Archivio | 29 gennaio 2015

Tristezza

mano roccia fatica

Sono infinitamente stanca, ma questa non è la prima volta che ve lo dico.

Mia figlia ieri piangeva accoratamente, colpevolizzandomi del fatto che a casa non ci sto mai. Oltretutto, dice lei, neanche ho la mamma in carriera, che pensa solo al lavoro e però abitiamo in una megavilla con tutti i comfort. E non ho la mamma con l’impieguccio modesto che però a un certo punto fa cadere la penna e torna a casa, a preparare il ciambellone per merenda e tutto il resto.

Ok, ma hai 21 anni. Insomma, dovresti avere un tuo giro di amicizie, la tua vita sociale non può venire da mammà.

Il papà non ce l’abbiamo, questo oramai è appurato. Hai questo fratellone maggiore che ogni tanto, quando ha bisogno di ammazzare il tempo, capita, ma sostanzialmente non è di nessun supporto.

Tutti gli altri familiari sono lontani, quando non direttamente all’estero e allora? Questa è la vita che abbiamo, questa dobbiamo vivere.

Ho comprato qualche anno fa una poltrona, sono riuscita a sedermici, per la prima volta, due anni dopo (tanto per rendere l’idea della vita che faccio).

Mi sveglio alle cinque, prima di uscire generalmente o rigoverno la cucina, o preparo un bucato, o lo stendo, o due o tre delle cose prima elencate, butto due o tre sacchi di rifiuti (differenziata) e alle 7 e un quarto già sto per la strada verso il lavoro. Lavoro in multitasking, esco stremata all’ultimo momento col fiato sul collo, e verso le 19:30, 20:00 sto a casa, distrutta (ma anche più tardi se devo fare un po’ di spesa).

Ecco, in quel momento avrei bisogno di una sedia su cui sedermi, magari pure di trovare un boccone pronto, invece di trovare una figlia ingrugnata che mi colpevolizza per la troppa assenza, e per la troppo poca dedizione al mio rientro, causa sfiancamanto.

Io capisco che il calore umano è importante, però vorrei pure che lei capisse che se lei può fare la principessa è grazie a questa madre che si spacca la schiena e che, se invece di trovarmi il caos mi trovassi una situazione appena un po’ più umana, magari avrei pure la voglia e la gioia di ascoltare la sua giornata, preparare qualcosa, vedere un filmetto insieme, cosa che peraltro tento di fare, ma inevitabilmente dopo cinque, dieci minuti al massimo crollo in un sonno profondo.

E’ allora che incomincia a colpevolizzarmi anche perché dormo, e mi sveglia, e mi sveglia, e mi sveglia… provocando in me quella voglia di farla finita, che così almeno non mi possono svegliare più.

Stanca

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