Iom Kippur: l’opinione di un laico

iom kippur

Leggo su fb e riporto (mi permetto di farlo perché il post è pubblico) la testimonianza di un laico sul significato del Kippur, il giorno del perdono nella religione ebraica:

La religione vissuta e applicata da un laico: un paradosso?

Domani (oggi, ndr), prima del tramonto, inizia lo Yom Kippur (giorno dell’espiazione), che costituisce la ricorrenza ebraica più solenne, per terminare il giorno successivo alla comparsa delle prime stelle. Un giorno di digiuno totale perché nulla, neppure il cibo, possa distrarre dal raccoglimento profondo e dall’analisi accurata sul proprio comportamento ma soprattutto sugli errori commessi nell’anno appena trascorso. Può apparire inverosimile che anche gli ebrei laici osservino questa ricorrenza ma il paradosso è solo apparente perché per un laico il significato di questo giorno travalica i confini religiosi ed anche quelli ebraici per assumere un valore sociale universale. Giorno di espiazione ma soprattutto di riconciliazione. “TUTTO DIPENDE DA QUANTO UN UOMO MERITI CHE VENGANO CANCELLATI I DEMERITI CHE PESANO SUL SUO CONTO ” (Maimonide). Nel giorno di Kippur non è permessa alcuna attività al di fuori del pentimento ma attenzione a quanto è scritto a questo proposito sul Talmud: ” IL PENTIMENTO ASSOLVE DALLE COLPE DAVANTI A DIO MA NON DI FRONTE ALLA PERSONA OFFESA FINO A QUANDO NON SI OTTIENE IL PERDONO ESPLICITO DALLA STESSA ” Per questo motivo è usanza, prima che inizi il giorno di Kippur, di cercare di ottenere il perdono delle persone con le quali si è avuto un contrasto o che siano state anche involontariamente offese. Solo dopo, con l’animo libero e “pulito” si può procedere alla commovente cerimonia della benedizione sacerdotale che conclude la giornata di espiazione. Il capofamiglia benedice i suoi figli che a loro volta benedicono i loro fino ai pronipoti. Il simbolo della famiglia raccolta in armonia sotto il manto bianco. Perché ho parlato di valore sociale universale a proposito del Kippur ? Solo per rimanere in Italia le faide familiari che hanno insanguinato e tuttora mietono vittime soprattutto nel nostro sud non potrebbero esistere se venisse introdotto il giorno del Kippur ma tutta la società sarebbe migliore. In fin dei conti il concetto messianico ebraico è sempre e “solo” questo: arrivare a costruire una società retta secondo giustizia.

Il rispetto del Kippur ne è uno strumento forte.

M.F.

Aggiungo che l’ottenimento del perdono ne richiede non solo la richiesta, che segue ovviamente la comprensione dell’offesa e/o danno causati, ma anche la riparazione di tale danno.

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16 thoughts on “Iom Kippur: l’opinione di un laico

  1. purtroppo io penso che se venisse istituiti in Italia non cambierebbe nulla, in realtà le famiglie citate dalla testimonianza sopra sarebbero capaci di opere teatrali da far impallidire Amleto e il giorno dopo al giorno del kippur (della cui esistenza scopro oggi, e rimango affascinato) sarebbe il giorno dopo e tutto tornerebbe come prima, a rappresentazione ultimata.

    Purtroppo quello che c’è dentro e dietro le persone non si può rappresentare con nessuna manifestazione e dimostrazione se sono loro i primi a non aver rispetto per il loro vero valore più profondo…

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    • Ci sono sicuramente persone anche in Italia che hanno l’integrità e la volontà di rispettare la loro stessa esistenza in vari modi, tra cui anche quello citato nel post, sono persone da stimare… per altro con ogni probabilità sono anche le persone che meno avrebbero bisogno di rituali…

      la cosa peggiore è che ci sono persone che si travestono con mille e più abiti quanto nemmeno nudi meriterebbero di stare… senza dignità purtroppo si può vivere… eccome…

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  2. Non so. :/ La religione di maggior diffusione prevede il costante senso di perdono e riconciliazione. Peccato che le famiglie che vivono di faide si definiscano credenti…dovrebbe mancare universalmente il senso di ipocrisia, credo.

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  3. Non penso che istituendolo in Italia qualcosa cambierebbe. Non è secondo me con una celebrazione che si possano cambiare atteggiamenti e pensieri. Perdonare, anche da cristiani, non sempre è facile quando l’evento vissuto è troppo magari importante ( vedi vittime di omicidi, violenze, attentati). Ma perdonare in generale rimane, per facilitare i rapporti, un’ottima cosa. Un abbraccio. Isabella

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  4. Però Isabella qui c’è una differenza sostanziale: qui non stiamo parlando di perdonare, ma di essere perdonati! La religione cristiana invita a perdonare, quella ebraica a farsi un serio esame di coscienza, chiedere scusa, agire in modo di riparare il male arrecato, e solo dopo tutto ciò potremo aspirare ad essere perdonati!

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    • ultimamente Papa Francesco ha indirizzato anche i peccatori a chiedere scusa. Scusa è una delle tre parole magiche citate qualche tempo fa durante un Angelus, assieme a Grazie e a permesso. In realtà nel cristianesimo si invita a perdonare il nemico, ma si ricordi anche che il pentimento è uno dei pilastri del fedele cristiano. solo che a differenza di quanto tu dici, DM, nella religione ebraica, in quella cristiana il vero pentimento è verso Dio, non esiste il chiedere Perdono e l’ottenere il Perdono alla parte offesa.
      Il “porgi l’altra guancia” è riferito appunto a chi deve perdonare, non a chi domanda perdono…

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    • Io ritengo la religione ebraica, almeno su questo punto, molto saggia e costruttiva. Poi, la coerenza non fa parte dell’essere umano: c’è un ebreo molto religioso, molto credente, molto osservante, che decisamente nei giorni scorsi mi avrebbe dovuto chiedere scusa, e non l’ha fatto… credo che la parte più dura sia capirlo che abbiamo sagliato 🙄

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    • l’uomo non cambia a prescindere dalla religione. stessa cosa i musulmani, i buddisti, gli induisti e così via… credo che siamo noi in quanto uomini a dover renderci conto dei nostri limiti…

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  5. Anche a stomaco pieno credo si possano ben individuare i propri errori e le proprie manchevolezze, ma vanno comunque possibilmente rispettate e continuate le tradizioni, religiose e non, per non spezzare il legame col passato e anche in segno di rispetto verso chi si è fatto cura di tramandarcele intatte.
    Con ciò, chiedere perdono agli uomini non sempre è possibile, se non altro perché chi avrebbe la capacità di perdonare, nel frattempo potrebbe aver lasciato questo mondo, così come anche, molte, moltissime volte, è impossibile rimediare e riparare il danno.
    Il perdono di Dio, qualora si concepisca, è a mio modo di intendere un perdono residuale, l’ultima possibilità di acquietare il proprio animo, piegato dal male fatto, prostrandosi davanti a un’entità forse immaginaria, forse creata dallo stesso uomo, ma capace comunque di dispensare l’estremo quand’anche illusorio, irreale, perdono, di cui sentiamo assoluto bisogno.

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    • Nella religione ebraica Dio comunque non può perdonare i torti che abbiamo fatto ad altri. Per quanto riguarda il fatto che la persona potrebbe essere morta (bella sfiga, visto che il kippur è un appuntamento annuale!), è il motivo per cui, per esempio, per l’omicidio non c’è perdono (e mi pare giusto).

      “Non sempre si può riparare” è un invito a pensarci prima, fattore particolarmente importante in un momento storico che ha fatto della reversibilità (non ultimo divorzio e aborto) l’apoteosi della deresponsabilizzazione.

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  6. A differenza del cristianesimo, qui vedo un perdono più profondo, l’essere perdonati. Ci vuole una grande forza, e religiosamente una grande fede.
    Ma Gesù è stato il primo a parlare di perdono, noi cristiani lo dimentichiamo sempre più spesso.
    Ma se siamo in grado di essere perdonati, automaticamente perdoneremo chi ce lo chiede.

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