Archivio | 23 gennaio 2015

Di adozioni etniche

bimba matrioska

In uno dei post precedenti, “Di adozione“, Marisa ci ha proposto un suo articolo di qualche anno fa, sul quale si è scatenata una certa disputa: ha diritto o no un aspirante genitore a decidere l’etnia del bambino da adottare, o addirittura escluderne una o più?

Sorprendentemente, perché mi pare che da me – antirazzista a oltranza, sostenitrice dell’amore universale, operatrice multiculturale specializzata in integrazione multietnica – ci si sarebbe aspettato un secco no, la mia risposta è sì.

Le ragioni sono quelle spiegate da Frz nei suoi commenti (vi consiglio di leggere tutti i commenti a quell’articolo, sono interessantissimi!), che qui tenterò di integrare con mie considerazioni personali.

Ora, giustissimo che in Italia il legislatore abbia stabilito che con l’adozione si vuole dare una famiglia a un bambino e non un bambino a una famiglia, giustissimo che l’interesse del tribunale dei minori sia la tutela del bambino, al centro del processo di adozione, ma è vero pure che in genere chi adotta non è tanto mosso dalla voglia di dare tanto amore a un bambino sperduto nel mondo, quanto dal desiderio di avere un figlio.

In un mondo perfetto l’amore per un figlio dovrebbe essere incondizionato, idem per un figlio adottivo, ma noi viviamo in un mondo fallibile di fallibili esseri umani, che hanno le proprie fragilità, le proprie debolezze, i propri limiti.

Fermo restando che un figlio adottivo viene generalmente amato quanto e più di un figlio naturale, quante famiglie che accedono a quest’istituto lo fanno come ultima spiaggia, e vivono questa situazione come surrogata di quella che non è stata loro destinata? Magari aggiusteranno il tiro strada facendo, ma a quanti del bambino abbandonato nel terzo mondo non sarebbe importato nulla se avessero potuto concepire un figlio in piena autonomia?

E’ vero che l’adozione non deve essere un capriccio, che un figlio non si ordina su Postal Market (oddio, come sono antica, diciamo e-bay? 😉 ), magari su basi eugenetiche, è vero che anche se il figlio te lo fai ti prendi quello che il Padreterno ti manda, ma certo se sono bianca difficilmente me lo manderebbe nero, e se sono nera difficilmente me lo manderebbe bianco.

Secondo me c’è anche un problema di base nell’adozione di un figlio di diversa etnia: non si può scegliere il momento in cui dirglielo, non si può decidere a chi dirlo. E’ lì, nudo davanti al mondo, il fatto che il figlio non sia il proprio: “E che c’è di male?”, direte voi.

Ovviamente non c’è nulla di male nell’aver adottato un figlio, tutt’altro, ma ci nega la possibilità di gestire i nostri tempi, le nostre modalità di approccio a lui e al prossimo, e potrebbe essere qualcosa che non siamo pronti ad affrontare, non siamo tutti uguali.

Leggete, sempre da Marisa, il commento di Luisella: la sua è una storia al contrario, avrebbe potuto avere figli suoi e invece ha adottato, e il figlio adottivo l’ha voluto nero. Il perché di questa scelta? Non saprei, le dinamiche umane sono tanto complesse e tanto varie ma, da un punto di vista di discriminazione, permettete che io consideri anche la sua scelta come discriminatoria? Perché “solo bianco” dovrebbe avere una valenza diversa da “solo nero”?

Scrive sempre Luisella nel suo intervento (il neretto è mio):

Il razzismo c’è: il compagno di scuola che si pulisce quando lei lo sfiora, quello che non vuole giocare con bambini “marroni”, quello che le dice “sei brutta”… crescendo sarà peggio. O forse no. Le daremo tutto il possibile, in termini affettivi ed economici. Lei è nostra figlia. merita il meglio. L’aiuteremo ad affrontare la vita e i deficienti, così come sono costretti ad affrontare cattiverie e stupidità i “diversi” in generale.
E poi farà tesoro del mondo.

Ecco, questi genitori sono un passo avanti: loro se la sono sentita di portare un bambino in un mondo in cui qualcuno ce l’avrà con lui a prescindere, si sentono abbastanza forti per sostenerlo in questo cammino. Sanno che sono azioni come le loro quelle che cambieranno il mondo, che contribuiranno all’abbattimento delle barriere, che aiuteranno a disegnare nuovi orizzonti per un mondo più libero e aperto ma…

… su una parete della mia scuola troneggiava la scritta “Da ciascuno secondo le proprie possibilità, a ciascuno secondo i propri bisogni”: gli aspiranti genitori non sono persone perfette, ma questo non significa che non saranno genitori sufficientemente validi per il figlio che adotteranno. Nella vita ognuno porta il contributo che può, chi è in grado di trasportare un chilo trasporterà un chilo, chi è in grado di trasportarne dieci ne trasporterà dieci, e alla fine tutti avranno contribuito a costruire qualcosa.

Vi ho parlato, in una delle risposte all’articolo “Di adozioni”, di una signora che aveva adottato due gemelle e che per il primo anno era stata coi capelli diritti: probabilmente il compito si è rivelato superiore alle sue aspettative, anche se poi decisamente ce l’ha fatta.

Vogliamo aggiungere alle difficoltà, che comunque s’incontreranno, quella delle resistenze personali, delle paure inconsce, quali che siano? Uno un figlio lo deve un po’ sentire suo, e i criteri secondo i quali uno un figlio lo sente suo sono così complessi!

Ho conosciuto anche una donna che aveva tre figli, la prima adottiva, e gli altri due, un maschio e una femmina, figli naturali. Questi figli erano gelosi della sorella maggiore, conclamatamente più amata di loro: lei era la figlia desiderata, cercata, per cui aveva lottato, quella che l’aveva resa madre. Gli altri erano venuti dopo, inaspettati, a quanto ho capito anche in un periodo in cui era in crisi col proprio marito, forse a complicare la situazione. O forse era semplicemente un fatto caratteriale, con la prima c’era una grossa complicità, con gli altri no, e questo a prescindere dal DNA.

Insomma, lasciamo che ognuno faccia quello che può, dia quello che può, purché questo sia sufficiente e utile alla causa: e la causa è togliere un bambino da un istituto o da una strada, e dargli una famiglia. Se il bambino che riusciamo a dare in adozione, a cui riusciamo a procurare una famiglia è bianco, giallo, rosso o nero, cosa importa?