Non guardare!

braccialetto

Mi ispiro al post di Imprevisti per affrontare il problema di come il mondo si ponga davanti alla disabilità, che poi non è che una delle mille forme di diversità, quella diversità che pare destinata a evocare, anziché curiosità e voglia di conoscere, una paura tanto atavica e profondamente radicata quanto infondata.

La cosa peggiore poi è che, quando la vivono male gli adulti, trasmettono questo malessere anche ai propri figli, con conseguenze dolorose sia per le vittime di questa diffidenza sia per i loro familiari, perché ricordate una cosa: l’ottusità della gente fa sì che una famiglia in cui c’è un disabile diventi una famiglia disabile, sofferente e socialmente isolata.

Nel post linkato si parla di madri che tolgono i figli dalle classi in cui c’è un bambino down (pensate che pezzi di m…!), ma quante sono le madri (insomma, i genitori) che, di fronte a un disabile, invitano il figlio a “guardare da un’altra parte”?

Per quanto a me male ne colse per non averlo fatto perché mia figlia, vedendo una ragazza con una menomazione, le fece tante e tante domande per capire come mai fosse diversa e, non capacitandosene, fece un’osservazione che ferì la ragazza profondamente.

Un’altra mamma mi rimproverò di essere stata superficiale non “allertando” mia figlia: lei, più previdente, aveva invitato il figlio a “non guardare”.

Non guardare? E perche mai?

PS: ho trovato quest’articolo pertinente: http://aipd.it/la-cultura-dellinclusione-contro-gli-stereotipi-che-creano-emarginazione/

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28 thoughts on “Non guardare!

  1. Ho fatto anch’io il reblog del post, non bisogna nascondere nulla ai propri figli, anzi, bisogna insegnarli a non avere mai paura quando vedono qualcosa che differisce un po’ da loro, ma al contrario essere socievoli e cercare di capire.

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  2. Gli handicappati ?!? 😯
    Nella grande Sparta, regina delle armi e della strategia di guerra, gli handicappati venivano strappati alle madri ( ove queste non li consegnassero loro sponte ai Reggenti della Città ), portati sul Monte Taigheto … e da lì scagliati giù nei precipizi !
    Nella coeva Atene …. no !
    Sono passati tremila anni da allora, ebbene di Sparta NON esiste più nulla ( nè opere d’ arte, nè vestigia, nè resti d’ alcun tipo … nulla, se non l’ aggettivo “spartano” ), di Atene la Storia ci ha restituito pressochè tutto !
    Io, ho trascorso TUTTE le elementari alla Scuola Pubblica “Giulio Cesare” ( destino …. anche il mio Liceo Classico in Roma-Viale Trieste portava questo nome ) in Via Conte di Carmagnola, al Prenestino : in quella classe meravigliosa, ispirata e guidata da una Maestra “angelo e mamma”, la Sig.ra BURLAMACCHI Nicla Ved. PESSINA, c’ era un handicappato ( noi bambini, lo chiamavamo affettuosamente “mattarello” … perchè non si stava mai fermo, si agitava e straparlava in ogni occasione ) ; allorchè veniva un Ispettore del Ministero per verificare che nella scuola tutto funzionasse a dovere, costui entrava anche nella nostra classe, e faceva l’ appello leggendo i nomi scritti nel Registro : chi era chiamato ed era presente, si alzava e gridava “PRESENTE !”, e per chi era assente, rispondeva la Maestra dicendo all’ Ispettore “ASSENTE !” .
    Ebbene, quando fatalmente il funzionario ministeriale chiamava il nome del “Mattarello”, la Maestra si affrettava subito a rispondere “ASSENTE !”, ma il dolce inganno durava assai poco, poichè il “Mattarello” si alzava di botto e gridava : “NO … NO … IO CI STO !” …..
    In quella scuola virtuosa, in quei cinque anni vissuti accanto a quel bambino “diverso”, ho imparato a capire che SIAMO TUTTI UGUALI, TUTTI UGUALMENTE PREZIOSI …. se si ha cuore, ed è da lì che io appresi l’ esistenza di questo organo vitale !

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    • Fulgido esempio quello che hai fatto di Atene e Sparta! Io infatti, abbenché spartana nella essenzialità dei costumi, sono assolutamente ateniese in quanto a concezione della civiltà e del rispetto dell’uomo, della sua vita e del suo pensiero (Giulio Cesare? Due passi da casa mia 😉 ).

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  3. Mia figlia ad esempio è pronta a tutto, anche a difendere “le diversità”.
    Ma gli è stata insegnata anche la delicatezza nel non “invadere” ciò che ai suoi occhi di bambina (ora non più) poteva destare curiosità.

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  4. @Die … ehm !!!
    NON scopriamo il nostro arcano, che contiene :
    1) lo stesso mese di nascita ;
    2) l’ essere “romani” entrambi ;
    3) la tua casa che era … ehm … vicina alla Scuola Pubblica “Giulio Cesare” ( e non importa se trattasi della Scuola Elementare Giulio Cesare che si trova in Via Conte di Carmagnola, al Prenestino, o il Liceo Classico Giulio Cesare che sta in Viale Trieste, al quartiere “Trieste” … ) ;
    4) ci piacemmo … e ci piaciamo ;
    5) stessa empatia per Atene, e non per Sparta …. etc. etc. .
    Ahò … ma che so’ quello de cui parli ner poste precedente ?!? 😯

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  5. Davanti alla disabilità le primissime reazioni possono essere varie, anche istintive e sbagliatissime, ma di solito si superano velocemente per lasciare il posto ad altri atteggiamenti. Noi insegnanti, quando in classe sta per arrivare un nuovo compagno con delle difficoltà, prepariamo gli alunni all’accoglienza spiegandone le situazioni e le problematiche. Questo aiuta moltissimo, ma c’è sempre qualche bambino che inizialmente non riesce a evitare lo sguardo ossessivo, le domande curiose, le battutine stupide. E’ il normale ad avere bisogno di un attimo di tempo in più per capire/accettare la disabilità altrui nella sua interezza; nessuno è perfetto, tutti abbiamo limiti che dobbiamo imparare a superare. E per tutti intendo insegnanti e compagni di classe con relative famiglie, ma anche la stessa famiglia del disabile che, è vero che a volte viene isolata, ma è anche vero che spesso si chiude da sè a doppia mandata.

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    • Non è tanto che si chiuda, quanto che in un primo momento è assorbita totalmente dalla nuova situazione e impegna tutte le sue forze per riuscirla ad accettare e affrontare e poi… poi si dimentica che esiste una vita oltre quella. Guarda, è successo a me con una figlia perfettamente sana, a testa bassa per riuscire a far quadrare tutto, lavoro lontano, impegni economici pesantissimi, padre stalker… e alla fine mi sono dimenticata come si viveva “invece”.

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    • Sicuramente è come dici: ne ha di problemi da affrontare quella famiglia! Passando il tempo, però, forse per senso di protezione, forse per altro, si dimentica di ricordare che ci sono altri che hanno bussato piano piano alla tua porta anche solo per un ciao.

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  6. Ti chiedo scusa, @Diemme cara …. se ritorno sull’ argomento e su esso mi dilungo in un tal modo inverecondo !
    La nostra Maestra … guardava il @Mattarello con silenzioso affetto, talvolta con giudiziosa severità, richiamandolo all’ ordine allorchè il nostro amichetto “diverso” si agitava troppo o si lasciava andare ad intemperanze che spezzavano la regolarità delle lezioni … Oppure lo pettinava teneramente quando veniva in classe con la testa ‘a cespuglio’, aggiustandogli poi il fiocchettone azzurro della divisa scolastica, o se lo stringeva al petto quando, all’ improvviso lui, cadeva in un mutismo insolito …. e assumeva un’ espressione di straziante malinconia !
    La Sig.ra Burlamacchi … una toscana purosangue, era così : severa, rigorosa, paludata nel suo grembiulone nero … le calze smagliate, pettinata ‘alla bene e meglio’ …. con un affetto incredibile per noi suoi scolari ( per me … in particolare …. lei mi adorava e mi chiamava “il suo fagiolino” … per la mia magrezza ed il pallore insolito in un bambino stradarolo qual ero ) . Proveniente dalla buona borghesia fiorentina, aveva frequentato il liceo classico ottenendo la Maturità, si era anche diplomata in pianoforte … e si era fermata lì, come era costume per quelle generazioni in cui una ragazza “doveva” diventare una “perfetta donna di casa & moglie” . Così, aveva sposato il Barone Pessina, ed era diventata mamma di due figli : un maschio ed una femmina . Poi, la guerra le tolse il marito ( che era un Colonnello … e cadde in battaglia ), si ritrovò vedova con i due figli adolescenti …. e i dissapori con i parenti ( lei, aveva un orgoglio smisurato, e l’ attitudine a dire ‘pane al pane e vino al vino’ …. non conosceva nè la falsità nè il tornaconto personale, e non andava d’ accordo con la nobile famiglia del marito ), la spinsero a rendersi economicamente indipendente . Fece il concorso per maestre, lo vinse e venne a Roma . Ma, nell’ entourage di quella bella Scuola, fu vista come “una estranea” invasiva . Le assegnarono un locale che, fino alla sua venuta, era stato un modesto ripostiglio di banchi, pedane, armadi ed altre suppellettili sito al piano interrato ( rispetto a Via Conte Carmagnola, dove – attraverso una imponente gradinata adornata lateralmente da grandi sfere in marmo – era situato l ingresso della scuola …. ma a livello del giardino interno ) ed una classe raccogliticcia, tutti bambini stradaroli di periferia, tutti poveri, alcuni orfani … + quel bambino “diverso” ) . Lei, non si lagnò, fece sgombrare il locale, lo ridipinse, ci fece fare lavoretti di compensato e quadretti ‘ad acquarello’ con cui adornare le pareti … e chiese l’ aiuto dei genitori per sistemarci meglio . Con i suoi modesti proventi, acquistò a Piazza Vittorio, sotto i Portici …. scampoli di tela azzurra, li tagliò per ottenerne “grembiulini scolastici” e li portò a mia madre, che sapeva lavorar bene da sarta con la sua Necchi, affinchè li cucisse a modo ! Poi, insegnò ai genitori “ad inamidare i colletti bianchi” in modo che, stirandoli, da flosci che erano divenissero rigidi, e li completò con grossi fiocchi azzurri pure comperati da lei : insomma, in breve, divenimmo tutti, compreso il @Mattarello, degli autentici “fichetti” … e la nostra classe diventò la più ammirata e la più invidiata della Scuola ! Gli Ispettori, che – come detto – venivano a fare controlli ‘classe per classe’, erano soliti far domande insidiose a noi presenti, materia per materia … e noi li stupivamo sempre con la nostra completa preparazione . Così, quando il dato per assente @Mattarello …. rispondeva di botto ; “No … io ci sto!”, l’ Ispettore di turno “capiva tutto” … e non lo interrogava, ma guardava “con ammirazione” la nostra Maestra, e le stringeva la mano !
    Circa trent’ anni dopo, io, funzionario Comit, spinto da una nostalgia non più sopportabile, mi presentai al Giulio Cesare, chiedendo in Segreteria notizie della Maestra Burlamacchi : mi dissero che stava completando l’ ultimo anno di insegnamento prima del pensionamento ( …. aveva compiuto i settant’ anni ) ed aveva una classe di sole bambine ormai in V …. anzi, fra poco, aggiunsero, sarebbe uscita dal cancello dei giardini !
    Uscii di corsa e mi appostai fra genitori, parenti e nonni … mi appoggiai ad uno dei pilastri ed accesi la mia pipa, scrutando le classi che ordinatamente stavano uscendo … E infine la vidi, la mia Maestra amata, sempre un poco scalcagnata, sempre col suo nero grembiulone logoro …. alla testa delle sue bambine, le più ordinate nella doppia fila compatta fra quelle classi uscenti .
    Io, nei miei 190 cm. di statura …. avevo baffi e barba, capelli lunghi e brizzolati alle tempie, occhiali ‘rayban’ scuri, stivaletti, jeans … giacca elegante ‘harrys-tweed’, camicia oxford celeste e cravatta regimental …
    Arrivata al cancello, lei alzò gli occhi e disse : “Ciao, fagiolino” ! e rivolgendosi alle bambine aggiunse “Ecco, questo è quel Bruno … di cui vi ho parlato tanto !” .
    L’ abbracciai in lacrime, mentre le mie gambe tremavano …. e tutta la gente ci guardava stupita …. e visibilmente commossa !
    No, da quel giorno non l’ ho più rivista …. confesso la ma vlltà …. non l’ ho più cercata : non avrei sopportato di vederla invecchiare di più, o ammalarsi … e morire : Lei in me ….. vive sempre, e ancora mi accompagna , tenendomi teneramente per mano, per quel che mi resta da vivere !

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    • Fantastico Bruno!!!! Lacrime di cuore mi scendono dagli occhi. Spero solo che almeno uno dei miei alunni,( sono stata anch’io maestra elementare) mi ricordi con quell’affetto che hai avuto ed hai per la tua maestra che è stata veramente una figura eccellente sotto tutti gli aspetti, almeno così emerge dalle tue parole.

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    • Liked al quadrato per questo prezioso ricordo di Bruno.
      Si fa presto a dir male della scuola e degli insegnanti (poche sere fa ho letto il post farneticante di una giovane blogger carico di cattiverie al cubo verso il corpo docente della sua scuola, che poi ha esteso alla generalità della categoria, senza nemmeno un minimo di analisi o autocritica verso gli studenti che mi ha messo una tristezza infinita, anche verso l’autrice del post), ma si fa anche presto a raccontare esempi di Scuola come questo di Bruno, che non sono un’eccezione. Tutt’altro!
      E non sono di parte. Sono stata una studentessa prima di diventare un’insegnante e ho un ricordo piacevole e di assoluto rispetto verso i miei Insegnanti. Tutti.

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    • Davvero toccante la tua testimonianza, e carica d’amore, quell’amore che, a quanto leggo, hai saputo trasmettere a tutti noi.

      Io non ho avuto una maestra così speciale: era dolce, preparata, accogliente, mi adorava, io ho sempre ritenuto di avere avuto la maestra migliore rispetto ai miei fratelli, ma l’eccezionalità l’avrei trovata dopo, in un’insegnante del liceo che mi ha fatto da madre e oltre.

      Comunque sia io che mia figlia con gli insegnanti siamo stati strafortunati, ma non ci avremo pure messo un po’ del nostro?

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  7. Non fosse stato per Lei, e per l’ esiguo ( ma virtuoso e fortissimo ) gruppo delle Maestre come te, cara e sensibile @Lucetta …. cosa resterebbe della Scuola Pubblica, letteralmente devastata da politici incompetenti e cialtroni, e da dirigenti del Ministero cui, più che le circolari di riordino (sic!), competerebbe la zappa …. e la zolla ???

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  8. Argomento forte, su cui forse non c’è mai la parola fine… Purtroppo ci sono persone che hanno paura del diverso, e trasmettono la propria paura a chi gli sta intorno… non pensano che anche chi appare diverso ha due orecchie,due occhi e un cuore… bisognerebbe insegnare loro che nel mondo nessuno è perfetto, c’è chi è disabile e chi pensa ancora che esistano categorie umane migliori e peggiori… a mio parere, sempre di disabilità si tratta…

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