La borsa fallata e il commesso spocchioso

Per il mio compleanno ho ricevuto, tra le altre cose, una bellissima borsa. Bella, colore vivace, molto capiente, insomma, decisamente un regalo azzeccato.

Di lì a due giorni l’incigno, svuoto la borsa e metto tutto, la carta che imbottiva la borsa, l’etichetta e persino la bustina di cellophane che conteneva la tracolla, nel bustone del negozio, dopodiché mi reco al lavoro.

Lungo la via del ritorno, pur utilizzando la tracolla e quindi non tenendo la borsa per i manici, un manico si stacca. Compio un altro pezzetto del tragitto e arrivo alla macchina, metto la borsa sul sedile del passeggero e vedo che si stacca anche un’altra parte del manico: insomma, la borsa, dopo circa un paio d’ore di utilizzo (per il resto del tempo era stata tranquilla tranquilla su una mensola dell’ufficio), era in piena fase di decomposizione.

Avviso gli amici che me l’avevano regalata e propongo di riportarla indietro ed esigerne il cambio, visto che una borsa che dopo due ore di utilizzo dall’acquisto si decompone ritengo meriti la sostituzione, e ci ripresentiamo al negozio con la borsa nella confezione originale pressoché intatta. Spieghiamo la situazione a una commessa, che con un sorriso ci dice che va bene, prende la borsa e la porta nel retro del negozio. Dopo un po’ riesce con un ragazzetto, che si presenta come il responsabile del negozio, parte di una grande catena, e ci comunica che non ce la può cambiare e che al massimo la può mandare in riparazione. Non vi dico quanto repentinamente imbruttiamo: ma è impazzito? Noi non vogliamo una borsa rotta e riparata, noi vogliamo una borsa nuova e con garanzia di durata, perché è quello che ritenevamo di aver comprato e per cui avevamo pagato (e neanche poco…).

Il ragazzuolo insiste che la borsa con la riparazione sarebbe tornata come prima: appunto, come prima, cioè una borsa che in due ore di utilizzo comincia a perdere i pezzi. Insistiamo, cerchiamo di spiegarci, argomentiamo, ma nulla da fare. Si giustifica che è un povero commesso, che più di tanto non può fare: a quel punto mi sono distratta un attimo, ma ci dev’essere stato un piccolo diverbio col mio amico, che insomma, o era il responsabile o era un povero commesso che non poteva decidere nulla. Noi avevamo necessità di parlare con un responsabile, perché avevamo una questione che poteva evidentemente risolvere solo qualcuno che potesse prendere una decisione. Chiamiamo la Finanza (difficile da contattare per continua caduta della linea!), e mentre continua la discussione (gli facciamo presente che la borsa a quelle condizioni se la poteva pure tenere, gliela regalavamo, che di una borsa rotta non sapevamo che farcene e non avevamo nessuna intenzione di tornare là ogni due giorni a farcela riparare), io guardo quella faccia da… da nulla, e mi chiedo come potesse permettere che il buon nome della catena venisse compromesso. Eravamo arrabbiati tanto, e abbiamo fatto presente che non ci saremmo fermati davanti a niente, che avremmo fatto causa al negozio, e usato ogni mezzo (chiaramente legale) per far valere i nostri diritti: ora, come può un sedicente responsabile di un negozio, per di più parte di una catena e quindi con un certo nome da difendere, rispondere a un cliente che una borsa comprata pochi giorni prima e che si era decomposta dopo due ore di utilizzo se la doveva tenere? Non solo poi avrebbe perso un cliente, non solo poi ogni cretino che vende dovrebbe conoscere bene la regola che “un cliente contento te ne porta tre, uno scontento te ne porta via dieci”, ma a che pro? Non gli avevo riportato una borsa consunta dopo un mese di utilizzo, gliene avevo portata una nuova, nell’imballo originale (persino l’etichetta!), corredata di scontrino, chiaramente fallata all’origine.

Insomma, mentre io esco fuori per cercare di superare i problemi di copertura telefonica, il mio amico riesce finalmente a farsi passare un responsabile vero, il quale concede immediatamente il cambio della borsa e, a quanto mi pare di capire, fa al ragazzotto un liscebusso di quelli epocali.

Costretto al cambio, il ragazzotto se ne guarda bene dal fare buon viso a cattiva sorte: mette su un muso lungo da qua e laggiù, fa il cambio bofonchiando, ci dà la nuova borsa prendendola dalla vetrina e non – come è costume del negozio – una imballata, praticamente non la rincarta, sbuffa e, quando gli do la mano per salutarlo, me la lascia sospesa. Io non mi sposto, gli lancio uno sguardo deciso e fulminante, e a brutto muso (più brutto del suo, che quando mi c’impegno ci riesco bene!) ribadisco, sempre con la mano tesa: “Ho detto buonasera”. A quel punto mi porge – sempre sbuffando e bofonchiando – una specie di braccio floscio, continuando col suo muso lungo.

Ecco, se non mi avessero cambiato la borsa non sarei più andata in nessun negozio della catena, così invece continuerò ad essere cliente della catena, ma in quel negozio mai più.

Insomma, prima di dare certi incarichi a uno sbarbatello neanche troppo educato, ci pensino!

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31 thoughts on “La borsa fallata e il commesso spocchioso

  1. Il problema è che spesso, in queste catene, lasciano le decisioni a sbarbatelli che prendono decisioni assurde, rischiando così di perdere la clientela e il buon nome della catena. Era chiaro che si trattava di un difetto di fabbrica e in questi casi la sostituzione è d’obbligo!

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    • Molte aziende commettono l’errore di puntare sugli sbarbatelli, disconoscendo la professionalità delle persone più navigate, ma almeno certi giovani, pur privi di esperienza, hanno davvero potenzialità: questo aveva un comportamento inconcepibile, non aveva il buon senso di valutare la situazione, non sapeva trattare il cliente, avrebbe esposto la catena a una causa per una sciocchezza (francamente, lui ha ripetuto più volte che la borsa riparata sarebbe venuta come nuova… poteva benissimo farla riparare e rimetterla in vendita!). Doveva anche pensare che la persona che l’aveva comprata aveva fatto un regalo, e quindi magari si sentiva pure di aver fatto una figura del piffero a causa della scarsa qualità della loro merce (tra le altre cose, era una tra le più care). Insomma, l’atteggiamento giusto era quello che aveva avuto inzialmente la commessa, chiaramente l’azienda riconosce le proprie responsabilità, si fa carico della sostituzione e si scusa col cliente per l’inconveniente. Insomma, che un oggetto possa essere fallato senza nulla togliere alla serietà dell’azienda ci può stare, non tutte le ciambelle riescono col buco, ma il non riconoscerlo fa cadere l’azienda nel calderone dei “prendi i soldi e scappa”, o meglio del pacco, doppio pacco e contropaccotto!

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    • Quello non era da licenziare, quello era da non assumere proprio! E comunque, quando assunto, non certo da mettere a dirigere un negozio… per quanto mi riguarda, neanche le scarpe nel retrobottega gli avrei fatto pulire!

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    • Piacciono i giovani determinati… laddove si scambia la cafonaggine con la grinta (e comunque questo non dave neanche l’apparenza di essere grintoso, l’unica determinazione che aveva mi è sembrata essere quella a far perdere clienti all’azienda).

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  2. Se è una borsa di quelle di un certo tenore esse hanno la garanzia all’interno. E comunque è pur sempre una cosa che entro un tot di giorni può essere cambiata. E se ad esempio il tuo amico ti avesse fornito di “scontrino di cortesia”, quello che si usa nell’abbigliamento e per le scarpe, che se non ti piacciono o non ti vanno bene puoi cambiarle? E se avessi voluto cambiare la borsa perchè non ti piaceva il colore o ne avevi una simile?

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    • Il fatto è che in quel caso si fanno accordi prima, e gli si riporta integra, io gliel’ho riportata rotta, ma era chiaro che la rottura era dovuta a un difetto di fabbrica!

      Comunque, visto che tanto io e il mio amico siamo in confidenza, ci siamo andati con lo scontrino col prezzo…

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    • Scusa, eh? Ma ci sono prodotti che sono difettosi e che comunque per tutela del cliente vanno cambiati. Quando lavoravo come promoter spesso capitava che mi restituissero la macchinetta del caffè perchè non funzionava. La politica di un punto vendita prevedeva il cambio entro i sette giorni, la politica di un altro invece comportava la riparazione a spese del negozio…
      Cioè la politica cambia da negozio a negozio. Però, sono curiosa sul prezzo della borsa, non tanto sulla marca!

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    • Premetto che eravamo entro i sette giorni, e la riparazione a spese del negozio è quello che ci avevano offerto, ma secondo me era difettoso proprio il modello: per esempio, una volta tribolai non ti dico quanto per una borsa che era molto grande, quindi capiente e che quindi io riempivo assai, ma aveva dei ganci per la tracolla piccolissimi. Si rompevano in continuazione, avevo imparato a cambiarli da sola, ma dopo la terza volta optai per dei ganci grandi quattro volte quelli originali, e solo così risolsi il problema: in quel caso, mi dici che me ne sarei fatta della riparazione? E poi, al di là delle politiche generali, bisogna avere la capacità di valutare caso per caso, anche perché la politica di un negozio dovrebbe essere prima di tutto la soddisfazione del cliente e il buon nome del negozio. Certo, tutto con il limite dell’educazione e del buon senso, le richieste che non stanno né in cielo né in terra vanno rispedite al mittente, non è che io riporto uno zaino dopo averci fatto il giro del mondo per sei mesi, lacerato dalle rocce delle montagne su cui mi sono inerpicata, sporco di escrementi animali e pretendo che mi venga cambiato perché fin dall’acquisto c’era una macchietta: qui stiamo parlando di un oggetto che è stato messo in uso immediatamente dopo averlo comprato, e immediatamente, al primo giorno di utilizzo, si è rotto. Tra il comprarlo, aspettare il mio compleanno per darmelo, utilizzarlo e riportarlo indietro eravamo ancora nei sette giorni e, ripeto, l’imballo era pressoché intatto!

      PS: nessuna indiscrezione sul prezzo, non sarebbe chic 😉

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  3. Certo …. non vorrei essermi trovati nei panni del @Commessuolo … che, non conoscendoti, si è spinto oltre il consentito …. scatenando la tua barbara furia ! E tuttavia, quella tua lezione ( abbenchè … ehm …. più che usando il “ridendo castigat mores”, adottando il più incisivo “dentes digrignando sbranat puerum” ) servirà, in futuro, al malcapitato, al fine di crescere in cortesia verso i clienti e in responsabilità sui prodotti ad essi appioppati ! 🙂
    Ma, tornando a bomba …. quella tua borsetta “fallata” che forma ha ?
    Spero non cilindrica, allungata e col coperchio ‘a cupola’ !!! :mrgreen:

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  4. Capisco che tu avessi ragione ma, ottenuto il risultato, un pochino più di “leggerezza” da parte tua nel commiato credo sarebbe stata una risposta migliore.
    De minimis non curat praetor… 😉

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    • Io veramente l’ho salutato con un cordiale buonasera, è stato lui che, molto cafonescamente, mi ha lasciato con la mano sospesa soffiando fumo dalle narici. Mi ha costretto a segnare anche quell’ultimo punto, altrimenti per me la partita era finita. 😉

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    • Ma sai, voler dare (o imporre) la mano in conclusione a me sa un po’ di “hai visto? ho vinto io”.. mi assomiglia a un inflitto suggello della vittoria…. poi magari mi sbaglierò.. 😀

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    • Se il gesto fosse stato accompagnato da un ghigno vittorioso forse sì, ma in realtà a me dispiaceva vederlo così mortificato (il suo capo doveva averlo sbranato!) e volevo, al contrario, allentare la morsa e sdrammatizzare. Poi sì, mi sono impuntata.

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  5. Tu fosti costretta a segnare anche quell’ ultimo punto ?!? 😯
    SEGNATRICE !!! :mrgreen:

    Postescritto :
    @Enry ?!? Ehm !
    “De minimis non curat praetor” ?!? 😯
    Verum … ma @Diemme … ehm …. “non @Praetor est, sed @Praedator, sicque Illius in negotio solum ossa spolpata manerunt” !!! :mrgreen:

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  6. Eppeffortuna …. che “volevi soltanto” … cambiare una borsa “fallata” !
    Diosolosà … cosa sarebbe restato di “quel” negozio, ove Tu ci fossi andata intenzionata anche A LITIGARE !!! :mrgreen:

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    • Beh, diciamo che con me non conviene tanto litigare… Sai che diceva il mio ex? Che bisogna ringraziare il cielo che sono una persona buona, altrimenti, visto che non mi fermo davanti a niente… si salvi chi può!

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