Ei fu.

Anche il diavolo prima era un angelo

«Allora, dottore?»
«Il vostro malato è malato sul serio».
«È cos’ha?»
«Tutto e niente. È un uomo che a quanto pare ha perso una persona cara. E di questo si muore».
«Che cosa vi ha detto? »
«Mi ha detto che stava bene».
«Tornerete, dottore?».
«Sì», rispose il medico. «Ma bisognerebbe che tornasse qualcun altro.

Victor Hugo

A un anno dal distacco. Un dolore che non va più via.

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16 thoughts on “Ei fu.

  1. Possono le lacrime lenire, almeno un poco, quel dolore che ci morde dentro e che non ci dà respiro ???
    Io me lo auguro per te, @Diemme cara …. ma spero tanto di avere un giorno per le mani, onde strozzarlo per averti arrecato ( inutilmente per lui … ) tante pene, quel tribolante @ginevro, l’ uomo ( si fà per dire … ) che scese dall’ Empireo, dove Tu lo avevi immortalato, per artigliare la resistibile @pdf e secolei dimenticarti ! 😦

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    • Io ci penso sempre a che cosa avrei potuto o non potuto fare “invece”, ma gira e rigira siamo sempre lì. Ricostruisco quanto successo, e la capra, secondo me, rimane la colpevole nr. 1. Tutto iniziò, lo sapete, quando scoprii che mi aveva raccontato un sacco di balle: e passi, stava vivendo una cosa nuova, una storia che l’ha sorpresa, un sentimento che l’ha spiazzata, tutto quello che ti pare, mica non sono in grado di capirlo, ma permetti che io, al constatare che la sua parola non valeva niente, abbia a mia volta avuto un minimo di disorientamento e spiazzamento? Non le dico niente, mi comporto con lei praticamente come prima aspettando che le acque si decantino e il tempo porti consiglio ma, in questo post, che lei legge, scrivo:

      “I rapporti con una mia amica si sono guastati. Forse lei non lo sa, o forse sì, non è una sciocca, io sono sicura che lei abbia capito. Il declassamento da rapporto di complicità a rapporto “amicale di grado 1” è subdolo, impercettibile, ma sotto sotto doloroso, e non è che io a questo dolore sia indenne.”

      Lei legge, e che fa, invece di fare pippa, conscia di aver sbagliato e far finta di niente, oppure di affrontare una spiegazione, comincia a rompere l’anima per sapere se è lei la persona cui mi riferisco (e non avevo scritto niente di pesante o offensivo ma, si sa, la coda di paglia fa brutti scherzi). Le dico di sì, e lei ci ribatte, concludendo che non avevamo più molto da dirci: e certo, oramai aveva trovato chi se la ripassava, non aveva certo più bisogno del tempo e delle chiacchiere di un’amica!

      Tu continui ad avercela con lui, io continuo ad avercela con lei: gli uomini sono ingenui, oltre che soggetti all’ormone, il sentirsi cavalieri che difendono la donzella indifesa li gratifica, e insomma, non si può perdere l’amore per sostenere quella cui, se non altro per la sua irruenza, è così facile dare torto!

      Ma lei è una nullità totale, l’aver trovato chi se la scopa non la rende meno nullità, e io non riesco proprio a intravedere qualcosa che io avrei potuto fare “invece”.

      Una mia amica me l’ha chiesto: “Ma tu, per amor suo (di lui, ndr), non potevi sopportarla invece di sbranarla?”. La risposta è no, non avrei potuto, troppa ipocrisia sarebbe stata necessaria a tollerarne l’esistenza.

      Un mio amico, anni fa, mi fece un torto piuttosto “antipatico”. Beh, lui un giorno mi telefonò e mi disse: “Ok, ho fatto una cazzata, inutile pure che tenti di parlarne, non c’è giustificazione, ma non c’è niente che io possa fare per salvare la nostra amicizia? Nulla che io possa fare per recuperare?”.

      Ecco, con quella telefonata aveva già fatto tutto quanto in suo potere, e ancora oggi siamo amici.

      Ma lei no, lei si permette pure di essere spocchiosa.

      Oppuramente, si conferma l’ipotesi che è un’opportunista che mi ha solo sfruttato, nel momento di solitudine, come tappabuchi d’emergenza.

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  2. Io credo che ricordare non lenisca il dolore, anzi, semmai lo riacutizza. E’ ora di voltare pagina. Lo so che è difficile, anch’io quando ho perso un’amica in circostanze mai chiarite, non mi davo pace. Poi ho iniziato a non pensarci ed ora, anche se per forza di cose i ricordi ritornano (20 anni di amicizia non sono una passeggiata), mi convinco sempre più che chi non mi vuole non mi merita. Presuntuosa? Può darsi, ma è l’unico modo per farsene una ragione.

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    • Non è così facile. Di amici nella mia vita ne sono passati tanti, ne ho acquistati e ne ho persi, alcuni per fine naturale, altri più o meno dolorosamente, ma questa è una cosa particolare, è come se mi fossero morti in un colpo solo madre padre e fratello, non è così facile da superare.

      Lei mi fa solamente schifo.

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    • Scusa ma non capisco. Con tutta la considerazione che si può avere nei confronti dell’amicizia, non la paragonerei, nemmeno le più importanti della mia vita, alla famiglia. Ad ogni modo, se c’è una persona che dovrebbe farti più schifo quella è lui, non lei.
      Una delle mie più care amiche l’ho persa per causa – indiretta – di mia madre. Non ho mai pensato che mia madre mi facesse schifo per questo.
      Poi è anche vero che bisogna distinguere tra situazione e situazione. Ho comunque imparato a non attaccarmi troppo alle persone, proprio per non soffrire. Sarò cinica ma è l’unico modo per sopportare certe perdite.

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    • Io anche ho perso una persona per mia madre, però do la colpa a mia madre, che ci ha portato all’esasperazione. No, per lui non provo schifo, anche se è offensivo da parte mia non avercela con lui, nel senso che significa il non riconoscergli la facoltà di intendere e di volere. Quando io penso “Poverino, è stato messo con le spalle al muro, disorientato dal sentimento (chiamiamolo così), ha avuto paura di perdere un’occasione, magari unica, di avere un amore ed essere felice”, so che non gli sto facendo un complimento ma, d’altra parte, quel complimento non lo merita. Lui secondo me tra la paura di perdere l’amore, la convinzione di star difendendo la fanciulla vilipesa e il tiratira dell’ormone, un po’ ci si è trovato dentro, ma lei è stata scientemente stronza, prima, durante, e dopo: prima a dirmi le balle, durante venendo a sfruculiare ribattendoci di cassa, e infine permettendo che si creasse questa situazione, che non è possibile non abbia fatto soffrire anche lui, senza muovere paglia, magari sentendosi anche gratificata del suo nuovo potere: che gran pezzo di beeeeep!

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    • PS: io invece continuo ad attaccarmi alle persone, e a godermele finché ci sono: non si può rifiutarsi di respirare per paura di inghiottire microbi.

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  3. Piangèa la fanciullina senza posa,
    e venne un Angelo pietoso in sulla terra …
    a lei portò un fazzoletto color rosa
    fatto di stelle … le più belle della serra !
    Ad una ad una le sue lacrime asciugava
    e quell’ amaro dal cuore Le toglieva …
    Forse era un sogno, amico del mattino
    o forse era un segno del destino ! 🙂

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  4. ..che dire …. cara Diemme approvo tutto di quello che hai scritto dall’aforisma all’immagine del post . Riguardo l’amicizia dell’amica ( scusa la ripetizione) potrei farci un libro, ma per ora mi sono limitata a scrivere un paio di post. Di amiche che ritenevo “vere”, ne ho avute pochissime, due al massimo, e al momento ne è rimasta solo una ! Sinceramente ho avuto molto più sincerità e aiuto reale e gratuito da amici , nei pochissimi momenti che avevo davvero bisogno di aiuto sia psicologico che fisico . Ora vado a rileggermi l’altro post sulla Family che ho trovato molto interessante . Ti abbraccio , e buona settimana :))
    Rosy

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    • Sì, anch’io ritengo che gli amici maschi siano migliori delle amiche femmine, fino a che non si arriva a quella zona di confine in cui uno dei due – generalmente lui – decide di fuggire (chissà perché poi fuggire e non proporsi, la regola dell’amico da loro se la suonano e da loro se la cantano!).

      Aspetto il tuo intervento sul Family Day allora, che tante accese discussioni ha generato in questi giorni!

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