JE SUIS JUIVE – IO SONO EBREA | di Micol Anticoli

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JE SUIS JUIVE – IO SONO EBREA | di Micol Anticoli

“Je suis Charlie – Io sono Charlie”, è lo slogan che in queste ore indica la solidarietà alle vittime del giornale ‪#‎CharlieHebdo‬; è la frase di chi difende la libertà di satira insieme a quella di stampa; l’hashtag di chi prende le distanze dal terrorismo, da quello islamico nella fattispecie.

Beh, io non ho bisogno di usare questo slogan, che già tra qualche giorno tutti avranno dimenticato. JE SUIS JUIVE – IO SONO EBREA, questo è la mia carta d’identità, è eterna ed è una garanzia.
Io sono ebrea e quando l’integralismo islamico ha colpito il mio popolo, vilmente e ripetutamente, le piazze di Parigi non erano affollate di manifestanti, ma neanche quelle delle altre città europee, che ora si sentono in dovere di difendere la libertà di… di cosa? Di satira. Che bella, la parola LI-BER-TÀ.

Non meritavano forse libertà i bambini freddati a colpi di mitra mentre uscivano dalla scuola ebraica di Tolosa? E che dire di Ilan Halimi, il ragazzo rapito e torturato per tre settimane e poi ucciso dalla cosiddetta “gang des barbares”, la banda dei barbari (rigorosamente islamici). Quando gli arabi questa estate hanno assalito una sinagoga accoltellando un ragazzo; quando sempre a luglio una bomba molotov veniva lanciata contro un tempio ebraico; il giorno in cui un gruppo di ebrei sono stati costretti a restare nella sinagoga perché fuori gli arabi gridavano “aveva ragione Hitler”, esprimendo la volontà di assalire i fedeli; per non parlare della strage al museo ebraico belga, sempre per mano del terrorismo islamico. Non meritano forse libertà, esattamente come i vignettisti, gli ebrei?

Je suis juive e quando il terrorismo colpisce chiunque altro non sia ebreo, non resto indifferente. Scendo nelle piazze, scrivo pagine di condanna, esprimo solidarietà in tutte le forme e mi preoccupo davvero. Io sono ebrea e la lotta al terrorismo e all’integralismo islamico per me non finisce domani; combatterò fino al mio ultimo respiro, perché l’importanza della Libertà l’ebraismo l’ha insegnata al mondo migliaia di anni fa. Si pensi anche solo allo shabbat: anche lo schiavo, considerato dalle altre civiltà al pari di un animale, il sabato aveva il diritto di riposare. Tremila anni fa.

Io sono ebrea e non lascerò mai sole le vittime del terrorismo ovunque si trovino, né resterò mai indifferente a chi sarà privato di qualsiasi tipo di libertà. E voi, sarete al mio fianco al prossimo attentato terroristico contro un obiettivo ebraico?

Fonte: Progetto Dreyfus.

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23 thoughts on “JE SUIS JUIVE – IO SONO EBREA | di Micol Anticoli

  1. quello che posso rispondere per quel che mi riguarda, per la mia filosofia personale, è che io non riconosco ed identifico nessuna forma di appartenenza geografica, politica o religiosa, riconosco solo l’essere umano come tale e quindi sono a fianco di chiunque subisca atti di violenza, di abusi o discriminazioni di ogni tipo… sempre contro, contrario a chi in qualsiasi modo o momento si pone in posizione di superiorità verso un suo simile… sperando di non ritrovarmi difronte ad uno specchio un giorno e riconoscermi come uno di essi senza essermene reso conto per tempo…

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  2. Siamo alle solite, tutto quanto sottolineato è giusto ed io sono d’accordo.
    Sembra che la sollevazione unanime sia più perchè è la satira ad esser considerata il bersaglio, che non per le vite umane vilmente e barbaramente stroncate.
    Io ritengo più grave esser colpiti per quel che si è, che è indipendente dalla propria volontà (vedi appunto gli ebrei), che per ciò che si fa (satira), anche se in ogni caso la condanna non deve mancare!
    L’informazione difende il proprio mondo, perchè altrimenti alle stragi, proprio di questi giorni da parte di Boko Haram in Nigeria, almeno proporzionalmente, un pò più di risalto dovrebbe venir dato a livello informativo, visto che si tratta sempre di terrorismo, della medesima matrice!

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    • E infatti, le vittime del supermercato con la satira non c’entravano proprio niente… ormai sono scatenati, e il mondo continua ad essere cieco!

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  3. solo due considerazioni:

    1) nei talk show della tv Italiana anziché condannare il terrorismo islamico si esaltano i valori mussulmani, come dire… se hai due figli, uno buono e uno cattivo che fa disastri, parliamo solo di quello buono.

    2) detto senza peli sulla lingua… la satira non è pane, non è acqua, non è aria, non è farmaco indispensabile, quando ingiuria, offende e dissacra non è nemmeno satira. La libertà d’espressione non ha niente da spartire con i rutti blasfemi

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    • leggendoti mi sorge un dubbio, non in merito a quanto affermi in quanto tua affermazione ma in senso generale… vorrei ragionare a voce alta per confrontarmi con voi…

      giustamente si dice che la satira non è satira quando offende e dissacra… diciamo che il confine, ipotizzo, potrebbe essere forse la provocazione (senza la quale per altro non sarebbe forse nemmeno satira ma semplice ironia o sbaglio?)

      però chi è che stabilisce quale sia il valore universale di attibuzione della satira o provocazione che confini in “innocenza” e quando si può stabilire questo sconfinare?? ciò che per me potrebbe essere satira e/o provocazione per un mio prossimo potrebbe essere offesa..
      e quindi come si può determinare la libertà d’espressione??

      secondo me è molto complicato (in essenza dell’applicazione di buon senso) esser equilibrati ed è invece semplicissimo per i “furbetti” trovare pretesto gratuito sul quale vigliaccamente e mi permetto di aggiungere con profonda ignoranza attingere ed eventualmente nascondercisi dietro.

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    • te lo dico da ateo convinto, non mi pare così complicato distinguere una provocazione sarcastica da una tremenda bestemmia. Il concetto di libertà è aleatorio, la mia inizia dove finisce la tua, chi traccia il confine??? la logica, il buon senso e quella cosa ormai dimenticata chiamata “rispetto” dei valori cardine. La satira è tale quando sbeffeggia, ridicolizza un politico, una situazione, un evento, quando diventa merda sparsa su valori religiosi cessa di essere tale. Sono due giorni che sento unghie grattare sugli specchi, l’oltraggio religioso non è satira, non è libertà, non è civiltà.

      se scrivi un post che ridicolizza una religione la scampi, se scrivi un post che sbeffeggia l’universo gay calano gli unni dalle alpi, E’ SOLO UN ESEMPIO che la dice lunga, si può spargere letame su una fede ma non sui froci, se tocchi loro la tua libertà d’espressione va a ramengo.

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    • Il dubbio che ho posto mi sorge proprio da questo fatto, cioè che nemmeno a me sembra difficile distinguere, però se mi guardo attorno, osservo e ascolto allora mi sorge il dubbio… vedo molto spesso che quello che a me sembra “provocatorio” o “satirico” o “ironico” ad altri sembra offensivo, e da li scattano reazioni a mio avviso smisurate.. tanto a volte da sembrare frutto proprio di una volontà precisa per altro condivisa dai due o più schieramenti opposti..
      e allora ogni tanto pensando alle leggi dei grandi numeri mi vien da chiedermi se non sia io a sbagliare qualche considerazione visto che sembra tutto così folle, insensato e peggio ancora inutile…

      giustamente come hai scritto poi mi appello a quello che io considero il mio buon senso che al punto della mia vita in cui mi trovo è l’unica mia forma di religione, l’unico punto fermo a cui mi rivolgo e che nel mio piccolo venero..

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  4. Allora, purtroppo dai tg apprendo adesso che un terrorista a Parigi è in un negozio ebraico, con ostaggi, anche bambini..
    Quanto al resto vorrei dire, espressa l’ovvia condanna per l’uccisione delle 12 persone di ieri, che è per me un principio essenziale il rispetto, e che quindi non vedo di buon occhio la ridicolizzazione di personaggi, idee o religioni appartenenti ad altri.
    Considerare la satira, anche la più offensiva, come espressione di un diritto, come una libertà data e garantita, non la rende, secondo me, in ogni caso prevalente sul principio superiore del rispetto dovuto a chiunque, come persona e come portatore di idee, cultura, valori.
    Satira quindi sì, ma a condizione che sia capace di far ridere e divertire anche chi ne è l’oggetto.

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  5. Cari amici, premetto che ho scelto di non intervenire con risposte singole né su questo post né su quello precedente, diciamo per eccesso di coinvolgimento perché veramente, la situazione è talmente piena di risvolti che ogni parola richiederebbe un lungo lavoro d’informazione, dati i cecchini che girano, sempre pronti a mettere i puntini sulle i, anche a costo di perdere completamente di vista la sostanza.

    Ci tengo però a dichiararmi d’accordo con Tads e con Enrico sul ruolo della satira. Oggi su fb hanno postato un pezzo, che qui vi riporto, con il quale discordo pressoché totalmente, e così suppongo anche voi, nonostante l’affermazione finale che chi non è d’accordo non ha capito un…

    Questo il testo:

    “Secondo me non hai afferrato il concetto, cittadino medio. Scrivere “Je Suis Charlie” non è così facile come sembra. Scrivere “Je Suis Charlie” sta a significare che sei a favore della libertà d’espressione, cittadino medio. La satira, come è giusto che sia infatti non guarda in faccia a nessuno. Significa accettare OGNI tipo di battuta. Su Allah, certo, ma anche su Dio, sul papa, sulla Francia, sull’Italia, sulla vita, sulle malattie, sulla morte, sui politici, sui calciatori, su quel cantante che ti piace tanto e soprattutto su te stesso, cittadino medio. Sei sicuro di potercela fare? Certo, la vignetta col profeta ricoperto di ceppe di mìnchia ti avrà anche fatto ridere ma poi non venirmi a dire che quella dove Gesù si inchiappetta Dio ti ha turbato, cittadino medio. Scrivere “Je Suis Charlie” è accettare tutto questo, capire che una battuta rimarrà SEMPRE E SOLO una battuta, sia riguardi un argomento che non ti sfiora neppure, sia riguardi quello che ti sta tantissimo a cuore. Potrà farti ridere o no ma non ti sfregerà il volto, non ti procurerà dolore fisico e soprattutto non ti ucciderà, cittadino medio. Scrivere “Je Suis Charlie” è un onere, pensi di poter reggere tutto ciò? E soprattutto, cittadino medio, se hai scritto “Je Suis Charlie” con l’intento di esprimere concetti quali “l’Islam è una mèrda, i musulmani sono tutti terroristi, clandestini a casa loro” (eccetera Salvini style eccetera) beh allora fattelo dire: la satira non fa per te, cittadino medio. Per un semplice motivo: non capisci un càzzo.”

    e questa la fonte (è post pubblico, quindi potete accedere a prescindere dalla vostra iscrizione a fb): https://www.facebook.com/permalink.php?story_fbid=1021924421157576&id=174918075858219&fref=nf

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  6. Mah, da una parte il testo fb riportato, descrive e sottolinea la “copertura globale” della satira, pur limitandone l’ambito a quello della battuta, cioè a qualcosa che si intenderebbe sostanzialmente scherzoso, inoffonsivo.
    Dall’altra, nella conclusione, precisa come la satira stessa, nello specifico, non sia uno strumento idoneo a farsi interprete di concetti offensivi e ostili verso il mondo musulmano.
    Quindi lo scrivente dà un doppio avvertimento a chi condivide il “JSC”: la satira riguarda tutti e accettandola si accetta anche ciò che piace meno, la satira è comunque una battuta e non va strumentalizzata..
    Sul primo punto, sulla “universalità”, si può essere d’accordo, sul secondo rimando a quello che ho già scritto prima: il rispetto è secondo me un principio prevalente sulla libertà di espressione intesa in senso esteso e la battuta è tale se capace di divertire anche i suoi destinatari, o quantomeno non offenderli.

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    • Castigat ridendo mores è una cosa, offendi senza alcun rispetto è un’altra, e su questo credo siamo d’accordo. E’ chiaro, e giusto, che se si accetta la satira non si può accettare solo quando non tocca il nostro, è che io un certo tipo di satira, inutilmente offensiva, proprio non la sopporto: non fa ridere, non “illumina”, non fa interrogare le coscienze, offende e basta.

      Insomma, un conto è disegnare la Gelimini che attraversa a tutta veocità il tunnel dei neutrini (e qui si gioca su una gaffe, ma anche si riflette amaramente sulla poca competenza di chi sta al Ministero della Pubblica Istruzione), un conto, per usare le parole del testo riportato, illustrare che “Gesù si inchiappetta Dio”: cui prodest? Qual è il messaggio di una tale blasfemia, in quale meandro è nascosta l’illuminazione derivante, su cosa dobbiamo riflettere, da cosa ci dobbiamo svegliare?

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  7. Un’altra cosa vorrei aggiungere, che le conseguenze della cosiddetta satira senza limiti e offensiva possono coinvolgere anche persone che sono estranee al gruppo dei suoi autori… come in questo caso in cui il fanatismo terroristico di reazione ha creato vittime al di fuori di quell’ambito, anche innescando atti di terrorismo su obiettivi in qualche modo collegati, assimilati nella visione di odio, come purtroppo è avvenuto nel supermercato ebraico.

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    • No Enrico, su questo non ci sto. Le vittime di questo attentato erano TUTTE innocenti. Satira di cattivo gusto può essere colpita dal non acquisto delle copie, dal non finanziamento del giornale, al massimo dalla censura, non certo da una furia omicida nei confronti dei suoi autori!

      I responsabili della strage non sono in alcun modo, neanche indiretto, gli autori delle vignette, che sembri dire in qualche modo meritassero di essere trucidati più di altri “estranei ai fatti”: i colpevoli della strage sono i terroristi, la motivazione il fanatismo delirante e omicida.

      Le vignette possono essere state il motivo scatenante? A me pare che in tutto il mondo il terrorismo islamico di motivi scatenanti ne trova finché vuole.

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  8. A proposito degli Ebrei mi sono fatta idea: per molti idioti esistono gli EBREI BUONI(quelli a suo tempo sterminati) e gli EBREI CATTIVI(quelli che cercano di difendersi).Condivido quanto detto da Tads e da Enrico,. Quanto al terrorismo, è sempre condannabile, qualunque ne sia la matrice . Detto ciò, ritengo che satira sia una cosa e blasfemia un’altra.L’una mira a correggere, l’altra ad offendere e provocare. Il proverbio dice:”Scherza con i fanti e lascia stare i santi”.

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  9. « Chiunque uccida una persona – a meno che essa non stia per uccidere una persona o per creare disordine sulla terra – sarà come se uccidesse l’intera umanità; e chiunque salvi una vita, sarà come se avrà salvato la vita di tutta l’umanità. »
    (Corano (5:32))

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  10. forse la cosa più importante (l’unica?) è essere per la libertà (anche degli altri) e contro la violenza, quale che sia la motivazione, che sia l’adesione ai valori occidentali o la rivendicazione orgogliosa della propria appartenenza, ma forse in Italia dovremmo anche imparare a non aprire sempre una polemica anche quando ci sarebbe soltanto da essere uniti e solidali 🙂

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    • Ma che fai, sto appena scrivendo sul nuovo articolo che sei scomparso, e tu mi ricompari a sbugiardarmi??? ‘spetta che sto scrivendo la risposta al tuo articolo e io, al contrario di te, con la bimba in braccio non riesco a farlo, se non altro perché è una bimba di 60 kg! 😉

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    • A che polemica ti riferisci? Comunque, uniti e solidali bisogna esserlo nei fatti, perché qui mi pare che la cosa più diffusa sia l’incoerenza, la grossa forbice tra quello che si dice e quello che si fa!

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  11. Leggendo la citazione che il Cavaliere riporta, mi limito a fare un’osservazione, che è questa:
    il creare disordine sulla terra è un’eventualità i cui confini sono molto imprecisi, vaghi, lasciati alla valutazione di un giudice che può ricomprendervi o meno una molteplicità di casi.
    Difficile quindi, su questa base, giungere alla conclusione che in quel testo sia presente una ripulsa decisa e inequivocabile della pena di morte…. sia essa ritenuta un giusto e ammissibile castigo o no.

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