Archivio | 20 gennaio 2015

La pensione di reversibilità

coppia giovane anziano

Nel post ribloggato da Costanza, “Un nuovo popolo“, parlando dei diritti delle coppie omosessuali, è venuto fuori il discorso della pensione di reversibilità.

Omo o etero, il discorso della reversibilità non è che lo digerisca tanto, cioè, in alcuni casi è sacrosanta, ma in altri…

E poi, viene gestita male.

Poniamo per ipotesi (estremizzo solo per rendere l’idea) che abbiamo un quasi babypensionato, diciamo uno dei nostri parlamentari, che va in pensione a 45 anni, diciamo a 5000 euro al mese. Rispetto a un esiguo numero di anni di contributi gli corrispondiamo, riconoscendogli una certa longevità, 47 anni di pensione, e già il piatto piange.

Poniamo, sempre per ipotesi, che un’avvenente signorina, una magari conosciuta tramite annuncio, quando lei ha vent’anni e lui novanta, si innamori perdutamente di lui (perché in certi casi succede, voi lo sapete che succede, vero?) e convolino a giuste (e convenienti) nozze.

Dopo due anni lui muore, e la giovane e inconsolabile vedova si prende la pensione per altri 70 anni che, sommati ai 47 anni versati a lui, fanno 117 anni di pensione: a parte che a questo punto il piatto, altro che piangere, singhiozza, ulula, si dispera, è in inenarrabili gramaglie, e il tutto si riverserà sui lavoratori ancora attivi che in pensione non ci potranno andare mai, se non con un piede nella fossa, meglio se tutti e due.

Ma lasciamo pure stare il fatto economico, e andiamo sul piano etico: perché una persona dovrebbe riscuotere la pensione di un altro? Perché io mi sono spaccato/a la schiena una vita, e la pensione se la prende un altro?

Ora, non sono un’esperta in materia, ma penso che il sistema pensionistico funzioni anche su una base statistica: se uno campa cent’anni lo stato ci rimette, se ne campa sessanta ci guadagna, ma facendo una media è un sistema che, parassiti a parte, potrebbe pure reggersi.

Ora, se facciamo saltare questa statistica, i conti vanno rifatti: se io per certo ti dovrò versare cinquant’anni di pensione almeno, perché o la prendi tu, o tua moglie, o tuo figlio, o il cane della vicina, si può pure fare, ma dovrai versare molto di più e per molto più tempo, e/o avere una pensione più ridimensionata.

La motivazione della reversibilità è che il familiare era a carico? E chi se ne frega! Una persona abile al lavoro ha il dovere di guadagnarsi da vivere. Se ha chi lo mantiene, buon per lui/lei, ma quando la gallina dalle uova d’oro viene meno peggio per lei, che si rimbocchi le maniche (come una pletora di amanti/conviventi finora hanno fatto).

Diverso è il caso di una famiglia in cui magari la moglie decide di non lavorare per dedicarsi ai figli: crescere dei figli HA un valore sociale, E’ un’attività che lo Stato è giusto riconosca. Il marito inoltre ha, probabilmente, più possibilità di dedicarsi al lavoro, può arrivare a livelli cui non sarebbe arrivato senza una persona che lo sollevasse da altri oneri, e allora è giusto che quella ricchezza sia condivisa, che quel reddito venga ritenuto prodotto da entrambi.

Ora, prima che mi linciate, questo non è un progetto di legge che sto presentando, è un ragionamento che facevo tra me e me, probabilmente limitato, che non tiene conto di tante variabili, ma è proprio per questo che lancio l’amo e sottopongo la questione al confronto.

A voi la parola!

PS: la foto è stata presa da quest’articolo, inerente proprio alla nostra discussione:  http://www.soldiblog.it/post/3698/reversibilita-pensioni-ecco-la-norma-anti-badanti

PPS: se sono contraria alla pensione di reversibilità, potete immaginare quanto lo sia nei confronti dell’assegno di mantenimento per l’ex coniuge!!!  👿

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