Un pensiero bellissimo

Ieri un mio amico, a proposito di abbandono, mi ha detto una cosa che mi ha illuminato:

“Il dolore per chi ti ha abbandonato non può e non deve essere più forte del sorriso e dell’affetto di chi è rimasto!”.

Grazie.  ❤

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32 thoughts on “Un pensiero bellissimo

  1. premessa: confesso che sono stato confuso nella scelta tra il commentare o meno questo post perchè il pensiero che ha scaturito in me la lettura potrebbe per te o per chiunque altro leggerà non aver senso di esistere.. dall’altro lato però è forte il desiderio di condividerlo per confrontarlo con altre visioni della vita…e allora ho scelto di farlo, sperando di non creare disturbo..

    il messaggio in sè è molto importante e positivo però io non riesco ad affrontarlo in modo sereno
    perchè non capisco come mai siamo sempre costretti a scindere e confrontare le situazioni, i rapporti, le reazioni con qualcos’altro.. nel senso che si parla di dolore per un abbandono quindi considero un rapporto tra due persone, entità, anime, storie o quel che siano…

    per riuscire a gestirlo, affrontarlo, accettarlo o quel che sia siamo abituati a tirare in ballo un “elemento esterno” che in realtà non ha attinenza con il rapporto “principe” del problema..

    ecco è questo “schema mentale” che mi convince poco.. e lo associo ai concetti di verità e di sincerità di cui spesso affrontiamo le tematiche.. cioè perchè devo sforzarmi a tutti i costi a trovare nell’esterno della questione un qualcosa che vada ad equilibrarne le sorti..

    ci sta che un abbandono causi sofferenza, tanto più il legame era forte tanto più questa sofferenza sarà pesante.. però questo valore di pesantezza è determinato anche dal valore di forza e potenza che c’è stato.. e l’equilibrio è tutto li secondo me… non c’è bisogno di cercare elementi da mettere sul piatto altrove… è solo un modo per distogliere un attenzione da un dolore ad un piacere così come lo è il fatto di riuscire ad accettare gli eventi della vita per quello che sono per come vanno…

    è un gioco d’equilibrio su dove indirizzare il nostro sguardo, ciò che guardiamo non cancella ciò che che in quel momento è fuori dal nostro campo visivo…

    cosa ne pensi/pensate??

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    • Come dici, Erik, la frase è bella perchè positiva e credo che semplicemente voglia dirci che nella vita c’è altro, oltre a quel dolore, altro che magari abbiamo trascurato di valorizzare a causa del nostro dolore. Ma quell’altro può anche aiutarci a superare il momentaccio. E’ una questione di sguardi di equilibrio, vero, che non cancellano persone e situazioni, forse in parte le compensano e aiutano a pervenire a nuove consapevolezze e a nuovi valori. Nel momento del dolore puoi avere bisogno del sorriso e dell’affetto di chi è rimasto; non cancellerai il dolore, lo renderai solo più sopportabile, via via sempre più, e si andrà avanti.

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    • esatto… ma io concordo perfettamente… però diciamo che vedo questo come lo standard… spingerei piuttosto le persone ad affrontare vie alternative o almeno a concederne l’esistenza.. e tra quelle vie provare ogni tanto ad abituarsi anche ad accettare quella che chiamiamo realtà o destino.. mi piace pensare ad un ottica di vita più “larga” difronte ai problemi… ma forse tutto questo deriva soltanto da una mia “ristrettezza”… che paradosso i pensieri a volte… 🙂

      in tutta serenità.. ovviamente

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    • ogni dolore deve fare la sua strada prima di essere metabolizzato. E la strada passa anche per i sorrisi e gli affetti rimasti. Poi verrà il resto, e tra i primi la consapevolezza del sè e dell’autodifesa, quindi accettazione, modifica e costruzione del nuovo.

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    • Quando si vive un abbandono, la tentazione è quella di non credere più in niente, e invece non dobbiamo dimenticarci di chi c’è, ci vuole bene e ci sostiene e, soprattutto, come è stato già detto, perché assecondare il dolore e non la gioia?

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    • Caro Erik, è tutto giusto quello che hai detto, ma non in contraddizione con il pensiero del mio amico. Tu mi segui da tanto e sai come per il dolore dell’abbandono (e mi riferisco a vari abbandoni, non all’ultimo in particolare) io soffra infinitamente e inconsolabilmente ma, se non altro per spirito di sopravvivenza, un paio di cose bisogna tenerle presente: vive ciò che viene nutrito, e va bene nutrire l’amicizia, va bene nutrire l’affetto e non dimenticare quell’affetto che è stato grande, ma perché nutrire il dolore? Mi sembra piuttosto autolesionistico; accoglierlo per poterlo elaborare va bene, ma non alimentarlo per mantenerlo in vita, accrescerlo, e magari fargli generare fiori e frutti! In secondo luogo, sai come si dice, “Datemi un punto d’appoggio e vi solleverò il mondo!”: ora, nel momento in cui siamo noi ad essere pesantemente e dolorosamente a terra e a doverci risollevae, perché non usare come appiglio, forte e sicuro, il sorriso e l’affetto di chi abbiamo accanto?

      E poi – oggi per me è una data particolare – a volte ritornano, e meno ci siamo fatti consumare dal dolore, meno veleno avremo accumulato, più facile e serena sarà, se possibile, la ripresa.

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    • mi fa strano perchè capisco perfettamente ciò che dici, come hai detto ti conosco da un pò ma nonostante io capisca e sia concorde con tutto quanto espresso mi rimane sempre quella parte di altra verità che ho descritto… effettivamente come hai scritto non è in contraddizione quindi è probabilmente una sfumatura in più

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  2. Il fatto secondo me è che anche quando soffriamo per un abbandono soffriamo, in fin dei conti, per qualcosa di “esterno”, una scelta che altri hanno fatto. Certo che il rapporto ha un’importanza per sé stesso, però guardare a “chi è rimasto” significa anche imparare a guardare alle nostre emozioni e risorse più positive, perché troppo spesso tendiamo ad “imbozzolarci” nel ricordo di qualcosa che magari (si spera) ci ha dato tanto e quel tanto certo resta e non è detto che dobbiamo dimenticarlo, però deve anche accompagnarsi a uno sguardo e un cuore aperto su “altro”.

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    • in questo senso ha molto senso, mi manca di allacciare però il raggiungimento di ciò che hai descritto al modo indicato per raggiungerlo… non so se riesco a spiegarmi ma il mio pensiero o meglio la domanda che mi faccio e se considerare la separazione e l’abbandono di per non ci impedisce mica di vedere a “chi è rimasto”… cioè vedo possibile scindere le due cose come due situazioni slegate e non come un causa/conseguenza…

      non so però se sono riuscito a spiegarmi perchè si tratta sempre di una riflessione aperta…

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    • Certo che sono due situazioni slegate e credo che nessuno intenda un rapporto di causa/effetto, l’invito è semplicemente a prediligere la situazione che ci allieta e rincuora piuttosto che quella che ci fa soffrire.

      Insomma, una nave ha la poppa e la prua, fanno entrambe parte della nave, coesistono, ma se da un lato c’è un rovo e dall’altra una comoda poltrona, perché andarsi a sedere sul rovo?

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    • a questa so rispondere… perchè io sono convinto che se trovi il giusto modo per appoggiarci le chiappe evitando le spine più pericolose, si possa star comodi anche seduti sul rovo, da quale avrai una prospettiva diversa attorno a te rispetto a tutti quelli che hanno scelto di sedersi sul divano…da poppa hai una vista, da prua un altra.. non provare nemmeno a guardare da tutte e due le parti… 🙂

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    • lo so che non si risponde ad una domanda con un altra domanda, che non è carino farlo.. però in questo caso mi risulta quasi obbligatorio…

      Perchè dici che dal rovo sei autolesionista??

      perchè secondo me dal rovo vedi il passato ma non è detto che guardi il passato…. e allo stesso modo perchè non è detto che il passato debba assolutamente e unicamente essere lesionistico..

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    • Il passato lo conosci, non c’è nessun bisogno di vederlo (anche senza guardarlo come dici tu, ma poi, a che servirebbe?). Nel momento del dolore, credo che sia più che mai imperativo, per superarlo, l’ “ora e qui”.

      Non ho detto che il passato sia autolesionistico, anzi, il passato è la nostra forza, la nostra storia, le nostre radici, la prova di quanto già abbiamo superato e che possiamo farcela. Io parlo del dolore per un evento passato, quello bisogna non dico rifiutarlo, ma non alimentarlo sì, lasciarselo alle spalle sì.

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    • secondo me invece lo conosci nella misura in cui conosci te stesso nel tempo che stai vivendo… lo stesso passato guardato 5 anni prima o 5 anni dopo assume diverse sfumature che potrebbero essere anche opposte…

      si, io capisco ma nella mia interpretazione delle cose non lo so perchè per me non c’è possibilità di alimentare un dolore una volta accettato e l’accettazione arriva in modo molto rapido… però ovviamente parlo per me e per la mia esperienza di vita..

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    • forse ho scritto quello che ho appena scritto perchè io sono convinto che osservando dentro un dolore puoi trovare le radici di un piacere e forse in maniera disequilibrata tendo a pensare molto più questa possibilità di quella di soffermarmi a soffrire quel dolore..

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    • concordo, preciso (anche se immagino /penso/spero non sia necessario) solo che in quello che ho scritto non ho mai inteso di vivere esclusivamente con la testa voltata all’indietro ma solo di non precludersi di poterla voltare a prescindere…

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  3. D’ accordo, @Dì … è un pensiero, codesto inviatoti dall’ amico ( del giaguaro ??? ) che TI ILLUMINA … e che CI ILLUMINA ! 😀
    Ma ….
    Con quello che costa ( …. tacci loro ) l’ energia elettrica, chi paga le bollette dell’ Enel ( o chi per lui ) ?!? :mrgreen:

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  4. Giustissimo, la delusione e il dolore spesso riesce ad oscurare tutto il resto, per questo occorre riuscire a staccarsi e a lasciar andare, per vivere nel modo giusto e dedicarsi a chi veramente merita 🙂

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  5. Verissimo… ci sono casi in cui ad abbandonarci è una persona a cui teniamo… ma per andare oltre la sua partenza basta guardarsi intorno, e guardare tutti quegli amici attorno a noi, pronti a qualsiasi lotta pur di vederci di nuovo sorridere… 😉

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  6. Io mi appoggio alla realtà, non può e non deve sono o auspici o enunciazioni di principio (non so neppure io come definirli nel modo più corretto) e quindi dico o è o non è.
    Certo, nella valutazione del dolore va prestato anche ascolto a ciò che invece di positivo vi si oppone (sorrisi e affetto di chi vuol bene)… e se questo sovrasterà il dolore o solo lo attenuerà, potrà dirlo il nostro cuore. 😉

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