Di suicidi

fiore petali e corolla

Giusto per non farvi rallegrare troppo con la mia felicità, vengo a toccare un argomento ahimé assai doloroso.

Non lo tratto per caso o per pura crudeltà mentale, ma perché ieri mia figlia mi ha detto che una ragazza della sua facoltà si è suicidata, e  prima ancora aveva letto la notizia di uno studente di ingegneria che aveva pure lui commesso l’estremo gesto.

Come un giovane studente universitario possa desiderare suicidarsi è qualcosa che mi è difficile capire e metabolizzare, ma tant’è, se questi giovani s’uccidono evidentemente il male dell’anima li ha colpiti, e un motivo ci deve essere.

Anni e anni fa tuonavo contro i giovani yuppie rampanti che si suicidano al primo crollo di borsa, puntando il dito contro il fatto che questi “winner”, che osavano fare la voce grossa nei confronti del mondo, non erano altro che giganti dai piedi d’argilla: qui però stiamo parlando di ragazzi che non hanno ancora iniziato a vivere!

Mia figlia dice che all’università sono troppo sotto pressione, ma anche questo non lo riesco a vedere come un motivo tanto grave da portare addirittura a rifiutare la vita! Si possono interrompere gli studi e vivere ugualmente felici e beati (e magari, per sorte, pure con una migliore posizione di tanti laureati), oppure semplicemente rallentare: conosco gente che per prendere una triennale ci ha impiegato anche dieci anni, e pure questo non ha impedito loro di vivere una vita felice e appagata.

Molti puntano il dito contro le aspettative dei genitori, che sembrano troppo alte: ma sono vere queste enormi, imprescindibili, inamovibili, ineludibili e “indeludibili” aspettative dei genitori, oppure solo percepite? E sono semplici desideri o “conditio sine qua non”?

Ma quale genitore preferirebbe mai un figlio suicida a un figlio non laureato o in ritardo con gli studi o fosse pure un emerito somaro? Qui si è sempre detto “Meglio un somaro vivo che un dottore morto”, e mai detto fu più azzeccato e pieno di buon senso.

Oppure, potrebbero essere state pene d’amore a spingere questi ragazzi, non più neanche adolescenti, a compiere l’insano gesto?

Il fatto è, secondo me, è che questa è una società alienante.

Interroghiamoci, anche se interrogarsi è difficile senza conoscere fatti e retroscena, ma essere chiamati solo a prendere atto del dramma finale.

Per una delle due notizie potete leggere all’articolo linkato qui sotto, della seconda non ho trovato nulla (e quindi posso ancora sperare che non sia vera…):

http://www.ilsussidiario.net/News/Cronaca/2016/4/20/SUICIDIO-ROMA-TRE-Universita-di-Ingegneria-il-racconto-di-come-e-successo-ultime-notizie-oggi-20-aprile-2016-/697545/

Annunci

38 thoughts on “Di suicidi

  1. Fa davvero male vedere come tanti giovani preferiscono togliersi la vita piuttosto che andare avanti per costruirsi un futuro. Forse sbaglio, ma a parer mio la colpa è anche nostra, della “mania” di lamentarsi in continuazione e dire che è tutto uno schifo e la rassegnazione “che tanto non ci si può far niente”, gli si toglie ogni speranza e ogni voglia di combattere per il loro futuro, e quelli più deboli si sentono in un tunnel senza via d’uscita e preferiscono farla finita. Non bisogna mai togliere la speranza in qualcosa di meglio, nel futuro, ai nostri ragazzi, una via d’uscita c’è sempre, questo si deve riuscire a far capire. Devono recuperare i loro sogni e crederci, altrimenti le motivazioni per andare avanti vengono meno…..

    Date: Wed, 20 Apr 2016 09:06:02 +0000 To: silvia-1959@live.it

    Liked by 1 persona

    • E’ vero, non ci avevo pensato, forse siamo noi che trasmettiamo il messaggio che questo mondo sia un brutto luogo in cui vivere, e in cui le nostre forze non bastano mai.

      Mi piace

  2. CLAP CLAP CLAP … standing ovation for you, my darling, per quel tuo lasciar liberi i figli senza le ( infami ) catene delle aspettative dei genitori ambiziosamente esigenti !!!
    Quanto a @Sissi … ti chiedi perchè te l’ abbia detto ?!?
    E fai male …. a chiedertelo : lei, abituata ad esser da te sostenuta ma non ingabbiata, lei che, au contraire, all’ università o ovunque intreccia percorsi di suoi stressed friends aspiranti suicidi …. ha bisogno di esser da te rassicurata, onde quel suo esser normale non le pesi poi troppo !!!
    P.s: :ahè … ma mi leggi ??? Se sì … dele quelle schifosissime “faccine emoticon”, e ADDE LE ANTICHE ! 😀

    Mi piace

  3. Il “male di vivere” colpisce l’uomo dagli albori del mondo….😯 anche se nello specifico credo che una risposta plausibile in questo caso sia proprio che la società in cui viviamo è alienante come hai scritto tu e c’è chi è più fragile o più sensibile che non vi sopravvive, perdendo evidentemente il contatto con la realtà e dispercependo il peso e la dimensione dei problemi e delle difficoltà da affrontare. ..
    Quando tutto diventa “troppo”, e non ci si accorge per tempo dell’esistenza di un disagio, di qualsiasi natura esso sia, sia che sia indotto da fattori ambientali ( famiglia, amici, partner … ) sia che sia autoindotto, e non si riesce a esprimerlo e a risolverlo ecco lì che scatta il meccanismo perverso ed autoalimentante del desiderio di morte come fine della sofferenza o come punizione per sé stessi o per gli altri ( considerati causa del dolore)…. l’unico errore che non dobbiamo fare è quello di condannare chi commette il suicidio o chi si reputa il colpevole di un suicidio…perché vivere non è semplice e sicuramente ognuno di noi fa quello che può e come può. ….😊

    Mi piace

    • In effetti anche quello della “punizione” pare sia un motivo che contribuisce alla decisione finale, ma stiamo comunque già parlando di una percezione alterata della realtà, perché punire un genitore con la morte di un figlio è un gesto di una sproporzione enorme.

      Mi piace

    • Assolutamente Sì, pensare di trovare una soluzione ai propri mali punendo qualcuno attraverso la propria morte significa aver perso gravemente le proporzioni di cause ed effetti…il nocciolo del problema è forse di trovarsi soli o sentirsi soli di fronte alle difficoltà del quotidiano da parte di individui già di loro un po fragili o troppo sensibili…manca a parer mio una prevenzione, molte volte questi disagi sono sottovalutati. Opinione comune è che gli psicologi siano ciarlatani e che i “matti” fanno psicoterapia, mentre invece semplicemente si fa ciò di cui si ha bisogno, senza giudicare la “bontà ” dei propri bisogni…😉 certo se anche lo stato agevolasse le famiglie dando supporto informativo ed economico sarebbe meglio….ma qui si apre un vaso di Pandora. …

      Mi piace

    • Secondo me se non vivessimo in un paese sostanzialmente arretrato si farebbe prevenzione a scuola esattamente come per l’educazione sessuale in modo da fare capire sin da ragazzi che non si è soli ma che si può avere aiuto, esattamente come si va dal dottore per curare il mal di pancia, perché nel momento in cui si dà al benessere psichico la stessa importanza che a quello fisico si è già a buon punto. ..in questa ottica le spese per uno specialista del genere dovrebbero essere quanto meno comprese in quei famosi assegni familiari per i figli di cui il nostro stato è brutalmente e notoriamente deficitario . .. a che per questo non bisogna incorrere nell’errore di condannare i suicidi perché sono loro le prime vittime della situazione e del sistema … smetto sennò faccio un arringa. …😉

      Liked by 1 persona

  4. sabato scorso un mio amico, 28 anni, ha compiuto l’estremo gesto. Motivo: depressione. Era una testa calda e di cretinate ne aveva fatte tante, ma ha lasciato nel mio cuore e nel cuore di tanti altri un vuoto immenso.
    C’è chi si rifugia nei farmaci e sceglie la via lenta e chi invece, come lui, si butta sotto ad un treno e la finisce velocemente.
    A 28 anni un ragazzo non dovrebbe sentirsi senza speranza. Il coraggio e la determinazione che ha impiegato nel compiere questo gesto, doveva essere impiegato nella parte opposta, per trovare la luce in fondo al tunnel..
    Io adesso so soltanto che voglio vivere la mia vita pienamente.. anche per lui..

    Liked by 1 persona

    • Tu mi parli di “testa calda” che “di cretinate ne aveva fatte tante”: ecco, di persone così ne ho conosciute, magari che avevano perso tutto al gioco o altro, che avevano fatto uso e abuso di droga, passate per mille letti, abortito o fatto abortire un qualche figlio: rivendicano una libertà che non sanno gestire, contraggono debiti (in senso lato intendo) che poi non possono onorare, e la vita diventa loro un cappio al collo: dovrebbe passare di più il messaggio che la libertà deriva solo e unicamente dalla responsabilità, e che la bellezza della vita è proprio nell’impegno e nell’affrontare le sue difficoltà.

      Ovviamente ci sono situazioni che mi spaventano, eppure vedo gente che passa attraverso esperienze drammatiche, ma non perde la voglia di vivere, gente che sa concentrarsi su ciò che funziona e non su ciò che è carente, che si aggrappa a ciò che ha e non si avvelena con ciò che manca. C’è gente che è finita sulla sedia a rotelle, e afferma che quello è stato il giorno in cui ha iniziato ad apprezzare la vita, gente che ha perso ciò che aveva e che ringrazia i rovesci della vita che l’hanno resa meno superficiale e le hanno dato modo di realizzare il proprio potenziale umano: è proprio vero che fortune e disgrazie non sono un fatto oggettivo… non completamente almeno!

      Se ti va, leggi anche qui.

      Liked by 2 people

  5. E’ difficile dire, ogni caso è un caso a sé.
    Possono essere dietro a queste scelte insuccessi nello studio, magari uniti a pene d’amore o a qualche fenomeno di bullismo.
    L’Università è in ogni modo un mondo difficlle perché esiste una grande selezione, che è anche un sistema per ridurre il numero degli iscritti, a prescindere fors’anche dalle reali potenzialità, che non so neppure se vengano cercate e percepite; e questo essere lasciati a se stessi può sconcertare, dare un senso di vuoto, l’impressione di non essere che un numero, uno fra i tanti, nel calderone.
    Il mondo dello studio universitario dovrebbe, secondo me, come mi pare accada nei paesi anglofoni, separare lo studente dalla famiglia, mantenendolo in un college in cui, seguito, vive tutto il suo percorso formativo e nel quale vengono severamente ma “umanamente” scoperte e valorizzate le sue particolarità.
    Ciò senza contare che questo contesto si dimostra anche adatto a inculcare nel giovane una certa idea di indipendenza (e non solo a a lui, ma anche alla sua famiglia) onde, alla fine degli studi, abbia non solo le conoscenze, ma anche lo spirito, la tempra, il carattere, per poter procedere da solo e andare consapevole e fiducioso alla scoperta della propria vita.

    Liked by 1 persona

    • Mi sembrano ottime considerazioni, ma temo si suicidino anche all’estero… temo che il male di vivere non abbia nazionalità, e spesso sono proprio delle condizioni di vita elevate a generare fragilità emotive, debolezza caratteriale, noia e insoddisfazione.

      Mi piace

  6. Oh … cielo !!!
    T’ avevo chiesto, @Diemme cara, di cambiare queste attuali faccine ‘emoticon’ ( che sono ‘a schifezze d’ a schifezze ‘ell’ uommene ) ripristinando quelle d’ un tempo, ma capisco che NON si può avere tutto dalla vita ! 😀

    Mi piace

    • Ma guarda che mica dipende da me l’aspetto degli emoticon! Inoltra formale protesta a WordPress, e già che ci sei digli di ripristinare on quelli precedenti, ma quelli prima ancora!

      Mi piace

  7. Me ne guardo bene dal farlo …. lo capiranno da soli, Je pense, che, le faccine attuali, sono oltremisura invereconde !
    Piuttosto … nel mio commento t’ avevo dedicato anche una stènding ovèscion … che mi dici al riguardo ???

    Mi piace

    • Ti ringrazio per la standing ovation, ma credo che Sissi non sarebbe d’accordo: lei si sente strangolata da quelle che ritiene siano le mie aspettative, anche se io giusto ieri le facevo notare che quella severa con se stessa è proprio lei, io sono un po’ più grandicella, più fatalista e con un altro concetto della relatività.

      Liked by 1 persona

  8. È sempre doloroso sentire queste notizie… non riesco a dare una spiegazione di cosa spinga questi giovani al suicidio, ma forse è un insieme di fattori che non conosciamo… ovviamente ognuno ha la propria storia, ma forse è anche la società che non aiuta… tante volte si guarda e basta senza cercare di capire…

    Mi piace

  9. Hanno abolito il servizio militare perché troppi giovani si suicidavano o non reggevano e scleravano. Hanno abolito la meritocrazia perché chi non era in cima “soffriva”. Hanno abolito i sacrifici della “gavetta” :ora tutti direttori generali subito o nulla. Hanno abolito il riconoscimento delle qualità individuali: qui se non sei rosso non lavori da nessuna parte ! hanno abolito le “punizioni” quando sbagli. Direi che la nostra è un’educazione spartana al contrario ! Quindi non mi meraviglio quando leggo di giovani che gettano la spugna , sono vittime d’un sistema che ha tolto loro la spina dorsale , la forza e la voglia di combattere . Vittime d’un sistema che si sta involvendo sino alla propria distruzione .

    Mi piace

    • arroganti ma spaventosamente ignoranti si sono arrogati il diritto di decidere su argomenti a loro sconosciuti ed ostici per mancanza di materia grigia…. i risultati sono da vedere.

      Mi piace

  10. Purtroppo in questo caso posso dire di essermi interrogato più e più volte nella mia vita… conto 7 casi di persone con cui in un modo o nell’altro ho condiviso del tempo nella mia vita.

    Le motivazioni, quelle fornite dai giornali, da e per la stampa sono le più varie, alcune probabilmente anche parzialmente corrette o sensate, altre forse un po’ meno…

    In tutta sincerità ci sono situazioni in cui mi sono sentito anche in condizione di arrivare a pensare che potesse esserci anche una ragione che in qualche modo possa giustificare il gesto, mi ha fatto male arrivare a questa conclusione però rimango, credo piuttosto lucidamente convinto, che possa esistere una condizione per cui una persona possa anche essere portata a valutare quel tipo di scelta.

    Detto questo però se affrontiamo il caso in termini di pura statistica quanto scritto sopra credo possa ricoprire il 5/10% di un totale ipotetico.

    Io credo non sia possibile stabilire una formula generica e non sia possibile affermare nulla se non si conosce in prima persona almeno parte della vita di chi ha fatto quella scelta… però concordo con te quando d’istinto questa viene giudicata assurda…

    La vita è un dono, e esistono infinite strade per percorrerla e per cambiarla ma qualsiasi nostro gesto, anche quello semplice di respirare, per avere un senso deve essere mosso da qualcosa di sconosciuto tra anima e mente, nel conscio o nell’inconscio. E come tutti i meccanismi sconosciuti esistono condizioni che probabilmente noi non siamo in grado di considerare.

    Mi piace

    • Io penso che, a parte una percentuale minima (che tu indichi in 5-10% e io invece non so indicare),ci siano dei gravi problemi oggettivi: forse che qualcuno risolverebbe in altro modo, ma gravi e oggettivi da rendere comprensibile un gesto estremo, ma per altre questioni credo sia proprio un fatto strutturale. C’è gente vittima di ingiustizia o dolori molto gravi che lotta per la vita, e altri che si suicidano peruna storia d’amore, per una bocciatura, per un licenziamento.

      Tu ci confidi che qualche volta sei andato vicino a capirli: beh, io pure, e nonostante la gravità della situazione (nel secondo caso parliamo di dolori fisici atroci, che solo una sedazione consistente riusciva a rendere sopportabili e che si sono protratti per almeno un anno, perdurando anche se un po’ scemando per altri ancora, e non scomparendo praticamente mai), la scelta finale è stata reagire.

      Anche nei lager, nelle condizioni terrificanti che sappiamo, c’era gente che lottava per vivere, e direi che a questo non ci sia bisogno di aggiungere nulla.

      Liked by 1 persona

    • Assolutamente, anche quando mi avvicinavo a capirli non condividevo.. ma mi sono chiesto quanto sia giusto imporre (o provare a farlo) il proprio pensiero rispetto il loro sulla loro vita… e non sono mai riuscito a rispondermi…

      Mi piace

    • Il fatto è che la vita presenta sempre tante sorprese, e tante vite difficili si sono trasformate in vite realizzate e felici: è giusto negarsi questa possibilità? Il problema è che le persone che decidono di suicidarsi questa coscienza di un futuro migliore non ce l’hanno e allora, la loro scelta può definirsi una libera scelta? Il loro consenso al gesto estremo può definirsi un consenso informato?

      Liked by 1 persona

    • eh appunto, sono le domande a cui veramente non so rispondere… posso rispondere per me e per me sarebbe no, si, forse, non so davvero… ma questo non mi mette in grado di rispondere per loro e nemmeno di pensare di poterlo fare.. io ci vedo sempre una forzatura che invade o potrebbe invadere la loro libertà…

      è un pò come… una cosa è aiutare chi ti chiede aiuto o vuole farsi aiutare, un altra e farlo a chi non ti ha chiesto niente o a chi non vuole niente da te… la mancanza di coraggio, di sincerità, di trasparenza per qualsiasi motivo, sia esso giusto o meno, ci da il titolo per decidere per altri?? secondo me non è così scontata la risposta, perchè la nostra vita, la nostra visione non è detto sia applicabile nel bene alla vita di un altra persona…

      io rimango dell’idea che sia molto, molto, molto complicato…

      Mi piace

    • E infatti io do la precedenza a chi vuol essere aiutato, anche se… a volte non si è neanche in condizioni di chiedere aiuto, ciò non toglie che a posteriori si apprezzerebbe 🙄

      Liked by 1 persona

    • ecco, sulla parte finale sono combattuto.. faccio un esempio, forse stupido, per provare a spiegare cosa intendo…
      una persona che nasce con un corpo di uomo o donna ma che dentro si sente appartenente al sesso opposto, forse non ha bisogno di aiuto ma soltanto di esser rispettato/a… ripeto, forse ho fatto un esempio che non calza molto ma spero di esser riuscito a passare il senso di quello che intendevo…

      verissimo il fatto che a volte non si riesce a chiedere aiuto, cosa che complica ancora di più tutta la questione..

      Mi piace

    • Queste sono le cose sconvolgenti… e da cui non ci si riprende. Tu pensa che il momento in cui lo pensai io, mi fermò proprio l’idea del dolore che avrei dato ai miei (che, tra le altre cose, ne sarebbero stati la causa).

      Mi piace

    • Io non riesco neanche ad averlo il pensiero…neanche nei momenti più bui (e pensa che qualcuno di molto vicino mi disse:io al tuo posto mi ucciderei, ci hai mai pensato? )

      Mi piace

    • Bei consigli che ti danno! Io il pensiero l’ho avuto, due volte nel corso della mia esistenza. Uno quando la mia vita – da adolescente – era diventata un incubo di pugni e cinghiate, il tutto unito a un’umiliazione psicologica, pubblica e privata, continua. La seconda, ve ne ho già parlato, quando in seguito a un piccolo intervento medico, peraltro inutile (diagnosi errata) e sbagliato, mi ritrovai a soffrire dolori lancinanti per anni. In entrambi i casi lo spirito di conservazione ebbe la meglio. Di sicuro non l’ho mai pensato per pene d’amore, lavorative, di relazione sociale.

      Mi piace

Dimmi la tua!

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...