Archivio | 10 aprile 2015

Routine (ma anche no)

Maschera specchio farfalla

Nella mia testa si affollano tanti pensieri e di tutti questi vorrei scrivere, ma le mani sulla tastiera non ce la fanno a tenerne il ritmo.

Pensavo alla mia vita, una vita che prevede solo routine, sempre uguale a se stessa, la mattina mi alzo e vado al lavoro, la sera rientro e vado a letto, il sabato e la domenica grosse sgobbate a casa, supermercato, spesso Poste, e alla domenica sera mi accascio stremata, pronta a ricominciare la routine dal lunedì…

Pensavo però anche alla parte positiva di una vita senza scosse, pensavo con tristezza che anni senza amore hanno tuttavia significato anni senza sofferenza, però pensavo anche agli stimoli di una vita insieme, una vita che comprenda dell’entusiasmo, delle iniziative, dei “facciamo”.

Pensavo a una mia nuova amica, persona “altolocata” che ogni tanto mi propone qualcuno, suppongo del suo ambiente: un’altra anima pia decisa ad accasarmi?

Pensavo a quanto mi piace la gente, e a quanto sia bello vivere immersa in questo amore: sì, decisamente sono un’anima sociale, amo persino i rumori del condominio, i vicini che litigano, i bambini che piangono, la vicina sordastra e sola che sente le tv a tutto volume anche di notte: ok, ogni tanto ho qualche raptus omicida, ma in linea di massima l’amore per tutti loro è più grande dell’insofferenza (tant’è che la mia fedina penale è ancora pulita).

Poi non me lo ricordo più che pensavo, anzi sì, penso che mi guardo allo specchio e vedo che gli anni passano, non dico impietosi, magari passano pure pietosi, però comunque, inesorabilmente, passano.

Ecco, tutto questo pensavo.

Anzi no, pensavo anche a dell’altro. Giorni fa mi è arrivata un’e-mail, che a un certo punto riportava questa citazione:

“Le persone non smettono mai di mancarci. Impariamo soltanto a vivere tenendoci dentro, in qualche modo, l’enorme abissale vuoto lasciato dalla loro assenza” (Alyson Noël ).

Ho pensato subito al mio amico Mr X e al dolore sempre insostenibile che mi preme il cuore, che da un punto di vista fisico sembra davvero un gigantesco macigno che lo schiaccia, che schiaccia il cuore e  “l’enorme abissale vuoto” che lo inghiotte.

Penso anche a nocumento PdF, e non riesco neppure a ricordarla: come è possibile che io, proprio io, possa aver dimenticato a tal punto una persona che ho considerato amica? Io che mi sono sempre definita “emotivamente emofiliaca”? Che non sradico dalla mia anima e dalla mia memoria nessuno mai? D’altra parte le menzogne, l’inganno, producono questo effetto: non si tratta di lite, carattere diverso, disaccordi, si tratta che la persona con cui tu pensavi di avere a che fare semplicemente non esiste, e allora, cosa c’è di strano a non ricordare che esiste?

Insomma, pensavo…