Perderli (ma a volte ritornano…)

perché voglio che tu sappia quello che penso

Mia figlia giorni fa faceva una giusta osservazione, notando che quasi sempre perdiamo le persone molto prima di perderle “tecnicamente”. Parlava del nonno, colpito dall’Alzheimer e che non era più lui da molto prima della sua morte, e di mia madre, ancora viva e tutto sommato lucida, ma totalmente priva di forze, che non è più la nonna presente e accudente di una volta.

Io pensavo alle amicizie, ne ho ritrovata una proprio da pochi giorni, dopo qualcosa come 15 anni circa.

Mi ha detto: “Me la ricordo quella frase terribile che mi dicesti l’ultima volta che ci siamo incontrate”.

“Ah sì? E che ti dissi?”

“Mi dicesti: ‘Sei un ramo secco da tagliare'”.

Francamente non ricordavo di averla messa giù così dura, anche se la diplomazia non solo non è il mio forte, ma il fatto che non lo sia è una mia libera scelta, di cui sono convintissima e ben felice.

Insomma, la frase non la ricordavo, ma il concetto sì. Vi inviterei a leggervi il post linkato e tutti i commenti, in cui viene spiegato ogni risvolto della situazione. Comunque, in poche parole, era una persona che a un certo punto aveva smesso sia di parlare sia di ascoltare, e la cosa era andata avanti per anni: in fin dei conti, al di là delle mie parole, dure che siano state, l’amicizia era morta per inedia.

Oggi ci siamo ritrovate, amiche e sincere, felici e per niente bisognose di chiarimenti, visto che più chiara di così la situazione non poteva essere.

Nel frattempo ho tagliato un altro ramo secco. Era da tempo che la cosa si respirava nell’aria, in fondo anche stavolta mi sembra di aver solo preso atto.

Si respiravano omissioni e disapprovazioni, silenzi e giudizi ringoiati. Ricordo una mia poesia che termina con la frase:

“Porto il mio fardello lontano
dai tuoi lontani giudizi”.

Le dedicherei la stessa frase, aggiungendo:

E porto la mia intelligenza lontano
dalle tue omissioni patetiche.

Sì, hai ragione: non abbiamo proprio più niente da dirci.

Sedia vuota persona che si allontana con ombrello

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48 thoughts on “Perderli (ma a volte ritornano…)

  1. A volte manca il coraggio di farlo….ma prima che deteriori del tutto bisognerebbe prenderlo questo coraggio e dargli un taglio netto……così non serve a nessuno ed è solo un’agonia.

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  2. Amara realtà della vita, incontrarsi e perdersi…ritrovarsi in situazioni diverse; e poi la vecchiaia, la malattia, la perdita della dignità. Così è, oltre ogni nostra considerazione. Il tuo post ha toccato le mie corde. Un saluto. Marisa

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  3. Diplomatica o no, dura o no, questa è una realtà, ha volte bisogna tagliare i rami secchi, senza troppi giri. I rami secchi tolgono linfa, fanno respirare male, ma soprattutto inducono alle convenzioni false, quelle che io odio più di ogni altra cosa al mondo.

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    • Hai detto bene. Mi piace come hai descritto l’effetto dei rami secchi.
      Ma, come ho detto all’amica ritrovata – rivendendomi una frase non mia – le porte vanno chiuse anche per capire che si desidera riaprirle.

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  4. sarò onesto fino in fondo, mi sento strano a volte glaciale e spesso penso che potrei essere pure “ingiusto” però, in tutta onestà appunto, non provo alcun tipo di emozione di tristezza o malinconia che sia quando leggo di storie come queste….
    mi fa molta più tristezza pensare che invece molti altri di rapporti che per un motivo o per l’altro non hanno più basi su cui sostenersi, proseguono… per ipocrisia, paura, leggerezza, pubblica immagine… quel tipo di realtà mi spaventa e rattrista molto di più di un rapporto che finisce…

    penso che la vita sia fatta di periodi, di bisogni, di momenti e di cambiamenti

    e proprio per questo credo che la fine di un rapporto (definitva o ritrattabile in futuro non ha troppa importanza) sia una sola e semplice conseguenza, dell’evoluzione, dello sviluppo delle nostre storie, delle nostre vite, delle loro vite… non dev’essere per forza vista come un male… è una conseguenza… non è detto che ci siano colpe e volontà di mezzo… non è detto che una fine debba cancellare tutto ciò di buono c’è stato, non è detto che ciò che ha portato alla fine del rapporto sia qualcosa di cui vergognarsi ne tanto meno accusarsi…

    io credo che a volte sia molto ma molto più utile per tutti avere forza e coraggio di ascoltarsi dentro e tradurre quella sorta di energia in sensazioni e quelle sensazioni in scelte… senza dover per forza star li a giudicare, a dare dei punteggi e a fantasticare a quello che sarebbe stato o meno…

    si fanno delle scelte, nel momento in cui si fanno si cerca di fare le scelte più opportune nel rispetto dei nostri principi, emozioni ed idee e se possibile di quelle altrui….

    si può sbagliare o meno, in ogni caso il tempo che scorre non si ferma mai a pensare se sia giusto proseguire o meno… lui scorre… e noi dovremmo fare altrettanto senza per questo sentirci giudicati o giudicare più del dovuto….

    ecco, questo è il mio pensiero e credo sia quello che mi ha portato a non provare sentimenti negativi quando una persona racconta di una scelta come questa e la stessa sembra frutto di un ragionamento e motivazione e non di una moda…

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    • Ci sono anche scelte dettate dall’impulsività o dalla cattiva comprensione della situazione, basate su equivoci: forse queste sono le peggiori perché non c’è la nostra ragione che, in quel momento almeno, ce le fa apparire come le più opportune e quindi ci “assolve” da pentimenti o sensi di colpa futuri.
      Ma la vita è un carosello buffo e ad esso comunque non possiamo sottrarci, cercando di non perdere il sorriso.. 😉

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    • concordo con il principio, ma volendo qualsiasi scelta potrebbe essere quelle da te indicate.. con il senno di poi e con i vari punti di vista tutte potrebbero derivare da incomprensioni o equivoci… ad “assolverci” non dovrebbe mai esser la ragione ma la consapevolezza… a mio avviso… consapevolezza di essere degli esseri imperfetti…

      per fortuna….

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    • Enrico, a volte le liti, gli allontanamenti possono pure nascere da malintesi. Il fatto è che, se non si è in grado di chiarire i malintesi, forse è il dialogo che manca, e se è il dialogo che manca, di che amicizia stiamo parlando?

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  5. Nel caso del nonno e della nonna non sono del tutto d’accordo, in quel caso le cose hanno semplicemente subito una trasformazione, ma dal punto di vista affettivo e della comprensione emotiva la relazione rimane.
    In generale, credo che perdiamo le persone quando le dimentichiamo, vive o morte che siano.

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    • Non sono d’accordo. Certo che l’affetto c’è sempre, ma ricoprono un ruolo diverso, non sono più il punto di riferimento che erano.
      Le persone non le perdiamo quando le dimentichiamo: quando le dimentichiamo, sono loro che hanno perso noi.

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  6. Ad un certo punto della mia vita ho iniziato a tagliare i rami secchi.
    Nei momenti difficili chi mi era stato vicino in passato era ancora con me. Quelli che all’occorrenza sparivano… non sono più apparsi.
    Mi sono tolta un peso
    Rimpianti?
    Due
    Di non averlo fatto prima
    Di non averlo fatto in modo radicale

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    • Beh, devo dire che io, tutto sommato la prima cosa non me la posso rimproverare, nel senso che sono persino precipitosa nel tagliare i ponti.
      La seconda invece sono contenta di non averla fatta. Le persone passano varie fasi, e in ogni fase possono essere diverse. A volte si diventa incompatibili, ma potrebbe non essere per sempre. Come, d’altra parte, può non essere per sempre la compatibilità.

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  7. Sono stato proprio accusato di non saper staccare, stamattina, con queste parole

    [09:50:34] ma sei sempre in attesa fino all’ultimo …
    [09:50:45] non fa per me

    Io con alcune persone, aspetto, aspetto un cambiamento.
    Se poi non arriva aspetto. Ma non nel senso che continuo a stare li in attesa di venire chiamato o di un sorriso. Continuo a fare la mia vita. Se poi loro decidono di riattaccare il discorso io ci sono.

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    • Le persone non cambiano, non da sole, non così.
      O cambiano col tempo, o cambiano con noi. Se noi non ci facciamo artefici del cambiamento, difficile che capiti da solo, impossibile capiti in quattro e quattr’otto.
      Non so se essere in attesa possa essere una strategia, certo non in tempi brevi.

      Chi dice “Io sono qui e aspetto” rischia di aspettare a lungo. O invano.

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  8. “Sei un ramo secco da tagliare” è una sentenza che non ammette appello. E’ un colpo di scimitarra che taglia in due, senza possibilità di riattaccare. E’ uno tsunami che spazza via e lascia dietro di sé il nulla.
    Malgrado tutto, che un’amicizia possa rinascere anche dopo una frase così, rimane quasi un miracolo.

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    • Beh, pare che i miracoli esistano. Che dal tronco solido e forte sia nato un nuovo virgulto.

      Chissà se si è resa conto che quello che le ho detto era vero, anche se ancora non riesco a credere che possa averglielo detto in maniera così diretta e non attaccato a una metafora “E’ come se… e quindi una taglia il ramo secco”. La mancanza di comunicazione era oggettiva, e dopo che mi hai lasciato con una ragazzina al freddo ad aspettarti senza neanche premurarti – col telefonino! – di avvisarmi che non saresti venuta, ma che ti aspetti?

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