25 Aprile: noi che c’eravamo, e che non ci saremo

Bandiera Brigata Ebraica

Riporto l’articolo scritto dal carissimo amico Alex, relativamente alla ricorrenza del 25 aprile e all’opportunità di esserci o meno. Io, l’anno scorso, c’ero (e mi dispiace non avere foto a mano, ero pure venuta benino 😉 ), e fu davvero imbarazzante vederci esclusi da quei partigiani insieme ai quali i nostri padri avevano combattuto. Fu imbarazzante, ma più ancora avvilente, vedere ancora una volta piegarsi ai facinorosi, assecondarli per “motivi di ordine pubblico” (ma io direi di affinità personale), e riconoscere agli storici alleati di Hitler il diritto di festeggiare il 25 aprile, negandolo invece a quella Brigata Ebraica che per la liberazione dell’Italia si era battuta e aveva versato il proprio sangue.

Noi, che da questi facinorosi siamo stati “accolti” già  all’uscita della Metro al grido di “Assassini!” (mentre gli amici loro compiono stragi in tutto il mondo), e passi per loro, che sono quello che sono, ma chi non è intervenuto a fermarli? Chi ha dato loro uno spazio assolutamente usurpato?

Io personalmente non sono proprio d’accordo nel mollare la presa, non sono sicura che sia la strategia giusta dargliela di vinta, ma queste sono le ragioni di chi invece non ritiene opportuno esserci, ragioni sulle quali non si può non riflettere.

(DM)

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Dopo aver piano piano epurato dalla memoria della resistenza tutte le altre formazioni, quella sinistra che detiene ormai il monopolio della Resistenza, caccia dal 25 Aprile anche ex-deportati ed ebrei

di Alex Zarfati

Oggi l’Associazione Nazionale Ex Deportati con un comunicato prende le distanze dal revisionismo degli organizzatori del corteo che già da tempo cercano di rovesciare il significato di questa festa, cercando di mettere le vittime di ieri sul banco degli imputati. Di questo clima intimidatorio ne fanno le spese gli amici della Brigata Ebraica – formazione inquadrata nell’esercito inglese che diede un significativo contributo ebraico alla liberazione dei territori di Romagna e oltre dal giogo nazi-fascista – e delle associazioni che in questi ultimi anni si erano distinte per incarnarne i valori e portarne in alto i simboli come l’Associazione Romana Amici d’Israele. Per questo l’ARADI, l’ANED e altre sigle – come Progetto Dreyfus – che si propongono obiettivi diversi ma si sono sempre compattate sotto le insegne della Brigata, in questa giornata rinunceranno a sfilare.

Una rinuncia che non dev’essere interpretata come un cedimento, o come una sconfitta, perché fino allo scorso anno ebrei e non ebrei sostenitori della Brigata si sono battuti con successo per vedere riconosciuto il proprio spazio non disdegnando anche il confronto duro con chi li voleva cacciare dal corteo. Ma la misura è colma, a quale causa giova prendere spintoni, sputi, offese e aggressioni senza che altre sigle presenti – tutte paladine dei diritti delle minoranze e del pacifismo – muovano un dito?

Gli ebrei, i partigiani ebrei, i nostri morti e gli scampati ai lager, i nostri prigionieri politici, gli amici della Brigata Ebraica, gli antifascisti di ogni provenienza, si sono fatti spazio nella storia versando sangue, sudore, lacrime. Non hanno avuto paura dei nazisti figuriamoci se possono temere 10 sigle sgangherate, antidemocratiche e revisioniste che vorrebbero farci credere che chi ieri si alleava con Hitler oggi abbia più diritto di noi di scendere in piazza a manifestare per la libertà.

Ma noi il 25 Aprile non ci saremo. Non perché cadrà di Shabbat senza che nessuno si sia posto nemmeno la decenza di domandarsi se fosse il caso di spostare le celebrazioni per permettere e a coloro che hanno avuto più lutti di poter manifestare. Ma perché quando ci stringiamo intorno ai nostri simboli, non ci piace girarci intorno e vedere negli sguardi malcelata sopportazione od odio, addirittura. Il 25 Aprile non ci saremo, perché della nobiltà dei padri della resistenza, in questi giovani miserabili che ne hanno hackerato la memoria, non ce n’è più traccia.

Fonte: http://www.focusonisrael.org/2015/04/02/il-25-aprile-simbolo-di-una-liberazione-usurpata-ormai-dagli-odiatori-di-israele/

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14 thoughts on “25 Aprile: noi che c’eravamo, e che non ci saremo

  1. Dovrebbe essere una ricorrenza, un ricordare una vittoria e unirsi nel ricordare i propri cari deceduti….invece, come sempre, diventa una strumentalizzazione politica e allora molto meglio starsene alla larga perchè il vero significato si è perso!

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    • Chi ha combattuto e vinto quella battaglia, nonché i posteri che della liberazione hanno goduto, dovrebbero riunirsi per celebrare quella vittoria, ricordare che la libertà, duramente conquistata, va continuamente difesa (perché la libertà non è gratis).

      Volendo forzare la storia e la sua interpretazione, volendo pure far rientrare nella celebrazione un popolo che lotta per la sua libertà (anche se ha clamorosamente toppato nell’individuazione del nemico), che facciamo, come diremmo a Roma, “Fuori i caldi e dentro i freddi”? Tappare la bocca a chi c’era, escluderlo dalle celebrazioni per includervi chi di Hitler era alleato, significa ribaltare la storia e dare un calcio a quella democrazia che, oramai è sotto gli occhi di tutti, pezzetto a pezzetto stiamo perdendo.

      Io sono italiana, e provo grande tristezza per questa democrazia che si sta sfaldando, e per l’oscurantismo che sta prepotentemente bussando alle nostre porte.

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  2. Sono dalla parte di chi crede sia ora di finirla con le provocazioni strumentali. Molto meglio non scendere in piazza per evitare scontri inutili e prese in giro assurde. Boicottare e mettere al palo chi vuole provocazioni e violenza. Ciao. Isabella

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  3. Possiamo dare un’identità precisa agli “storici alleati di Hitler” che festeggiano il 25 Aprile e alle 10 “sigle” revisioniste citate da Alex Zarfati? Vorrei non equivocare…

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