu stessa hai citato).
    E’ chiaro che questo caso di malasanità (di ciò si tratta, senza dubbio) ha prodotto terreno fertile per seminare odio nei confronti degli obiettori di coscienza i quali, se è vero che devono “adattarsi a fare tutto ciò che lo Stato assicura per i suoi cittadini”, legalmente possono esercitare il diritto di essere tali. E le leggi chi le fa?

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    • Cara Marisa, la mamma di Messina era semplicemente una donna che stava male, e andava soccorsa. Per quanto riguarda l’aborto, era quanto di più lontano ci potesse essere dall’IVG, visto che aveva fatto ricorso alla fecondazione assistita per rimanere incinta!

      In questo caso c’è stata proprio la disonesta volontà politica di strumentalizzare la vicenda per demonizzare gli obiettori di coscienza, che secondo me sono gli unici a potersi definire medici, altro che buttarli fuori dagli ospedali!

      Sì, quel post era un concentrato di luoghi comuni, di idee preconcette (per esempio, il legare l’essere antiabortista alla religione cattolica, che comporterebbe, sempre secondo i luoghi comuni, un oscurantismo, bigottismo da disprezzare a prescindere, mi sembra molto superficiale: ci sono anche atei contrari all’aborto, chi è contrario è contrario perché ritiene l’embrione una vita, non perché lo dice la Chiesa!), di “soluzioni” strampalate, come quella da te citata, e anche la risposta è stata niente male, tanto da farmi passare la voglia di rettificare un’affermazione scorretta nei miei confronti e rispondere invece all’ottimo e pacato intervento di Nicola Losito.

      Io invece non la conoscevo molto, avevo la sottoscrizione al blog ma era tra quelli che non riuscivo a seguire (do la precedenza a quello delle persone che conosco e con cui c’è uno scambio regolare), ma quello che ho letto ha confermato la mia idea: senza lasciarmi andare a definizioni che mi mordo la lingua per non esprimere, diciamo un modo di pensare – e di essere, ben lontano dal mio, quindi bene così, con il tempo gli equilibri si assestano e chi si somiglia si piglia, chi non si somiglia si scompiglia 😉

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    • Certo che andava salvata e basta, ma non credo che sia stata una volontà dei medici non salvarla, tutt’al più l’incapacità di valutare la situazione, oppure la donna era già giunta in condizioni disperate.

      Almeno, voglio sperare che non esista un medico al mondo che confonda l’obiezione di coscienza con l’omissione di soccorso!

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  2. Personalmente credo proprio che come dici l’obiezione di coscienza non c’entri, è nata dalla disinformazione e si é diffusa perché ha fatto scalpore… per quanto riguarda ciò che penso, credo che l’aborto in certi casi possa essere praticato… penso alle vittime di violenza, per evitare una vita anzi due per sempre segnate dal passato… ma la legge consente l’obiezione di coscienza, quindi non vedo il problema e tutte queste polemiche da dove nascano… 🙂

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    • Ehipenny, quando si parla dell’aborto si citano sempre i casi di violenza, di grave malformazione del feto o di pericolo di vita della madre, casi a cui generalmente non ci si riferisce quando si parla di aborto, e che rappresentano una percentuale bassissima dei casi in cui l’aborto viene richiesto (credo tra il 2% e il 4%). NOi parliamo del restante 96-98%, di donne sane che aspettano un figlio sano avuto da un rapporto volontario, e che semplicemente non lo vogliono e ritengono sia un loro diritto rifiutarlo. Ora, che lo sia o meno (e io credo che non lo sia), il loro diritto di rifiutarlo può costringere un medico che abbia una diversa coscienza della vita ad avere il dovere di aiutarla in questo rifiuto? Che la donna coinvolga chi è d’accordo con lei, chi pensa che un figlio sia una specie di appendice da togliere per vivere meglio, che la sua vita non sia vita e che quindi possa essere eliminato: io continuo a ritenere che non sono cose che si possa obbligare un medico a fare, un medico che ha giurato di curare, salvare vite, e non procurare alcun male con la sua pratica medica. C’è chi dice che le donne che hanno abortito si pentano tutte prima o poi: io sul “tutte” non ci giurerei, ma certo è che moltissime vivono con un rimorso che non le abbandona, e forse sarebbe stato meglio che lo Stato, anziché offrire loro una “comoda e rapida soluzione”, avesse offerto sostegno materiale e una diversa cultura della vita.

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    • Sicuramente é un discorso complesso e sono d’accordo, non si può obbligare un medico a farlo… e credo anch’io che forse una diversa cultura della vita ci permetterebbe di vedere la questione sotto una nuova luce 🙂

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    • Infatti. Secondo me tante donne che abortiscono hanno soprattutto paura, oppure una cultura edonistica di rifiuto del dovere, dell’impegno, una cultura dell’apparenza e del divertimento a prescindere, senza responsabilità o sforzi, e quando si renderanno conto che la felicità nasce soprattutto dall’impegno e che, per dirla alla Gaber, la libertà è partecipazione, magari avranno perso un treno di troppo.

      Ma ribadisco che le loro scelte di vita sono loro, e non sto certo a giudicarle. Solo che non m’immischino. (chiarisco che non sono ginecologo, mi sono immedesimata nel ruolo solo ai fini della concione 😉 ).

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  3. Avrei voluto risponderti al post da te citato risalente al 2012, per non insozzare questa pagina. Premetto che, se giustizia esiste, si indagherà oltre all’obiezione di coscienza, facendo spuntare elementi che dovrebbero essere il nesso causale fra l’evento morte e la negligenza dei medici.
    Detto ciò l’aborto, oggi, viene concepito come il diritto di una donna di autodeterminarsi, equiparato al diritto di un uomo di non riconoscere il proprio figlio. E’ vero, una donna può partorire e abbandonare il neonato, ma le interpretazioni attuali propendono per il diritto di una donna di decidere del suo corpo, ancor prima di giustificare la scelta come l’ultima spiaggia ad una vita piena di problemi. Lo riconosce la legge, in contrapposizione al diritto all’obiezione di coscienza. In tal caso ad essere accusato non deve essere il medico che si astiene dal praticare un aborto, ma se si vogliono dare colpe si dovrebbero attribuire ad un sistema che dovrebbe consentire la presenza di medici obiettori e non, al fine di garantire ad una donna che sceglie di abortire di poter esercitare il suo diritto senza essere giudicata, o trattata male.
    Sull’aborto ho idee confuse. Sono per la responsabilizzazione dei rapporti sessuali. Oggi come oggi si parla di sessualità ovunque e non si può utilizzare la scusa del “non sapevo” per giustificare una scelta. E’ vero, il sesso senza precauzioni è più bello rispetto ad un preservativo che ammortizza le sensazioni, ma esistono alternative a ciò, e i consultori sono sparsi in ogni luogo. Una pillola può pure non funzionare, ma quando si hanno rapporti si ha la consapevolezza che il preservativo potrebbe rompersi, la spirale è scaduta e il dottore potrebbe non prescrivere gli anticoncezionali del giorno dopo. Sono tutte situazioni da tenere in considerazione. E’ vero, se parti con l’idea che potrebbe succedere di tutto durante l’atto sessuale si finisce col perdersi le sensazioni più belle che il piacere possa offrire. Ma è anche vero che i ritrovati di ultima generazione sono efficaci al 90% e il problema si pone poco.
    Potrebbe essere una questione di soldi. I profilattici costano, come costano le pillole. Però i soldi per un pacco di sigarette li abbiamo un pò tutti, come quelli del gratta e vinci o quelli per il caffè tutte le mattine al bar sotto casa. Si vendono preservativi singoli anche ad un solo euro, se si vuole avere a portata di mano uno strumento sicuro per evitare spiacevoli inconvenienti.
    Prima del matrimonio il parroco spiega quali sono i contraccettivi naturali che potrebbero essere ipoteticamente utilizzati durante la vita coniugale. Li hanno adottati i miei, i miei suoceri e i suoceri di mio fratello, e hanno sfornato figli solo quando erano consenzienti e decisi sul da farsi. Non credo che abbiano scopato solo due volte nella loro vita, e quelle due volte è stata la fortuna del concepimento. Nè tanto meno ho mai visto profilattici o pillole nascosti dentro casa.
    Detto ciò paragono un’altra situazione, non riferibile al caso da te trattato, ma all’etica di una professione.
    La legge reputa innocente un soggetto fino a quando non venga emessa sentenza di condanna definitiva che, a dirla tutta, sarebbe quella della Cassazione. Un avvocato è libero di difendere chiunque, anche il peggiore dei criminali. Allo stesso modo può rifiutarsi di tutelare un cliente per infinite ragioni, che siano esse etiche, morali, sociali o, semplicemente di paura (prendi il caso di un avvocato e di un mafioso). E’ però vero che lo stato garantisce il gratuito patrocinio a chi non può permettersi di pagarsi un legale. In tal caso un avvocato qualunque (iscritto in appositi elenchi) potrebbe trovarsi a difendere un omicida senza rifiutare l’incarico. Ma esistono delle specifiche liste, all’interno delle quali i legali sanno bene di poter andare incontro a qualsiasi tipo di causa. Con coscienza accettano di iscriversi, facendo un salto nel buio.
    Ecco, lungi dal paragonare un medico non obiettore o una donna come se fossero degli assassini, credo che andrebbe rivisto il sistema sanitario, prevedendo specifiche liste all’interno delle quali un medico non obiettore potrebbe offrire assistenza ad una donna che chiede di abortire.

    Ribadisco che nel caso concreto sarà la giustizia a chiarire le cause del decesso di madre e figli. L’obiezione di per se non sarebbe, comunque e a mio parere, un grave indizio di colpevolezza se non è validamente sostenuto da altre prove.

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  4. L’ obiezione di coscienza, è un sentimento che mi fà ribrezzo, quando obiettando si fanno i propri interessi sulla pelle degli ammalati ( come avviene, ad esempio, negli Ospedali Pubblici, in cui i medici obiettori, fregandosene delle leggi vigenti, si rifiutano di eseguire quanto la Legge stessa abbia stabilito ) o di altri soggetti, mentre invece la ritengo una virtù quando, obiettando, si rischia soltanto la propria pelle, a volte la vita stessa ! Nell’ Ospedale di Catania, si è verificato il primo caso, e spero tanto che quel medico cialtrone venga cacciato a calci in culo dall’ ospedale e mandato a zappare la terra ; viceversa, nel corso della 1^ Guerra Mondiale, quei Fanti che, al fischio dell’ ufficiale di turno dovevano uscire dal fango delle trincee per uccidere ( o trapassarne le budella con la baionetta ) gli austriaci, e che “obiettando” si rifiutarono di farlo ( affermando che quelle “Persone con un’ altra divisa” non gli avevano fatto niente di male ) venendo fucilati sul posto, dopo un processo di corte marziale, “a monito degli altri eventuali obiettori”, restano per me oscuri Eroi ma vivi nella mia Memoria !
    Mi permetto di ricordare, a chi non l’ abbia veduto, l’ indimenticabile film di @Kubrick … in cui tre di quegli oscuri Eroi, che si rifiutarono di uccidere per la boria di un di un generale fellone ( il grande Regista si riferì a fatti realmente accaduti sul Fronte francese ), furono fucilati dopo una macabra e infame cerimonia !
    °°°
    😦

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  5. @Aida … scusami, eh ??? Io sono per l’ osservanza della Legge nelle STRUTTURE PUBBLICHE, e penso convintamente che i medici “obiettori di coscienza” che operino in dette strutture DEVONO RISPETTARE LA LEGGE, e, ove si rifiutassero, dovrebbero esser presi a calci ai coglioni e cacciati via ( poi, nel loro ambulatorio privato, o studio, o cliniche private nessuno potrebbe vietar loro di seguire i dettami della propria coscienza senza comprometterne l’ etica, laica o religiosa che sia ) !
    Ma non ignoro, tuttavia, che, pur libere le donne di decidere del loro corpo come meglio credano, molte di esse, e specialmente le più giovani e meno responsabili, considerano l’ aborto come un mezzo per non sciupare la loro linea, o per liberarsi di un fardello oneroso, o per il timore di essere abbandonate dai loro amanti … insomma, per usare un linguaggio poco elegante, usano ricorrere “all’ aborto a gogò”, e chi s’ è visto s’ è visto !
    E allora cosa fare ??? Qui dovrebbero intervenire le autorità politiche e, ad una donna rimasta in cinta, esse dovrebbero proporre, PRIMA CHE ESSE RICORRANO ALL’ ABORTO, tutta una serie di aiuti morali, ma soprattutto materiali ( soldi, medicine, asili nido, prebende insomma d’ ogni tipo a sostegno del nascituro … almeno fino a che questi sia in età scolare ) tangibili, in modo da farle recedere, liberamente, dai loro disperati propositi !
    Ecco, qui la politica dovrebbe intervenire onde mutarsi, da squallido mezzo per arricchirsi di soldi sporchi, in una azione finalizzata al bene dei cittadini, ed alla loro crescita morale !

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    • Bruno, continuate tutti a considerare solo la parte della legge che più vi aggrada: la legge consente l’aborto (che poi la stessa legge in teoria prevederebbe pure mettere in atto una serie di azioni preventive come educazione alla contraccezione e sostegno alle madri), è la stessa legge consente l’obiezione di coscienza, quindi, quando citate la legge, considerate che state declamando non solo il diritto della donna ad abortire ma anche quello del medico a non eseguire la pratica abortiva.

      Il problema semmai è della struttura che dovrebbe garantire l’IVG, e quindi organizzarsi di conseguenza. Ho sentito parlare di concorsi per soli medici non obiettori, potrebbe essere un’idea se portata avanti in modo equilibrato e non discriminando gli altri: ma se il medico non obiettore a un certo punto a una crisi di coscienza? Ecco, si potrebbero considerare quella del medico obiettore e non obiettori due specialità diverse, quindi se tu entri come non obiettore non puoi pretendere di mantenere il posto come obiettore, come se entri come elettricista non puoi dire che hai paura della corrente e metterti a fare il falegname, a meno che non si liberi un posto di falegname, vale a dire a meno che, nel nostro caso, non si liberi un posto di obiettore, per cui è possibile il passaggio e l’assunzione di un nuovo medico non obiettore, garantendo così la continuità dell’applicazione della legge. Mi sembra un discorso un po’ più rispettoso delle esigenze di tutti (meno che dell’embrione ovviamente) oltreché della legge.

      Ma una cultura della vita, caro Bruno, risolverebbe il male alla radice. Una mia cara amica, grandicella (non quanto me ma poco ci manca) è rimasta incinta, e la cosa non le ha fatto piacere, come non l’ha fatto al di lei partner. La ritengono una specie di tegolata, ma che devono fare, ormai il bambino c’è. Lei si sente un po’ in colpa per questa mancanza di istinto materno, entrambi sperano di trovare un nuovo equilibrio (e io sono certa che lo troveranno), ma non mi risulta che abbiano preso in considerazione neanche lontanamente l’idea dell’aborto. Piuttosto hanno adottato il vecchio sistema “vedendo facendo”, c’è una nuova situazione d’affrontare e pazienza, si affronterà. Questo bambino sarà un figlio indesiderato che riterrà un domani sarebbe stato meglio non fosse venuto al mondo? Io, francamente, non credo.

      Conosco una donna che, già sul lettino per abortire (penso quando l’aborto non era ancora legale, non ricordo in questo momento se si trattava di un aborto clandestino o all’estero), si è alzata e ha detto ai medici “Lo tengo”. A seguire una vita durissima, perché era veramente in grandi difficoltà logistiche. Mi ha detto che è arrivata spesso ad odiarlo quel figlio, ma che è e rimane il grande amore della sua vita, e sempre si vanterà di quella decisione, sempre ricorderà come un trionfo l’essersi alzata dal lettino e aver detto “Lo tengo”.

      In fondo, della vita, basterebbe aver meno paura.

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  6. “NOi parliamo del restante 96-98%, di donne sane che aspettano un figlio sano avuto da un rapporto volontario, e che semplicemente non lo vogliono e ritengono sia un loro diritto rifiutarlo.”
    A donne così secondo te si risponde rifiutando l’aborto?
    Secondo me andrebbero sterilizzate a vita…

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    • Beh, ora non esageriamo, e poi non m’interessa giudicare la vita di queste donne, solo come medico che lotta per la salute e per la vita, che ha giurato di non recare nocumento ad alcuno, ritengo che i suoi problemi siano suoi e che non mi debbano interessare in nessun modo.

      Io, ginecologo, i bambini li aiuto a vivere, non ho studiato tanto per farli fuori.

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    • Comunque, sarcasmo a parte, io volevo solo focalizzare il problema, perché se ogni volta che si affronta il problema dell’aborto se ne escono con le eccezioni anziché la regola, la discussione diventa sterile e gli argomenti fuorvianti, quindi ritengo necessario prima di tutto mettere in chiaro di che cosa si sta parlando, e poi parlarne, eventualmente esprimendo pure opinioni contrarie, ma che si riferiscano all’oggetto della discussione, non alle eccezioni, ai casi limite e a quello su cui siamo tutti già d’accordo.

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