Di Comunioni, voti, promesse, coerenza e realtà.

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Io, lo sapete, sono una persona sostanzialmente credente (e il titolo del mio blog, “Ogni cosa è illuminata”, parla da sé). Non mi rispecchio in nessuna religione in particolare, ma sono certa che siamo un’esperienza terrena di una vita spirituale più elevata ed eterna, che siamo parte di un progetto e che non siamo un ammasso casuale di sangue e muscoli che dal nulla viene e nel nulla tornerà.

Sono altresì convinta che, se pure non esistesse alcun dio, se pure non esistesse alcuna vita spirituale, se pure non esistesse nessun progetto e nessuna eternità, il vivere seguendo principi e valori renderebbe la terra un posto migliore, un paradiso in cui vivere serenamente il tempo più o meno limitato che ci è stato concesso.

Questa rilessione scaturisce da altri pensieri che mi giravano per la testa ieri, in chiesa per la prima comunione della figlia di una mia cara amica. Le parole del parroco, i voti pronunciati, le promesse, gli impegni assunti, mi hanno fatto pensare che il mondo sarebbe un luogo davvero lieto se poi quelle persone, fuori di lì quelle adulte, nel corso della vita i bambini che hanno ricevuto la comunione, fossero davvero coerenti con quei principi e quella fede che dichiarano di avere.

Ieri ascoltavo le loro parole – parole “in cui” credevo ma non esattamente “a cui” credevo – e m’immaginavo il mondo meraviglioso che sarebbe se quelle parole fossero sincere per alcuni che magari già lì mentono sapendo di mentire, e fossero mantenute da quelli che magari sinceri in quel momento sono, ma che poi si perdono lungo la via.

Nel mondo, per carità, di gente buona, altruista e generosa ce n’è davvero tanta, ma ce n’è anche tanta che rema contro, per cui l’immagine del mondo che ci viene restituita è quella di sgomitatori, bulli, adulteri, traditori, truffatori, sgambettatori, invidiosi, malevoli, bugiardi, aspiranti rubamogli e rubamariti, etc. etc. etc.

Non conoscevo pressoché nessuno degli altri bambini e le loro famiglie, e quella della mia amica è una famiglia sana e bellissima, ma in altra occasione mi capitò di vedere una persona battersi il petto e leggere dal Vangelo – apparentemente immedesimandosi – il richiamo ai valori più alti che quotidianamente tradiva (tra le due non si sa chi fosse più cattiva e rosicona tra lei e la figlia, tra le altre cose entrambe adescatrici, la bambina ovviamente nel suo piccolo).

Insomma, nessuno ci obbliga ad avere una religione, ad andare in chiesa, ad enunciare alti principi in cui non crediamo, ma perché tanta gente, oltre ad essere malevola, deve essere pure tanto ipocrita? E poi, nel momento invece in cui una religione fanno la parte di seguirla, certi voti e certe promesse li pronunciano, non hanno almeno la curiosità, la minima voglia di vivere secondo quei principi, e di vedere se poi le cose funzionano davvero meglio?

Questo pensavo, sentendo tutte quelle persone pregare, e vedendole poi tutte piamente in fila ad attendere l’ostia…

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25 thoughts on “Di Comunioni, voti, promesse, coerenza e realtà.

    • …senza contare che il problema della facciata non riguarda solo la chiesa… vizi privati e pubbliche virtù, in tutti i campi. Per molta, troppa gente, quello che sembra, quello che sembra agli altri intendo, è molto più importante di quello che è. Mi sembrava un aneddoto quando mi raccontavano di gente che durante l’estate se ne stava tappata in casa con le serrande abbassate per far credere alla gente di essere andata in vacanza! “Non voglio che pensino che sono un pezzente”, “non voglio che pensino che non me lo posso permettere” sono dei tarli per molta gente: quale tristezza! Queste persone, al di là dell’ipocrisia, vivono in gabbie le cui sbarre sono le proprie masturbazioni mentali: vivere preoccupati dell’apparenza, questo si che è da poveracci, da persone che non ritengono di non potersi permettere di vivere semplicemente per quello che sono, magari cercando di essere migliori, il che non guasterebbe.

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  1. Io ho accompagnato, nel senso letterale del termine, i miei figli alla Prima Comunione, non solo facendo loro sorbire 4 anni – dico 4 – di catechismo (mentre io ho fatto qualche mese e poi Comunione e Cresima nell’arco di due settimane, a 7 anni!), andando tutte le domeniche a Messa, partecipando a tutti i sacri riti possibili e invitandoli a fare i chirichetti. Naturalmente da sola perché mio marito ha sempre delegato…
    La cosa che più mi ha sconvolto in quegli anni è stata la nonchalance di quelle mamme e quei papà che parcheggiavano i figli in Chiesa e poi se ne andavano a bere l’aperitivo al bar, aspettando la fine della Messa e prelevandoli al termine.
    A proposito di coerenza, voglio dire.

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    • Quello poi sarebbe il minimo… se poi al bar spettegolano attaccando etichettte a questo o a quello, magari additando ed escludendo, è ancora peggio, senza contare il caso di qualche mammina che approfitta dell’attesa per vedersi con l’amante… essere coerenti non è facile per nessuno, ma vivere nella menzogna mentre si preparano i figli alla comunione, qualcuno mi spieghi che senso ha.

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  2. Sono d’accordo con Silvia. C’è gente che frequenta i sacramenti senza alcuna convinzione seria e pensa che la religione sia qualcosa che si pratica solo in chiesa…..ma appena fuori della porta tutto ricomincia come prima. C’è gente che invece s’impegna a portare nella vita quotidiana il messaggio evangelico, non si scoraggia e non si meraviglia della propria “incapacità” a metterlo in pratica sempre…. ma si affida e chiede aiuto a Dio.

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    • Ho discusso con persone che si sono sposate in chiesa quando avevano l’amante ai piedi dell’altare, o avevano deciso di essere una coppia aperta, o altre delizie del genere. Mi hanno risposto che celebravano il matrimonio in chiesa solo per far contente le famiglie e che, essendo loro atei, nessuna blasfemia in quanto per loro la chiesa aveva la stessa valenza di un luogo qualsiasi, compreso il pub sotto casa.

      C’è gente invece, come giustamente dici tu, che s’impegna a portare un messaggio di amore, con tutti i propri limiti umani, e questo per i cristiani è un messaggio evangelico, per gli altri semplicemente di umanità, solidarietà, empatia: ho conosciuto atei molto più pronti ad aiutare il prossimo di sedicenti credenti, e ovviamente anche persone di Fede profondamente impegnate nel testimoniare amore e fratellanza nei confronti del prossimo. Credo che l’accoglienza, l’empatia e l’amore nei confronti del prossimo siano trasversali e prescindano da una qualsiasi ritualità, senza nulla togliere a quella ritualità che sia espressione di un cuore sincero e di una vita che ne testimoni il senso.

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  3. Io personalmente sono molto diversa, non sono credente e preferisco non andare in chiesa per non dover recitare una parte che non mi appartiene… non ho nulla contro la religione, anzi, sono convinta che contenga molti buoni principi che tutti, credenti e non, dovrebbero seguire… concordo con chi l’ha già scritto, molti pensano che l’importante sia apparire in chiesa, ed è brutto quando ciò riguarda perfino persone strettamente legate ad essa… 🙂

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    • A buon intenditor… e si può capire in tempo, dove giovani uomini e giovani donne venivano obbligati a un percorso ecclesiastico che non sentivano e che non apparteneva loro, ma adesso, che in teoria dovrebbe sempre essere frutto di libera e consapevole scelta, perché esistono ancora certe cose?

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  4. Riflessioni sagge. Le persone, spesso, in chiesa, più che fuori dalle cerimonie, sono spaesate e perse a cercare di essere quello che dovrebbero essere. E la coerenza non è amica della confusione.
    Ho il sospetto che ci fosse così tanta confusione che temo tu ti sia dimenticata di sfruttare l’occasione ecclesiastica per alzare una preghierina per Attila.
    Male non poteva fare 🙂

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    • Beh, cercare di essere quello che si dovrebbe essere già sarebbe qualcosa, io sto parlando di gente che neanche ci prova a essere un po’ corretta e coerente e Attila… è inaiutabile, e pure senza preghiere il Padreterno già sta facendo molto per lui, gli piovono fortune da ogni parte: un’altra persona, al posto suo, comportandosi come lui, sarebbe sola e sotto i ponti.

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  5. Cara Diemme, lo svuotamento delle chiese che si può domenicalmente constatare, se non altro, sta a dimostrare come il tasso di un certo tipo di ipocrisia sia diminuito.
    Nel senso che chi prima andava a messa o ad altre funzioni solo per consuetudine, oggi non si crea più il problema e se ne sta a casa, oppure se ne va per i fatti propri, anche perchè le proposte alternative nei giorni festivi abbondano.
    Però, funerali a parte, rimangono sempre le circostanze speciali, quali: comunioni, cresime, battesimi e matrimoni (questi ultimi sempre un pò di meno), nelle quali è necessario presenziare, ed è in quelle circostanze che emerge come la partecipazione autentica si sia rarefatta.
    Ma questo, al di la degli atteggiamenti individuali, oggi del tutto svincolati da quello che un tempo veniva definito “controllo sociale”, stanno anche ad attestare come la dimensione spirituale stia sempre più venendo meno, anche come conferma di una generale caduta di quei valori che, nel tempo, hanno reso forti le istituzioni fondanti delle nostre comunità, in primis la famiglia.

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    • Concordo perfettamente con la tua analisi, in primis la diminuzione del bisogno di ipocrisia (ma se adesso è diminuita, non oso immaginare quanta ce ne fosse prima), e poi sul risvolto negativo della caduta di valori che danno veramente forza, equilibrio e stabilità alle persone, alla famiglia e alla comunità tutta, di cui la famiglia è per l’appunto elemento fondante.

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  6. Cara diemme hai toccato un tema a me caro, la mia prima riflessione sul mondo quando ero bambina…
    Frequentavo i circoli della mia parrocchia il pomeriggio come parte della preparazione alla prima comunione che io, come sempre, presi molto seriamente…😉
    Notai nelle bambine prima, nei genitori poi, comportamenti opposti rispetto a tutto ciò che ci veniva detto ed insegnato…
    Lo dissi ai miei genitori che mi spiegarono che c’è differenza spesso tra quello si dice e che si fa, perché è più facile parlare che mettere in pratica e, se nessuno lo sa, puoi fare credere di fare ciò che dici e prenderne le lodi senza nessuno sforzo né sacrificio…
    Inorridii e decisi che non mi sarei mai fermata alle apparenze, ma avrei indagato il mondo sempre con sguardo critico, mentre dalla mia sarei sempre stata coerente con ciò che dicevo e credevo giusto. ..☺
    Un saluto!❤

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    • Dal Vangelo di Matteo (23, 27-28) “Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che rassomigliate a sepolcri imbiancati: essi all’esterno son belli a vedersi, ma dentro sono pieni di ossa di morti e di ogni putridume. Così anche voi apparite giusti all’esterno davanti agli uomini, ma dentro siete pieni d’ipocrisia e d’iniquità”.

      Che poi, una cosa che capisco ancora meno dell’ipocrisia, è che gusto ci sia a prendersi lodi che sappiamo di non meritare. E’ come se per una foto photoshoppata ci dicessero quanto siamo belle, quando sappiamo di essere delle bozzute supercurvy dagli occhi a panda 😉

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    • Cara diemme il gusto sta proprio in questo, nell’inganno e nella menzogna e dall’altra parte nel ricevere lodi senza fatica….perché essere lodati è piacevole… faticare per ottenerle un po meno. ..😉
      Buona giornata!

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    • Io non è neanche che lo farei per amore di onestà, ma solo per amor proprio: che senso hanno le lodi per qualcosa che non abbiamo fatto? Capirei, che so, se uno ruba un brevetto, visto che lì si tratta di un giro di soldi e di diventare eventualmente ricchi, allora ci sarebbe uno scopo, ma essere semplicemente lodati, che ci dicano quanto siamo bravi quando sappiamo di non esserlo, che senso ha?

      Io feci un corso per operatore sociale, e gli esami scritti li facevamo a casa. Qualcuno obiettò che avremmo potuto copiare, e la mia risposta fu: “Che senso avrebbe? Si pagano un sacco di soldi per avere un titolo senza nessun valore legale e che, tutto sommato, servirà poco o niente nel mondo del lavoro: se lo scopo non è quello di imparare, quale sarebbe, di buttare i soldi? Se l’esame scritto non gli serve come verifica (poi all’orale venivano discusse le parti lacunose, sempre al fine di imparare), lo studente farebbe prima ad aprire la finestra e gettare i soldi da lì, si risparmierebbe pure di seguire le lezioni e la fatica di copiare!”.

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    • col tempo ho scoperto che esistono molte forme di “ambizione” oltre a quella che porta alla ricchezza ed agli alti riconoscimenti….
      Molte persone che non possono ambire troppo in alto ma non rinunciano ad ambire a qualcosa, solo lo ridimensionano. Ci sono persone così piccole le cui ambizioni sono quelle di fare credere agli altri di essere migliori di ciò che sono…

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  7. Io non sono credente ma credo nei valori e nei principi cristiani del vangelo. Qualche volta entro in una chiesa o mi fermo sotto una madonnina per pregare ma non seguo una messa da anni. Mi sento ugualmente in pace con Dio, meno con gli uomini.

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    • Molti sono i non credenti che credono in quei valori universali, e a volte testimoniano l’Amore e la Fraternità quanto e più dei credenti o sedicenti tali.

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  8. Che dire…”quelli di chiesa” che si battono il petto alla messa non è che li sopporto tanto, spesso ho visto il loro atteggiamento fuori e resto delusa tanto.
    Sono credente, poco praticante e peccatrice, ma questo non vuol dire che io sia peggiore o migliore di altri “credenti”, se ognuno guardasse se stesso sarebbe meglio.

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    • Come giustamente ha ribadito Lucetta, ci sono anche persone di chiesa che i loro pincipi li testimoniano davvero. Quello contro cui volevo puntare il dito è l’ipocrisia, una delle poche cose che non riesco davvero a tollerare.

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