Di paternità, corna e pecunia

pecunia non olet

Oggi, come al solito, visita parentale, con conseguente visione di Forum che, con buona pace dei dissenzienti, è uno dei pochi programmi che guardo volentieri.

Per chi non l’avesse visto, riassumo la storia:

una donna, con figlia di dieci anni, sposa un uomo, che si rivelerà ottimo marito di lei e ottimo padre della di lei figlia. Quest’uomo ha un segreto non proprio segretissimo, una foto di un bambino nel portafogli, bambino che non nega essere suo figlio, ma del quale non vuole parlare e sul quale, nonostante le insistenze, sollecitazioni ed esortazioni della moglie, non vuole fare ricerche.

A un certo punto il marito, lei dice improvvisamente, viene meno: improvvisamente, ma comunque una trentina d’anni dopo il matrimonio, quindi la questione aveva avuto tutto il tempo di essere affrontata, e la sua posizione – sua del marito intendo – era di archiviare il discorso e non scavare.

Dopo la morte di lui però la signora, lei dice per senso di giustizia, altri insinuano per morbosa quanto scriteriata curiosità, fa fare ricerche su questo bambino e scopre con sgomento che è il nipote, nato da un’avventura di suo marito con la cognata, avventura che si era chiusa con questo segreto che i due attori avrebbero mantenuto per sempre.

Alla notizia la vita di una serie di persone viene sconvolta: il ragazzo scopre che quello che aveva sempre pensato fosse suo padre non lo è, la madre si ritrova con questo segreto svelato e quindi in una situazione lacerante, il padre – o almeno, l’uomo che aveva sempre pensato di essere il padre – ci si ammala, la figlia della signora, adottata dal di lei defunto marito, si scaglia contro la madre, anche se probabilmente solo perché rischia di vedersi decurtare una parte di eredità: eh sì, perché la questione poi si riduce a questo, al figlio che, scoperto che lo zio defunto era in realtà il padre, cita la zia acquisita in giudizio per avere la sua quota di eredità.

Il guazzabuglio non finisce sui: la sentenza del giudice è che *ancora* non può essere inserito nell’asse ereditario perché, per la legge, il padre continua ad essere l’uomo che l’ha cresciuto e quindi, se per la legge è figlio di uno non può essere legittimamente figlio dell’altro e dunque, per poter accedere alla pecunia, deve prima presentare un’istanza di disconoscimento della paternità; poi, una volta passata la sentenza in giudicato, chiedere l’attribuzione della paternità del decuius, e solo successivamente, una volta passata in giudicato anche questa sentenza, richiedere la sua quota di eredità.

Aggiunge il giudice, con molto buon senso, una domanda al figlio: davvero lui vuole, per soldi, promuovere un’azione di disconoscimento della paternità nel confronti dell’uomo che l’ha cresciuto, gli è stato vicino fin dalla nascita e l’ha accompagnato nel corso della sua vita?

Qual è la vostra idea su tutta la faccenda, tutti gli attori e, possibilmente, un’ipotesi di soluzione?

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22 thoughts on “Di paternità, corna e pecunia

    • Al posto tuo però io qualche domanda me la sarei fatta, perché io nei miei amici in genere ho fiducia, e penso che se fanno qualcosa, che pure io non capisco, una ragione ce l’avranno. Comunque mi permetto di darti due consigli:

      1) Non parlare di corda in casa dell’impiccato.
      2) Non parlare di fatti privati in luogo pubblico, per gradevoli e degni di ringraziamento che siano.

      Anzi, te ne do un terzo: non reagire aggressivamente nei confronti di chi abbia contrastato in punti 1 e 2.

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  1. La mia proposta è di uccidere la moglie del decuius che, avendo già troppi soldi, non aveva altro da fare per occupare il tempo che rovinare la vita sua e di un sacco di altre persone infrangendo il desiderio più profondo del marito che aveva secretato tutti i suoi sogni nel suo portafoglio.
    🙂

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  2. Mio marito di queste storie ne ha “viste” parecchie, anche perchè spesso succedono violenze tipo maltrattamenti, botte, lanci di oggetti…ma alla fine sai come si conclude? Che magari chi può accedere al “patrimonio” rinuncia a chi gli è stato vicino….i soldi so’ soldi…
    A me fanno schifo tutti (meno il padre illegale, cioè quello che l’ha cresciuto).

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  3. La mia idea è che per divertimento di due persone chi ci rimette è solo il figlio. Orbene. Secondo me moralmente parlando ci sono due strade da percorrere:
    1) quella democratico-cristiana. Una persona adotta un figlio non suo accettandone la paternità, lo cresce, affronta delle spese (perchè le spese ci sono se cresci un figlio, dal mangiare all’abbigliamento fino a finire alle aspirazioni, quindi attività sportive, pizze al sabato sera e così via) ed elargisce senza nulla in cambio un amore gratuito.
    2) quella morale-economica. Ogni persona ha il sacrosanto diritto di conoscere le proprie origini, non solo per questioni di verità, ma anche di genetica. Sapere chi sono gli effettivi genitori, da chi provengono lo sperma e l’ovulo, serve a capire la propensione ad alcune patologie genetiche, per prevenirle e curarle al meglio. Non solo. Tacere una verità di tal guisa significa privare del ragazzo del diritto di autodeterminarsi, cioè formare un giudizio sui suoi genitori, maturare l’idea che la realtà non è sempre rose e fiori ma c’è chi per puro piacere mette al mondo figli e tiene in segreto l’intero ambaradam.
    Ora. Giustamente chiedere il disconoscimento per ottenere l’eredità è una questione puramente egoistica, forse l’attore chiede di entrare nell’asse ereditario come sorta di risarcimento per la verità nascosta, e, a mio avviso, più che chiedere di diventare erede, avrebbe potuto chiedere i danni alla madre che aveva taciuto tutto, ma deduco che la donna non avrebbe potuto avere soldi a sufficienza per riparare il danno.
    Se fossi un legislatore, io comparerei le due situazioni. Tu chiedi il disconoscimento per ottenere l’eredità, bene. i soldi dell’eredità verranno compensati fra il tuo diritto ad essere risarcito e il diritto dell’uomo che ti ha cresciuto ad ottenere indietro tutto ciò che ha speso per crescerti e mantenerti.
    Ovviamente ciò che dico è immorale. Un padre non chiederebbe mai indietro ciò che investe per il figlio, ma se lo facesse molti figli inizieranno a ringraziare i proprio genitori per ciò che fanno quotidianamente per loro.

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    • Io credo che da una parte la vedova abbia sbagliato a voler violare un segreto che suo marito aveva ben manifestato di voler mantenere, dall’altra io sono una cultrice della verità e soprattutto del diritto di ogni individuo a conoscere, laddove possibile, le proprie origini (anche se qui, come patrimonio genetico gli cambia poco).

      Ciò premesso, nei panni della vedova che ha scatenato tutto questo putiferio, io darei spontaneamente al figlio biologico la parte di eredità presa in sua vece, senza che lui abbia bisogno di promuovere dolorose azioni di disconoscimento del padre. Ovviamente l’eredità sarebbe solo la metà di quella spettante, perché la figlia della vedova, adottata dal defunto, a quanto ho capito col piffero che sarebbe disposta a rinunciare a un centesimo, e mi sembrava pure abbastanza scema da non capire che tanto li dovrebbe comunque sborsare, la sua scelta sarebbe solo se farlo spontaneamente o procurando altro dolore. Al posto del figlio mi accontenterei di quella cifra e non promuoverei alcuna azione di disconoscimento verso il padre che mi ha amato e cresciuto, mi sembra un giusto compromesso. Al posto invece del padre legittimo perdonerei la moglie, che ha già pagato abbastanza la sua colpa, come pure l’ha pagata il fratello defunto, e al post della moglie moltiplicherei gli sforzi per rendere felice la vita di suo marito.

      Ipsa dixit.

      Comunque, secondo me, quella che ne esce peggio è la figlia, avida e ingrata. Ecco, diciamo che nei suoi confronti la mia posizione sarebbe questa: se molla il malloppo senza esserne costretta, allora potrà restare a far parte della famiglia, altrimenti si prendo quei soldi rubati ma non pretenda più di avere una madre o un fratello o cugino che sia, né zii e né nessuno: se la sua scelta, davanti al dolore, agli affetti e alla giustizia è quella dei soldi, che soldi siano. E solo quelli.

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    • Il ragionamento non farebbe una piega. purtroppo però la legge consente al figlio conteso sia l’eredità che il diritto al risarcimento danni, e ti dirò. Acquisire un’eredità comporta delle spese di passaggio e a tal proposito l’attore si troverebbe con le spese mezze pagate dalla sorellastra e, allo stesso tempo, con parte dell’eredità. Se decidesse per il solo risarcimento, avrebbe un capitale da parte della madre che ha sottaciuto le origini del padre, e parteciperebbe all’asse ereditario del suo attuale padre che, pur avendolo acquisito, rimane comunque per legge il suo effettivo padre. un appunto. In tutta questa storia, se davvero l’esigenza principale fossero solo i soldi, il padre che ha scoperto di non essere padre genetico e di avere un figlio pronto a chiedere il disconoscimento, dovrebbe, per ingratitudine dei suoi familiari, chiedere:
      1)disconoscimento verso il figlio ingrato
      2) separazione con addebito nei confronti della moglie
      3) risarcimento danni.
      Poi voglio vedere chi sborsa cosa.

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  4. La soluzione più pratica è che il disconoscendo come padre e l’aspirante erede si mettano d’accordo per procedere e facciano una festa con brindisi dedicato alla vedova curiosa.

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    • La verità è che al posto suo avrei fatto la stessa cosa.
      C’è, voglio dire, non si può vivere con un mistero senza porsi delle domande.
      Io, più che altro, do la colpa al defunto. Non dovevo assolutamente far vedere la foto. Anzi, non avrebbe nemmeno dovuto averla nel suo portafoglio. E’ chiaro che prima o poi sarebbe spuntata fuori. (Si sa, le mogli scovano anche nel cenere del camino per certe cose). Poi anche se lei ha trovato la benedetta foto, ‘azzo, ma trovati una bugia, no?
      Se fosse una foto da donna avrei capito la difficoltà. Ma un bambino non desta tanto sospetto, poi. Lui cosa fa invece? Le dichiara il segreto ed la stuzzica anche dicendo di non svelarlo mai. Ma è un invito a nozze. E come dirli “vai, cerca nel mio passato, non restare passiva”.

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