Nuove coppie, realtà e statistiche

coppia-felice

Ok, in questo periodo sto scrivendo troppo, pubblico in continuazione, il fatto è che sono molto agitata, e non sono certo la massaia che fa fronte al nervosismo tirando a lucido la casa!  Io scrivo…

Riflettevo sul fatto che, stando alle statistiche, ma anche alla mia personale esperienza, sia come membro della coppia sia come amica accannata, quando uno si fidanza perde in genere all’incirca un paio di buoni amici (e sottolineo il “buoni”).

Ora, secondo voi, come mai si verifica questo?

Invidia no, perché stiamo parlando di buoni amici, e quindi diamo per scontato che siano contenti della nuova situazione. Cambi d’abitudine no, perché comunque lo spazio per sentire un amico si trova sempre, e allora?

Coppia chiusa esclusiva? Antipatia del partner per l’amico o dell’amico per il partner?

A voi è successo? Che ne pensate?

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21 thoughts on “Nuove coppie, realtà e statistiche

  1. Io credo sia una questione di equilibrio. L’amicizia profonda si fonda su un equilibrio forte quanto la relazione di coppia. Il fidanzamento perturba gli equilibri e, come conseguenza, scombussola anche le amicizie, che spesso non reggono. Ma credo anche che dietro a questa rottura, serpeggi spesso la paura: la paura nell’amico che si fidanza che teme che l’amicizia sia così forte che il nuovo arrivato non ne comprenda lo spirito; la paura del nuovo fidanzato o fidanzata di non essere all’altezza di chi occupa già con successo l’affetto del nuovo amato; la paura di chi è solo amico di vedere deturpato, senza poter veramente opporsi, un rapporto che spesso è più sereno, libero e giocoso di una relazione sentimentale.
    Io però penso anche un’altra cosa, e qualche prova di questo l’ho pure sperimentata, se una relazione di coppia spezza la libertà dell’amicizia, sconvolgendo quello che preesiste, per afferrare tutto e subito, spesso rischia di essere una relazione effimera e superficiale. Il flusso di un’infatuazione. Il trionfo dell’estemporaneo possesso.
    L’amicizia e le relazioni vere sono un’altra cosa.

    Scrivere per taluni è catartico, non bisogna lesinare.

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    • Mi piace questa tua analisi, ci penserò su. A me è capitata la rottura per altri motivi, o per gelosia del partner, o per antipatia, mia, sua o reciproca, o anche perché l’amico/amica sono inaspettatamente cambiati, probabilmente la nuova situazione li ha toccati nel profondo e li ha trasportati in un altro mondo, un’altra dimensione, nel bene e nel male.

      Sì, per me scrivere è catartico, e in effetti faccio poco altro dalla mattina alla sera, mentre le mie mani volano incessantemente sulla tastiera 😉

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  2. Sei “agitata” … e scrivi, anzichè rammendare calzini bucati, lavare/stirare … tirare a specchio gli ottoni e le maioliche della chesa ?!? 😯
    Bene …. mooolto bene, @Diemme ‘dalla penna facile’ …. muy bien !
    Poichè … UNICUIQUE SUUM !!! 😀
    Quanto al “che ne pensi?” sulla coppia e sugli annessi e connessi …. penso, e nun me schjodo da qquì, che l’ Amicizia è UNA …. e se ne frega di eventuali antipatie del partner per l’ amico o dell’ amico per il partner …. lei resta immutata e bellissima, altrimenti NON è Amicizia … è altro, e di quest’ altro … e scusami per la crudezza dei termini, “non me ne potrebbe fregare di meno” !!! :mrgreen:

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    • Non sarei così categorico, le persone cambiano, e quando sono in una relazione cambiano più in fretta, ti spiazzano, ma questo non significa che prima non fossero amici sinceri.

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    • Io non credo che il cambio di abitudini possa incidere su una amicizia. Semmai sulla frequentazione, ma questo è un altro discorso. Chiaro che quando si è impegnati ci si frequenti di meno rispetto a quando si è soli, ma l’amicizia rimane. Qui parliamo di rottura, è un’altra cosa.

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    • Cambia la frequentazione e quindi le abitudini.
      Personalmente a mio marito non ho permesso di farlo…ho un amico da ormai 36 anni: bello e siciliano; all’inizio mio marito ne è stato geloso, tanto, ma non me ne è importanto niente, mai e poi mai avrei mollato.
      Ripeto, non mi è capitato di lasciare amicizie per il suddetto argomento, ma sono convinto che cambiano le abitudini e piano piano anche le amicizie.

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    • Anch’io non avrei mai permesso a nessun uomo di allontanarmi da lui, non glielo avrei permesso e non mi sarei creata alibi, non l’avrei visto con occhi differenti. Lui ha detto che non ci crede, ma a questo punto è davvero poco importante che ci creda o no. Anche se ci credesse, anche se ne avesse avuto prova in passato, ognuno è differente e certe cose non si fanno per dovere, o si sentono o non si sentono: un amico è un sostegno, non una pastoia che ci impedisce di librarci in volo.

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  3. Un po tutte. Ma anche il fatto che noi stessi vogliamo avere un po di spazio interno dentro la nuova esperienza famigliare. Ciò che con i amici non succede mai. Con loro eravamo abituati a condividere “tutto”.
    Che (a dir la verità) non siamo mica disposti a farlo. No?

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    • Come ho risposta fulvialuna, quello della frequentazione è un altro discorso. Qui non stiamo parlando del frequentarsi di meno, che è ovvio che uno che ha una relazione il tempo lo dedichi a quella. Qui stiamo parlando di screzi, malintesi, allontanamenti per tigna e per orgoglio, non per tempi ristretti.

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    • Anche qui, è ovvio che le precedenze cambiano. La persona di fianco può non avere i stessi gusti miei. Se io ho una simpatie su un amico perché è “grezzo e diretto nel esprimersi”, non è detto che la mia compagna ha i stessi gusti. Ed a questo punto si debba rinunciare.
      Ed ovvio….. i amici sono prima ad essere sacrificati (sul altare della mia felicità, no?)

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    • Non è detto che i tuoi amici tu li debba frequentare con la tua donna. Ora i contatti si tengono pure su fb, basta un saluto, un buongiorno. Poi, se una sera al mese ci scappa la serata a tutta birra e rutto libero, di cui la fidanzata contessa raffinata tipo “Ambròscio ho voglia di qualcosa di buono” non dovrà mai sapere, meglio ancora…

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  4. A me sinceramente non è successo, forse perché ne ho sempre avuti pochi, ma davvero buoni, e nemmeno lui li ha persi e li frequentiamo tutt’ora 🙂

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  5. In qualche caso può anche essere una questione di gelosia… nel senso che sì, magari dell’amico ci si fida, ma se, ad esempio, hai per fidanzata una ragazza carina e disinvolta, non si sa mai cosa potrebbe succedere: al cuore… e a qualcos’altro non si comanda..
    In caso opposto, se hai una fidanzata che a te piace, ma obiettivamente non è un granché, può sorgerti una certa ritrosia a mostrarla all’uno e all’altro.. amico o no..
    Capisco, sono pensierini terra terra, ma al momento non mi esce fuori niente di più elevato.. 😉

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    • Io penso piuttosto che quando si è innamorati si vuole avere l’esclusiva dei pensieri dell’altro. Io ritrovai un vecchio amico, felicemente fidanzato, e ripresi a frequentarlo fittamente, senza nessuna gelosia da parte di lei, ma erano dieci anni che stavano insieme, c’era la fiducia ma non più i bollenti spiriti né, se mai c’era stato, il desiderio di possesso. Poi si lasciarono, e lui si mise con una freschetta buffa, piena di remore e complessi, che l’ha isolato da tutti.

      Oggi, per fortuna che c’è fb, e almeno un saluto ce lo riusciamo a lasciare.

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  6. Quando ci si fidanza si cambia un po’ anche stile di vita, si viene coinvolti in impegni che prima non c’erano (familiari e di coppia), quindi potrebbero divenire meno costanti gli incontri con gli amici. Ma ciò non vuol dire che questi amici si perdano. Secondo me ci si allontana per via un fisiologico perdersi di vista, i fidanzati c’entrano e non c’entrano.

    P. S. Ti ho scritto su fb, controlla se puoi 😉

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  7. Non ho una risposta precisa alla domanda.
    Sta di fatto che il ruolo e gli spazi per gli amici sono diversi, molto, tra chi sta in coppia e chi no. Nel passaggio tra la seconda e la prima condizione non possono che esserci dei tagli di spazi, attenzione, vicinanza, ecc., che non possono non far soffrire, e a questa sofferenza ognuno reagisce secondo quanto sa accettare, secondo quanto ha già sofferto e secondo quanto ha già fatto soffrire. Bisogna, da chi cambia condizione, cercare di salvare l’essenziale, e da chi subisce il cambiamento convincersi che le cose NON POSSONO restare invariate. Una mia ex amica, gran mangiatrice del tempo, dell’attenzione, dell’appoggio, in una parola della “cavalierservenza” di molti uomini (che peraltro, in quanto tali, “mangiava”e “lasciava mangiare” abbastanza poco) si lamentava di continuo dell’ “egoismo” delle nuove fidanzate che ogni tanto sopravvenivano e che quasi invariabilmente ponevano dei veti radicali alle abitudini e frequentazioni – già fisse ed “acquisite” – dei nuovi compagni con la mia amica: possibile, diceva lei, che queste donne meschine abbiano la pretesa di arrivare loro e azzerare tutto ciò che c’era prima nella vita dei loro uomini? Magari a volte qualche ragione ce l’aveva; ma, essenzialmente, secondo me, era lei a non capire la naturale intimità ed esclusività di una coppia, il fatto che chi dedica TUTTA la propria vita e attenzione a UNA persona (e non “tanti bei momenti” a tante persone) pretenda non a torto il reciproco, e che se non ti vuoi “sporcare le mani” fino in fondo con qualcuno e tenertelo non solo nei momenti migliori ma anche nei peggiori, coi suoi difetti e la sua noia (come faceva lei, che privilegiava la sua libertà e la sua fantasia), non hai diritto di reclamare impegni fissi e presenze indiscutibili… Anche, non capiva il bisogno di quegli uomini, che sceglievano donne disposte a dare loro situazioni stabili e costruttive ma più banali, di non confrontarle di continuo con la Bella, Brillante, Fascinosa… ecc., anche se sfuggente, infantile, non concreta, e di poter DIMENTICAREi sogni colorati che non danno il pane quotidiano di cui a un certo punto si ha bisogno, ma fanno sembrare più brutto chi te lo dà… Un bisogno, in fondo, di lealtà.
    Certo, è una storia per vari aspetti diversa da quella di cui parliamo ora, perché Diemme non è davvero così egoista né così sostanzialmente fuori dal mondo; eppure forse questa storia ha qualche attinenza anche con lei, perché anche lei è un termine di confronto in qualche modo “scomodo” per donne a lei inferiori e per gli uomini che le scelgono.
    Cyt.

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    • Non avevamo mai parlato di questa tua amica, e da queste tue righe non riesco a mettere a fuoco tutta la storia, che mi incuriosisce. A quanto pare però era lei che “non si voleva sporcare le mani fino in fondo”, negando forse un rapporto più completo che invece questi uomini avrebbero voluto, magari ci voleva andare a teatro ma non mettere le pezze fredde sulla fronte quando stavano male, avevano la febbre alta e sudavano. Per qualche verso ha attinenza con questa storia? Non direi, sia perché nessuno ha rifiutato l’altro come partner, era proprio un altro film, sia perché, e tu lo sai bene, comunque – anche in veste di semplice amica – non mi sono mai tirata indietro davanti alla cattiva sorte e alle pezze fredde sulla fronte in caso di febbre alta. Passando ad altro, e cioè alla scelta di situazioni più tranquille, ripeto, non so assolutamente la vita che offrisse/non offrisse, pretendesse/rifiutasse la tua amica, ma so che quando una persona – nella fattispecie un uomo – sceglie quella che ritiene “una situazione più tranquilla”, spesso si va a infilare in un ginepraio di cui non si rende conto. Parlo in generale, nessun riferimento al caso specifico.

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