Genitori e figli, le violenze silenti

bambino fragile

Cari amici, avete letto il mio articolo precedente, simile ad altri, su quello che poi sono una forma di violenza domestica, la sottrazione del tempo e dello spazio, sottrazione delle proprie cose e della propria casa, che si trasformano in una forma di abbrutimento, ma anche i genitori in quanto a violenze nel confronti dei figli non scherzano!

Non parlo di anime prave, di quelli che violentano i figli, li drogano, vendono, annegano, e chi più ne ha più ne metta, parlo di genitori “normali”, che agiscono “per il bene del figlio”, di fatto negando la loro personalità e obbligandoli ad essere altro da sé: e questa secondo voi non è violenza?

Mi ricordo di un mio vicino, costretto dal padre a studi che non voleva compiere: non ricordo neanche come andò a finire, se abbandonò o se fu comunque tutta la vita condannato a un mestiere non suo. Non vi parlo della mia di storia, che è lunga e complessa (e mai superata), ma ricordo bene quella di una mia amica, che si scoprì omosessuale ed ebbe la malaugurata idea di dirlo ai propri genitori: voi non avete idea in che inferno la sua famiglia trasformò la sua vita, tra minacce, ritorsioni e consulti psichiatrici, tanto che alla fine lei, per sopravvivere, dichiarò di essere “guarita” e di essere tornata “normale”.

Tutto questo mi è tornato in mente leggendo il post di Marisa sul figlio prodigo, su cui sono intervenuta con questo pensiero:

“Cara Marisa, vengo solo ora a commentare, ma il voto l’ho dato senza pensarci due volte appena ho letto il tuo articolo. Ho votato la prima opzione, l’avrei accolto a braccia aperte, E CHIEDENDOGLI PERDONO. Se un figlio se ne fosse andato per un qualsiasi altro motivo – diverso da violenze fisiche o psicologiche perpetrate dai genitori intendo – lasciando la famiglia nella disperazione, l’avrei ricacciato via a calci nel sedere, invitandolo a ritornarsene dove era stato fino ad allora, ma in questo caso…

L’aspettarsi la perfezione da un figlio, farlo sentire una merdina se non è all’altezza delle aspettative dei genitori, fargli vivere una situazione di disagio continuo, credo che siano validi motivi di fuga. Certo, avrebbe potuto almeno far sapere loro che si era allontanato volontariamente e che era vivo e vegeto, ma chi lo sa cosa passa per la mente di una persona psicologicamente debole, e psicologicamente vessata per anni da quelli che erano diventati, per la sua psiche, degli aguzzini?

Spezzo però una lancia in favore dei genitori: a volte i genitori, pur carichi di aspettative, pur spronando il figlio verso ciò che per loro è il meglio per lui, non lo giudicherebbero o rifiuterebbero davanti a un fallimento, magari lo abbraccerebbero, sosterrebbero, tenterebbero di capire dove LORO hanno sbagliato, capirebbero, lo consolerebbero. A volte i genitori bisognerebbe strozzarli nella culla, ma a volte anche i figli si fanno dei film caricando genitori di colpe che non hanno, e che sono unicamente proiezioni delle loro ansie (Sissi docet 😉 ).”

E voi che ne pensate?

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29 thoughts on “Genitori e figli, le violenze silenti

  1. Credo che i genitori a volte sono veramente convinti di fare il bene dei figli, in buona fede cercano per loro le vie più idonee. Io sono una di quelle che crede nella libertà personale sin da piccoli. Io amo accompagnare mia figlia nelle sue scelte, certo dico come la penso e se ritengo mi oppongo ad alcune cose, ma è stata sempre libera di scegliere.
    Ti faccio l’esempio di mio marito: figlio unico, famiglia medio-borghese del sud, vita pianificata: geometra al comune e in sposa la figlia del farmacista che al paese è un’autorità con un bel gruzzolo…risultato: militare, ha diciotto anni va via di casa, sposa me, figlia di operaio, più grande di età, romana, compriamo casa con mutuo quindicinnale…mio marito ha carattere e anche questo è un punto per i figli.
    Cristina, figlia di amici: vuole fare teatro, recitazione, dio ce ne liberi e scansi!! Che vita è? Che lavoro è? Pensando di dargli un domani “sicuro” la segnano al Socio pedagogico, risultato: bocciata due volte, corsi di recupero, primo anno di psicologia all’università, due soli esami e cambio: storia medioevale…Non riesce ad imporsi, la sua vita è stravolta, una delusa cronica e a me fa un’immensa tenerezza.

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    • Mia madre mi ha ucciso. Sono passati circa 36 anni dal fattaccio, non l’ho mai perdonata e non la perdonerò mai. Costretta a vivere una vita non mia, sperando solo che tutto questo finisca.

      PS: passati 36 anni dal primo fattaccio, 32 dal secondo, 29 dal terzo… non mi ha dato proprio la possibilità di alzare la testa, non ha avuto pietà. Sono cose che non si superano. Se io fossi scappata di casa, mi sarei forse dovuta preoccupare del fatto che lei si preoccupasse? Sai quanto me ne sarebbe fregato!

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  2. Sinceramente non so, ho visto scene quando mia figlia andava a scuola che non ti racconto…. trattare la figlia come una disgraziata solo perchè non aveva avuto il massimo dei voti!!!!
    Ci sono genitori che rovinano davvero la vita dei figli e forse pensano solo di fare il loro bene….. non è comunque mai facile fare la cosa giusta, ma bisogna cercare di lasciare seguire la loro strada, che non è quella che ricalca le nostre aspettative, ma la loro!

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  3. Come hai detto tu ogni genitore vuole il meglio x il proprio figlio…fare il mestiere di genitore non e’ facile e ci si deve aspettare e accettare il fallimento di entrambi, certo se un figlio si trova in difficolta’ va sostenuto e abbracciato…

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    • Anche spronato, per carità, non vorrei mai fare come la mamma di Attila che a forza di sostegno e abbracci, di “poverino non è colpa sua”, l’ha completamente deresponsabilizzato. Io non dico di assecondare i figli in tutto e per tutto, in fondo siamo la loro guida, e dobbiamo avere occhi anche per loro quando i loro sono chiusi. Insomma, mi sta bene che un genitore allontani che so io, una figlia da un ragazzo che è un avanzo di galera, ma non da uno che “non piace”: e chi se ne frega che non ti piace, mica ci devi andare tu a letto! Senza contare poi il corso di studi imposto, tarpando le ali alle vere inclinazioni del figlio… su quel campo i morti non si contano!

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  4. La violenza psicologica e l’ assenza affettiva, secondo me sono anche più gravi della violenza materiale: sono le condizioni in cui si sviluppano tutte le forme più abiette di sopraffazione e di futura frustrazione dei soggetti che avrebbero bisogno di amore e di rispetto. Condivido i tuoi post e ti saluto con simpatia. Marisa

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  5. Post su cui riflettere molto……
    Anche se io come genitore rifletto e cerco di essere amico prima di tutto.
    No….non è facile fare il genitore ma nemmeno in questo cazzo di mondo è facile fare il figlio.
    Complimenti per il post.
    Bacione.

    Marcello

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  6. Vivo di continuo con l’idea di far del male sentimentalmente alla mia famiglia.
    appena fidanzata, i primi due anni che dovevano essere il fior fiore della felicità, della scoperta, della bellezza di un rapporto, li ho vissuti tragicamente con l’impressione di aver sbagliato qualcosa. da una parte c’era un ragazzo che adoravo al massimo, ma che purtroppo, per questioni d’esperienza, non se la sentiva di accasarsi immediatamente.
    dall’altra due genitori che volevano a tutti i costi che il mio rapporto diventasse serio, che dovevo portarmi a casa il fidanzato e fare la vita come l’avevano fatta le mie cugine: con mio fratello appresso durante le uscite. Eppure ero come loro volevano. studiavo, lavoravo, non chiedevo nulla se non un pò di libertà. tornavo a casa, la sera, col terrore che papà mi picchiasse, perchè lo aveva minacciato qualora entro un anno non avessi presentato il fidanzato. mia madre mi dava della poco di buono, nonostante NON SIA MAI TORNATA A CASA nè con le GAMBE SQUARTATE nè con le MUTANDE SPORCHE DI SANGUE, nè con in grembo un figlio.
    ho vissuto davvero male questi due anni. non sapevo chi e cosa seguire, e ho lasciato che tutto passasse sulla mia pelle assorbendomi insulti e musi duri. l’unico della famiglia che mi difendeva era mio fratello.
    avrei voluto scappare, forse un post di qualche anno addietro su wp racconta di come stessi male. con gli anni le cose sono cambiate. ma sono cambiata anche io. sono più ferma nelle mie intenzioni, ora non mi interessa se si offendono o meno. basta che gli porti rispetto come ho sempre fatto, ma della mia vita, della mia sessualità, delle gambe aperte e delle mutande insanguate non deve fregargliene nulla.
    e finito di vessare me, ora tocca a mio fratello e, a differenza di lui, non sempre lo riesco a difendere.

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    • Se leggi i miei commenti precedenti, capirai che con me sfondi una porta aperta. Magari un giorno ci vedremo, e ti racconterò a quattr’occhi quello che ho potuto passare, qui proprio non me la sento.

      Comunque, il concetto, in molte famiglie, è sempre quello: per le donne, che evidentemente per molti genitori non hanno un cervello, non hanno un cuore, non hanno sogni, ma solo un utero e una vagina, imene intatto, e tutto il resto non conta una mazza. Tu non sei una donna, non devi avere progetti che non siano i loro, non puoi studiare quello che desideri, anzi, magari non puoi studiare affatto, non puoi sceglierti una professione, devi solo essere vergine, vergine, vergine, fino a che non sarai sposata con l’uomo che loro avranno scelto per te, e se provi, pure a vent’anni, a farti un giro di palazzo con chi dici tu, son botte da orbi, ufficialmente perché quelle botte da orbi ti salvano dalla cattiva strada e da un futuro disonorato. Se sei un uomo, come minimo devi seguire la strada di tuo padre, e se lui è commercialista, puoi avere l’animo da artista, da medico senza frontiere o da quello che ti pare, Dio ti salvi se non studierai Economia e Commercio.

      Ecco, se un figlio di questi scappa da casa, se è maggiorenne lo ospito a casa mia, e della disperazione dei genitori me ne strafotto: anzi, ci godo.

      Cara Aida, credimi, non sei sola sul cuore della terra.

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    • in realtà ho fatto gli studi che dicevo io, ma sulle amiche e sui ragazzi non c’era da transigere. loro avevano l’ultima parola.
      verginità per verginità questa era la cosa fondamentale non agli occhi loro, ma a quella dei vicini. tutto ruotava sull’idea che i vicini si facevano su di me.
      poi, qualche tempo fa, di recente, mamma mi fa:
      “Io a te sul sesso non ti dico nulla, sono affari tuoi se vuoi fare o non fare prima del matrimonio. Però in viaggio non ti ci mando.”
      Cioè, fammi capire. Tu ti immagini che magari la sera, dopo la pizza ci sta la scopata, ok? Te lo immagini ma stai nel dubbio che ciò ancora non sia accaduto. Però giustamente, un viaggio no, perchè a quel punto saresti certa che il fattaccio succede.
      Che poi l’altra sera una mia zia mi fa:
      “E che non posso dirti che tu sia una santa” e l’argomento verteva sul sesso, perchè il figlio, poveraccio aveva messa incinta la sua fidanzata un mese prima che i due si sposassero, e la cosa non era giusta. Cioè, un mese prima del matrimonio i due decidono di non usare più protezioni, lei rimane incinta, i due comunque si sposeranno, ma mia zia continua a dire che figlio, e nuora siano due teste calde.
      Non ho proferito parola. Non sono una santa, ma nel contempo non merito l’inferno dato che non ho mai fatto del male ad una mosca!

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    • Ecco, un’altra questione per cui tanti genitori hanno fatto a pezzi i figli: “l’occhio della gente” o “occhio sociale” che dir si voglia. E quell’ipocrisia, “Non m’importa davvero di quello che fai, purché non si sappia, e soprattutto, purché IO non sappia, purché IO possa dire a me stessa e al mondo che non so niente, che non mi risulta il fattaccio, che non sono complice e non avallo comportamenti ‘disonorevoli’ “.

      Sono ipocriti, ma che se li cechino l’occhio sociale e l’occhio della gente, e pensino per una volta al bene del figlio, che se fuma di nascosto la sigaretta gli fa lo stesso male che se la fuma davanti a loro, idem tutto il resto, se un figlio ha rapporti può rimanere/mettere incinta sia che lo faccia di giorno che di notte, in viaggio o sotto casa. Ipocriti, meschini, gente di infimo spessore, mollicci insopportabili!

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    • l’occhio sociale però fa la sua parte. sai quante storie sono state cucite sopra ragazze che erano l’opposto di ciò che si diceva? e quante invece sono state ritenute sante e magari a mezzanotte si trasformavano nelle più spietate assetate di sesso?
      ecco. a me ora non importa nulla nè di ciò che dice la gente, nè di quello che pensano i miei.
      però una cosa, un domani, se avessi una figlia, spero di non farle del male, magari proteggendola la renderei complessata…. spero proprio di no!

      p.s. io ci fumavo davanti ai miei, ho smesso perchè mamma mi scroccava categoricamente le sigarette.

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    • Cara Aida, ne uccide più la lingua che la spada, c’è gente che si è suicidata per le chiacchiere messe in giro sul proprio conto. Anche imparare a prescindere dalle chiacchiere, che oltretutto sono spesso falsissime e fuorvianti, è una forma di cultura.

      Lottiamo contro il potere delle malelingue: conosciamo le persone e apprezziamole o disprezziamole per quello che sono, non per quello che la gente dice che siano.

      La lingua non ha l’osso ma rompe l’osso, me resta il fatto che io sono responsabile di quello che sono, non di quello che la gente pensa io sia.

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    • il commento non fa una piega, ma avere un’etichetta addosso…. tipo ricordo una ragazza che la si odiava non tanto perchè fosse brutticella, ma perchè si diceva di lei che fosse una dai servizi orali….. capiscimi bene. ora, che abbia o meno fatto qualcosa, la tipa in questione è sola.

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    • Che poi i servizi orali, anche qualora l’etichetta avesse avuto un qualche fondamento, sarebbero stati beneamati affari suoi. La vita m’insegna però che è vero che l’immagine conta nella vita (fatti il nomme e fottitene!), ma è vero pure che le etichette te le affibiano a prescindere, e quindi tanto vale la pena essere se stessi e non lasciarsene condizionare: la gente è idiota, e a cucirti i panni addosso sbaglia le misure spesso e volentieri. D’altro canto, è col proprio metro che misura dove e come tagliare… hai presente le proiezioni? 😉

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    • Certo! Eppure pero’ il nome rimane sempre fondamentale! Ecco. Ad esempio sono sempre stata un tipo scherzoso. Mi e’ sempre piaciuto scherzare sulla sfera sessuale, magari con battute un po’ spinte ma non volgari. Spesso mi sono ritrovata ad essere fraintesa, ad essere equiparata ad una assetata di sesso, magari da persone che di sesso ne praticavano a fiumi, nonostante la mia sventolata verginita’. Insomma passavo per la poco di buono, quando magari nella cerchia gli altri erano i piu’ avezzi al riguardo. Ho smesso con le battute quando un giorno, durante un esame feci la battuta sul diritto penale e le conseguenti pene che si annettevano al riguardo. Pene e penale era un esame del cazzo, insomma. Mi venne detto: “Chissa’ tu come mai ne parli cosi’ bene!” ho risposto che avrei voluto fare l’avvocato penalista, proprio per sfatare il mito del pene-penale. Ecco. Dalle risatine delle amiche ho dedotto la malizia che ci mettevano nella battuta, magari avranno pensato ad un puttanone che con i maschi ci faceva chissa’ cosa. Onde evitare ulteriori etichettte ho smesso di scherzare!!!!!

      Ah, una volta un amico mi diede della puttana, perche’ di nascosto avevo baciato il ragazzo che una mia amica ci sbavava dietro da anni. Ho troncato facendolo riprendere da mio padre. Gli fece un cazziatone che gli disse che erano affari miei chi e come volevo baciare i ragazzi. Forse e’ stata una delle poche volte che mio padre mi difese a riguardo, senza prendersela con me!

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    • Abbenché io sia una persona moooooooolto all’antica, stare qui ancora a parlare di verginità e di pecette (etichette) attaccate alla gente mi mette a disagio: odio questa morbosità, questo stare attaccati a chi fa che cosa con chi, lo ritengo molto peggio che essere gran puttane. E lo ritengo anche un peccato molto più grave, e un più grave segno di pochezza.

      Possibile che la gente non abbia altro da fare che pensare all’uso dei genitali, di parenti, conoscenti e vicini di casa?

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    • ah beh! se fosse solo questo il problema…. e ritornando al tuo discorso, un genitore chiede, impone il meglio per il proprio figlio onde evitare etichette, maldicenze, lettere di presentazione che gli possano rovinare il futuro!
      solo che il figlio, anzichè avere le palle di affrontare le cose come stanno, se ne scappano.
      è vero che è brutto deludere i genitori, ma è ancor peggio scappare di casa!

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