Del cambio lavoro

Io esigente

L’immagine, ve lo dico subito, non c’entra niente, è che ho ripreso una vecchia bozza di un articolo che parlava d’altro e così, per non mandar sprecato niente, ce l’ho lasciata.

Insomma, giorni fa con alcuni conoscenti si parlava della crisi, del rischio altissimo di perdere il lavoro, e io ho notato la chiusura di chi, davanti al rischio di perdere il lavoro e di doversi riconvertire ad altro, si chiude a riccio e si trincera dietro a “non so fare altro”, “ho sempre fatto questo”, “non si trova niente”.

Ora, non è che io sprizzi ottimismo da tutti i pori e non tremi all’idea di rimanere col deretano a terra, ma sinceramente non m’impunterei sul “non so fare nient’altro”, “l’unica alternativa sono morte e fame”; i cambi di vita sono sempre dolorosi, ma a volte possono anche sorprenderci: tante persone hanno trovato spesso un’inaspettata soluzione ma non solo, a volte persino la felicità di una nuova realizzazione personale.

C’è un mio amico che la sua strada l’ha trovata addirittura dopo la pensione, che era magra e non bastava, e si è ritrovato, in un campo totalmente nuovo, a essere uno stimato e ben pagato professionista. Un ex capoprogetto, uscito dalla sua azienda in seguito a una ristrutturazione, ha accettato un offerta come rappresentante di vini e un altro, che mi fu mandato dal ferramenta per fare dei lavori in casa, era pure un capoprogetto e ora monta serrature di sicurezza.

Oggi al mondo non basta avere una o mille competenze, oggi quello che serve è l’elasticità mentale che permetta di acquisirne sempre una in più, di essere in grado di fare quello che serve e non quello che si è sempre fatto e si è imparato a fare.

E voi, che ne pensate?

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24 thoughts on “Del cambio lavoro

  1. Io, dovesse fallire la ditta, non rimarrei senza lavoro. Perché non sono schizzinosa, e se c’è da pagare il mutuo, vado tranquillamente anche a pulir cessi… Non pretendo di “fare il mio mestiere” a tutti i costi. Anche se lo so fare molto bene, modestamente! 😀

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    • E’ esattamente il mio pensiero e la mia posizione. Certo, quando le spese sono tante magari diventa difficile trovare un lavoro i cui proventi riescano a coprirle, ma insomma, il pane a casa si riesce sempre a portare!

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  2. Sono convinta che più che avere mille competenze si deve possedere l’arte di vendersi bene, conosco persone che ricoprono ruoli importanti e non sono in gradi di mettere insieme due congiuntivi.
    Mi sto convincendo che essere buoni oratori, essere convinti di sé stessi, avere buone capacità, sia il miglior biglietto da visita prima e lasciapassare poi. Se successivamente riesci a dimostrare di essere anche competente allora potrai diventare qualcuno.

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    • Il problema qui in Italia è la microcorruzione che ha portato incompetenti a occupare posti in cui non dovrebbero stare e da lì non riconoscono la competenza altrui, hanno bisogno di gregari e leccapiedi e, in aggiunta, si autoreferenziano. Intanto chi sta sotto, competenta, lotta per mandare avanti la baracca, loro compresi.

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  3. L’elasticità in questo periodo è una buona opzione, ma sinceramente c’è un calderone di gente che pensa di sapere o di poter fare questo, quello, quell’altro…e l’incompetenza viene fuori, l’approssimazione viene fuori e ci ritroviamo inondati di persone che alla fine non sanno fare niente di specifico, invece a volte serve e come se serve, la “competenza”.

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    • Io non parlavo di improvvisarsi qualcosa e raffazzonare, intendevo rendersi disponibile a fare dell’altro nei limiti delle proprie capacità, e avere l’apertura mentale di imparare: secondo me bisogna ragionare non in termini di cose che si sanno e cose che non si sanno, ma di cose che si sanno e cose che ancora non si sanno.

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    • Infatti ho detto che l’elasticità ci vuole, io ad esempio ho fatto un lavoro immaginabile solo a guardarmi, ma con tutti i limiti che ha comportato, ma in quel momento ne avevo bisogno, sperimentare e varcare quello che a noi sembra un nostro limite è giusto e ci può aprire strade nuove; io mi riferivo al fatto che a furia di adattarci si è creata una fascia di persone che si sono “inventate” lavori o “adattate” a lavori che alla fine non producono niente, solo caos.

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  4. Credo che oggi, rispetto ad un tempo passato, sia tutto più difficile e impegnativo. Il nostro dna è rimasto nella sostanza quello dei nostri padri e dei nostri avi. Possiamo studiare di più, sudare di più, viaggiare di più, ma ci sono limiti oltre i quali sarà vano lottare.
    Temo che sul mondo del lavoro serva una svolta epocale, e, così, ad occhio e croce, non la vedo all’orizzonte.

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  5. Penso che ci si debba sia adattare che arrangiare, non mi hanno mai fatto paura i cambiamenti, forse ci vuole solo un po’ di autostima e credere in se stessi 🙂

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  6. Condivido: capacità di adattamento prima di tutto, capacità di imparare e rimboccarsi le maniche per apprendere qualcosa di nuovo. Se avessi aspettato di fare solo quello per cui avevo studiato ora sarei sotto i ponti!!
    Penso che ci sia tanta gente che non ha davvero bisogno di lavorare, che preferisce farsi mantenere o che non è abituata semplicemente a farsi il culo.
    Ciao magy

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    • Infatti! Di gente che cerca lavoro e prega dio di non trovarlo è pieno il mondo, e “non lo so fare”, “non è quello che ho fatto finora” “non è quello per cui ho studiato” sono alibi duri a scalzare!

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  7. Hai assolutamente ragione, rinunciare a ripartire, convinti di non poter fare altro se non quello per cui abbiamo studiato, non farà trovare lavoro a nessuno… serve anche il coraggio e la forza di avere fantasia, reinventarsi, costruirsi un futuro senza libri di testo voti e concorsi… a volte si trovano strade di cui nemmeno si sospettava l’esistenza 😉

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  8. Penso che non so esprimere a parole quanto io sia in accordo con te… da tempo sostengo che il “posto fisso” sia una delle cause principali della morte celebrale del paese; che una società sana e proiettata al presente e al futuro dovrebbe garantire non i “posti fissi o gli indeterminati” ma la possibilità di cambiare settore occupazionale ogni 5-10 anni… ovviamente ci sono settori delicati ma altri molto meno di quel che sembra. Tenere la mente aperta, fresca, allenata e stimolata è fondamentale per il singolo individuo e per la società stessa.. è complicato affrontare il il futuro con le sue innovazioni se non si è predisposti a mettersi in gioco…

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    • Io spesso tengo corsi di formazione per il personale, e il problema più grande è la resistenza del personale a imparare qualcosa di nuovo, a fare le stesse cose in maniera diversa: non ti dico poi quando sono in prossimità della pensione, dei veri muli in quanto a ostinazione!

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  9. Ti butti sui legumi, @Diè ?!? 😯
    Beh … in tempi di crisi, bisogna accontentarsi !
    E magari, sia pur adattandosi, un piatto di “pasta e fagioli” alla romana, mica ci sta male ! :mrgreen:

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