Te lo regalo

Butto - Sgombero tutto

Su fb imperversano gruppi di vari tipo, tra cui molti di baratto o anche di regalo di roba che non serve più.

A uno di questi sono iscritta, qualcosa ogni tanto ho preso, qualcosa sto dando (devo praticamente svuotare casa, e ho della roba anche ottima!), devo dire la verità, da una parte mi ci diverto, dall’altra per me è una boccata d’ossigeno perché mi permette di sbarazzarmi di cose che davvero non meriterebbero di essere buttate via, ma che io non uso e mi tolgono l’aria.

Essendo questa la mia esigenza, francamente, non m’interessa l’uso che ne farà chi prende quello che regalo: io non sto regalando “a chi ha bisogno”, io sto regalando, punto.

Aggiungo, non sto regalando perché sono buona, sto regalando perché è roba di cui mi devo disfare, e solo il rispetto per le cose e per il loro valore, oltre ovviamente a quello supremo per l’ambiente, mi ferma dal farne dei sacconi da gettare nell’indifferenziata.

L’ispirazione di questo post nasce dalle polemiche che sono nate su questo gruppo, nonché le prese di posizione forse troppo rigide assunte dagli amministratori (non posso giudicare perché non vedo i commenti incriminati, suppongo cancellati).

Dunque, il discorso è questo. Gli amministratori esigono che chi chiede un oggetto lo faccia una sola volta, e non duecento sotto mentite spoglie per aumentare le possibilità di aggiudicazione dell’oggetto, e fin qui sono d’accordo. Chiedono di non contattare privatamente chi regala, per non lavorargli di fianco, insomma, non scavalcare gli altri, e pure su questo ritengo di essere sostanzialmente d’accordo.

Chiedono di non aggiungere nulla alla prenotazione, neanche uno smile, e una persona si lamentava che avevano fatto storie per un punto esclamativo (e qui, francamente, mi sembra un po’ esagerato). Non seguo molto ma, mentre nelle regole diceva che certi commenti sarebbero stati eliminati, mi è parso di capire che siano state proprio bannate le persone (prendete questa mia affermazione con le pinze perché non ne sono certa, possibile che in seguito alla discussione abbiano abbandonato il gruppo spontaneamente, va’ a capire perché).

Tutto quanto scritto sopra non è quello di cui volevo parlarvi (sorpresa! 😛 ).

La domanda che vorrei farvi è questa: a voi sembra che faccia un torto a qualcuno una persona che va in queste pagine alla ricerca di roba usata, non per uso personale ma per rivenderla al mercatino? Secondo me no. Il robivecchi è uno dei mestieri (onesti) più antichi del mondo, e non certo il più nobile. E’ un modo, ripeto, onestissimo, per guadagnarsi il pane, e se pure il mio intento nel regalare fosse – e non lo è – quello di aiutare un bisognoso, che mi cambia se lui quel paio di scarpe che gli regalo se lo mette, oppure lo vende e col ricavato ci mangia? Oppure si compra una maglietta o delle mutande che in quel momento gli servono più delle scarpe?

Questo senza contare che chi regala, secondo me, regala soprattutto perché ha bisogno di sbarazzarsi di quegli oggetti e/o indumenti, e non per spirito di carità! Questo soprattutto poi quando si parla di cose ingombranti, mobili, reti, etc., che si dovrebbero incollare, procurarsi un camioncino per il trasporto, oppure pagare la nettezza urbana!

Insomma, se io voglio fare beneficenza, ok, faccio beneficenza, e se la persona che fa finta di averne bisogno invece ci lucra su mi sento presa in giro e vilmente ingannata, ma se voglio semplicemente disfarmi di un oggetto che non uso più, ma che m’importa di come prosegue il suo ciclo di vita?

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28 thoughts on “Te lo regalo

  1. Tra poco dovrò trasferirmi e sto iniziando ad informarmi su iniziative di questo genere… secondo me non c’è nulla di male, esistono tanti siti che servono a vendere in prima persona per cui se il problema è che quei soldi non li sto ricavando io, beh invece di regalare l’oggetto avrei potuto occuparmi della sua vendita direttamente!

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    • Da una parte chi regala a volte vorrebbe proprio favorire chi ha bisogno, ma se rendono la prenotazione all’oggetto così asettica, pure non è possibile distinguere. D’altra parte, l’eventuale specificare che si vuole regalare a chi ha bisogno potrebbe bloccare chi, sia pure nel suo stato di necessità, mantiene la sua dignità e la parte dell’accattone non la vuole fare.

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    • Il criterio è stabilito da chi regala, per amicizia, per simpatia, estratto a sorte, a casaccio… almeno in quello è lasciata libertà. Certo che ritengo un po’ difficile decidere sulla base del nulla. Per ora ho regalato più rispondendo a richieste, ma il giorno che mi metterò d’impegno a sbarazzarmi di un po’ di roba, credo che punterò il dito a casaccio.

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    • No, è proibito aggiungere alle prenotazioni pure uno smile, figuriamoci la motivazione sull’uso che si pensa di farne! Quello è possibile al contrario, quando l’annuncio è di chi cerca, che spiega per che cosa lo cerca.

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  2. penso che anche da te ci sono quelle organizzazioni che lasciano i biglietti attaccati ai portoni per il recupero di roba non più usata da destinare alla solidarietà. Beh, non alla solidarietà ma da rivendere ai mercati. Ho regalato cappotti e giubbotti direttamente a persone che conoscevo e mi ha fatto piacere vederglieli addosso.
    Ho regalato alla Caritas che ha selezionato i miei capi davanti ai miei occhi. alcuni li ha conservati, altri buttati nell’immondizia perchè vecchiotti o senza il talloncino della smacchiatoria, ma erano comunque puliti. Ok, se, però, sono da buttare posso farlo io stessa. Mentre ero lì sono entrate due signore per scegliere tra i capi a disposizione: non ti dico come arricciavano il naso! cercavano abiti firmati!
    Ho dato alle organizzazioni di cui dicevo prima e ho ritrovato il mio giubbotto di montone nella bancarella del mercato del mio paese al costo di 10 euro: non mi è piaciuto.
    Risultato: o regalo vis a vis o butto da me nella pattumiera.

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    • Una volta andai in una parrocchia per portare degli indumenti usati da regalare ai bisognosi e… me ne tornai con due sacconi pieni di roba nuova!

      Vedi, spesso le cose non sono così come sembrano. Che la roba messa nei cassonetti gialli, o date alle varie associazioni, vengano vendute, non è furto o inganno, è la normale prassi. Un ente di beneficenza, o un’associazione, non sono boutique, è difficilissimo gestire la distribuzione di abiti, mentre è per loro assai più utile trasformare tutti i nostri scarti in denaro contante.

      Nel mio caso, un negozio in chiusura aveva donato alla parrocchia tutto il contenuto del magazzino, merce invenduta, taglie troppo piccole, oppure fuori moda. Mi chiesero di provare a venderla, pure a cinque euro al pezzo: qualcosa vendetti, ma penso che a malapena arrivai a trenta euro. Il resto, pur di liberarmene, fu regalato a delle suore che organizzavano una pesca di beneficenza (e quindi pure qua gli abiti venivano di fatto venduti, e a due lire, visto che si trattava di una pesca).

      Insomma, di tutta la merce di quel magazzino si riuscì a regalare ben poco direttamente a chi aveva bisogno, la maggior parte prese un’altra via, che comunque portò qualche soldo a queste associazioni, da utilizzare a loro volta per aiutare.

      Quello che dispiace nel vedere il nostro capo “buono” buttato su una bancarella a due soldi, a parte la sensazione – sbagliata – di inganno, è il constatarne la svalutazione ma, d’altra parte, se non si ha la possibilità di una donazione “vis a vis”, come dici tu, non è che si abbiano tante alternative.

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  3. Non ne vedo il problema se, per far spazio dentro casa, regali qualcosa a qualcuno senza preoccuparti di ciò che ne possa fare. Può farne legna per il camino o venderlo o usarlo per la casa al mare.
    Mi è capitato di girare per il mercato tra la roba “usata” e di trovare cose buone, tipo maglie e gonne di seta, nuovissime, a prezzi irrisori. Mi è capitato di comprarle, non per mancanza di soldi, quanto per tentare di dargli una seconda vita, come ad esempio ricavare una sciarpa da una gonna di seta, o della stoffa per ricoprire dei porta oggetti.

    Beneficenza? No, non ci credo. C’è sempre qualcuno che ci lucra sotto… O almeno credo sia così.

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    • “Sempre” non direi, voglio sperare di no, ma certo che l’aiuto ai bisognosi è un mercato ricco, e per coloro che vivono d’espedienti, per coloro che hanno il business (disonesto) al posto dell’anima, “piatto ricco mi ci ficco”.

      Tornando a quanto raccontato da Ili6, volevo aggiungere comunque che dare a qualcuno la possibilità di comprare un capo buono a dieci euro è a sua volta beneficenza, anche perché i ricconi difficilmente vanno a comprare i loro abiti al mercatino dell’usato.

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    • Guarda, al mercato ci va anche gente per bene, non essenzialmente straccioni. Non nego di aver comprato e indossato roba “usata” di griffe importantissime, che magari la gente si era liberata per piccoli difetti. Non me ne vergogno, anzi! se potessi andrei sempre al mercato…

      Unica cosa che non compro sono le scarpe usate. Ho il terrore delle micosi….

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    • Io pure le scarpe usate non le guardo nemmeno, non solo per una questione igienica – coi vestiti ci vuole poco a fare un bucato col Napisan – ma proprio per una questione di salute: ognuno ha la sua calzata, e un paio di scarpe portate da un’altra persona secondo me potrebbero arrecare danni. Inoltre, le scarpe usate mi danno proprio l’idea del clochard: sarà una fisima, ma il vestito usato può essere divertente, la scarpa usata mi sa di barbone. Io a mia volta di scarpe ne ho regalate, ma erano o nuove o messe mezza volta, e le ho regalate ad amici e familiari; quelle più usate, ma ancora in buono stato, le metto nel cassonetto giallo (credo che chi non ha nulla se ne infischi della calzata, e meglio quelle che i piedi scalzi), ma quelle rovinate le butto proprio nell’indifferenziata.

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    • Fai bene, perchè hai notato l’ultima pubblicità progresso trasmessa sulla rai che invita le persone ad indossare le scarpe degli immigrati? Un paio di scarpe buone, mezze usate, regalate ad una persona che ne ha davvero bisogno non è un male…

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    • Certo che non è male, ma io le scarpe usare le prenderei solo se l’alternativa fosse andare scalza, mi danno proprio l’idea della povertà, una cosa a cui uno è “ridotto”. Poi, ovviamente, è una mia fisima, quello che io provo per le scarpe usate un altro non lo prova, un altro ancora lo prova anche per gli abiti.

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    • C’è stata una mia amica che una volta ci portò delle scarpe che non so come se le trovava. Erano nuove, con targhetta e se non sbaglio le avevano date alla sua comunità che raccoglieva roba per i bisognosi. Erano avanzati un paio di lotti di roba nuova di marca, realizzate però con materiale scadente. Noi, diciamo la verità, ce le siamo prese per giocarci a pallone!

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  4. Mi è capitato di regalare roba in ottimo stato alla parrocchia o a persone (merce indossata pochissimo praticamente nuova e di firma) perché sono aumentata di peso e non riesco più a metterla. L’ ho visto poco dopo buttata nei bidoni e ci sono rimasta davvero male. Ho deciso che non più niente in beneficenza. Piuttosto la brucio.Ora devo liberare una parte della casa di materiale altrettanto valido (non abbigliamento) e fatico per scegliere a chi donarla. Buona notte carissima

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    • Anch’io ho lo stesso problema, sono ingolfata ma non mollo fino a che non trovo un degno destinatario di tutta la roba buona di cui mi devo liberare. Nel cassonetto ci metto solo roba che mi vergognerei a regalare ad amici, parenti e conoscenti, proprio perché so che la roba buona fa una brutta fine!

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    • Lo so, ma ripeto, è la prassi, non è una truffa, è così che funzionano le raccolte di indumenti usati, si cerca di trasformarli in denaro contante, e chiaramente vengono svenduti.

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  5. Ahhhhhhhhhhhhhhh … che sollievo !
    Sai, per un attimo credetti che, in quella tua balla di vestiario, fossero finite “anche” quelle tue mitiche MUTANDINE BLU …. che tanto, ad @Aquilanonvedente ed a me, turbarono i pensieri …
    facendoci immaginar talfatte cose
    ch’ or non convienci più di rammentare,
    se non quel blu, profondo blu del mare,
    in cui agitavansi bei petali di rose ! 🙂

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