Il Kippur e l’orrida Pelodifiga

Caino e Abele

Caino e Abele

Tra qualche giorno è Kippur, una delle più solenni festività ebraiche della quale, sicuramente, vi avrò già parlato.

In poche parole, è il giorno in cui si chiede perdono per i propri peccati, dopo avervi meditato e tentato di porre fattivamente rimedio alle proprie colpe.

Ci si dovrebbe avvicinare con l’animo predisposto in un certo modo, questo va da sé, e anche se ci sarà sempre qualcuno non sincero e coerente, questo non è da me  e non voglio che lo sia.

Quest’anno, vi confesso, ho difficoltà, ho serie difficoltà ad avvicinarmi a questa festività, dato l’animo pieno di risentimento per l’orrida Pdf.

Sono molto arrabbiata con me per questo, perché non dovrei permettere a questo astio di occuparmi tanto spazio nell’animo: oltretutto è una tale nullità che non merita neanche questo grosso sentimento che, se pur negativo, è pur sempre qualcosa di corposo e importante.

Non dovrei permetterlo, ma che ci posso fare, così è, al cuore non si comanda.

Una mia amica, cui confidavo questi miei pensieri, mi ha invitato a pregare, a chiedere con tutto il cuore di riuscire a superare tutto questo: “Come potrei superarlo?” chiedo io, e lei “In un modo che tu magari non sai e neanche puoi immaginare, ma Lui sì, Lui se vorrà saprà bene prepararne il sentiero”.

Mi dico che ci sono tante cose più importanti per cui pregare, ma poi mi dico che una cosa non esclude l’altra, che Dio è Dio così nel piccolo così nel grande, non ha bisogno di fare selezioni e di stabilire priorità e così prego, prego che mi liberi l’animo da questo sentimento così negativo, e non per il fatto che non mi faccia onore, perché di quello poco mi cale, ma proprio perché non mi fa stare bene e fagocita spazio ed energie a sentimenti diversi, che magari mi porterebbero gioia, entusiasmo, e chissà quale altra bella esperienza di vita.

Signore, fa’ in modo che io possa lasciarla andare,

che io dimentichi la sua piccineria:

Mio è l’errore di averla sopravvalutata,

di averla considerata una sorella,

di non aver adottato alcuna sorta di discernimento:

tu ci hai chiesto l’accoglienza, non la cecità,

la fratellanza, anche se poi ci hai dato come fratello Caino.

Rendimi capace di lasciare Caina per la sua strada,

e io percorrere la mia senza il fardello del suo tradimento.

Forse non merito la pace, però ne ho bisogno.

Magari  non è un granché come preghiera, ma almeno è sincera!

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25 thoughts on “Il Kippur e l’orrida Pelodifiga

  1. Mia cara amica, confesso che di questa persona, con la quale c’è stata quella rottura, in conseguenza della quale il tuo stato d’animo riesci molto bene a far comprendere, ho letto tante cose qui, ma mi è sfuggito l’essenza del fatto, per cui non intendo entrarci in merito.
    Invece il senso di questo tuo post lo trovo di un’umanità unica, molto lontana dalla diffusa mancanza di coscienza e dalla tendenza all’autoassoluzione, oggi sempre più diffuse.
    Conoscendoti credo tu abbia poco di cui colpevolizzarti, però mi sento comunque di incoraggiarti in questo atteggiamento, così anche come consigliato da quella persona (della quale una piccola idea di chi possa essere me la sono fatta), assicurandoti che la preghiera la trovo bellissima!
    Un abbraccio forte, col caldo invito ad accostati pure alla festività del Kippur con animo sollevato!

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    • Caro Sergio, ti sfugge l’essenza perché qui, su questo blog, non l’ho mai potuta descrivere fino in fondo. Diciamo che incombe su tutta la storia una situazione drammatica, ma sono fatti molto personali e io, nonostante la rottura, mantengo il più totale riserbo sulle loro situazioni personali, e non ho mai fatto parola di quello che mi hanno confidato col cuore in mano, se non solo un minititolo, con un’unica persona totalmente estranea a loro, solo per rendere l’idea del macigno che ho in cuore.

      Ti ringrazio per avere riconosciuto l’umanità di questa, credimi, imbarazzante confessione. Io credo di essere una persona buona e mi fa male provare questi sentimenti, ma non è negandoli o indossando una maschera che risolverei la situazione, anche perché è con me stessa che dovrei – e dovrò – risolverla.

      La persona che mi ha dato questo consiglio è una mia coetanea che conosco da oltre vent’anni, ma di cui ignoravo questo aspetto, probabilmente anche acquisito da poco, attraverso un percorso di vita non facile e rovesci esistenziali su vari fronti. Credo però che ora sia serena e che abbia brillantemente superato il tutto, tanto da poter dare a chi le è accanto un messaggio sincero di speranza anche nell’impossibile.

      Ricambio il tuo abbraccio, caro Sergio, e chi lo sa che da chi al Kippur non succeda qualcosa di miracoloso e sorprendente! ❤

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    • Sergio, per i problemi con WordPress sono dovuta ricorrere a vari copincolla per salvare la mia risposta, e nell’ultimo tentativo evidentemente è saltata la parte iniziale, che ora ho riportato.

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  2. Per me la preghiera è molto bella, invece. Però, come hai scritto nel post, non dovresti permettere che il risentimento per l’orrida occupi tanto spazio nel tuo animo, perché proprio non lo merita.

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    • Sì, non dovrei permetterlo, è proprio questo il dramma ma, come ho risposto a Sergio, la situazione è difficile e quello che scrivo qua, per ovvi motivi di privacy, è solo la punta dell’iceberg.

      L’orrida no, non merita tanto spazio nel mio animo, ma la situazione in cui si è andata a infilare è una situazione, credimi, che quello spazio lo merita. Lei, non certo per causa mia ma solo perché la vita non fa sconti, pagherà un prezzo enorme per il suo gesto e, nel caso lei si tirasse indietro, il prezzo lo pagherà lui: di lì non si scappa.

      Di tutto questo io non saprò mai nulla, ma è probabile che qualche nodo stia già arrivando al pettine, e non certo perché io glielo auguri in alcun modo, anzi: già che ci sono, facciano almeno lo sforzo di essere felici e di non aver causato gratuitamente tutto questo (e per questo intendo questo e quello… ).

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    • Marisa, scusami, nella mia risposta a te ho fatto riferimento alla risposta data a Sergio, senza accorgermi che, nei vari tentativi di postarla, era scomparso il cappello iniziale. Ora è completa.

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    • Ma ti pare che il me la prenda con Dio, che dalla nascita non mi ha dato altro che benedizioni (a parte un paio di incidenti di percorso, ma quello solo per dare un po’ di sale alla vita e non farmi venire su una figlia viziata con la pappa sempre pronta 😉 ).

      Con la Pdf sì, me la prendo volentieri, anche se da Caino dovrebbe avere imparato che accoltellare i fratelli non è un buon modo per ottenere il posto di prediletto.

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  3. Io credo moltissimo nella potenza della preghiera sincera. La tua è sincera manca però il desiderio o meglio la volontà di perdonarla che è molto importante . Alle tue parole aggiungerei: “Io non riesco a perdonarla…. per cui PENSACI TU a cancellare nella mia mente e nel mio cuore le tracce del male ricevuto. GUARISCIMI da questo rancore che mi porto dietro da tempo. Ho bisogno di TE ”
    Scusa se mi sono permessa. Ciao e buona domenica.

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    • Forse nella preghiera manca la manifestazione del desiderio o volontà di perdonarla, ma non nel mio cuore. Solo che, anche secondo quanto prescritto nella mia religione, il perdono per ottenerlo va pure chiesto, mostrando di aver capito il male fatto ed adoperandosi in ogni modo per la riparazione dello stesso, aspetto che nella Pdf è totalmente assente.

      Io me lo chiedo spesso se ha capito qualcosa o se è ancora convinta di essere lei la parte lesa, impietosamente da me allontanata senza capire “le sue necessità” (a Roma le sue necessità si chiamano fregole, e altroché se le ho capite, né mi sono scandalizzata per questo, ma la porcata che ha fatto a me fa parte di un altro capitolo, e farebbe bene a non nascondersi dietro un dito).

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  4. Saran passati almeno due anni da quando è accaduto il misfatto, almeno ricordo così. Certo, alcune cose non si dimenticano e rimarranno nel cuore per tutta la vita, ma il tempo attenua le ferite e dovrebbe aiutarti a mettere da parte il rancore. Forse avresti bisogno di chiudere definitivamente, come, non so, una sorta di ultimo confronto dove sputi tutta la rabbia e poi, Amen.

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    • Ci sono persone che sono davvero poca cosa, e per loro è azzeccatissimo il dantesco “non ragioniam di lor ma guarda e passa”, e per lei andrebbe pure bene, ma qui c’è di mezzo un’altra persona, da lei circuita con gli amorosi sensi (non per niente il suo nomignolo 😉 ) e messa di fatto con le spalle al muro a dover scegliere: sia maledetta per questo fino all’ultima delle sue ore.

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  5. Pingback: Sono come sono | Diemme - Ogni cosa è illuminata

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