La Memoria ora è nei posteri

Pubblico perché mi sento in dovere, ma la mia posizione in merito oramai dovreste conoscerla. Solo che è una perdita per l’umanità che i testimoni diretti stiano scomparendo, e ora è a noi posteri ricordare al mondo cosa può succedere se si lascia che il germe maligno del razzismo attecchisca.

Ma l’essere umano è razzista, non riesce proprio a prescindere dalla logica della categoria, non riesce a liberarsene, forse è una sorta di economia mentale, e siccome io non credo nell’intelligenza della massa, il razzismo e la discriminazione tormenteranno sempre l’umanità, e siccome l’umanità è vile e debole, accanto ai carnefici ci saranno sempre i complici più o meno silenti, i collaborazionisti e gli spioni, i complessati e falliti che avranno nella delazione il loro momento di gloria, la loro rivalsa che non farà altro per finirli di qualificare per quelli che sono.

Però siccome anche il Bene ha le sue armi, i suoi testimoni, i suoi guerrieri e i suoi custodi, l’umanità continuerà a rialzarsi, a contrastare l’abominio, sconfiggerlo e lottare per evitare che si ripeta mai più.

La nostra lotta è la testimonianza. La nostra lotta è l’appoggio a tutti i diversi, a tutti coloro colpiti dalla sorte.

“Quando avrai aiutato il più piccolo dei miei fratelli avrai aiutato Me”.

Noi siamo stati i più piccoli dei vostri fratelli ma siamo cresciuti, e non possiamo non impegnarci ad aiutare, a prevenire, a impedire.

Mio nonno da Fossoli scriveva alla sua famiglia, a sua moglie e ai suoi figli: “Quando alle 10 suona la campana, io mi metto in un angolo e penso a voi. Vi chiedo di farlo anche voi, alle dieci fermatevi e pensate a me, così mi sembrerà di stare insieme”.

Non avrei dovuto virgolettare le parole, perché non ho il documento sotto mano e non sono le parole testuali. Vi assicuro però che questo era quanto espresso, e queste le parole che ho inciso nel cuore.

Io ti penso nonno, e non solo alle dieci del mattino.

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15 thoughts on “La Memoria ora è nei posteri

  1. Un tempo non lontano di una non perduta primavera… commentammo questo .
    Credo che valga la pena di rivederlo, poichè penso che sia uno dei documenti più alti fra quelli cari al Giorno della Memoria !

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  2. abbiamo voluto dimenticare troppo in fretta e cosi’ non abbiamo imparato nulla…. io obbligherei tutti gli studenti d’europa ad una visita obbligatoria prima di diplomarsi: davanti alle prove tangibili si resta muti.

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    • Io non ho mai visitato un lager, non ce la faccio. D’altra parte, lo sterminio della mia famiglia mi sembra una prova tangibile sufficiente.

      Comunque, pensavo che fosse un abominio agli occhi di tutti, e rendersi conto che ancora c’è chi li invoca o dice “Peccato che Hitler non ha finito il lavoro che aveva iniziato” riempie di un’amarezza e di uno sconforto infiniti.

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  3. …concordo tristemente sulla tua frase: gli uomini sono razzisti. È vero. Lo sono naturalmente, interiormente. La salvezza dall’uomo è forse la cosa più complessa che un uomo possa realizzare. Il ricordo di ciò che l’uomo è, ne è forse l’inizio.

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  4. Caro @Ergatto ( o cara “@Aagatta” ?!? ), io penso che la Memoria ( quella con la Emme maiuscola ), NON appartenga ai posteri, e cioè a quelli che verranno dopo di noi ! Ed anche se ritengo giusto far rivivere tangibilmente ai nostri figli e/o nipoti e/o pronipoti e/o …. ) quelle infami circostanze di uomini che si fecero bestie, tuttavia ribadisco che la Memoria E’ NOSTRA, struggentemente NOSTRA ! E siamo dunque noi, secondo la mia visione delle cose, che dobbiamo lottare, ognuno per quanto possa tangibilmente, sia per migliorarci ‘ad personam’ inchiodando la belva che, indiscutibilmente, è dentro noi, sia per sforzarci di migliorare il Mondo, onde non spezzare mai, per nessuna ragione, il SOGNO DI QUELLI CHE VERRANNO DOPO DI NOI !
    Questa notte, quando ho postato Ausmerzen, il documento straziante di @Marco Paolini, non posso non confessare di avere pianto, di fronte a quel bambino “diverso” che, fra tanti carnefici ( compresi i suoi famigliari ), incontrò la pietà di un soldato e che, quando costui si allontanò dal campo per tornare al fronte ( ma scrivendogli non appena poteva … ) gli scrisse la sua lettera dicendo “non ti preoccupare, io non morirò fino a che Tu non sarai tornato, così, andandomene in tua presenza, Tu potrai compormi nella bara con quell’ affetto che mi hai fatto sentire sempre” !
    Ecco … quelle mie lacrime notturne, pur amare …. saranno il pegno che porto dentro, per non smarrirmi mai, nè mai interrompere il sogno !

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  5. Vorrei aggiungere una testimonianza del mio medico:

    Un camice…mai indossato.
    Chi ha avuto l’occasione di incontrami in veste professionale avrà notato che non ho mai indossato il camice nel mio studio. Non si tratta di una trascuratezza ma di un atto voluto. In Italia vanto un primato che non avrei mai voluto conseguire: sono il medico che ha avuto in cura il maggior numero di reduci dai campi di sterminio. Ogni giorno, di primo mattino, nel cortile del lager, un medico tedesco con un camice candido davanti ai prigionieri in piedi da ore decideva chi era ancora adatto per lavorare e chi, ormai troppo sfruttato, doveva essere avviato alle camere a gas.
    Se avessi indossato il camice avrei potuto evocare nei reduci il ricordo di quei terribili momenti: per il doveroso rispetto nei loro confronti ho deciso di non farlo.

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  6. Tu … @Diemme, intendevi “ai posteri” dei Sopravvissuti ?!?
    Bene … ne prendo atto, ma io intendevo che quei fatti infami dell’ uomo che si fà bestia dell’ uomo appartengono ALLA MEMORIA DI TUTTI/TUTTE NOI, poichè quei Sopravvissuti, che presto se ne andranno, hanno già dato quanto a patire la sofferenze e il dolore, noi no !

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