Pippone

pippo_rinunce

Uffi. Stamane avevo scritto un articolo e la connessione è andata, ora mi tocca a riscriverlo, e non riesco a caricare l’immagine.

Comunque era Pippo (per analogia col Pippone) che diceva più o meno “La vita è fatta di scelte, rinunce e sacrifici: posso scegliere di rinunciare ai sacrifici?”.

Ecco, questa è la scelta che farei, se il mio grande nemico, il senso del dovere, non me la sabotasse.

Col galoppo degli anni, iniziato qualche tempo fa, vorrei sbrigarmi a dare un senso alla mia vita e soprattutto una forma al mio corpo. E infatti quanto scritto stamattina andava a incrementare il post che uscirà il 25 dicembre (pippone natalizio) sulla mia condizione fisica e gli strumenti messi in campo per affrontarla.

Dunque, disordini alimentari: i disordini alimentari sono l’inevitabile conseguenza dei disordini della mia vita e della mia casa, che sembrano inarginabili.

Ora, con l’accensione dei termosifoni, è iniziato l’altro eterno dramma di casa mia: tutto ciò che deve stare lontano da fonti di calore, magari pure perché infiammabile, viene inevitabilmente appiccicato al termosifone, sopra o ai suoi piedi.

Il fenomeno sembra inarrestabile, creme costose (non ne compro più, ma ogni tanto me ne regalano), vengono messe sul termosifone usato a mo’ di mensola, e tutti i detersivi, quelli con su il teschio con scritto “infiammabile” “tenere lontano da fonti di calore”, vengono messi a terra appiccicati al radiatore: ma questa è solo una delle tante battaglie perse della mia vita domestica.

L’altra sono i cordless, regolarmente introvabili: ho dovuto riattivare un telefono con regolare filo, perché quando i telefoni erano unicamente cordless non vi dico le telefonate che perdevamo, e non vi dico che sensazione di impotenza sentire la suoneria e cercare concitatamente l’apparecchio da cui rispondere, sotto il tavolo, dietro al materasso, in tasca ai vestiti, nelle trousse da trucco, cassetta dei detersivi, cesta dei panni sporchi, di quelli puliti da stirare, etc. etc. etc.

Stessa sorte pettini e forbici. Di forbici io avrei fornito casa in questo modo: una in un cassetto del bagno, una in un cassetto della scrivania, e TUTTE LE ALTRE, di vari tipi e dimensioni, comprese le forbici trinciapollo, in un cassetto della cucina. A seguire forbicine nella cassetta del cucito, sul mio comodino e in un cassettino del bagno.

Bene, quando a casa mia ti servono un paio di forbici, le uniche che risultano rintracciabili sono le trinciapollo, con cui tagliamo carta, fili, etc., e con cui prima o poi mi dovrò rassegnare a spuntare i capelli e tagliare le unghie (tanto il pollo non lo mangiamo, quindi frenate il vostro disgusto, non saranno mai usate per scopi alimentari).

Pettini? Il primo che mi dice “Ma perché non gli trovi un posto e li metti sempre lì, così quando ti servono li trovi?” gli salto al collo e stringo fino a che non lo vedo diventare viola. Perché vedete, in questo mio marasma, l’ultima cosa di cui ho bisogno sono consigli tanto inutili quanto idioti (tipo “ma tu diglielo”, “trovagli un posto”, “mettilo in alto”, “la roba che lascia per terra buttagliela” e compagnia bella).

Per il pettine comunque in genere riesco ad arrangiarmi, so che dietro alla lavatrice ne posso trovare almeno un paio, uno quasi sicuramente dentro la cesta dei detersivi, magari da rilavare ma riutilizzabile in tempi brevi.

A questo, con l’avvento della dieta vegana e l’amore per il biologico, si sono aggiunti acquisti in quantità industriale coi vari gruppi di acquisto di prodotti biologici.

Tutti i prodotti acquistati si trovano in buste di plastica sul pavimento dell’ingresso, conferendogli l’aspetto di bivacco per sfollati (giustamente, l’ingresso è il biglietto di visita della casa 👿 ).

La mia casa stanca solo a guardarla. Io non sono maniaca (anche se ero una che puliva gli angoli della casa in ginocchio con spazzolini e cotton fioc), la casa vissuta va bene, ma la mia più che vissuta è invivibile!

Oltretutto, io che sto tutto il giorno fuori casa e non ho tempo a disposizione per manutenzioni varie, ho bisogno che il lavoro che faccio nel we per mettere tutto a posto venga conservato, macché! Avrei voluto farvi una foto del mio tavolo di cucina, non solo senza più un centimetro di spazio libero, ma oramai siamo passati alla stratificazione e impilamento! Non ho potuto farla perché ovviamente non abbiamo idea di dove sia la macchinetta fotografica, ma anche se la trovassimo sarebbe scarica, senza possibilità di ritrovare il caricabatterie prima del prossimo trasloco.

Ogni mattina cerco di portare i rifiuti fuori casa (grazie al cielo i cassonetti della differenziata sono vicinissimi), ma spesso i rifiuti vanno cercati in giro per la casa: oggi ho recuperato un sacchetto di bucce di mandarino, ben mimetizzato sul tavolo insieme agli altri oggetti, e mentre le gettavo (bucce nell’umido, sacchetti nella plastica) mi dicevo: non è che se le era messe da parte per qualcosa, che so io, scorze candite, guarnizioni di dolci, esperimenti di chimica, e mi tocca pure sorbirmi il pippone con le accuse di lesa creatività e danni all’erario?

Fermate il mondo, voglio scendere!  👿

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24 thoughts on “Pippone

    • Fine settimana… oggi devo scegliere se andare a trovare mia madre o tornare quanto prima a fronteggiare il disastro! Alle cinque di mattina ero già con lo scopettone in mano a lavare il pavimento dell’ingresso, dopo aver portato tutti i bustoni in camera sua, ma così costretta a guardare la sua stanza, ho rischiato di dover chiamare un’ambulanza e farmi portare in rianimazione!

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  1. Incredibile, sopratutto per uno come me che tende a fare dell’ordine un sistema di vita!
    Ma non posso certo fare i conti in casa d’altri, anche se capisco che per te sia sicuramente un disagio ed una fonte di stress aggiuntiva a quelle che già avrai per conto tuo e per ciò che dipende solo da te. Avevi sperimentato, o meglio dato l’opportunità di farlo alla disordinatissima Sissi, mi pare che sia servito a poco, visto quanto descrivi, che va oltre l’immaginabile.
    Chissà se cambierà, qualora entri nell’ordine di idee di farsi una propria famiglia.
    Una mamma con estrema fatica può sopportare certi comportamenti, non credo lo faccia qualcun altro, padre a parte, che sarà uguale in questo.
    Eppure qualcosa dovrà cambiare pure lei, dovrà rendersene conto!
    Non so che altro dire, se non esprimerti tutta la mia solidarietà!
    Un abbraccio grande e buon weekend a te!

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    • Caro Sergio, mi sta uccidendo. Mi ha privato di ogni forma di vita sociale, intanto perché non posso invitare nessuno a casa, e poi perché, sempre per arginare il disastro, non mi concedo spazi fuori casa, o sto al lavoro o sto a rigovernare, un abbrutimento che non ti dico.
      Devo dire che è il suo unico difetto, per altri versi è una ragazza straordinaria, ma quest’unico difetto è di proporzioni cosmiche, e mi coinvolge direttamente.
      Un anno, in un centro estivo, stava in stanza con due ragazze che lei adorava, le chiamava “le sorelline”, ma con cui alla fine entrò in conflitto per il disordine. Ci provò un giorno a restare in stanza a riordinare anziché unirsi ai giochi, ma non ce la fa, è una cosa proprio che la sua mente rifiuta. Un anno, date le contestazioni, fecero delle stanze solo di ragazze disordinate, che se la sbrigassero tra di loro: non vi dico la roba che è sparita! Pare che tutte le cose di tutte le ragazze fossero ammucchiate sul pavimento della stanza, e a fine vacanza abbiano ripreso a casaccio un po’ di roba ammucchiata, indipendentemente dal legittimo proprietario, e l’abbiano messa nelle proprie valigie. Noi abbiamo cercato di restituire tutto il maltolto, ma la roba nostra, sacco a pelo compreso, non l’abbiamo mai rivista.

      Quando la cacciai da casa, sempre a causa del disordine, e mandai a casa del padre – e quindi della nonna paterna – quest’ultima dopo una settimana era alla frutta, le fece radunare tutte le sue carabattole e la rispedì al mittente.

      Io non capisco da chi abbia ripreso, il padre è vero che l’ho soprannominato Attila non per caso, ma non arriva a questi livelli!

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    • “Io non capisco da chi abbia ripreso, il padre è vero che l’ho soprannominato Attila non per caso, ma non arriva a questi livelli!” … E’ l’evoluzione della specie… i miei erano piuttosto ordinati e precisi, io l’opposto. Personalmente (e questa teoria potrebbe adattarsi anche a tua figlia) essere ordinato, mettere tutto a posto, mi mette l’ansia… mi distoglie dal mio vivere un po’ “sollevato”, più legato ai pensieri che alle cose, più occupato a non distrarmi da me stesso, che alle faccende.
      Il puntiglio lo metto più nello scrivere (nonostante qualche errorino di battitura per precipitazione) e nell’analizzare quel che altri scrivono o comunque affermano, nel cogliere punti deboli e punti di forza, nel valutare il pro e il contro… ma siamo nel campo dell’immateriale.
      Sono abbastanza abile pure a trovare soluzioni, espedienti che portino a risolvere problemi anche pratici… ma fare l’ometto di casa proprio no, non mi riesce.
      Dimenticavo, anche come motociclista me la cavo piuttosto bene, sono attento e non superficiale, altrimenti non sarei qui a parlarti… Ciao e buon fine settimana, comunque! 😉

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    • @Enrico, mia madre era maniaca (ma era pure casalinga), io sarei un po’ più rilassata, ma sono anche un’ottimizzatrice del tempo, e le cose al loro posto fanno risparmiare un sacco di tempo, ti danno la possibilità di vivere una seconda vita! Lo spazio è un patrimonio, il tempo poi non ne parliamo! Quando ero single, capitava che mi citifonasse la comitiva che ero già coricata, e nel tempo che gli ospiti salivano avevo già apparecchiato e predisposto. Se avessi dovuto cercare le ciabatte, cercare la vestaglia, liberare il tavolo, liberare le sedie, cercare la tovaglia, cercare le posate, cercare la brocca, fare spazio sul pavimento per permettere agli ospiti di raggiungere il posto, praticamente mi sarei persa un sacco di belle serate, limitandomi a non rispondere al citofono (che è esattamente quello che faccio ora, non ci sono per nessuno!). Tu dici che il non avere il pensiero di mettere a posto ti fa vivere più sollevato, ma anch’io la penso così: se non si crea il caos, se non si distrugge, se non si mette tutto fuori posto, non si è schiavizzati dall’ambiente in cui si vive, e si ha tanto tempo per dedicarsi ad altro, fossero pure semplicemente i propri pensieri. Prima, io una domenica casalinga potevo passarla sdraiata sul divano con la luce diffusa ad ascoltare musica, ora la passo a pulire, pulire, pulire, e meno male che ho ancora un po’ di controllo sui documenti, Attila se gli chiedono una ricevuta per un pagamento che non risulta è costretto a ripagare, e questo gli è successo almeno due volte a me note, ma chissà quante altre che non mi dice!

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    • E lei ce l’ha fatta! Attila per lo meno non lascia cibo in giro, quello che è da mettere in frigorifero ce lo mette prontamente, e quello che rimane fuori perlomeno lo copre, la figlia neanche quello!

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  2. mi è venuta in mente questa scena leggendoti….

    ah, se hai tempo, mi spieghi che funzione ha il cedro nella tradizione ebraica e come si può utilizzare nella cucina? Sono stata alla sagra del cedro in calabria, e un maestro chef ha detto che i migliori cedri della calabria sono utilizzati per la tradizione ebraica, scelti e acquistati da un rabbino che appositamente seleziona quelli senza macchia, di una certa grandezza e dimensione…. mi sfugge sempre di chiedertelo, qui è off topic, ma mi piacerebbe conoscere almeno in parte la tradizione….
    buon week end con un pò di zucchero!

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    • E sì, ci vorrebbe davvero un po’ di magia per rimettere tutto a posto! Ma quello che non capisco, non è tanto il non mettere a posto, che quest’attitudine a mettere tutto fuori posto, in maniera così scriteriata.

      Per esempio, oggi Sissi si doveva provare dei vestiti. Io avrei messo i miei da una parte e poi, di quelli provati, da una parte quelli che dovevo prendere e dall’altra quelli che dovevo lasciare, non ti pare? A fine prova, mi sarei rimessa i miei, avrei restituito quelli che non andavano bene e preso gli altri, e invece si è dovuto ricominciare daccapo con la cantilena ad ogni pezzo: “Questo che avevamo detto? Come mi stava? Va beh, lo riprovo!”: praticamente un incubo.

      Per il cedro ti farò sapere, anch’io mi devo informare.

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    • Allora, diciamo che tu a casa tua fai quello che ti pare, e se ti ci ritrovi buon per te. Qui il casino viene fatto a casa mia, io non mi ci ritrovo, lei pure non trova nulla e ne è penalizzata, il padre devasta e poi va altrove, che gliene frega? Giusto ieri abbiamo litigato per delle cartelline di plastica che lui si è portato via nottetempo “credendo che fossero sue”. Io la mattina mi alzo, vado a mettere i documenti che mi servono nella custodia, e le custodie non ci sono più perché lui se le è portate via??? E ancora balbetta scuse??? Me lo sono mangiato vivo, ma se per lui la serata è stata sgradevole, io mi ci sono sentita male, e non me lo posso più permettere.

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  3. Quattro paia di scarpe sue ?!? 😯
    Ai piedi del TUO letto ?!?
    Oh … sangiuseppe, santanna e maria …… e Tu ?!? 😯
    Je averai dato fòco …. immagggino … qui nun se scappa ! :mrgreen:

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    • E non hai idea di cosa io abbia trovato in cucina… oggi era prevista una gita a una sagra, ma le ho detto che finché non si vede un minimo di luce qua non si esce. Mi sa che salta.

      Ah, tra un paio di scarpe e le altre, ci sono anche le sue lenti a contatto, quelle usate e gettate. Sul pavimento. Di camera mia.

      Prima si stava lamentando col padre che mi sono alzata nervosa e ho incominciato a urlare… 😯

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    • Ah ah ah, tranquilla, ho già cominciato (ma Attila non è in grado di fare neanche quella, io mi ammazzo a fare la differenziata e lui butta nel primo saccone che gli capita a mano: non solo, una volta che si era dimenticato ed era arrivato col sacchetto della spazzatura al parcheggio della macchina, semplicemente l’ha lasciato li in terra e se n’è andato! 😯

      Meno male che in questi invece Sissi è molto attenta. 🙂

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  4. Pingback: Genitori e figli, le violenze silenti | Diemme

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