Archivio | 4 gennaio 2015

Genitori e figli, le violenze silenti

bambino fragile

Cari amici, avete letto il mio articolo precedente, simile ad altri, su quello che poi sono una forma di violenza domestica, la sottrazione del tempo e dello spazio, sottrazione delle proprie cose e della propria casa, che si trasformano in una forma di abbrutimento, ma anche i genitori in quanto a violenze nel confronti dei figli non scherzano!

Non parlo di anime prave, di quelli che violentano i figli, li drogano, vendono, annegano, e chi più ne ha più ne metta, parlo di genitori “normali”, che agiscono “per il bene del figlio”, di fatto negando la loro personalità e obbligandoli ad essere altro da sé: e questa secondo voi non è violenza?

Mi ricordo di un mio vicino, costretto dal padre a studi che non voleva compiere: non ricordo neanche come andò a finire, se abbandonò o se fu comunque tutta la vita condannato a un mestiere non suo. Non vi parlo della mia di storia, che è lunga e complessa (e mai superata), ma ricordo bene quella di una mia amica, che si scoprì omosessuale ed ebbe la malaugurata idea di dirlo ai propri genitori: voi non avete idea in che inferno la sua famiglia trasformò la sua vita, tra minacce, ritorsioni e consulti psichiatrici, tanto che alla fine lei, per sopravvivere, dichiarò di essere “guarita” e di essere tornata “normale”.

Tutto questo mi è tornato in mente leggendo il post di Marisa sul figlio prodigo, su cui sono intervenuta con questo pensiero:

“Cara Marisa, vengo solo ora a commentare, ma il voto l’ho dato senza pensarci due volte appena ho letto il tuo articolo. Ho votato la prima opzione, l’avrei accolto a braccia aperte, E CHIEDENDOGLI PERDONO. Se un figlio se ne fosse andato per un qualsiasi altro motivo – diverso da violenze fisiche o psicologiche perpetrate dai genitori intendo – lasciando la famiglia nella disperazione, l’avrei ricacciato via a calci nel sedere, invitandolo a ritornarsene dove era stato fino ad allora, ma in questo caso…

L’aspettarsi la perfezione da un figlio, farlo sentire una merdina se non è all’altezza delle aspettative dei genitori, fargli vivere una situazione di disagio continuo, credo che siano validi motivi di fuga. Certo, avrebbe potuto almeno far sapere loro che si era allontanato volontariamente e che era vivo e vegeto, ma chi lo sa cosa passa per la mente di una persona psicologicamente debole, e psicologicamente vessata per anni da quelli che erano diventati, per la sua psiche, degli aguzzini?

Spezzo però una lancia in favore dei genitori: a volte i genitori, pur carichi di aspettative, pur spronando il figlio verso ciò che per loro è il meglio per lui, non lo giudicherebbero o rifiuterebbero davanti a un fallimento, magari lo abbraccerebbero, sosterrebbero, tenterebbero di capire dove LORO hanno sbagliato, capirebbero, lo consolerebbero. A volte i genitori bisognerebbe strozzarli nella culla, ma a volte anche i figli si fanno dei film caricando genitori di colpe che non hanno, e che sono unicamente proiezioni delle loro ansie (Sissi docet 😉 ).”

E voi che ne pensate?