Attila ed altri lavativi

Diciamo che su questo post sto mettendo insieme due cose che non c’entrano niente, ma che ci faccio entrare perché ho voglia di raccontarvele entrambe.

Dunque, voi dovete sapere che mia figlia adora il padre: voi direte che è cosa buona e giusta, per carità, ma i miei più antichi lettori sanno bene come questo sia servito fin dalla sua nascita a fare di lei il cavallo di Troia per devastare la mia vita. E, pure questo, passi.

Il fatto però è che lei, sempre presa dal folle amore per il padre, si è registrata sul telefonino un motivetto fischiettato dal padre, che usa come sveglia; anche questo sarebbe poco male, peccato poi che il telefonino lo lasci sempre da me, cosicché a essere svegliata dall’odioso fischiettamento di Attila sono io: ma dico io, vi pare, me misera me tapina, che io debba iniziare la giornata in questo modo?

Una giornata che inizia così poi non può che procedere peggio. Accompagno mia figlia all’ospedale, dove avrebbe dovuto assistere a un intervento di  neurochiururgia, soppresso all’ultimo momento (l’intervento, non il paziente). Proseguo e mi fermo a fare benzina presso un distributore dal quale mi ricordo sempre a posteriori di essermi ripromessa di non andare mai più. Faccio il pieno e gli chiedo di gonfiarmi le gomme. Mentre la benzina sta scorrendo nel mio serbatoio, vedo la colonnina con l’apparecchietto per gonfiare le gomme ed esclamo: “Uh che bello, l’avete qua l’attrazzatura per gonfiare le gomme, quindi non mi devo neanche spostare!”, ma il benzinaio pronto “No, deve andare laggiù che gliele fa un’altra persona”.

Chiama quest’altra persona, che non arriva. La richiama, e non arriva. Dopo qualche minuto col clacson sollecito l’intervento, e il benzinaio alzando le spalle dice che ci può fare poco, che lui ha chiamato la persona due volte, e comunque la richiama.

Si presenta un tizio – un extracomunitario, e lo sottolineo solo per dire che ci si aggiunge la difficoltà della lingua – e mi fa “Guale ruoda?” e io: “Come quale ruota? Le controlli tutte e quattro, no?”.

Si allontana, fa la parte di guardare – da lontano… – con occhio esperto le due ruote che erano dalla sua parte e mi fa “sdanno bene”. Mi monta una rabbia che non vi dico, do una sgommata che lèvati, passo dal benzinaio sempre sgommando e gli urlo: “Non si trattano così i clienti!”.  Chiaramente, non ci andrò mai più (e stavolta giuro che me l’appunto e me ne ricordo).

Da qui arriviamo al terzo punto: c’è crisi, c’è crisi, ma a me pare che qui negozi/imprese etc. buttino fuori i clienti a calci nel sedere. Una negoziante cinese una volta mi disse ridacchiando: “Gli italiani amano i soldi ma non amano il lavoro”.

Ora, con tutta l’alzata di scudi dei miei amici italiani, che noi abbiamo, giustamente, un’altra cultura della vita e del lavoro che prevede, arigiustamente, anche pause e svago, che noi i nostri figli non li facciamo vivere dentro a un negozio o a un ristorante, che noi le domeniche le dedichiamo alla famiglia etc. etc. etc, tutte motivazioni secondo me fondate e condivisibili, ma almeno durante l’orario di lavoro ci si potrebbero un po’ applicare o no? Insomma, una via di mezzo tra lo stakanovismo e il lavativismo si potrà pure trovare, o chiedo troppo?

Io per esempio ce l’ho a morte con una certa compagnia telefonica, cui non ripasserei neanche morta (va beh, dipende dall’offerta 😉 ), la cui arroganza è stata spesso ammessa anche dagli stessi suoi commerciali, che devono faticare non poco per riacchiappare i clienti che fuggono (mantenerseli prima no, eh?).

Di negozianti poi non vi dico quante ve ne potrei raccontare, e parlo dei proprietari, non dei commessi, che invece in genere sono poveri disgraziati che trottano! Una volta si diceva che l’occhio del padrone ingrassa il cavallo, ma ora ho proprio l’impressione che non sia più così…  😦

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45 thoughts on “Attila ed altri lavativi

  1. Un paio di mesi prima del mio diciottesimo compleanno mio padre mi annuncia che vuole regalarmi un bel vestito e che se mi fossi preparata mi avrebbe portata in giro per i negozi. Per strada una boutique espone un cartellone pubblicitario con un vestito meraviglioso, rosso, tutto lustrini e raso. Entriamo dentro questo negozio perchè io volevo per lo meno provare quel vestito e, casomai il prezzo fosse stato onesto, anche comprarlo. All’interno la boutique non esponeva vestiti, perchè era un piccolo negozietto, ma aveva i capi appesi dentro degli armadioni. La titolare stava servendo una signora ed entrando mia madre fa per chiederle:
    “Signora ha il vestito del cartellone pubblicitario?”
    Ma non fa in tempo a parlare che la titolare risponde avvizzita:
    “Signora, non vede che c’è un cliente prima di lei? Aspetti il suo turno”.
    Giriamo i tacchi e quel giorno entrammo nel negozio che stava di fronte al suo e che le faceva concorrenza. Morale della favola? Nel secondo negozio ho comprato un vestito da 200 euro, rosso, in raso. Il primo negozio attualmente ha chiuso i battenti.

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    • Ed è così, alla fine io noto che, quando ho un’opinione negativa su un negozio, riscontro che quella è condivisa dai più, e dopo un po’ il negozio chiude i battenti. Nella mia via è un continuo aprire e chiudere di attività, e c’è una differenza abissale tra l’accoglienza dei vecchi negozianti, che resistono da decenni, oserei dire persino senza troppe difficoltà, e l’arroganza dei nuovi, che fanno prima a chiudere che ad aprire.

      Una volta andai in una pizzeria e chiesi un pezzo di pizza al taglio: mi rispose che non poteva darmene quanta ne volevo io perché era pretagliata (da lui). Abbozzai e acconsentii a prenderne uno dei pezzi pretagliati, quando vidi che lo prendeva e lo metteva al forno. “No no!”, mi precipitai a fermarlo, “A me piace fredda” e lui: “No, questa va calda”, e tranquillamente la lasciò nel forno. Presi stizzita la pizza bollente (e aspettai che si rifreddasse) giurando a me stessa che non sarei tornata, ma tanto, quando mi capitò di ripassarci, vidi che era chiuso e abbandonato…

      Sempre in una pizzeria al taglio, nuova apertura, cominciai ad andare a pranzo con tutta l’intenzione di continuarmente a servire abitualmente, tanto era vicina all’ufficio. Una volta mi venne un conto un po’ più caro di quanto m’aspettassi ad occhio. Chiesi di ricontrollare il conto, e c’erano 3 euro e mezzo in più. La ragazza si scusò e mi restitui la cifra. Dopo un po’ di volte, stesso conto un po’ più caro, chiesi la verifica ma la ragazza parve non sentirmi, tanto era occupata, e per quella volta rinunciai. Dopo qualche altra volta stessa identica scena, chiedo il dettaglio a brutto muso, la ragazza tira fuori lo scontirno dalla bilancia, lo butta e me ne fa un altro con il totale. Ribadisco che voglio il dettaglio, e lei fa la faccia stupita, facendomi presente che oramai l’aveva buttato. Insisto nel manifestare il mio disappunto e quella mi risponde che, se proprio ne ho bisogno, posso aspettare che finisca di servire tutti che si sarebbe messa a rovistare nella spazzatura. L’ho mandata al diavolo e anche lì non sono più andata: e meno male che questa gente chiude in tempi brevi, sennò litiga con questo, litiga con quello, non saprei più dove andare a servirmi! 😈

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    • Non è solo il fregare soldi alla gente, ma è nella testa del commerciante che qualcosa non funziona. Alle volte capita che il negoziante chiuda perchè vuole guadagnare tanto e subito, e non ha idea di cosa significhi “farsi della clientela”. Altre volte pensano che è il cliente ad aver bisogno di lui, non viceversa. Infine spesso non ci sanno fare. C’era una rosticceria siciliana dalle mie parti che faceva gli arancini al pistacchio e al salmone. Credimi, cose così non le avevo mai assaggiate ed erano di una bontà unica. Aveva un difetto. O almeno un paio. Un commerciante deve avere disponibilità di denaro sia in moneta che in carta. Metti che arriva il cliente con le 20 euro intere, tu devi essere in grado di cambiarle. Sto ragazzo non aveva mai il resto. Lo vedevi che faceva il giro dei negozi a fianco a lui per rimediare soldi spicci mentre gli arancini si freddavano. Un altro invece ha il vizio che basta un raffreddore e chiude i battenti. Così quando capita che vai apposta lì perchè fa degli antipasti buonissimi, magari hai fatto un giro a vuoto e, oltre ad aver sprecato benzina, vai a casa digiuna.

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    • Appunto. Quello poi delle chiusure random è un altro problema, una fotografa sotto casa mia, brava nel suo lavoro e che coi clienti ci sapeva fare, secondo me ha chiuso per questo: quando ti serviva non c’era mai, si era sempre “allontanata un attimo tanto non c’è nessuno”, e non potevi contare sull’orario. Io, con la morte nel cuore perché da lei mi trovavo davvero bene, alla fine cominciai a organizzarmi diversamente, e quando era arrivata a casa, anche se lei per caso era aperta, quello che dovevo fare oramai l’avevo bell’e fatto!

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    • Purtroppo si, non ci sanno fare. Anche un supermercato dalle mie parti ha chiuso. Era in parte a conduzione familiare e figli e nipoti, quando avevi bisogno di loro per pagare o per essere serviti alla salumeria, improvvisamente si dileguavano. Se ti vedevano davanti alla frutta ed avevano bisogno di essere serviti, continuavano tranquillamente la fumare e rientravano solo dopo aver finito. Chi lavorava davvero erano gli unici tre commessi esterni che si dividevano fra magazzino, cassa e reparti. Meno di sei anni e il supermercato ha chiuso. Guadagnavano parecchio, era un discount e la gente ci faceva grosse spese, pensa che compravano da loro anche i ristoranti tramite fattura, però questo atteggiamento dei familiari ha portato tutto alla rovina!

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    • E infatti, ti dicevo, una volta la mano del padrone era quella che rendeva solida l’impresa, adesso i padroni andrebbero legati e lasciati lavorare i commessi!

      Una volta vidi in una vetrina un cappottino bianco per mia figlia, a doppio petto: lei in quel periodo adorava il doppiopetto bianco, ne aveva uno che si era rovinato ed era stato dismesso, e ne desiderava un altro. Entro e chiedo che taglia fosse. Risposta del padrone: “Che taglia le serve?” “Beh mia figlia porta la 44, taglia media”. “Sì, va bene” e lo fa prendere dalla commessa. Quando lo vedo era taglia small, risicatissimo. Io obietto che è piccolo, e lui si arrabbia perché glielo avevo fatto togliere dalla vetrina. Io ribatto con decisione ma sempre con educazione che avevo ben detto che mi occorreva una media e lui replica che, togliendo il doppio petto e spostando i bottoni le sarebbe entrato. “No, guardi, io ero interessata al cappotto perché era un doppio petto, con un’unica fila di bottoni non mi serve. Ha qualcos’altro del genere?” rispondo io e, mentre la commessa si apprestava a mostrarmi qualcos’altro, il padrone la ferma e glielo proibisce, dicendo che io non ero interessata a comprare e loro non avevano tempo da perdere. Naturalmente questo negozio non c’è più… Ci rimasi veramente male, quello non era uno che non ci sapeva fare, era proprio matto alleluia!

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    • Peccato… Meno male che i negozi che mi servo io mi dicono che posso pagare quando voglio se mi piace una cosa enon ho tutti i soldi disponibili. Sottolineo. Sanno che sono onesta e i soldi li avrebbero comunque!

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    • Ah, quello pure a me, non per i soldi, ma non mi va di provare la merce in negozio e me la danno a casa, insistendo che se non va bene gliela devo riportare subito perché ovviamente a loro la merce in negozio serve, ma se va bene i soldi glieli posso dare con calma quando ripasso senza nessuna fretta, ma tanto lo sanno che io sono precisissima e mi precipito!

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    • Ho un negozio d’abbigliamento sotto casa. Non ha vetrine ma spesso sbircio dalla strada se c’è qualche offerta. Se leggo da lontano qualcosa che mi incuriosisce entro e provo. La titolare mi fa: “se ti piace portalo a casa e poi mi butti dal balcone i soldi!” sono anni che questo negozio sta in piedi e ha fatto chiudere pure un cinese vicino casa. Certo, oggi ci sta altra concorrenza, ma se vuoi risparmiare sai che in quel negozio c’è disponibilità. Uno dei due figli oramai è mio personal trainer. Sa la taglia, i colori e lo stile. Quindi….

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    • Se i negozianti non capiscono che il cliente è il loro pane, non stanno messi troppo bene! Pure da me quelli che sopravvivono sono quelli che il cliente se lo tengono stretto.

      Sotto casa mia c’è anche un negozio di scarpe di lusso, da cui ho sempre lasciato un patrimonio: io posso pure comprare gli abiti dai cinesi e le borse dagli africani, ma le scarpe devono essere buone, e stiamo parlando di centinaia di euro: ma ci credi che non arrotonda di un euro, ma che dico, neanche di 50 centesimi? Lo trovo un atteggiamento davvero fastidioso. La negoziante è gentilissima, la merce ottima, ma questa inflessibilità è antipatica, e alla fine non ha prodotto fidelizzazione; se io sono una cliente come un’altra, anche il suo per me è un negozio come un altro, , se vedo un paio di scarpe in un altro negozio me le compro lì, mica me la sono sposata! Con gli altri negozianti è diverso, magari allungo la strada, rimando la spesa, ma voglio andare da loro perché mi sento loro cliente e ci tengo.

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    • Ecco. Aspetta un secondo. Chiedere il famoso sconto, per quanto ci faccia sentire coccolati dal negoziante, invogliandoci ad acquistare, è però un atteggiamento fastidioso. Soprattutto i negozi che vendono specifiche griff o hanno i prezzi preimpostati, tirare l’euro o i 50 cent sforerebbero dal bilancio giornaliero e ci rimettono di tasca loro. Oltre a ciò è da dire che i negozianti e i commercianti in generale sono quelli che subiscono i contraccolpi della crisi e sostengono più di tutti le spese per il mantenimento dell’attività. Sai cosa significhi per loro togliere un euro a te e allo stesso tempo ad altre decine e decine di persone? Quando vanno a pagare una fattura di acquisto delle merci mica chiedono l’arrotondamento. Diverso è invece il caso in cui lo stesso prodotto è venduto da due negozi differenti e in uno lo paghi di più rispetto all’altro. Ma anche qui ci sono una serie di fattori, fra cui l’affitto del locale, lo stipendio dei commessi, e così via. Quindi io generalmente tento con lo sconto, ma non insisto oltre.

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    • No Aida, non sono d’accordo, anche perché la legge è uguale per tutti, e altri negozianti lo fanno. A me pare scontato che se pago, che so io, 351 euro, te ne do 350, e non mi dire che vanno in rovina, perché vanno più in rovina se io quell’acquisto non lo faccio: comunque, si regolino come credono, loro sono padroni di non arrotondare, io rimango a mia volta padrona di andare dove voglio. Comunque sono capitata casualmente in un negozio che mi fa il 20%, altro che 50 centesimi o un euro! A volte sono io che insisto per dare di più, e non vuole assolutamente (ti prevengo, non sono prezzi rincarati prima, sono già prezzi buoni per merce di qualità).

      Ricercando un’altra cosa ho trovato questo, direi che è on topic.

      Ah, un’ultima cosa: io lo sconto non lo chiedo MAI, prendo solo atto di come il negoziante si comporta, e ti assicuro che di negozianti ne conosco, ma come quella nessuno!

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    • Credevo fossi come si usa qui da noi, tirare il prezzo fino all’osso e non concedere lo sconto di propria iniziativa. No, non andranno in rovina, c’è chi fa lo sconto e chi meno, l’altra volta ho acquistato una cosa che da 180 euro me la fece a 100 con la cosa però di scrivere sullo scontrino un prezzo ancora più basso… Ognuno a modo suo!

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    • nuuu, era solo per dire che non ti credo quando dici che non ci tornerai più… voleva essere una simpaticissima battuta… 😛

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    • Il fatto è che io sono rimbambita, prendo grandi risoluzioni e poi, regolarmente, me ne dimentico. Ho salutato festosamente persone che incontravo per strada senza ricordarmi che ci avevo litigato per sempre, senza possibilità di ritorno (questo potrebbe anche dimostrare quanto le prendo in considerazioni…).

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    • Eh, cambiare, cambiare, cambiare è una parola grossa, non è che uno cambia così, senza un motivo grosso! Diciamo che in genere frego tutti lo stesso, sono piuttosto poliedrica e alla fine l’idea e l’atteggiamento che non ti aspetti salta fuori, spiazzando il prossimo 😉

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    • sai cosa mi fa ridere?!!? che ti sei descritta in due modi diversi nell’arco di 5 minuti.. in un certo senso smentendo te stessa da sola.. io ho solo fatto le battute, poi il condimento è tutto tuo.. tipico delle anime poliedriche…. 🙂

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    • tralasciando l’ironia hai detto una cosa verissima e fondamentale… per cambiare serve un motivo grosso, a volte enorme…. l’altra cosa da dire è che non sempre è così necessario come sembra..

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  2. Solo per un intervento tecnico: le gomme andrebbero controllate prima di partire o quantomeno dopo breve tragitto perché in marcia si scaldano e la loro pressione sale.
    Altra cosa necessaria è conoscere la pressione consigliata dal produttore dell’auto per quel veicolo… perché non per tutte le auto (e moto) è la stessa e può variare anche di molto, e varia generalmente anche fra ruote anteriori e posteriori. Buon martedì! 😉

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  3. Raschjatori de poste che cjànni la crosta, levatori de ragghjatele e porvere da poste oramai esauriti a lascjati a zonzo … venghino VENGHINO, ssjore e ssjori : pagate due e PIJATE TRE, sconti specjali a bloggheresse ‘romane’ dotate sja davante che deretro … VENGHINO … VENGHINO … NUN VE FATE SCAPPA’ ‘ST’ OCCASJONE DE RINNOVA’ ER POSTUME OBBESOLETO … NUN CJ FATE ANNA’ VJA A MANO VOTE … venite … VENITE … NO-PERDIGGJORNO E/O … ‘MPICCJONI NULLAFACENTI E NULLA PAGANTI ! :mrgreen:

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  4. Se tua figlia lascia sempre il cellulare in camera tua, io mi sentirei autorizzata a cambiare una volta per tutte la suoneria della sveglia. A quel punto se vuole davvero mantenere quel motivetto credo che porterà il cellulare presto accanto al suo letto! 😛

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  5. Simpaticissima Diemme, ma quanta gente dovrebbe ritrovare un pò di educazione. Purtroppo ognuno tira avanti per la propria strada ignorando totalmente l’altro. Stamani mi sono trovata ad un certo punto in un intoppo stradale, dovuto semplicemente al fatto che una signora con una jeep, aveva svoltato per entrare in un viale dove c’era il camion per raccolta rifiuti che occupava lo stesso. Davanti a me un altro che doveva lo stesso girare lì. Possibile che nessuno dei due abbia pensato di smuoversi in qualche maniera per fare in modo che chi stava dietro potesse passare? E bada che si poteva. No ,file lunghe a destra e sinistra clacson impazziti prima di capire che con una manovra stupida tutti sarebbero passati .Prepotenza e menefreghismo la fanno da padrone mia cara. Un abbraccio. Isabella

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