Archivio | 30 aprile 2015

Fatti, non parole, anche se…

Fatti non parole

Oggi, in fondo, è una data particolare. E’ il giorno in cui veniva a trovarmi, approfittando del ponte del primo maggio. Il mio compleanno è qualche giorno dopo, ma non poteva mai trattenersi fino a quel giorno, per cui oramai da anni festeggiavo il mio compleanno con qualche giorno d’anticipo.

Mi sento male. Mi sento come degli artigli conficcati nel cuore, che vengono affondati e tirati giù senza pietà, squarciandolo. Cerco di tenere botta, ma non la tengo.

Anche chi inizialmente gli ha dato ragione, o quantomento ha capito le sue ragioni, oggi sentenzia che tutto questo è “troppo”. Tra il litigare, il tenere il muso e il disconoscere per l’eternità c’è un abisso.

Ma, d’altra parte, non sto certo aspirando a un non sentito ritorno, a questo punto non so neanche se lo accetterei: io sto solo cercando di andare avanti.

Non avrei neanche voluto parlarne, ma mi è tornato in mente leggendo il post di oggi di Silvia. Fatti, non parole.

Ma i suoi erano fatti. Lui c’era. Poco espansivo, ma sempre presente. Dicevo, non sto a chiedere niente, anche perché l’affetto o c’è o non c’è, e se si è dileguato non è che uno, anche volendo, possa andare al supermercato e rifornirsi. E poi, io mica sono stata da meno, anzi, in più io ero anche espansiva.

Avrei voluto non parlarne più. Poi stamattina ho dovuto sbollare un rossetto nuovo, perché quello in uso l’avevo finito. E’ di un tipo che io non riesco più a trovare, e lui me l’aveva cercato dappertutto, riuscendo alla fine a trovarmelo, e me ne aveva regalati un po’.

Mi dico anche che l’ho costretto a questo passo, che avrebbe dovuto fare, perdere quella beeeeep per me? D’altra parte io il buon senso di tenermi non ce l’avevo, non ce l’ho avuto, non ce l’avrei avuto mai, e questo ovviamente gli procurava sofferenza. La sua, lo ammetto, è stata legittima difesa.

Ora, la domanda che mi sorge spontanea, cui ho già dato una risposta a me stessa e a cui molti hanno aggiunto la loro, è questa: era inevitabile? Cioè, era comunque inevitabile, anche se io avessi fatto buon viso a cattivo gioco e glissato ogni discorso che riguardasse la capra, che la nostra amicizia subisse questo strappo? Possibile che a prescindere da tutto avesse bisogno di questo attimo di “riflessione”, di questa revisione che non si sa dove porterà (Rottamazione definitiva? Riciclo creativo? Rinascita con nuova energia?)?

La risposta, secondo me, è sì. La risposta, secondo tutti coloro che si sono pronunciati è sì, era inevitabile. La storia della capra è stata solo la causa scatenante.

E la causa vera qual è stata? L’esserci fatti sopraffare dalla routine? L’aver abusato della pazienza l’uno dell’altro nell’ascoltare i nostri malesseri e avergliene riversati troppi addosso, addirittura fossilizzandoci e non trovando altri argomenti e stimoli più gioiosi?

Oppure l’amicizia tra uomo e donna è sempre ambigua, e un partner va sempre a rompere un equilibrio che comunque è precario?

Ecco, mi piacerebbe tanto avere le vostre opinioni in proposito, quelle nate dalle vostre esperienza di vita piucchealtro…