La pensione di reversibilità

coppia giovane anziano

Nel post ribloggato da Costanza, “Un nuovo popolo“, parlando dei diritti delle coppie omosessuali, è venuto fuori il discorso della pensione di reversibilità.

Omo o etero, il discorso della reversibilità non è che lo digerisca tanto, cioè, in alcuni casi è sacrosanta, ma in altri…

E poi, viene gestita male.

Poniamo per ipotesi (estremizzo solo per rendere l’idea) che abbiamo un quasi babypensionato, diciamo uno dei nostri parlamentari, che va in pensione a 45 anni, diciamo a 5000 euro al mese. Rispetto a un esiguo numero di anni di contributi gli corrispondiamo, riconoscendogli una certa longevità, 47 anni di pensione, e già il piatto piange.

Poniamo, sempre per ipotesi, che un’avvenente signorina, una magari conosciuta tramite annuncio, quando lei ha vent’anni e lui novanta, si innamori perdutamente di lui (perché in certi casi succede, voi lo sapete che succede, vero?) e convolino a giuste (e convenienti) nozze.

Dopo due anni lui muore, e la giovane e inconsolabile vedova si prende la pensione per altri 70 anni che, sommati ai 47 anni versati a lui, fanno 117 anni di pensione: a parte che a questo punto il piatto, altro che piangere, singhiozza, ulula, si dispera, è in inenarrabili gramaglie, e il tutto si riverserà sui lavoratori ancora attivi che in pensione non ci potranno andare mai, se non con un piede nella fossa, meglio se tutti e due.

Ma lasciamo pure stare il fatto economico, e andiamo sul piano etico: perché una persona dovrebbe riscuotere la pensione di un altro? Perché io mi sono spaccato/a la schiena una vita, e la pensione se la prende un altro?

Ora, non sono un’esperta in materia, ma penso che il sistema pensionistico funzioni anche su una base statistica: se uno campa cent’anni lo stato ci rimette, se ne campa sessanta ci guadagna, ma facendo una media è un sistema che, parassiti a parte, potrebbe pure reggersi.

Ora, se facciamo saltare questa statistica, i conti vanno rifatti: se io per certo ti dovrò versare cinquant’anni di pensione almeno, perché o la prendi tu, o tua moglie, o tuo figlio, o il cane della vicina, si può pure fare, ma dovrai versare molto di più e per molto più tempo, e/o avere una pensione più ridimensionata.

La motivazione della reversibilità è che il familiare era a carico? E chi se ne frega! Una persona abile al lavoro ha il dovere di guadagnarsi da vivere. Se ha chi lo mantiene, buon per lui/lei, ma quando la gallina dalle uova d’oro viene meno peggio per lei, che si rimbocchi le maniche (come una pletora di amanti/conviventi finora hanno fatto).

Diverso è il caso di una famiglia in cui magari la moglie decide di non lavorare per dedicarsi ai figli: crescere dei figli HA un valore sociale, E’ un’attività che lo Stato è giusto riconosca. Il marito inoltre ha, probabilmente, più possibilità di dedicarsi al lavoro, può arrivare a livelli cui non sarebbe arrivato senza una persona che lo sollevasse da altri oneri, e allora è giusto che quella ricchezza sia condivisa, che quel reddito venga ritenuto prodotto da entrambi.

Ora, prima che mi linciate, questo non è un progetto di legge che sto presentando, è un ragionamento che facevo tra me e me, probabilmente limitato, che non tiene conto di tante variabili, ma è proprio per questo che lancio l’amo e sottopongo la questione al confronto.

A voi la parola!

PS: la foto è stata presa da quest’articolo, inerente proprio alla nostra discussione:  http://www.soldiblog.it/post/3698/reversibilita-pensioni-ecco-la-norma-anti-badanti

PPS: se sono contraria alla pensione di reversibilità, potete immaginare quanto lo sia nei confronti dell’assegno di mantenimento per l’ex coniuge!!!  👿

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34 thoughts on “La pensione di reversibilità

  1. Questo è un discorso troppo serio, e Tu sei troppo agguerrita Diemme!….Meglio non entrare in merito!….Che ne dici se un giorno concordiamo..”politicamente”? Sulle pensioni di reversibilità e sulle pensioni alle casalinghe?….
    Ma dai, che dici…ci mettiamo in Politica?
    Un abbraccio
    NIves

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    • Comunque, ripensandoci, per gli alimenti mi voterebbero tutti gli uomini, per l’assegno alle mamme mi voterebbero tutte le mamme… magari si può fare!

      Magari perderò i voti degli ottantenni e novantenni che non potranno più puntare sul libretto della pensione per irretire la giovin badante o chi per essa… va beh, renderò il Viagra mutuabile, va meglio così? 😉

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    • Guarda, non mi sono buttata mai in politica, perché preferisco il libero pensiero! Impopolare sì, ma mai né opportunista né cerchiobottista! 🙂

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  2. la mia vicina di casa è vedova e il marito le è morto quando la seconda figlia aveva pochissimi anni. la signora e il defunto marito sono giovanissimi (almeno lui lo era) per cui nei pochi anni che ha lavorato lui, la signora ha comunque diritto alla pensione di reversibilità, non so per quanto tempo, non so di quanto sia. ma ritengo giusto che se la goda per il lutto prematuro, perchè due figlie a carico sono una bella roma, perchè per lavorare lei, o si sceglie il lavoro in nero, oppure ha da scegliere la disoccupazione. fai un pò tu i conti.

    ah, per la notizia da te riportata, lei, ha fatto bene. cioè diamine, ci hanno sempre prese per delle sciocche a noi donne, per esseri inferiori, è giusto, in questi casi, che ci sia una rivincita!

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    • Beh, nella mia mente, i figli minorenni avrebbero diritto alla pensione, (v. pure i diritti dei figli nel link segnalatoci da Enrico), e la madre un sussidio statale per poter stare a casa e occuparsi dei figli. Il problema che qui in Italia non c’è una politica che tuteli le madri e la famiglia in genere, con la quale della reversibilità non ci sarebbe bisogno. Ora, se la signora giovanissima non avesse avuto figli cui badare, non ti sarebbe sembrato giusto che si cercasse un lavoro? Ti pare che una donna, che so io, di trent’anni, debba vivere a spese della comunità vita natural durante? Per quanto riguarda la notizia che ho riportato, dimostrare di non essere inferiore significa trovare un pollo che ci mantiene, e poi fregare vita natural durante un sussidio allo stato (perché di questo si tratta)?

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    • La signora se fosse stata senza figli averebbe trovato un nuovo compagno con cui sposarsi. Ma credo che, non ne soni certa, che il sussidio venga dato in presenza di figli. Non ne sono certa.

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    • Va beh, tanto stiamo parlando di teorie, non stiamo indagando i fatti. Sulla tua prima frase invece non sono assolutamente d’accordo: intanto, non è la presenza di un figlio che impedisce di trovarsi un compagno e risposarsi (semmai, è proprio la presenza della pensione di reversibilità, che una perderebbe e invece si tiene ben stretta!). Secondo poi, insomma, secondo te una donna l’unica cosa che può fare è trovarsi un uomo che la mantenga? Diciamo che, senza figli piccoli cui badare, avrebbe potuto alzare le chiappe e cercarsi un lavoro!

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    • No no, assolutamente, mi sono fatta fraintendere… La signora in questione ha un compagno, e son felice per lei. Una donna sola fa quello che si sente di fare, se continuare a vivere sulle spalle della pensione o essere un po’ piu’ umile e cercare lavoro. Anzi, una donna con figli ha diritto ad un uomo come una senza figli ha diritto di mantenersi da sola se vuole!
      Poi credo una cosa, che se la papagna arriva dal cielo a scapito di una vita umana, si, i soldi fanno comodo, ma si e’ perso un affetto, un amore. Ovviamente mi riferisco anche alla coniglietta della doto!

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    • I soldi della pensione non arrivano dal cielo, ma dal denaro pubblico, che potrebbe essere destinato ad altro, a chi ha bisogno sul serio, e non alla trentenne, quarantenne che ha praticamente vinto la lotteria e può passare il resto della vita a grattarsi il pancino bello.

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    • E’ sbagliato il sistema, in se stesso. Pensa dalla parte opposta chi ha lavorato per una vita sborsando contributi che invece poteva godersi sotto altro aspetto prima della pensione. E’ vero che sono soldi pubblici quelli della pensione, ma in realtà sono un esborso di quanto ha versato in precedenza chi ha lavorato. Non appartengono del tutto al pubblico.

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    • Ripeto, è un calcolo statistico. Chi la pensione se la gode forse in misura superiore a quello che ha versato, chi inferiore. Il sistema pensionistico italiano, nonché quello retributivo, nonché gli ammortizzatori sociali, nonché il welfare, va ripensato tutto.

      Ora, per estremizzare, un lavoratore per andare in pensione, deve aspettare i 65 ( o 67, o quanti cavolo con la legge attuale) anni di età. Se perde il lavoro prima (almeno così era una volta), deve comunque aspettare di raggiungere quell’età per percepire quanto maturato: perché la vedova, pure se ha vent’anni, si becca la pensione? Non ti pare una disparità che chi ha trovato chi la pigliasse in moglie si prende un vitalizio, e chi non ha trovato nessuno fa la fame? Non ti sembrerebbe più giusto allora un sano reddito di cittadinanza, che rimuove le differenze? E poi, quante vedove non si risposano per non perdere la pensione? Ti pare giusto che uno debba sottostare a questa scelta? A me no.

      Senza contare che molte, se capita loro un lavoro, o lo rifiutano o lo svolgono in nero, sempre per non perdere la pensione. Insomma, siamo il Paese in cui “si fa risultare che”, case al mare in cui un familiare sposta la residenza per farla risultare prima casa, coppie che vivono more uxorio ma non si sposano per non perdere la pensione, quello che invece si sposa per acquisirla un domani e così via: a me sembra una ormativa ingiusta e raffazzonata, una lotta tra stato tartassatore (e anche un po’ pecione) e cittadino che fa lo slalom tra norme e paletti: semplificare, eliminare le ingiustizie, tutelare TUTTI i cittadini, cambiare, cambiare, cambiare!!!

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    • beh a sto punto gli stipendi dovrebbero essere adeguati al tipo di lavoro. ad esempio proporzionale alla forza fisica, al risultato, al rendimento, al vantaggio per la comunità.
      Il tuo discorso non fa una piega.
      E che dire, mi hai fatto venire in mente una cosa. L’Italia pullula di ultracentenari, che in tempi che furono andarono in pensione anche giovanissimi. Secondo il tuo calcolo scaduti i 40-50 anni di contributi-pensione, oggi non dovrebbero prendere nulla se non il minimo indispensabile, perchè in realtà ciò che percepiscono non è una pensione ma un sussidio (poichè gli anni versati sarebbero già scaduti) e a sto punto non dovrebbe essere versato nulla mentre andrebbero a carico di figli e nipoti, a loro volta pensionati o lavoratori? Un pò come un figlio a carico del genitore…
      L’idea non sarebbe male.

      P.S. Per prima casa non si intende la residenza alla casa al mare. La prima casa è quell’abitazione che per la prima volta compri e intesti nella vita. In tal caso hai agevolazioni sul campo dell’iva o dell’imposta di registro. Pur spostando la residenza, se ad esempio dovessi vivere in un’altra casa a sua volta prima casa di un altro membro della famiglia, la casa al mare, pur rimanendo prima casa (a fini agevolativi per IVA o imp. registro) si considera come casa secondaria, ragion per cui si pagherà l’imu per intero.

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    • No, non credo, o almeno nel mio comune si paga ugualmente. La differenza consiste nell’ Imu e nelle imposte di registro, catastali e Iva.
      Ad esempio l’acqua, a prescindere se la consumi, si paga la stessa cifra. La spazzatura varia a seconda dei metri quadri. L’imu incide sulla seconda casa pur essendo intestata come prima a oersona diversa, mentre la tasi incide molto sulla casa principale e pochissimo sulle altre.

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  3. Cara Diemme, né io né mio marito siamo “galline dalle uova d’oro” ma se uno dei due mancasse ti assicuro che la pensione di reversibilità (per quanto misera) sarebbe necessaria a chi sopravvive. Questo perché le spese di mantenimento della casa, con tutti gli annessi e connessi, cambierebbero poco (oddio, io mangio poco, mio marito di più … dipende da chi sopravvive! 😉 ). Quindi, non solo di famiglie in cui la donna per scelta fa la casalinga bisogna parlare. Parliamo di famiglie, anche laddove ci sia un solo genitore. Altro discorso meritano i superpensionati che mandano in tilt l’INPS. Però se parli con loro, anch’essi potrebbero obiettare che la pensione di reversibilità è necessaria per permettere al coniuge rimasto il tenore di vita cui era abituato.
    Ad ogni modo, se il vedovo o la vedova si risposano, perdono il diritto alla pensione, proprio perché si presuppone che possano “colmare il vuoto” attraverso lo stipendio o la pensione del nuovo marito o della nuova moglie. Pure ai figli è concessa la pensione di reversibilità ma solo fino a 26 anni, sempre a patto che studino, poiché si ritiene che avendo un lavoro, possano mantenersi da soli, cosa che potrebbero fare anche con entrambi i genitori in vita.
    Io più che di reversibilità parlerei delle pensioni spropositate di cui possono godere certi funzionari della P.A. e i politici, anche a soli 50 anni. Queste sono per me delle ingiustizie, non la reversibilità delle pensioni, benché concordi in linea di massima su gran parte delle tue argomentazioni.

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    • Marisa, non ti sembra ingiusto che una persona non possa dignitosamente mantenersi con il suo stipendio? E nel tuo caso, sei laureata, quindi in teoria apparterresti a una categoria che dovrebbe avere accesso a una fascia di reddito superiore, e devi confidare sulla reversibilità della pensione di tuo marito per non fare la fame?

      Io credo che mantenere una vita decorosa dovrebbe essere il minimo che spetta a chi lavora: noi abbiamo affitti alti, tasse alte, stipendi bassi (quando ci sono) e bisogno quindi, nel caso, della pensione di reversibilità del coniuge, ma non ti accorgi che è un tampone? Lo stipendio di una persona che lavora a tempo pieno (e ritengo che gli insegnanti lo facciano) dovrebbe, in un mondo perfetto, essere sufficiente per potersi mantenere vitto, alloggio, cure mediche e anche, perché no, un minimo svago.

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    • Non “sono”, piuttosto “sarei”. Ma nel mondo perfetto di cui parlavo poc’anzi, cittadini onesti mi apprezzerebbero: sostegno alla famiglia, giusta retribuzione, politiche abitative, etc. etc.

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  4. Eh eh eh eh eh eh … a che altro ?!? 😯
    Eccheneso …. con te, che sei di multiforme ingegno e ipersinoptica …. non si sa mai !!! :mrgreen:

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  5. Sono dipendente pubblica e percepisco la pensione di reversibilità essendo vedova di un dipendente pubblico. Sai come funziona il calcolo per la reversibilità? Non so.Comunque in sintesi è così: pago 769 euro di tasse ogni mese e ne prendo 660 di reversibilità. Avrei voluto rinunciare alla reversibilità e prendermi il mio stipendio intero e con i relativi contributi. Chiesto a sindacati e commercialisti. Tutto rivoltato come un calzino. NON mi conviene , perché quando andrò in pensione fra la mia e la reversibilità forse riuscirò ad avere una cifra vivibile. Speriamo di arrivarci alla pensione in salute tanto da potermi godere il tutto, ( capirai!!) diversamente mi ci pagherò l’ospizio. Dici nulla…
    Non è giusto fare di tutte le erbe lo stesso fascio 😉

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    • Cara kore, t’invito a leggere la risposta data ad Aida.

      Tu mi dimostri che il nostro sistema fiscale è confuso e la percezione della pensione di reversibilità a volte non è neanche conveniente oltre che, secondo me, concettualemnte ingiusta.

      Se ti lasciassero i tuoi 769 euro e si tenessero i loro 660, non sarebbe meglio per te? E perché una persona che ha lavorato una vita, un dipendente pubblico che ha lavorato una vita, non dovrebbe percepire di pensione una cifra vivibile?

      Intanto ti stanno fregando 109 euro al mese perché, in tutto questo bailamme, sempre loro ci vanno a mangiare.

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