Puedo escribir los versos mas tristes …

 

Potrei scrivere i versi più tristi questa notte“, recita una mia poesia.

“Guarda cocca bella che quello è Neruda!”, commenta una mia amica dopo aver letto il mio libro, riferendosi a quella poesia in particolare. Va beh, non l’ha messa giù proprio così, ma il concetto era più o meno “T’ho sgamato!”, anche se poi aggiunge: “Forse non la conoscevi, sono in molti credo ad avere iniziato una poesia con questi versi, perché è la sera quella che porta più malinconia”.

Ma certo che la conoscevo, e peraltro il riferimento nella mia poesia è palese, tant’è vero che al verso “Potrei scrivere i versi più tristi questa notte” (in cui sottintendo “come ha già fatto Neruda”) aggiungo “e sarebbero i miei” (intendendo “e non quelli di Neruda, io ho la mia personale tristezza, la mia personale malinconia che piangerei stasera”).

Segue una poesia che con il rimpianto cantato da Neruda non ha nulla a che fare: lui parla di un’amata perduta, io di un uomo che avevo ancora a fianco, che nella sua personale situazione avrebbe avuto bisogno di tanta serenità, e mi rammaricavo di non potergliela offrire perché mi ritrovavo ad essere, a mia volta, un’anima tormentata.

Insomma, una cosa è l’ispirazione, un’altra è il plagio! Nella mia poesia esprimo sentimenti miei con parole mie: chi – non parlo ovviamente degli squallidi campioni del copincolla – non ha preso talora  ispirazione da una parola, una frase, che sentiva affine, per agganciarci i suoi personali pensieri, le sue personali parole, le sue personali esperienze, i suoi personali sentimenti?

E voi che ne pensate? Che poi, in qualsiasi lingua, i costrutti quelli sono, le parole quelle sono, e siccome la vita è quella, l’animo umano è quello (siamo tutti sotto uno stesso cielo!), alla fine è pure normale ricorrere a qualche immagine, qualche costrutto già usato da altri: piuttosto, probabilmente, è più difficile, se non addirittura impossibile, non farlo!

E’ un po’ come per la musica, qualcuno sostiene che oramai sia già stato scritto tutto, e i nuovi musicisti non potrebbero mai scrivere qualcosa di completamente nuovo, che non ricordi in qualche passaggio e in qualche aria qualcosa di già scritto!

E voi, che ne pensate?

Comunque, quello che segue, è Neruda (in lingua originale, quella in italiano l’avete nel video):

Puedo escribir los versos más tristes esta noche
Escribir, por ejemplo: “La noche està estrellada,
y tiritan, azules, los astros, a lo lejos.”
El viento de la noche gira en el cielo y canta.
Puedo escribir los versos más tristes esta noche.
Yo la quise, y a veces ella también me quiso.
En las noches como esta la tuve entre mis brazos.
La besè tantas veces bajo el cielo infinito.
Ella me quiso, a veces yo también la quería.
Cómo no haber amado sus grandes ojos fijos.
Puedo escribir los versos más tristes esta noche.
Pensar que no la tengo. Sentir que la he perdido.
Oir la noche inmensa, más inmensa sin ella.
Y el verso cae al alma como al pasto el rocío.
Què importa que mi amor no pudiera guardarla.
La noche esta estrellada y ella no està conmigo.
Eso es todo. A lo lejos alguien canta. A lo lejos.
Mi alma no se contenta con haberla perdido.
Como para acercarla mi mirada la busca.
Mi corazón la busca, y ella no està conmigo.
La misma noche que hace blanquear los mismos árboles.
Nosotros, los de entonces, ya no somos los mismos.
Ya no la quiero, es cierto, pero cuánto la quise.
Mi voz buscaba el viento para tocar su oído.
De otro. Serà de otro. Como antes de mis besos.
Su voz, su cuerpo claro. Sus ojos infinitos.
Ya no la quiero, es cierto, pero tal vez la quiero.
Es tan corto el amor, y es tan largo el olvido.
Porque en noches como esta la tuve entre mis brazos,
mi alma no se contenta con haberla perdido.
Aunque este sea el ultimo dolor que ella me causa,
y estos sean los ultimos versos que yo le escribo.

(Pablo Neruda)

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25 thoughts on “Puedo escribir los versos mas tristes …

  1. mi sarebbe piaciuto leggere la tua poesia ispirata dagli splendidi versi di Neruda.
    Ti sei agganciata al primo verso, mi par di capire, per poi continuare di tuo. E che male c’è?

    Non c’entra con il tuo libro, ma a me a volte piace parodiare le grandi poesie. L’ho fatto con la classica “lentamente muore” di Martha Medeiros e mi sono divertita un sacco. La poetessa si rivolterebbe nella tomba se leggesse che i suoi versi hanno ispirato un’ode alle ciabatte! Chi ha letto la “mia versione” s’è divertito 🙂

    Liked by 1 persona

    • Ma direi che non c’è neanche l’ispirazione perché, ili6 può confermare, la mia poesia, che poi è pure di poche righe e non lunga come quella di Neruda, parla di tutt’altro e in tutt’altro stile. Il primo verso sì, è quello (anche se lui usa l’indicativo e io il condizionale), ma non mi sembra neanche una frase così particolare!

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  2. Che dono saper scrivere poesie, saper suonare uno strumento, saper dipingere…
    Io purtroppo non so fare niente di tutto ciò…..so solo apprezzare e gustare i doni degli altri.
    Un abbraccio Diemme.

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    • Ma sì, dai! Tra un po’ avrò una settimana di ferie, e in teoria venirti a trovare è nel programma, anche se oramai so bene che tra la teoria e la pratica c’è sempre l’emergenza che si mette di mezzo!

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  3. Mia cara ciò che viene dal cuore può anche ispirarsi a qualche parola, frase, ma poi scorre come l ‘acqua del fiume in piena senza nemmeno ricordare da dove ha preso origine. Tutto influenza tutti: uno sguardo, una parola, un quadro, una poesia, una frase. Ma non per questo la nostra ispirazione non è più tale. Mi piacerebbe comunque poter leggere la tua poesia, mia cara. Non sapevo che fossi anche una poetessa. Un abbraccio e buona domenica . Isabella

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