Dinamiche umane e il peggio di noi

bambina con bambola di porcellana

Letto sul diario fb di un amico, e non posso fare a meno di condividerlo:

Fra le persone si instaurano spesso strane dinamiche.
Quando ci si incontra e si comincia a fare conoscenza reciproca, si presta molta attenzione al proprio aspetto, si misurano le parole, si cerca di mettere in risalto i propri pregi e barare sembra lecito! E i difetti… perché, ne abbiamo?

Tutto questo investimento di energie ha come unico scopo quello di conquistare la stima e l’affetto dell’altra persona.
Non appena ci si rende conto che l’obiettivo è stato raggiunto, ci si rilassa e cominciano a cadere i primi veli. Solo quando si ha la certezza che quel legame è diventato forte e significativo, si è pronti a dare il peggio di sé.

Il paradosso è tutto umano: proprio alle persone che ci amano di più, siamo capaci di rendere la vita un inferno.

Non vi dico a che proposito rifletto su queste parole. Stanotte pensavo al dolore che provo e che soffoco come a un neonato cui ho chiuso la bocca con un cerotto perché non si senta che piange, perché non urli, e il bambino scalcia, si dibatte diventa livido, ma non si deve far sentire. In questo modo però scalcia di più, soffre di più, diventa più viola…

Non importa, non voglio sentirlo e, se necessario, gli legherò anche i piedi per non farlo scalciare:

Non è vero che sono invincibile, mi rompo in mille pezzi anch’io… è solo che ho imparato a non fare rumore. (cit.)

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55 thoughts on “Dinamiche umane e il peggio di noi

  1. Anche se non so se sia la situazione giusta, credo che è meglio aver sofferto e aver dato tutto che non aver sofferto, e rimanere col rammarico di aver potuto dare di più.
    Anche se alla fine ci accorgiamo di essere stati presi per il culo.
    Anche se alla fine ci accorgiamo di non aver ottenuto nulla.
    Anche se alla fine pensiamo che tutto sto male non ce lo meritiamo.

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    • Non so che dirti… io alla sofferenza non ci tengo e, se è vero che tutto quello che do lo do disinteressatamente, se è vero che accetto pure di avere come ritorno l’indifferenza e anche se sapessi che questo sarebbe il ritorno darei tutto lo stesso, se io sapessi a priori di ricevere calci in bocca col piffero che darei, non ho attitudini masochistiche e non mi vado a cercare il dolore come forma di sublimazione!

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  2. Hai ragione, anche se si fa finta di niente questo non vuol dire che si stia male lo stesso, solo che c’è chi si agita e lo sbraita ai 4 venti e chi il dolore lo tiene per se.
    Comunque, sinceramente, io non credo di essere molto diversa dall’inizio della conoscenza a dopo….o forse non me ne accorgo, chissà? 😉

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    • Beh, io non è che lo tenga tanto per me, visto che sto a scriverne qui, sto solo negandolo a me stessa, e non negandolo per mancanza di sincerità: lo sto negando perché non me lo posso permettere, proprio non posso.

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    • stai a scriverne me cercando di mantenere un certo distacco, non è che ti strappi i capelli….. è questo che intendevo, certo si cerca di negarlo il più possibile perchè lasciarlo sfogare sarebbe deleterio, e poi, personalmente….dare tanta soddisfazione all’altra parte in causa non mi va proprio!

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    • Ma figurati se mi pongo il problema di dar loro soddisfazione! Anche perché, se “l’amica” avesse soddisfazione del mio dolore, dimostrerebbe una volta in più d’essere infame, e quindi sarebbe lei a dare a me la soddisfazione di avere avuto ragione a considerarla così negativamente e prendere ampiamente le distanze!

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    • No no no, non mi pongo proprio il problema! Anche zompettante, la signorina non vale l’unghia del piede mignolo del piede sinistro di me in gramaglie: se queste sono le sue soddisfazioni, se le prenda, io alla vita chiedo altro!

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  3. “non ho attitudini masochistiche e non mi vado a cercare il dolore come forma di sublimazione!”
    Nessuno si cerca il dolore……capita però che il dolore, la sofferenza, ti venga incontro proprio quando le persone che te la procurano non si manifestano per quello che sono realmente, quindi per evitare la delusione o altro…..MAI ASPETTARSI TROPPO da amici, parenti, familiari.

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    • E chi stabilisce la misura del troppo? Io credo che la gente sia meravigliosa, e spesso ho avuto anche più di quello che mi sarei aspettata. Io sono una che si espone, e non smetterò mai di respirare per paura di inghiottire i microbi! ❤

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  4. Per l’ armonia dell’ esistenza … è bene, credo, che chi faccia sovente da “spalla del pianto” a chi si lamenti ( di un male, di un malessere, di un maluccio, del caldo o del freddo, del tiepido, del mondo crudele …. di un amore volatizzatosi etc. etc. ), come sei solita Tu … @Diemme “spugna assorbendi”, si riequilibri lasciandosi liberamente andare, a sua volta, a insulti e contumelie, ad anatemi e rabbia, a corni e biscorni contro i suoi precedenti fruitori del “pianto che scarica” !
    Dunque …. nessun limite è mai troppo, cara amica : vacci dentro !!! 👿

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    • Ma che uomo di pace che sei! 😛

      Sì, chi usa la mia spalla per piangere – che ben volentieri offro agli amici – e poi s’invola quando c’è da ridere, peste lo colga!

      Onore al merito delle amichette mie belle, mi riferisco anche a blogger, che piangono sì sulla mia spalla quando hanno un problema, e ci mancherebbe che non lo facessero, data l’amicizia che ci unisce, ma che sono pure la prima cui telefonano quando c’è da condividere una gioia!

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  5. Di solito mi presento per quello che sono…certo, mi è capitato di incontrare chi ha dimostrato di essere in un modo e poi si è reso altro, non sono mai riuscita ad avere continuità con queste persone. Poi ci sono quelli che mi hanno proprio delusa e ciò mi ha fatto soffrire, ma per fortuna per tanti così ce ne sono altrettanti, e anche di più, migliori.

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    • Io penso che il mio amico non si riferisse alle persone dalla doppia faccia, ma piuttosto al passaggio dal rapporto formale a quello informale, confidenziale, e quindi intimo.

      In questo caso non credo che si possa definire un gettare la maschera, quanto piuttosto di permettere alla propria natura più primitiva di venire a galla, e questo per un fatto semplicemente di maggiore intimità.

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  6. “Rompersi in mille pezzi senza far rumore”, secondo me è AUTORIZZARE gli altri a…”renderti la vita un inferno”. In una relazione simile, siamo solo noi i responsabili della nostra infelicità.
    Gli altri possono pensare che a Te va bene così, anzi dico di più: che Tu sei addirittura felice così, nel romperti in mille pezzi senza fare rumore”.
    Ciao Diemme!
    Nives

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    • Viva la faccia della sincerità! In realtà quella è, per l’appunto, una citazione… il fatto è che temo che la prima che inganno è me stessa, ma semplicemente perché l’infelicità è un lusso che non posso permettermi.

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    • Ma…spezzarsi senza far rumore…non è già “essere perduto?” Secondo me…esistono Allarmi e allarmi. Con il primo decido di non spezzarmi…col secondo mi spezzo ma, senza soffrire. Che ne dici?

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    • La diplomazia, o anche l’amor proprio, in questo caso…potrebbe restare sempre vantaggiosa solamente per gli altri…perché, solamente tu sai che, comunque ti spezzi.

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    • Nives, se cado io non è che mi raccolga nessuno, quindi non mi posso fermare. Il momento in cui mi spezzerò, saranno fatti di chi resta, che forse si renderà conto che i miei campanelli d’allarme non stavano suonando a vuoto, che non erano un ingannevole “Al lupo al lupo!”.

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  7. Vero, spesso si instaurano strane dinamiche iniziali e succede anche che se avverti un certo campanello d’allarme che ti consiglia di startene fuori, tu no, caparbia, dici che fa nulla e giù una batosta. resisti, perdoni, vai avanti, nemmeno sai il perchè, forse quella persona ti piace davvero o forse pensi possa cambiare o ancora non vuoi darla vinta alla delusione. E giù una seconda batosta. Vai avanti ancora, ci sei, comprendi, aiuti, fai, dici, ma non vuoi farti più del male e alla terza batosta, sempre gratuita, chiuso, stop, fine.
    C’è del masochismo in noi, dicevo nell’altro post, ma c’è anche un limite al masochismo, per fortuna.
    Sono andata un bel po’ fuori tema, credo. Fatto sta che le amicizie si coltivano soprattutto con il rispetto e la stima reciproca e se queste vengono meno troppo spesso e tutte da una parte, allora è il tempo di chiudere. Anzi, si è già in ritardo. Fa male, certo, ma fa anche male negare a se stessi l’ovvietà del the end. Gridare la propria delusione o meno fa parte del carattere e dello stile di ciascuno. La sostanza non cambia.

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    • Il fatto è che quando vuoi bene a una persona, non è che fai finta di non vedere, non vedi proprio, o meglio, vedi ma non registri.
      Tornando ai miei due amici, con lei avevo notato da tempo che, esaurito un certo argomento, un unico solo argomento, non è che rimanesse molto da dirsi e la conversazione languiva. Con lui, anche rileggendo le vecchie e-mail, ma a voce era la stessa cosa, mi rendo conto che era un continuo rettificare, un continuo dirgli “No, non intendevo quello, no, non mi riferivo a quello, no, anzi, su questo la penso esattamente all’opposto di quello che mi stai attribuendo…” solo che, nell’interazione veloce del dialogo, sempre amicale e sereno, il chiarimento fluiva tranquillo, era un modo per chiacchierare, di rilanciare la palla.

      Poi, dopo anni, quando ti rendi conto che ti guarda come un’estranea, che non ti conosce, riavvolgi il nastro e realizzi che, forse, non ti ha conosciuto mai.

      Ma, si sa, del senno del poi son piene le fosse 🙄

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  8. Però … voi mette @Djiè ???
    Venì da te … appoggjià la testolina su quer popò de davanzale che cjài davanti … mettese a ppjiaggnjie come ‘na fontana e scaricà tutti li pesi sur … ehm … bbarcone tuo … e magara abbuscasse puro quarche carezza gentile o ‘n bbacjio …. chissà ? …. beh, è ‘na meravjia !!! 😀

    Me poteresti dire : “E me li chjiami amichi/amiche ‘sti bbojiaccjia ??? Che quanno cjè da ride’ o da festeggjià se squajieno come ‘r grasso de @giujianoferara, e che ‘nvece quanno cjè … o mejio quanno cjànno da versà li lacrimoni, te li incarteno e te li serveno a tavola a tutte l’ ore” ??? 👿
    None … @Djiè, io nun li chjiamo amichi e/o amiche …. io li chjiamo scjiacalli e scjiacallesse !!! :mrgreen:

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    • Beh, diciamo che a un’amica, di appoggiarsi al davanzale mio e beccarsi qualche carezza gentile o un bacio non è che gliene freghi molto… comunque sì, sciacallessa, mi piace, è il termine proprio più appropriato. Io avrei detto st@@@@a, ma hai ragione, sciacallessa rende meglio, decisamente più preciso.

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  9. é vero, si rende un inferno la vita di qualcuno a cui si vuole bene proprio perchè credo che ci sentiamo più nudi e più fragili. Chi ci conosce sa smascherarci in un attimo. So che non c’entra con il discorso di riferimento ma vedi che prima o poi il bambino potrebbe morire. E il potrebbe è solo un condizionale voluto.

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    • Se il bambino rappresenta il dolore… mah, forse non è un male che muoia, ma se il bambino, come credo, rappresenta un pezzo della nostra anima, che morta smette di esistere, rendendoci cinici e insensibili… beh, questo spiegherebbe il perché di tante persone ciniche e insensibili, che tu non lo avresti mai detto 🙄

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    • Non so di cosa sia fatto il cinismo….. sai? credo che sia forse una mancanza di credibilità verso gli altri… cioè non si crede a prescindere…

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    • Il cinismo è l’indifferenza per i sentimenti, e in particolare la sofferenza, degli altri. Voglio il tuo anello, ti si è incastrato al dito, taglio il dito, dov’è il problema? Ti devo dei soldi, ti servono per mangiare, ma preferisco farmi un’altra birra, chi se ne frega della tua fame.

      Ho reso l’idea?

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    • Non credere… io mi tolgo il pane da bocca per darlo al primo estraneo di passaggio, ma se mi fai del male… divento davvero impermeabile a qualsiasi sentimento umano nei confronti di chi di me pietà non ne ha avuta.

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    • Insomma, sono la formica che sbatte la porta in faccia alla cicale e non gliene importa niente se fuori fa freddo!

      Sì, c’è differenza, con me devono proprio essersela cercata 😉

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  10. ‘Mbè …. su quer cuscino morbidoso che cjài davanti … o ommo o donna nun poterebbero che sta’ bbenone …. soprattutto l’ ommo ! 😀

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  11. Mostrarsi per quello che si è, è sempre un omaggio alla verità, una scelta comunque preferibile, anche se dovesse interrompere o minare un rapporto: meglio così piuttosto che lasciarlo vivere sulla falsità o, quantomeno, sull’omissione.
    Ciò non di meno, secondo me, occorrerebbe adoperarsi per sfuggire le occasioni in cui, in presenza di disaccordi o incomprensioni, a insistere sulle proprie posizioni si verrebbe a dare il peggio di se stessi… perché, alimentando lo stato conflittuale, molti, messi in difficoltà, tendono a diventare pessimi soggetti.
    Questo è almeno ciò che io credo… e che suona anche come un invito a valutare sempre fino a che punto possiamo considerare noi stessi vittime incolpevoli e totalmente dalla parte giusta..

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    • Touché, caro Enrico, so che hai perfettamente ragione. Già ieri avevo preso la decisione di non tornare più sul discorso, per motivi che non posso stare qui a dire, ma che potrebbero essere molto seri.

      Peccato, avevo in mente un post sull’essere blogger, un pacchetto con pro e contro, in cui non si può prendere, intendo anche da parte dei lettori, solo il pro, cioè solo una parte della medaglia… la moneta ha due facce, e in teoria il comportamento più corretto, da parte dei “follower“, sarebbe “prendere o lasciare”. Ammetto che detto così suono criptico… ma per la premessa di cui sopra, cioè per seguire il tuo giusto consiglio, devo fermarmi qua.

      Grazie Enrico 🙂

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    • Ha o hai? (prima riga della tua risposta)

      Il post sull’essere blogger non credo che avrebbe particolari controindicazioni… comunque vedi tu quello che è meglio.

      E non è il caso che mi ringrazi.. 😉

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    • Hai, hai, ho già corretto. No, in questo momento il post sull’essere blogger ha controindicazioni. Magari più in là, oppure un giorno riuscirò a dargli un altro taglio, rispetto a quello che ho in mente ora.

      E comunque, anche prima del blog, è successo di persone che si sono innamorate di me perché così scoppiettante ed estroversa, e poi non hanno accettato che io fossi scoppiettante ed estroversa, additandomelo a maggior difetto. Altre persone si sono conosciute perché io ho creato e conservato i legami con ognuno di loro, e poi mi rimproverano quegli stessi comportamenti che da cui hanno tratto vantaggi che coi loro mezzi mai avrebbero avuto. Ecco, un po’ la storia era questa ma credimi, in questo momento vale la pena lasciarla dov’è, in un angolo recondito del mio pensiero.

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  12. Il problema é che troppo spesso diamo per scontato l’affetto delle persone care e ci sentiamo pertanto autorizzati a comportarci come vogliamo, noncuranti della loro reazione e confidenti del fatto che saremo presto o tardi perdonati. Errore piú madornale non ci potrebbe essere, perché prima o poi pagheremo un caro prezzo per ciò che abbiamo fatto. Eppure – ahimè – continuiamo a farlo….

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    • Forse non è solo questo. Non è che ce ne freghiamo di loro e confidiamo nel fatto di essere perdonati, quanto siamo sicuri di non perderli. Non è un approfittarsene, è davvero un essere se stessi senza cautele.

      Per esempio io, sul lavoro, do il massimo, seriamente, ho sempre fatto il più possibile con il massimo impegno, zelo, voglia di produrre e garantire eccellenza, per me, per l’azienda, per i nostri clienti… ma non mi sono mai comportata assecondando un timore di essere licenziata, se ho ritenuto giusto battere i pugni sulla scrivania li ho battuti, se non sono stata d’accordo con un capo gliele ho cantate: questo non è stato certo un approfittarsi del contratto a tempo indeterminato e dell’articolo diciotto, non è stato mai un impudente: “tanto non mi potete fare niente”, mai, è stato solo un comportarsi da cittadini e non da sudditi, da professionisti seri e non da schiavi. Nei rapporti umani, dovrebbe poter essere la stessa cosa. Certo, come sul lavoro, tanto più nei rapporti umani, ci sono dei limiti da non superare, ma a volte sono così sottili…

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    • Quello che diamo per scontato nei rapporti umani non è una tutela legislativa, ma è qualcosa di più, parliamo di un amore incommensurabile che secondo me ci fa sentire forti e pertanto “imbattibili”. Come scrivevi tu, non perderemo mai una persona cara perché a lei siamo legate da un legame fortissimo che va oltre le tensioni, gli sbagli, i sotterfugi. Vince su tutto e noi sappiamo di disporre di quest’arma potentissima che ci permette di compiere azioni non proprio corrette: sappiamo che comunque non vivremo mai una sconfitta…

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    • Non “sappiamo” ma, in certi casi, semplicemente “crediamo”: poi, quando invece subiamo la perdita, non ci resta altro che leccarci le ferite 😥

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    • Ma neanch’io lo sono stata! Intendevo rispondere al tuo “ne ha subìte così tante”, non mi sarei mai permessa di fare battute da osteria a una ragazza che mi potrebbe essere figlia! Anche se davo scontato che no, ho chiesto conferma che l’averne subite tante non fosse dovuto al tuo carattere!

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    • Ahaha allora la malizia l’ho avuta io praticamente XD
      Beh, in realtà ti devo smentire perché è proprio da me che subisce di continuo colpi su colpi. Per questo mi sono perfettamente ritrovata in quelle frasi che hai riportato ad inizio post. Speriamo che non arriverò mai al colpo di grazia: lui magari sarebbe disposto pure a perdonarmi, ma io non lo sopporterei… Sono io la “tosta” della coppia in poche parole.

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