Burkini: di buon senso, pudore, pagliuzze e travi

burkini nero

Ve lo dico subito, sono favorevole al burkini in spiaggia. Sono favorevole al diritto di indossare il velo islamico. Perché poi mi dovrebbero spiegare perché due donne o due uomini si possono sposare ma si grida allo scandalo se una donna porta un fazzoletto in testa o va in spiaggia con quella che è praticamente una muta da sub. Che poi ci sarebbe sempre il fatto che due donne o due uomini possono sposarsi ma non essere votati insieme sulla stessa scheda elettorale, ma questo punto per ora lo tralascio altrimenti allunghiamo troppo il brodo.

Dicevo, sono favorevole perché ho il culto della libertà, che è una cosa ben diversa dal fare quello che accidente ci pare. Perché la mia libertà finisce dove inzia la tua, e la tua finisce dove inizia la mia, e non prima.

Perché il burkini non è un burqa, non copre il volto, non viola le norme di sicurezza, idem il velo. Perché noi pretendiamo di “liberare” le donne islamiche IMPONENDO la nostra cultura, e l’imposizione di una cultura non è mai liberazione.

Perché la liberazione passa attraverso la testa, e allora semmai dobbiamo diffondere la cultura, non i divieti. Dobbiamo mandare messaggi di consapevolezza e diritto all’autodeterminazione, non entrare in merito dei vestiti che “altri” ritengono conveniente o meno che terzi indossino secondo il loro opinabile punto di vista.

Ho letto degli interventi di un tizio a favore della proibizione di indossare simboli religiose che mi ha nno fatto accapponare la pelle, in quanto mi sono resa conto che c’è anche un integralismo laico, non meno radicale di quello religioso.

E poi volevo scrivere tante altre cose, quando mi sono imbattuta su fb in un articolo, di tale Matteo Bussola, che è un capolavoro di realismo e di ironia, e che dice le cose così, come stanno, papale papale.

Ve lo riporto, ma andatevelo pure a cercare su fb, è pubblico (altrimenti non l’avrei riportato senza autorizzazione):

Io vieterei direttamente il mare, così in una botta sola preserviamo il pudore e le libertà di tutti, e risolviamo pure il problema degli sbarchi.
Poi vieterei di fare la spesa col cappotto, così scongiuriamo i furti nei supermercati.
Poi vieterei il Carnevale, perché con tutta quella gente col volto coperto non si può mica stare tranquilli. Anche il Capodanno, perché ci sono troppi botti e hai visto mai.
Poi vieterei i cappelli in macchina, perché la scienza ha dimostrato che i cappelli in auto riducono la visibilità e ti fanno viaggiare a trenta all’ora anche in autostrada, rendendoti matematicamente causa di incidenti, soprattutto se sei portatore di prostata.
Poi vieterei le offese al corpo e alla dignità delle donne, giusto. Quindi impedirei prima di tutto a certi politici di dire che la Boldrini è come una bambola gonfiabile, ad altri di sostenere ridacchiando che la Kyenge somiglia a un orango, di sottintendere che se una donna occupa il posto che occupa è solo perché ha passato un sacco di tempo sotto alle scrivanie, denuncerei tutti i casi in cui a parità di bravura le donne guadagnano meno degli uomini, i licenziamenti a causa delle maternità, mi indignerei tutte le volte che nella pubblicità di un’auto, o di una pistola al silicone, o di una brugola, vedessi una procace signorina a gambe aperte, mi vergognerei leggendo articoli di giornale corredati da foto di atlete riprese apposta da inquadrature ginecologiche, multerei tutti quelli che di fronte al cadavere di una donna uccisa dal compagno che le ha dato fuoco si mettono a disquisire se “femminicidio” sia un sostantivo opportuno da usare, oppure no.
Solo in ultimo, forse ma forse, mi verrebbe in mente il burkini.
Prima però mi ricorderei di mia nonna quando andava in spiaggia avvolta da un lunghissimo costume nero, il pareo sulle spalle, sotto le calze contenitive a 40 den per le vene varicose, in testa il cappello di paglia calato sugli occhi che pareva un palombaro. Di quando criticava aspramente quelle che andavano in giro “troppo nude”, perché Don Giulio diceva che il Signore ha fatto il corpo delle donne solo per gli occhi dei mariti. Me la ricorderei, anche, mentre andava in chiesa o girava a piedi per il paese, portando sempre un largo foulard annodato sui capelli. Di come, molte signore di qui, lo facciano ancora.
Poi cercherei di scoprire le differenze.
Poi penserei a quella vecchia storia della pagliuzza e della trave.

(Matteo Bussola)

 costume da mare 1890

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38 thoughts on “Burkini: di buon senso, pudore, pagliuzze e travi

  1. Sono d’accordo con te e la lettura del post di Bussola è stata uno spasso.
    La cosa che più mi fa ridere, nelle discussioni infinite che sono nate sui social (io ho solo Twitter ma ci sono molti link a pagine Fb pubbliche), è che secondo molti ci vuole una legge che vieti il burkini per il bene delle donne islamiche, per la loro emancipazione. Quindi, come ben osservi anche tu, pretendiamo di imporre un divieto in nome della libertà delle donne islamiche. Ma figurati! Ieri in un’intervista tv a una ragazza islamica che si trovava a Trieste in uno stabilimento balneare – unico in Europa – in cui c’è la netta divisione tra maschi e femmine, lei, che indossava il burkini, si lamentava del fatto che avrebbe volentieri nuotato al largo ma che non lo poteva fare perché la spiaggia sì è divisa da un muro, ma nel mare c’è solo una rete e gli uomini potevano vederla. Ma ti rendi conto? Questa qui non era in topless né indossava un bikini con le chiappe fuori alla belen. Cosa se ne fa una così dell’emancipazione che vogliamo imporle?

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  2. FATE FINTA DI NON CAPIRE ? Non è il costume che fa il monaco… anzi la monaca . E’ LA SCHIAVITU’ FEMMINILE CHE CI STA SOTTO !!! PROPRIO VOI DONNE LA DIFENDETE…. ognuno potrebbe andare vestito con un bidone della spazzatura per scelta, per gioco, per scommessa ma questo e’ assolutamente inaccettabile !

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    • Se è la schiavitù che ci sta sotto quella che si vuole contestare, allora dovete contrastare quella, non il burkini: proibiresti il sesso perché esiste la prostituzione? Proibiresti l’uso delle auto perché a volte sono guidate da ubriachi o drogati che provocano incidenti anche mortali? Oltretutto diventa veramente questione di lana caprina riuscire a proibire il burkini: perché il burkini no, ma se io voglio indossare in spiaggia un paio di pantaloni lunghi e una maglietta invece posso? Qual è la linea di confine tra un foulard e il velo islamico, intendo quello che lascia scoperto il viso? Mi vengono i brividi a pensare, dopo essere nata e cresciuta in democrazia, a pensare a una nazione che mi dica come posso o non posso vestirmi.

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    • se gli va’ perché è inaccettabile? sono cose di costume e religiose che il tempo da solo varia,oppure no ed è lo stesso,l’importante è la non massificazione di una idea soltanto,cosa che neanche i romani hanno mai fatto coi Popoli assoggettati e l’occidente consumista e opulone,oltre che ateo,ancora si azzarda alla morale agli altri? per favore…Qui le donne giravano allo stesso modo decenni fa e guai a fare il contrario,sentendosi ella così rispettata. IDEM per le monache cattoliche. Passa in secondo piano la cosa non intelligente in quanto più è nudo il corpo più prende i benefici del sole e dell’acqua salina per sé stessi,ed è fattore molto igienico in quanto inibisce la sudorazione quanto più sole e acqua si prende,ma se non lo capiscono in sostanza son fatti loro,rimanogno le culture e le imposizioni,divieti tanto di moda,sempre però dove garba,sono idioti e altamente lesivi allo stesso tempo. IDEM se mi impediscono di girare in città in pantaloncini e tutto il resto nudo è un divieto obbrorioso,di pari livello che se mi impediscono di coprire la faccia. I servizi segreti armati quando intervengono non sono forse coperti? e chi sono loro per avere questo esclusivo assolutismo? possono agire per le multinazionali creando danno a tutti pur rimanendo autonomi e agire ai favori della finanza internazionale piuttosto che dell’Islam non è un bene ma un male

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    • D’accordo in massima parte, non su tutto (il volto coperto, no, per favore, i servizi segreti sono un’altra cosa, ammesso e non concesso che agiscano così!).

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  3. Come dice Bussola il Burkina è l ultimo mio pensiero che, però, rappresenta un marchio ideologico che in qualche modo si vuole diffondere. Massima libertà, su questo la penso come te, quindi massima libertà anche al bikini.
    Mi ha fatta tristemente ridere un blogger che si è scagliato contro il Burkina sostenendo il diritto a vedere la pelle di chi entra in una piscina pubblica, non sia mai che le donne abbiano la scabbia! Comunque, sfido queste ragazze a prendere dieci minuti di sole con quella tuta e, soprattutto pretenderei che anche gli uomini di tal religione andassero in spiaggia obbligatoriamente con tuta da sub!!! La sottomissione non la firmo.

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    • A parte che l’effetto di una legge del genere sarebbe che le donne non potrebbero più scendere in spiaggia, il che raddoppierebbe la loro schiavitù, che modo adotteresti per proteggere VERAMENTE la libertà di queste donne? Io non vedo altra via che l’istruzione, e una legge che le tuteli in caso di denunce nei confronti del marito, divorzi o anche semplici abbandoni del tetto coniugale per sfuggire a condizioni di schiavitù. Non possiamo dare per scontato mai che il loro abbigliamento non sia una libera scelta, non stiamo parlando del pigiama a righe dei prigionieri.

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    • E quante donne musulmane estreme continuano a morire uccise dai loro uomini sol perché desiderano studiare o guidare o indossare una gonna corta!!! Deve partire da loro l’ emancipazione,dalle donne e dai loro uomini.come abbiamo fatto noi in Occidente. Il Burkina & co. sottolinea l’oppressione della donna che ancora continua. Da noi donne occidentali potrebbero avere sostegno e collaborazione, dato ‘ istruzione al divieto dei vari pastorali , ( la penso come la Merkel ) ma potrebbe essere inefficace, tutto deve partire dalla loro testa. Inutile far vedere con le foto quanto può essere sexy quella specie di orrenda tuta da mare,idem quella della foto delle nostre bisnonne :noi ce ne siamo liberate da poco e nulla ci farà tornare indietro,nemmeno il nostro sangue.

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    • Appunto, deve partire dalla loro testa, credo che il massimo che possiamo fare è mostrare loro che esiste un’altra realtà e un’altra vita è possibile.

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    • Io ogni tanto, rileggendo quello che ho scritto, vedo certi orrori (la o è voluta) da farmi venir voglia di sotterrarmi dalla vergogna e sparire definitivamente dal web! Soprattutto quella maledetta acca che dove vuole, nonostante, te lo assicuro, ne conosca perfettamente l’uso, senza ombra di dubbio!

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  4. Ma con tutti i problemi che ha avuto ed ha….. la Francia non aveva niente altro da pensare??????
    In che mani di politici siamo? Per il resto concordo con te e soprattutto con Matteo Bussola.

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  5. Confesso di non sapere cos’è sto burkini, una volta sapevo che esisteva il Burkina Faso, ma non mi ricordo nemmeno bene se era uno stato o cos’altro. Però devo dire che trovo molto sexy l’abbigliamento delle ragazze nelle due foto del tuo post.
    Sono andato fuori tema? Lo so. 🙂 Rimedieremo un’altra volta. 🙂

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  6. DM, è vero, la libertà di poter andare in spiaggia nude o coperte deve essere garantita a tutti. Come non è più giusto contestare il topless o i costumi sgambati che indossano certi uomini, non dovrebbe suscitare scandalo una muta da sub indossata con un velo. Però. Mentre noi siamo un paese liberale (o libertino, a seconda dei punti di vista) garantendo a chiunque la libertà di esprimersi come vuole (ne siamo sicuri?), è da dire che se una donna si reca nei paesi in cui l’islam è radicalizzato, è obbligata ad indossare il velo e a coprirsi, anche solo per parlare con un uomo o per poter passeggiare libera per le strade del paese. Due pesi, due misure. Questo discorso lo giustifico con l’orientamento del paese. Noi abbiamo come principio fondamentale la libertà (che deve essere garantita a tutti), loro avranno altri principi alla base del vivere civile, ragion per cui garantiamo la libertà di indossare ciò che si vuole qui in Italia e, allo stesso tempo, rispettiamo le regole quando ci rechiamo all’estero.
    Però una cosa lasciamela dire. Qualsiasi libertà, ok, ma se un domani mi dicessero di abolire il natale nella scuola di mio figlio… beh, lì so altre paia di maniche.

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    • Ho detto che dobbiamo rispettare le loro scelte (laddove non danneggino il prossimo), non farle nostre! La nostra cultura non si tocca, ma se vietiamo loro di vestirsi come vogliono (a viso scoperto, s’intende), siamo noi a rinnegare la nostra democrazia, non loro!

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    • Verissimo. In fondo potrebbe far scandalo un culo nudo o delle tette al vento che oggi come oggi rientrano nella libertà di autodeterminazione degli individui. Poi se la scelta di indossare una muta non è imposta, ancor meglio!

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  7. Io ho rispetto per tutte le religioni ma mi chiedo: come mai questa cosa del burkini è uscita proprio adesso? Non vi sembra un pò strano? A me sembra una cosa fatta apposta e le donne sono sempre usate per altri secondi fini, come al solito. Quando io sarò libera di visitare i loro paesi senza dovermi coprire, e morire dal caldo, allora loro si potranno mettere tutti i veli che vogliono qui da me. La libertà deve essere assicurata dovunque e non solo in italia. Nei loro paesi non esiste libertà di alcun tipo però loro la pretendono da noi. Mi spiace ma mi sembra irriguardoso verso di noi. Mia sorella ha fatto il viaggio di nozze in egitto e per andare in giro doveva portare pantaloni lunghi e copricapo perchè era obbligata, anche se era una turista. Ma loro arrivano qui e vogliono che rispettiamo i loro usi e costumi. No, non mi piace questo modo.

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    • Amleta, in linea di principio posso pure seguirti, ma la risposta alla domanda “Perché noi nei loro paesi ci dobbiamo adeguare e loro qui no?” è “Perché nei nostri paesi vige la democrazia, nei loro no”: dobbiamo reintrodurre l’oscurantismo per tigna? Io piuttosto non ci andrei nei loro paesi, altro che andarci bardata (e ti assicuro che quando sono andata in Egitto indossavo gonna corta e top). Io penso che, al di là di tutto, certi divieti siano di difficilissima applicazione: un conto dire che il viso deve andare scoperto, un conto è stabilire, per l’appunto qual è la differenza tra burkini e muta da sub, tra burkini e i pantaloni che una si mette perché magari è indisposta e quelli corti dell’anno prima le stanno stretti e la maglietta a maniche lunghe perché il sole le provoca eritema: davvero, mi pare inconcepibile che nel XXI secolo, in un paese democratico occidentale, ci debba essere una legge che vieti di coprire troppo la pelle, e mi sembra assurdo partorire un’imposizione reale – di legge – che in teoria servirebbe a salvaguardarle da un’imposizione presunta, quella del marito.

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    • Io però non vado nei loro paesi a protestare perchè mi obbligano a portare il capo coperto o andare in giro vestita. Accetto la loro tradizione e basta, e se non mi va appunto non ci vado nei loro paesi. Loro invece vengono qui e vogliono imporre qualcosa solo perchè si trovano qui. Sinceramente non amo le imposizioni, da qualsiasi parte vengano. Ma il fatto che noi abbiamo una democrazia non significa che loro possano fare tutto quello che vogliono. Allora accettiamo anche la poligamia, la lapidazione e tutto quello che loro fanno nel loro paese? Mi sembra davvero troppo. Di noi e della nostra cultura loro non accettano niente e quando stanno qui da noi sono sempre infastiditi da moltissime cose. Ma nessuno li obbliga a venire a vivere in un paese che non gli piace. La muta da sub non si mette come simbolo religioso. Il velo o il burkini è un simbolo di tradizione religiosa. Queste ragazze potrebbero benissimo andare al mare con pantaloni, t shirt a maniche lunghe e cuffietta da piscina. Ma il burkini è l’equivalente del burqa e siccome ci sono problemi di sicurezza riguardo al coprirsi e nascondere chissà cosa sotto i vestiti la cosa si è fatta più seria per questo motivo. Se dobbiamo accettare tutto del loro mondo allora apriamo le porte anche all’ISIS già che ci siamo e lasciamo che violentino e ingravidano le donne, lasciamo che uccidano tutti, almeno così c’è libertà assoluta no? Le donne musulmane si coprono non per non farsi pungere dalle zanzare ma perchè hanno una tradizione che le obbliga a questo tipo di vestiario come simbolo religioso. Non è uno stile di abbigliamento ma è un simbolo religioso. In italia c’è la libertà di religione ma nei loro paesi no. Io sono per la parità di diritti in ogni paese e fino a quando non ci sarà la libertà nei loro paesi allora non possono venire qui a imporre le loro tradizioni. Mi spiace, troppo comodo fare questo qui. Inoltre penso che se tutte le popolazioni dell’asia minore venissero da noi ci sarebbe uno squilibrio, tant’è vero che ormai nemmeno loro vogliono stare in italia perchè sanno bene che non c’è più lavoro e il motivo è che ci sono già troppe persone nel territorio. La distribuzione demografica non è una cosa stupida ma è stata fatta a seconda delle risorse di un territorio. Quando le risorse non ci sono più ecco che la gente inizia a diventare aggressiva, brutale e violenta. Infatti adesso in italia il razzismo è aumentato e ci sono anche atti di violenza contro gli immigrati e il motivo è che questa presenza viene a togliere risorse agli italiani, o almeno è vissuta in questo modo, e siccome le risorse non sono infinite, allora c’è gente che si sta incavolando sul serio e non li vuole più, per questo e per altri motivi.

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    • Temo che il discorso sia molto più complesso. Ripeto, io in Egitto ci sono andata in gonnellina corta e top e non credo che accetterei di andare in un Paese che mi costringesse a intabarrarmi, magari sotto il sole cocente, non mi piace proprio andare in un paese non democratico ma, grazie al cielo, in un paese teoricamente democratico io ci vivo, e non intendo assolutamente paragonarlo a nessno dei loro, e non m’importa niente di cosa loro facciano là. Tornando a bomba fare quello che accidente pare non è democrazia, è anarchia, e a questa è chiaro che sono contraria: vivere in una società civile comporta rispettare le regole che mantengano questa società civile e vivibile e che, contrastando l’anarchia, garantisca di fatto la libertà di tutti. Di imporre loro qualcosa a noi non si devono permettere ma, soprattutto, non dobbiamo permetterglielo, e quindi chi ci governa dovrebbe darsi una seria regolata anziché fomentare la guerra tra poveri. Del fatto che il burkini sia un simbolo religioso chi se ne frega, in Italia tutte le confessione religiose sono libere davanti allo stato, e non è problema nostro il fatto che una persona indossi un abbigliamento piuttosto che un altro per motivi religiosi (io sarei più attenta all’igiene che ai centimetri di pelle coperti o scoperti). Non mi trovo d’accordo neanche con la tua affermazione “fino a quando non ci sarà la libertà nei loro paesi allora non possono venire qui a imporre le loro tradizioni”: per me loro a imporre le loro tradizioni non ci potranno venire neanche quando ci sarà la libertà nei loro paesi (dai quali magari non fuggono senza motivo…) però, senza mai potercele imporre, devono essere liberi di seguirli, fino a che questo non creerà problemi per sicurezza e pacifica convivenza.

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    • A me quello che non va giù e “La nostra cultura è giusta e la vostra è sbagliata, noi decidiamo la misura del vostro comune senso del pudore, e decidiamo pure quali siano i rapporti di forza a casa vostra, mentre nelle nostre nessuno si azzardi a mettere bocca”.

      All’umanità intere riesce proprio dura sapere che c’è chi la pensa diversamente, e deve sempre attribuirlo a una soggezione a forze esterne (se sei contro l’aborto è perché sei schiavo della Chiesa, se ti metti il velo è perché sei schiava di tuo marito). Che poi l’Italia, nei confronti degli immigrati soprattutto musulmani, pare non riuscire a trovare un equilibrio: o sbracati o forcaioli, o proni o col dito puntato: viviamo e lasciamo vivere, difendiamo con le unghie e con i denti le nostre tradizioni e lasciamo loro vivere le loro, quando non sono contrarie alle nostre leggi!

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    • Siam tutti troppo presi a tenere una posizione di comodo. A volte per ignoranza a volte per paura.
      Ho vissuto in Africa un po’ per lavoro e nessuno mi ha mai imposto il velo o la moschea. Al tempo stesso non mi sono mai messa a mangiare un panino di fronte ad un collega in ramadan. Mangiavo appartata, per non metterli in difficoltà.
      Loro passavano a salutarmi dopo la moschea il venerdì perché ero sola in laboratorio e controllavano che io stessi bene.
      Non era difficile. Bastava buon senso ed empatia

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    • Potrebbe bastare anche il solo buon senso secondo me, e un po’ meno di arroganza da entrambe le parti: tanto, la Verità in tasca non ce l’ha nessuno, quindi ognuno si tenga e si viva la sua.

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  8. Sono favorevole a che ognuno vesta come vuole, se poi vestirsi dipende dalla libertà che la persona vuole più o meno acquistare per me dipende solo da lei e dalla culturalmente voglia che ha di cambiare. Sinceramente questa cosa non mi tange, l’importante è il volto, per me ci possono anche soffocare dietro un velo, ma la riconoscibilità è fondamentale in ogni società. Questo vale anche per quei “bravi” contestatori che hanno le palle di sfasciare tutto per “dimostrare” ma non hanno le palle di farsi guardare in volto, facile mettere una firma restando invisibili. Vorrei però dire che, chi invece viene qui e non apprezza le statue nude, le donne in minigonna, le ragazze in pantaloncini è vivamente pregato di fare la valigia e andarsene. E qui non sento ragioni.

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    • Sono perfettamente d’accordo con te. Una volta non era concesso girare con il volto scoperto, ora lo hanno ammesso se “per motivi religiosi”, e a me la cosa proprio non va giù. Lessi da qualche parte, proprio relativamente al burqa, “O togli la maschera o togli il disturbo”, e così sarebbe dovuto essere. D’accordo anche sulla viltà dei guastatori a viso coperto.

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