Mercoledì

Oggi lectio brevis, uscirò alle 16:00.

Per aggiungerci un ‘altra ciliegina andrò in macchina, così proverò il brivido della comodità (ma stavolta parcheggerò vicino, mi sono procurata gli spicci per pagare il parcheggio sulle strisce blu).

Ieri all’uscita è stato un incubo, pioveva a dirotto, io ero chiaramente senza ombrello e Roma, tanto per cambiare, completamente allagata. Alla fermata dell’autobus, tutti colti alla sprovvista, in sandalini, canotta, e rigorosamente senza ombrello, eravamo totalmente zuppi, indifesi e rassegnati, e indovinate un po’? Miracolosamente, sull’autobus, stavolta l’aria condizionata funzionava! Ci credete che gliel’ho dovuto chiedere all’autista di spegnerla? Non pensate ci sarebbe pure potuto arrivare da solo che proprio non era il caso?

Ieri in ufficio una piccolissima questione, che purtroppo non vi riesco ora a spiegare in dettaglio. La collega, quella infame che getta letame addosso a tutti, aveva bisogno di un piccolo favore. Una cosa che a noi sarebbe costata pochissimo, e a lei avrebbe risparmiato invece un grosso disagio.

Nessuno ha mosso un dito.

Come si suol dire, “Sii gentile con le persone che incontri quando sali, perché saranno le stesse che incontrerai quando scendi”.

Buona giornata!

 

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10 thoughts on “Mercoledì

  1. @Diemme cara, nel tuo Diario giornaliero ( appetto al quale, quello della pur tortuosa @Bridget Jones apparirebbe una mera e volgare “nota del lattaio” … ) debbo, ahimè ( ma soprattutto …. ahitè ), riscontrare una qual certa inesattezza !
    Tu infatti … o meglio la “tedditè” proverbiosa, scrivi : “Sii gentile con le persone che incontri quando sali, perché saranno le stesse che incontrerai quando scendi”.
    Ma l’ esperienza mi insegna che la 2^ parte di cotale adagio è carente …. mooolto carente, poichè, se è pur vero che le @persone che incontrerai quando scendi sono le stesse con cui salisti, è assai probabile che costoro, scendendo dietro di te …. TE DARANNO ‘NA SPINTA TALE DA FATTE RUZZOLA’ PE’ LE SCALE …. FINO A FINI’ – SARVO PEGGJIO – COR CULO PE’ TERA ‘N FONNO A LI GRADINI !
    Ne consegue che, assai meglio sarebbe aggiungere in coda al cennato proverbio : …. “MA TIETTE AGGRAPPATA AR MANCORENTE DE’ LA SCALA, ONNE EVITA’ ER PEGGJIO” ! :mrgreen:

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    • Caro mio, potranno pure spingere, ma per ora sono sempre caduta in piedi. Anche in ufficio, quando vedo dove NON sono arrivati quelli che hanno venduto l’anima e la dignità in sottomissione (con o senza lecchinaggio), mi dico che alla fine, a stare a testa alta e salda in piedi, non ho pagato neanche un conto troppo elevato.

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    • Cara Lucia, premesso che “occhio per occhio dente per dente” ha tutto un altro significato, è un principio che recita una giustizia sociale inimmaginabile all’epoca, stabilendo che l’occhio del povero valeva quanto quello del ricco, il dente del povero quanto quello del ricco, e quindi che uno stesso reato dovesse essere punito con una stessa pena, chiunque fosse la vittima e a qualunque ceto appartenesse, qui non stiamo parlando di vendetta, ma solo di non prodigamento per facilitare la vita a una persona che a noi l’ha resa molto dura.

      Quando nel nostro ufficio, per esigenze di servizio, hanno stabilito degli orari rigidi (prima eravamo sempre stati molto liberi, il nostro lavoro è sempre stato per obiettivi e non abbiamo mai timbrato cartellino), questa pretese TUTTI i turni che iniziavano alle otto di mattina, in modo tale che alle quattro, quattro e trenta potesse essere già fuori. Io e un’altra mia collega siamo costrette a restare fino alle 18, che significa arrivare a casa quasi alle otto, il che comporta non riuscire a fare niente, né una spesa, né una visita, e certo non permette di scarrozzare i nostri figli a nuoto o a balletto o partecipare alle riunioni a scuola. L’ora in cui arriviamo noi è ora di punta, ci impieghiamo una vita, per arrivare alle otto basterebbe invece uscire mezz’ora prima o forse anche meno. Abbiamo chiesto, visto che c’erano turni più gettonati e turni più sfigati (considera inoltre che fino alle sette e trenta trovi parcheggio, dopo no, quindi questo appesantisce ulteriormente la situazione), di distribuirceli equamente, ma lei ha usato il più bieco lecchinaggio per accapararsi TUTTI quelli più gettonati. Tradotto in soldoni, lei riesce a stare fuori casa tra le nove e le dieci ore, mentre le nostre diventano dodici e spesso anche tredici. Chiarisco ancora meglio: la differenza sta nell’avere una vita fuori dal lavoro oppure non averla: io e l’altra mia collega non ce l’abbiamo, e i nostri figli si stanno crescendo e si sono cresciuti da soli, con patetici tentativi da parte nostra di seguirli telefonicamente, nei tempi e modi possibili e concessi.

      A questo aggiungici che la sua compara, quella con cui io ho discusso fortemente e da lei è straleccata, fa partire le richieste di turni del sabato alle 8 di mattina, quando lei è in ufficio mentre io e l’altra mia collega penalizzata stiamo sui mezzi pubblici, tentando di raggiungere l’ufficio, così quando noi arriviamo i turni migliori (cioè, per esempio, quelli che non sono prefestivi o ponti) sono gia stati prenotati.

      Ora, dopo anni che va avanti questa storia, quando lei non può venire alle otto me lo dici a noi che ce ne importa? Noi non facciamo occhio per occhio dente per dente, neanche nell’accezione negativa della vendetta, non stiamo certo a fare “dispetti” o “ritorsioni”, in ufficio siamo professionalissime, collaborative e passiamo ogni tipo d’informazione, ma favori personali no, non se ne fanno; ognuno si spala il letame proprio. Noi non possiamo, ci siamo organizzate su un’altra fascia oraria.

      Poi, se tu vedessi quant’è aggressiva quando si tratta di acchiappare e come è flautata quando deve chiedere favori, capiresti che a farglieli ci sentiremmo coglione manipolate. Tu forse porgeresti una mano distensiva, getteresti un ponte, noi è già tanto che non costruiamo muri, di altri contatti non abbiamo bisogno.

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    • Ho letto con attenzione il tutto. Il tuo discorso non fa una piega però avrei colto l’occasione per “correggere fraternamente” gli atteggiamenti scorretti della collega facendole capire che non riceveva aiuto non per ricambiare la sua indisponibilità, ma perché non avevate proprio la possibilità di poterla aiutare. Ma forse……. non avrebbe capito e non sarebbe servito a niente.
      Sai ? Io per natura getto ponti anche se poi prendo fregature e vengo fraintesa.

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    • Veramente è stato proprio il contrario, noi non l’abbiamo aiutata proprio per ricambiare la sua indisponibilità perché all’altra mia collega, che alle 8:20 circa sta già qui, non sarebbe costato assolutamente nulla arrivare venti minuti prima. A me sarebbe costato un po’ di più ma, insomma, per un’altra persona l’avrei pure fatto.

      Farle capire? Va avanti da otto anni questa storia, credi che non le abbiamo provate di tutte, anche con dialogo diretto, o indiretto tramite amici comuni, o richiedendo l’intervento di superiori. Questa è una persona che, una volta che era stata messa in mezzo, era stata da me difesa a spada tratta, e in cambio ho avuto menzogne e calunnie. Basta, io non ci credo nel recupero a oltranza: infame è, e da infame che non merita nulla è trattata. Di serpi in seno mi basta nutrire quelle di cui ignoro la “serpitudine”, v. pdf, ma riguardo a quelle di cui già lo so, sarebbe autolesionistico!

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  2. Fuori dallo scherzo ( evidente … nel mio precedente commento ), mi conforta assai, @Diemme cara – da Amico tuo “per sempre e comunque” qual mi ritengo – il tuo comportamento nè prono ai potenti, nè lecchino con capi&sottocapi&capetti, e neppure “coglione” nei confronti di astute ( o meglio “cialtrone” ) colleghe, che sono reginette dell’ acchiappaggio senza pudore, e che si fingono invece “tenere agnelline del chiedere favori”, quando si tratti di trarre le castagne dal fuoco con le manine altrui !
    Mi ricordi sempre più il @Suonatore Jones di deandrèiana memoria …. e meriti dunque sul campo questa bellissima ballata del Poeta genovese !

    🙂

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