Riflessioni (vere) di fine anno

Oggi è uscito, un po’ a sorpresa anche per me per la verità – visto che l’avevo programmato e poi me ne ero dimenticata -, un post canzonatorio su scuse di fine anno.

I vostri commenti (ah, santi amici che mi date spago!) mi hanno portato però a cimentarmi con me stessa per delle riflessioni più serie sull’anno che si sta concludendo.

Ho l’impressione che molte cose mi sfuggano, quando si vive come me, sempre di corsa, sempre a testa bassa (a testa bassa per il correre senza sosta intendo, ma sempre a testa alta in quanto a dignità e rapporti per il prossimo!)  ), il tempo passa veloce, troppo, e per fortuna non c’è neanche il tempo per guardarsi allo specchio per accorgersi di quella ruga in più, che pare che sia l’unico regalo che la vita ti porta, fatto salvo quel gran carico di saggezza che somiglia più all’apatia e al disincantamento che all’atarassia zen.

Dunque, cosa mi ha portato quest’anno?

Beh, la Pdf ce l’eravamo persa nel 2014, quindi acqua passata non macina più, ma la perdita di Xavier è di quest’anno, quindi oggi mi è concesso ancora piangerla.

Per quanto riguarda la famiglia, la lotta per la salute quest’anno è stata un po’ più ardua, ma ce l’abbiamo fatta e, se posso osare dirlo, pure alla grande.

Il lavoro ha portato grosse decurtazioni dalle quali, grazie al cielo, il mio progetto non è stato colpito, per cui ci accontentiamo dei demansionamenti collettivi e dei blocchi degli stipendi oramai decennali.

Occasioni sociali? Mmmmmm, direi niente di che, a parte la presentazione dell’ultimo libro di un mio amico che è stata anche un’occasione per rivedere tante persone care (comprese alcune perse e ritrovate col calore e l’affetto di sempre ❤ ).

A livello invece più ampio, intendo internazionale, purtroppo è stato – ed è ancora – l’anno di quella che viene chiamata la terza intifada, cioè un’altra forma di attuazione di una violenza cieca che un popolo assetato di sangue ebraico ha trovato per mietere vittime innocenti: la cosiddetta intifada dei coltelli, che si è affiancata a quella degli investimenti alle fermate degli autobus, delle pietre, etc., violenza che ci vede piangere morti e ad avere gente con menomazioni permanenti enormi, compreso il bambino di pochi mesi cui hanno dovuto amputare un piede. Gli attentati però quest’anno non si sono limitati a Israele, abbiamo avuto attentati e stragi in Francia (oltre a tutte le guerre nel mondo, che mica le dimentichiamo!), l’avanzata dell’Isis, la minaccia del Califfato…  insomma, a livello mondiale non è stato davvero un anno facile!

Che dire allora? Al di là delle nostre piccole miserie personali, io mi auguro ogni giorno, e non solo per il 2016, che questo mondo ritrovi il senno, che le persone ritrovino la propria umanità, che coloro che, al momento, vivono per distruggere, si convertano al partito (in senso lato) di quelle che vivono per costruire.

Spero che il 2016 e tutti gli anni a venire siano anni di fratellanza, e che il rispetto per l’uomo, per gli animali e per la natura tutta possa finalmente portare pace e prosperità in ogni angolo della terra, anche quello più remoto e dimenticato.

 Buon 2016!

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14 thoughts on “Riflessioni (vere) di fine anno

  1. Se @Xavier vuoi rimpianger, fallo pure ! 😯
    Non per questo la vita ch’ è sì dura
    per tutte le sue orride brutture,
    cesserà d’ esser bella un’ avventura !

    Or che la mezzanotte s’ avvicina,
    @Diemme cara sogna, vola … riposa,
    fai che per te sia dolce domattina,
    e che ti trovi aulente come rosa !!! 🙂

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    • Ah, caro caro cavaliere, speriamo quest’anno di metterci un punto a questa dolente nota! Giorni fa un’amica comune, riparlandone, ne ha dette di lui peste e corna, ferendomi non poco perché il mio, d’affetto, è sempre lì, e nonostante tutto lì sì davvero mi arrampico sugli specchi per difenderlo! Lei tuonava non prendendo neanche in considerazione lei, definita con due parole una poveraccia che non ha mai avuto dalla vita la possibilità di essere altro, ma lui è l’imbelle, lui il vile, e quanto m’ha fatto male sentire queste parole, senza trovarne altre per ribattere! E allora, per quest’anno, mettiamoci un punto: il 2015, se ha avuto un merito, è stato quello di riportarmi vari amici che credevo perduti e quindi… diamo tempo al tempo, come dice sempre mia madre “a Dio nun je ‘sta forte niente” (nel senso di “non gli è impossibile”) o anche “Dio non paga di venerdì né di sabato, ma alla domenica non deve niente a nessuno”.

      Ancora, citiamo caro Bruno Fra’ Cristoforo, col suo dito puntato: “Verrà un giorno”!

      Cercherò, per il 2016, di essere aulente rosa come tu ti auguri e, per continuare con le citazioni, aggiungiamoci un gucciniano “E a culo tutto il resto!”

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