La rabbia (ma sì, semmai anche l’orgoglio!)

Vedo scritto da una persona, suppongo non correligionaria:

“Amo il popolo ebraico perchè è perseguitato da millenni”.

Ma mi dite che significa una frase del genere? Ma che essere perseguitati è una virtù, anzi, un’amabile virtù?

Su questa falsariga ora capisco anche la difesa degli “altri” (che poi sono tutt’altro che perseguitati) che poverini, semineranno il terrorismo in tutto il mondo, faranno saltare scuole e mercati, accolteranno la gente sugli autobus e in sinagoga, butteranno l’acido in faccia ai passanti, ma poverini, muoiono in tanti!

La prossima volta che la signora vuole esprimere apprezzamento, forse sarebbe meglio affermasse qualcosa del tipo “Amo il popolo ebraico perché è un popolo retto, perché è un popolo che, pur vittima millenaria di persecuzioni, ha scelto sempre la vita, ha scelto di rispettarla, celebrarla, guardare avanti”.

Ora, uno può anche non essere d’accordo con questa mia ultima affermazione, ciò non toglie che la prima non abbia assolutamente alcun senso!

 

 

 

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49 thoughts on “La rabbia (ma sì, semmai anche l’orgoglio!)

  1. beh, io trovo semplice la spiegazione, forse perchè mi sono posto una domanda simile pochi giorni fa quando un collega mi ha detto “perchè ti conci così??? sembri un mussulmano..”
    al che dopo 3-4 ore di questa espressione:
    http://memecrunch.com/meme/MNIU/cosa-avra-voluto-dire/image.jpg?w=400&c=1

    mi sono fermato a ragionare…

    quindi ritengo che il senso nascosto di tali affermazioni sia qualcosa che si avvicini allo spirito guida di madre teresa di cauciutta…

    cioè quell’ostentare compassione e superiorità di un animo nobile nei confronti dei meno fortunati

    credo sia qualcosa di simile a sostituire il crocefisso (solo per fare un l’esempio) con la foto di barbara d’urso in lacrime..

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    • Io sulla parola NEGRO mi sono già pronunciata e, anche se mi dicono che sono proprio i negri ad offendersi per questo termine, io ritengo che i veri razzisti siano quelli che la ritengono “una brutta parola”. A parte che, da un punto di vista etimologico, negro e nero vogliono dire la stessa identica cosa, ma considerando che nero è spesso sinonimo di sporco, buio, pauroso, cattivo (anima nera), fascista, etc. etc., se io fossi negra preferirei mille volte essere definita negra piuttosto che “nera”, “di colore”, “afroamericana”, e altre simili ipocrite idiozie.

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    • una giornalista calabrese afro-francese scrisse tempo fa un libro in cui lei stessa chiedeva di essere chiamata negra. dietro la sua scelta c’era una serie di spiegazioni etico-sociali, storiche, insomma elementi che si collegavano con la sua storia. Io credo che fare i puritani, senza pronunciare negro, oppure affiancandosi alla causa ebraica per il solo fatto della persecuzione, in realtà nasconda la paura di avere un pensiero contrario. Nel senso che, ad esempio, io non dico negro per rispetto dell’uomo di colore, in realtà evito la parola per paura di diventare razzista, ancor prima di esserne accusata.

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    • Senti, io qui l’ho già raccontato, quando qualcuno comincia a “sospettare” che io sia ebrea, ma non sa come chiedermelo (per paura di offendermi, ebrea a me, ma come ti permetti!), e comincia a girarci intorno, a balbettare, a fare la voce il più flautata possibile, per poi chiedere: “Sei” e qui si aiutano e fanno coraggio mettendo la boccuccia appena socchiusa (detta pure a culo di gallina) “di religione israelita?”, quindi tira un sospiro di sollievo quasi per dire “E’ fatta, l’ho detto”, mi fa una pena, ma una pena, ma una pena… che gente piena di pregiudizi, gente che a pronunciare la parola “ebreo”, “negro”, pare che si sporchino la bocca!

      Beh, almeno con i negri hanno questo vantaggio, non c’è bisogno di chiederglielo!

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    • Tempo fa al lavoro conobbi un ragazzo. Era iracheno, o meglio lo era il padre. Lui era calabrese doc! Pero’ amava ascoltare musica della sua terra e ne conosceva la lingua. Al che siccome si era in confidenza gli ho chiesto se fosse musulmano. Non per pregiudizio che fosse terrorista. Anzi! Ma perche’ ero curiosa di conoscere la sua cultura. All’ epoca studiavo diritto privato comparato e c’ era un capitolo che trattava della saharia, la legge musulmana. Volevo sapere la condizione della donna, soprattutto quella cosa che riguardava il matrimonio. Cioe’ il musulmano puo’ sposare una donna di religione diversa. Cosa preclusa alle donne che devono obbligatoriamente sposate un musulmano. Non puoi immaginare l’imbarazzo quando mi disse: “no, sono cattolico!”
      Ecco. Forse in questo caso il pregiudizio mio stava nel fatto che sarei potuta passare per razzista!!!! Pero’ l’imbarazzo!!!!

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    • Ecco, perché chiedere a qualcuno se è musulmano dovrebbe rappresentare una potenziale manifestazione di razzismo? Quasi a sottintendere “Se mi dici di sì cambia qualcosa”?

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    • No, non era questo il punto, avevo il timore di essere scambiata per razzista, ed essere vista come una potenziale giudicatrice. però mi sono fatta coraggio, la curiosità riguardo quella cultura era troppo e allora mi sono buttata: “Ma te sei musulmano?” che non è certo dire “Te sei marocchino?” perchè parlava il calabrese meglio di me!

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    • Quindi il problema era che tu temevi che lui avrebbe potuto pensare, a causa della domanda, che tu fossi razzista? Cioè, che nella sua mente la domanda “Sei musulmano?” sarebbe suonata “Sei un terrorista?”, “Sei diverso?”, “Sei un essere umano di serie B?”?

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    • ho risposto in tutta fretta. allora. premettendo che noi umani siamo esseri fragili, con delle simpatie e delle antipatie. Oggi come oggi siamo riusciti a superare moltissimi pregiudizi di carattere religioso, culturale, politico e sociale. Solo che, appunto perchè siamo umani, c’è qualche volta la possibilità di avere dei pregiudizi nell’inconscio. Per quanto possiamo mettercela tutta nell’accettare l’altro (non il diverso, attenzione) siamo riusciti, rispetto al passato (ma non del tutto) a non infierire su persone che sono religiosamente, culturalmente, etnicamente diverse da noi. Per contenerci, per contenere questi pregiudizi innati, cerchiamo di addolcirci qualora dovessimo rapportarci con il mondo esterno. Nel tuo caso sostituendo il termine ebreo con israelita, nel mio considerando a priori un iracheno come un musulmano. Ovviamente non ci sarà mai un mondo, o qualcuno, che sia privo di pregiudizi. Anche il più religioso potrebbe averne ad esempio nei confronti dell’omosessuale, o del convivente. L’importante è non far del male all’altro.
      Tempo addietro scrissi un articolo sui concorsi, la maggior parte dei quali erano riservati ai disabili. Il mio era un pregiudizio a tutti gli effetti, nel senso che riservare un’opportunità solo e soltanto a chi si ritrova in certe situazioni preclude la possibilità ad altri di mettersi in gioco. Magari, se nello stesso concorso di facessero partecipare disabili e non, si scoprirebbe che i primi avranno capacità superiori ai secondi. Ma precludere a priori non realizza l’eguaglianza sociale della costituzione.
      Ecco, il mio è un pregiudizio, non nascondo di aver pensato male nei confronti dei disabili, ma sta certa che, nonostante ciò, non farei mai del male a nessuno, non proclamerei mai la lotta alla perfezione e sarei la prima a ritirarmi qualora un disabile riuscisse a superarmi in intelligenza, logica e capacità. Come è successo parecchie volte anche all’università.

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    • Allora, il pre-giudizio, come giudizio preliminare – suscettibile di verifica – è segno non di ignoranza, ma di cultura. Accorcia i tempi di verifica, e pensare che un iracheno possa essere musulmano (“possa” essere, non dare per scontato che lo sia), è come pensare che un italiano sia probabilmente cattolico, un africano sia presumibilmente nero, uno scandinavo bianco. Una persona ha mediamente delle informazioni che la portano a orientarsi in una certa direzione (se un supermercato mette un prodotto in offerta, io posso pensare che sia prossimo alla scadenza, per esempio, ma non è detto che sia così): l’importante è che questi giudizi preliminari non vengano trasformati automaticamente in giudizi definitivi, senza verifica e senza possibilità d’appello, perché è lì che interviene la ristrettezza mentale e l’idiozia, contro la quale quotidianamente ci tocca combattere.

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  2. Quanto ti capisco……….c’è una persona e tutti dicono ” poverino “, solo che io so chi è veramente “il poverino” e anche se posso provare compassione amore proprio mai, almeno non per lui.
    Ammirazione ed orgoglio non si ottengono perché si viene perseguitati, ma per come si è, per come si vive. In una trasmissione ho sentito il figlio dire del padre, sopravvissuto ad un campo di concentramento, che la cosa più bella cha abbia fatto il padre non ostante la reclusione, sia stato insegnargli l’amore per la vita e non la voglia di vendetta.
    Ecco per questo si può provare ammirazione.

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    • E infatti, è questa la grande capacità del popolo ebraico, la lotta per la vita e per l’amore, la capacità di guardare avanti, nonostante tutto.

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  3. Mi hai fatto ricordare come (anni fa) ero incavolato su un mio amico che mi aveva presentato ad una persona cosi:
    Lui è Valentino, un mio amico. E rumeno. Un ragazzo molto bravo.
    Il bello è che nemmeno oggi non capisce…. perché la mia rabbia?

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    • E certo che non capisce! Il problema non è in quello che ha detto lui, ma in quello che hai capito tu. Cioè, lui ha detto: “E rumeno. Un ragazzo molto bravo.” e tu hai capito “NONOSTANTE sia rumeno, è un ragazzo molto bravo”.

      Lui ha detto due cose chiare, semplici, lineari e vere. Sei rumeno (vero) e sei un bravo ragazzo (vabbè, sorvoliamo sul ‘ragazzo’ 😛 ). Tutto il resto è stata una tua libera interpretazione e manipolazione delle sue parole.

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    • Valentino, oramai ci conosciamo da tanto tempo, e lasciati dire una cosa da una persona che ti vuole bene. Tu sull’argomento “rumeno” sei supersensibile, nel senso che hai la coda di paglia. Alla fine, potresti anche pensare che per “rumeno” la gente intenda “che viene dalla Romania”, e non pensare sempre che voglia dire “brutto, sporco e cattivo”!

      Tu sai che io ho il dente avvelenato contro questo atteggiamento delle minoranze (compresa quella cui appartengo io), quest’accusa all’altro di razzismo sempre latente, questo costringere sempre l’altro a spiegare che non discrimina, a giustificare ogni parola… ti rendi conto che diventa pesante? Alla fine uno che fa così viene allontanato non perché negro/ebreo/rumeno/etc., ma perché ECCHEDUPALLE!!!!!!

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  4. Cara D. E’ facile trovare delle scuse quando non sei nella situazione creata. E sopratutto quando si vuole (trovare scuse). Non è un discorso della mia ipersensibilità razziale. Credimi sono molto “laico” da questo punto di vista. E credo che per quanto possiamo essere visti come “brutti, sporchi o cattivi” sarà soltanto il tempo a dimostrare il contrario, e non le (mie) parole. D’altronde, la stessa cosa valeva anche nel caso degli italiani. O i ebrei.
    Tornando pero al discorso della presentazione fatta dal mio “amico” vorrei fare alcune precisazioni.
    Prima di tutto sta nel periodo in quale ci trovammo. Era proprio in quel tempo quando – a Roma – fu trovata quella donna stuprata e uccisa. Da un rumeno. Con tanto di conseguenze negative su tutta la nostra comunità.
    2. Il luogo. Ci trovavamo in un bar nel trevigiano. Non lontano forse dalla residenza di un certo Borghezzio che aveva dichiarato di essere sicuro del nostro “gene dello stupro” nel DNA. Ricordi?
    3. La frase che il mio amico mi ha presentato non è completa. Manca un semplicissimo “ma” tra la parola “rumeno” e “un”. Questo “ma” lo avevo omesso prima, soltanto per un discorso di essere dispiaciuto, in quanto lo considero ancora amico. Ma con o senza……. non cambia il senso delle parole. A te la parola.

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    • Con il “ma” cambia eccome! Hai presente “per un punto Martin perse la cappa”?

      Allora, a quanto ho capito, per te era una questione di prudenza, non c’era bisogno di sottolineare il fatto che tu eri rumeno, data l’aria che si respirava, però il tuo amico al massimo ha peccato di ingenuità, in fondo, nello stesso clima che tu descrivi, lui ti ha dichiarato suo amico e ha garantito per te!

      Certo, se durante una manifestazione delle teste rasate qualcuna mi presentasse come “E’ mia amica, è ebrea MA è una brava persona’, sicuramente penserei che avrebbe potuto risparmiarsela, ma da qui ad essere arrabbiata… tanto più che, per chi è razzista, anche gli amici della gente discriminata sono da evitare, quindi il tuo amico si è esposto in prima persona, sicuro e orgoglioso della tua amicizia.

      PS: mi fa sorridere il ricordare una persona molto cara che, parlando di un’altra persona, anch’essa decisamente deliziosa, ebbe a dire: “E’ comunista, MA è un’ottima persona!”.

      Che dirti, ognuno ha il suo “ma”! 😉

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    • Cosi come anche tu sei stata scocciata dalle parole sul popolo ebraico. Magari se avesse detto “amo il popolo ebraico per l’eroismo e la capacità di resistere a tutte le persecuzioni lungo la sua storia”, allora non c’era niente da scocciare. Ma le parole hanno il loro senso da come sono pronunciate.

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    • Io non ero scocciata dalla frase, io ero scocciata dall’idiozia della frase. A me l’idiozia dà fastidio qualsiasi sia l’ambito in cui viene esercitata.

      La stupidità umana mi va venire le bolle, perché capisco di essere totalmente disarmata e soccombente di fronte ad essa!

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