Mi sento sola

abbraccio - dipinto

Ieri mia figlia, che doveva fare una commissione da un mese, è arrivata a farla in pieno sciopero dei mezzi, e chiaramente partendo da casa alle 11 (che per lei è l’alba).

Viaggio fallito, è venuta a trovarmi in ufficio.

Ora, io non so come far capire a questa benedetta ragazza che io in ufficio lavoro, e lavoro col fiato sul collo. Possono esserci dei momenti liberi, in cui magari uno si occupa di una cosa propria, (e, si trattasse pure di leggere un’e-mail personale, farlo con lei dietro che ti abbraccia il collo non è proprio la cosa più rilassante di questo mondo), ma quando arriva il lavoro è urgente, straurgente, ed è un lavoro delicato che richiede una concentrazione massima.

Ora la piccola, quasi davvero avesse tre anni, invece di capire la situazione si è offesa perché non le ho dedicato sufficienti attenzioni, al ritorno ha tenuto il muso (o che gioia o che sollazzo fare il viaggio con accanto un muso lungo, giusto li amo tanto!).

La sera dovevo svuotare il bagagliaio della macchina, visto che la devo riconsegnare all’autosalone e in tanti anni è diventata praticamente una succursale di casa. E’ un lavoro lungo, noioso (anzi, più lungo e noioso di quello che pensassi, considerando che, parcheggiata vicino a tutti i secchioni della differenziata, contavo di riempire qualche bustone di roba da salvare e buttare direttamente il resto, ma non è andata così), e volevo almeno godere di qualche ora di luce. Beh, lei prima mi ha fatto fare tardi, facendosi accompagnare per una commissione, e poi si è rifiutata di farmi compagnia. Mi spiace, avremmo potuto decidere insieme cosa tenere e cosa gettare, mi avrebbe aiutato a portare i pacchi in casa, invece di farmi fare due viaggi, mentre io andavo avanti con le pulizie di Pasqua avrebbe potuto fare lei un viaggio al cassonetto giallo (avevamo di tutto in macchina, compreso un maglione invernale, una magliettina estiva, un paio di scarpe da ginnastica e uno di ciabatte).

Insomma, io per lei faccio di tutto, ma mi rendo sempre più conto di quanto è vero il proverbio, “una madre è buona per cento figli, e cento figli non sono buoni per una madre”.

Tra le altre cose ho trovato un elefantino di tek che fa parte di una serie che sta da trent’anni su una mensola: qualcuno mi sa spiegare come ha fatto ad arrivare nel partabagagli dell’auto? Magari si spiegherà anche il mistero degli occhiali da sole (costosi), che se ne stavano tranquilli tranquilli a casa su una mensola e sono misteriosamente scomparsi nell’aere.

Stamattina come al solito mi sono svegliata alle cinque, alle sei e un quarto ero già in strada. Ho da fare, ho da fare, ho da fare, sto sempre a correre, e mi sento davvero tanto sola.

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59 thoughts on “Mi sento sola

    • Se si limitassero a non aiutarmi già sarebbe qualcosa, il fatto è che spesso ci aggiungono il carico.

      Ieri per esempio, mettermi di cattivo umore con il muso lungo durante il viaggio di ritorno (che generalmente trascorro allegramente al tel chicchierando con un amico) e avermi fatto fare un giro ulteriore togliendomi un’ora di luce che mi avrebbe fatto comodo, francamente, oltre al mancato aiuto per me sono stati un appesantimento! :/

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  1. Cara Diemme, credo che tua figlia non sia davvero scusabile, non è una stupida e l’ha ampiamente dimostrato, quindi è solo che con te se ne approfitta pretendendo sempre tutto e troppo. Non è una situazione che può continuare soprattutto ed anche per la tua salute….vedi di risolvere la situazione affrontando seriamente il discorso perché il suo comportamento è assurdo sotto ogni punto di vista e non si può più tollerare. Tu non puoi e non devi fare sempre tutto da sola anche per lei che non ti è mai di nessun aiuto, alla sua età è inconcepibile!Dici che ti senti sola e ti credo….perché la solitudine più grande è l’incomprensione di chi abbiamo vicino!

    Date: Thu, 2 Oct 2014 08:40:25 +0000 To: silvia-1959@live.it

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    • In realtà sono anche ingiusta a lamentarmi, non è che lei non collabori, è che non facciamo cose insieme. Lei oramai mi prepara il pranzo tutti i giorno (e me lo prepara di notte…), da un po’ di tempo ha preso a rigovernare per bene la cucina (sempre di notte…), ieri ha programmato un bucato, io stamane l’ho steso. Il fatto è che viviamo due vite parallele, lei non partecipa alla mia vita e, tutto sommato, io non partecipo alla sua (soprattutto perché la notte dormo!).

      Per l’automobile nuova avrei voluto più partecipazione, le ho chiesto di venire con me a vederla e lei: “Tanto ormai l’hai presa, la vedrò quando la porti qui!”.

      Le ho chiesto di venire con me ha comprare copertine e tappetini, è venuta, glieli ho fatti scegliere, ma è scesa giusto perché c’era il padre, è stata una fatica!

      Il “facciamo” a casa mia praticamente non esiste: sarà pure colpa mia, anzi, lo è senz’altro, il fatto è che a volte mi sembra di vivere con una coinquilina anziché con un familiare!!!

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  2. Cara Diemme, il rapporto con i nostri figli è molto complesso. Da un lato li sentiamo parte di noi e vorremmo che ci rassomigliassero per realizzare le nostre attese, dall’ altro li vorremmo indipendenti, maturi e consapevoli. La realtà è che dopo averli cresciuti ed educati, rivelano la propria personalità spesso influenzata da altri problemi sovrapponibili. Sono madre e nonna e ti posso assicurare che tua figlia tornerà a te perché tu l’ ami e lei lo sa, credimi, Ti abbraccio. Marisa

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    • Ma lei a me è fin troppo legata, però ci sono una serie di altri fattori. Quello di cui soffro è il fatto che dormiamo a turno, per cui la mia convivenza con lei è quasi di giorno semplicemente vederla dormire e la notte sentirla che si muove per casa, e probabilmente per lei, a orari ribaltati, è la stessa cosa.

      Il fatto è che in tutti questi anni il padre mi ha dato un monte di problemi e nessun aiuto, per cui sono stata una madre snervata e sfiancata, e questo certo non ha aiutato, però la mancanza di entusiasmo da parte sua per qualsiasi mia iniziativa mi pare eccessiva.

      Poi, e questo è un problema, si sente esclusa e messa da parte – non solo con me – se qualcuno non le dà il massimo dell’attenzione. Le ho fatto presente che alle persone può pure essere morto il gatto, nel senso che possono essere pure deconcentrate o di cattivo umore per problemi diversi, non deve pensare che ogni persona distratta o poco enfatica ce l’abbia con lei!

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    • Sai che gli atteggiamenti egocentrici ed adolescenziali oggi proseguono ben oltre i 20 anni? Tua figlia mi fa tenerezza nel suo conflitto con te e con se stessa. Un padre assente è causa di tanti comportamenti inadeguati e tu fai bene a pretendere un certo interessamento. Ti abbraccio. Marisa

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  3. Io cerco di aiutare in casa quando posso e nei limiti dei miei impegni. Spesso trascorro più tempo fuori io che mia madre! Però stendo, raccolgo i panni e passo l’aspirapolvere anche senza che me lo si chieda, così come mamma si occupa di tutta la casa senza che nessuno glielo ricordi. Ci sono mamme che lo fanno con gioia, non sentono il peso, sono quasi contenta di prendersi cura della casa (la madre del mio ragazzo è così). Altre, come mia madre, vorrebbero che per una volta la cucina la sistemasse qualcun altro ed il pasto sia già pronto. Chiedono pertanto un po’ più di collaborazione tra i familiari e se ne escono spesso con frasi del tipo “tanto in questa casa faccio sempre tutto io! Chi lava, chi stira, chi prepara la cena? E voi neanche un minimo di riconoscenza!” Ma poi quando vai ad offrire una mano per la cena, la pulizia etc. ti si risponde “no, no tranquilla faccio io”. E quando azzardi a fare qualcosa da sola per diminuire il lavoro ad una mamma stanca che rientra tardi a casa, ti viene fatto notare che i panni li hai stesi male, la lavatrice dovevi farla dalle 19 in poi perché si risparmia, il pane che hai comprato è troppo poco, il dolce che hai preparato prevedeva le uova crude e se tu hai disgraziatamente usato quelle non fresche… sacrilegio! “come ti è saltato in mente?”
    Insomma, uno pensa di fare cosa gradita e si ritrova poi a sentirsi tremendamente in colpa per il malsano pensiero che ha avuto.

    P.S. Questo commento c’entra qualcosa con il post? Mi sono un po’ sfogata… XD

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    • Sì, c’entra, perché è il punto di vista di una figlia e in parte, credo sarebbe quello anche della mia di figlia. A parte che quello che tu chiami rimprovero per me è insegnamento “Grazie amore di mamma, però la prossima volta considera che dopo le sette c’è la tariffa ridotta, quindi magari i bucati cerchiamo di spostarli a quell’ora”, per esempio, è vero pure che negli ultimi anni l’entusiasmo mi ha fatto difetto, ho mancato di darle il famoso insostituibile necessario e prezioso rinforzo positivo, e da qui i miei sensi di colpa; d’altra parte, con un Attila che mi assorbiva il 99% delle riserve energetiche e una vita da mandare avanti col restante 1% tanto margine per gli zompetti e i gridolini non c’era: lei non ne ha nessuna colpa, d’accordo, ma ciò non mi rendo meno di carne e ossa e non fa di me una Wonder Woman!

      Credo però che certe cose prescindano anche da questo, per esempio i suoi ritmi biologici. Lei sta sveglia di notte, l’ha sempre fatto e sempre lo farà, e certo questo non gliel’ho insegnato io che alle otto di sera, nove al massimo, già crollo e alle cinque del mattino sono in piedi, e sono l’unica persona con cui vive e ha sempre vissuto!

      Lei non si rende conto di orologio e calendario, vive in un mondo suo, è sempre stato così, anche perché se alle due di notte ti accorgi che non hai scritto il numero di un esercizio non è che puoi telefonare a qualcuno! Ecco, il mio mondo è quello dei miseri mortali, il suo è quello degli artisti, di quelli che viaggiano sulle nuvole in una dimensione diversa da quella degli umani…

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  4. Ma come ti senti sola? Se Sissi viene a trovarti pure in ufficio per farti un po’ di compagnia … 😉
    Anche per quanto riguarda il bagagliaio-deposito, non sei sola: io ce l’ho pieno di libri. 😦
    Se poi ci sono delle cose che spariscono e ricompaiono misteriosamente in un posto dove non crederesti proprio di trovarle, non sei sola nemmeno in questo caso: se non le sposti tu qualcun altro lo fa, se fossi sola troveresti tutto al suo posto. 🙂

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    • Cara Marisa, c’è differenza tra fare compagnia e braccare! Se tu vieni a trovarmi in ufficio per farmi compagnia mi fa piacere, se vieni a chiedermi attenzioni mi metti in difficoltà, mi fai sentire pressata e strangolata, oltre che imbarazzata: se i tuoi figli ti venissero in classe mentre spieghi e incominciassero a pretendere attenzioni, se dovessi interrompere le spiegazioni per rivolgerti a loro, fosse pure solo per dire di stare zitti che non è il momento, come ti sentiresti? Lo so che mi capisci benissimo e che la tua era una battuta ironica, che esprimeva soprattutto solidarietà, ma ne ho approfittato per chiarire il mio stato d’animo con chi dovesse davvero pensare “Ma che vuoi di più dalla vita?” 😉

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    • Meno male che hai capito che facevo dell’ironia! I miei figli in classe non verrebbero mai, te l’assicuro. Ma ricordo ancora come un incubo la gita a Venezia di una quindicina di anni fa. Avevo deciso di portare con me il mio secondogenito (ovviamente consultandomi con mio marito e chiedendo il permesso agli insegnanti di mio figlio, visto che perdeva un giorno di scuola, e al mio preside), mi sembrava fosse interessante anche per lui la visita al Ghetto ebraico, al museo, alle sinagoghe … insomma non era la solita gita a Venezia che si fa per vedere Rialto, San Marco e il Canal Grande. I miei allievi erano rimasti scioccati dall’eccessiva vivacità del pargolo e, invece di dire “ma allora perché protesta se parliamo e ci agitiamo in classe?”, da quel dì sono stati molto più tranquilli. Evidentemente devono aver pensato che a casa avevo già il mio bel daffare e che almeno a scuola avevo diritto a riposarmi. 😦

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    • Beh, però, hai visto che effetto inaspettato? Magari, vedendoti nella veste di madre, ti hanno “umanizzato”: per i ragazzi il “prof” è solitamente un essere lontanissimo, spesso vissuto come un nemico. Vederlo in un contesto familiare decisamente abbatte i muri!

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    • Sarei ingiusta se dicessi che mia figlia è una persona interessata, tutt’altro, ma certo è abituata a un mondo familiare che ruota intorno a lei, e forse è anche poco abituata a mettersi nei panni degli altri. Forse il suo volere sempre rassicurazioni relativamente all’affetto e direi anche alla stima, offendersi se non le si dà il massimo dell’attenzione, possono pure nascondere una fragilità di fondo. Rimane il fatto che io sempre di carne e ossa sono, la mia giornata è sempre di 24 ore, devo sempre lavorare dalla mattina alla sera per portare il pane a casa e forse sarebbe anche giusto che qualcuno si preoccupasse della mia di stanchezza, della mia di felicità, dei miei di bisogni.

      D’altra parte, se una dà agli altri l’immagine di essere una roccia, quelli come tale ti trattano: però le rocce non piangono, e mia figlia di lacrime me ne ha viste versare tante…

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  5. Ti senti sola, ma non lo sei. Bisognerebbe far coincidere gli orari di vita da sveglia, ma per questo occorre che Sissi cresca qualche altro anno ancora e cominci a lavorare, E allora sì che cambieranno gli orari e avrete maggiori coincidenze . Quello di tua figlia, 20 anni mi pare, è un periodo così, breve e forse, dico forse, è anche bene che un pochino. lo goda visto che non tornerà più (ah, quella sveglia alle 6.30!! Detestabile a vita!). Ciò non toglie che un aiuto concreto e continuato nelle ore pomeridiane debba comunque provare a darlo.

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    • Quest’anno ha avuto pure l’università il pomeriggio, così ha potuto continuare a svegliarsi tardi! Vedi, non è tanto la questione dell’aiuto, perché lei alla fine le cose le fa: il problema è che non facendole insieme tante cose, che per l’appunto insieme andrebbero decise (tipo il buttare via un po’ di roba) non vengono fatte mai, e poi non vengono capiti i criteri dell’altro, si diventa praticamente due estranee: un mio amico ha detto che, più che madre e figlia, sembriamo due studentesse universitarie che si dividono l’appartamento, ciascuna coi propri usi e costumi. Oltre a questo, io sono sola a fare, io sono sola a uscire, io sono sola a tutto, a casa nostra pare che non esista il “facciamo”, “andiamo”, “che ne dici di…”, e questo mi pesa.

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    • Certo che pesa, ma loro, i venti-trentenni, hanno altri ritmi e orari e li manterranno sino a che non saranno costretti a fare diversamente. E non lo faranno per una mamma che chiede, salvo eccezioni momentanee, ma per stile di vita che diversificherà pian piano.

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  6. Il periodo post-adolescenza, cioè quello dei primi anni dell’università, è un ulteriore passaggio dal mondo dei fanciulli a quello dei grandi. Meno responsabilità si hanno (l’adolescente non ne ha proprio) meglio è, soprattutto se è possibile fare ciò che si vuole. è un periodo dove qualsiasi cosa il giovane faccia, egli HA SEMPRE RAGIONE, o agisce nel bene, o agisce nel male. I tuoi consigli sono semplici limitazioni perchè loro pensano che hanno necessità di vivere da soli, di essere lasciati liberi sì, ma di avere sempre le mutande pulite dentro il comò e la 20 euro ogni tre giorni dentro il portafogli.
    Per fortuna non tutti i giovani sono così. Arriverà il momento in cui qualcosa cambierà. dai!

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    • Veramente ora si fa da sola anche i bucati (il che per me è una disperazione, perché lava pure le cose che sono state appena guardate, sono le prime vole che usa la lavatrice e per lei è un divertimento, ma per me è tutta roba da stirare!!!), e per i soldi davvero non chiede niente ma anzi, se nonna e zia le regalano dei soldi lei li mette nella cassa comune per la spesa: insomma, che voglio di più dalla vita? Ecco, vorrei vederla per esempio, parlarci, o perlomeno che frequentasse suoi amici coetanei e invece niente, la notte sfaccenda e il giorno dorme, interazione zero, due dimensioni parallele 🙄

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    • Penso che sia la vita che l’affligge, le responsabilità dell’adulto, la perdita, per certi versi, di punti di riferimento. Il suicidio del nonno le ha scavato l’animo, davvero poi non è stata mai più la stessa, anche perché, anziché aiutarla a superare il trauma, quel … del padre non fa altro che minacciare di suicidarsi a sua volta, terrorizzandola.

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    • allora credo che se ti tiene il uso è perchè ha bisogno che tu tira fuori in lei il vero problema… è una tecnica che adotto con mamma. le tengo il muso quando vedo che non si accorge che ho bisogno di una mano, ma imperterrita continua nella routine quotidiana.

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    • Non avrei mai immaginato che potesse esistere una simile tecnica! Pensandoci bene, questo spiegherebbe un monte di cose! Mi attiverò… certo che fra tutte facciamo una vitaccia, ieri piagnucolava ancora, lunedì inizierà l’università, dopo tante tribolazioni finalmente siamo a medicina, e mi sa che non ci crede neanche lei!

      E’ nervosa che non ti dico, mentre della mia stanchezza, che ne parliamo a fare! Però non voglio essere con mia figlia due mondi che non s’incontrano, abbiamo sempre avuto un rapporto bellissimo, non voglio che si rovini ora per mancanza di orari coincidenti!

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    • non è il tempo ad essere un problema. credo che anche cinque minuti a sera potrebbero essere un buon modo per incontrarsi. io di tempo con mamma ne ho abbastanza. poi quando vedo che del mio muso ne fa un’offesa, ci lascio perdere. eppure mi piacerebbe che mi chiedesse, anche con insistenza, cosa mi affligge, anzichè essere superficiale e pensare che sia così per questioni di carattere. non è cattiva lei, anzi… è che mi ha sempre considerata forte, responsabile e incrollabile, per cui neanche le passa per la testa che io, in realtà, qualche problema ce l’ho.
      a distanza di anni si è resa conto, grazie anche alle mie confessioni, che da adolescente il problema non ero io, che mi isolavo. ma il resto degli amici. non sapeva quanto soffrissi per via di questa o quella amica che prontamente mi fregava da sotto il naso il ragazzo che mi piaceva. all’epoca, se ero triste, lei si impuntava sul fatto che il problema fosse la scuola. o che ne so, che il mio carattere mi rendeva così. invece ha scoperto che gli altri mi hanno fatto ricredere.
      Bastava semplicemente che allora, anzichè sbirciare con pregiudizio il diario segreto, mi chiedesse se avessi bisogno di aiuto…

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    • Beh, diciamo che io non sbircio il diario segreto di mia figlia… io ho tutte le sue psw, e non le uso MAI, se non su sua specifica richiesta perché magari le serve che rintraccio qualche dato (e, fatta la commissione, prontamente richiudo).

      Però pure voi figli, cercate di capire che non siamo telepatici: il muso significa sono arrabbiata, o sono musona (se ce l’ho sempre, sono caratterialmente musona), non “ho bisogno di comprensione e aiuto”!

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  7. “una madre è buona per cento figli, e cento figli non sono buoni per una madre”. mai frase più giusta fu detta…o scritta?
    Lo so, te dirai ma questa è scema a dirmi stà cosa, ma io te la dico ancora perchè ne sono convinta…non sei sola, hai la tua forza (bhe magari un aiutino ci stà bene) e tua figlia inconsapevolmente l’assorbe e vedrai che al momento giusto la tira fuori.
    Qual’è il momento giusto? E chi può saperlo, l’indovino non esiste….
    Ti abbraccio (ti senti meno sola se lo faccio?) 🙂

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  8. Come sempre sono di corsa, ma un saluto alla mia carissima amica questa sera, uno strappo alla regola lo faccio. Abbraccio 🙂
    Fatina

    PS: ironizzando … tieni duro, sei in ottima compagnia, benvenuta nel club (e con questo si capisce che essere “soli” è impossibile 😉 )

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  9. Carissima Diemme, ho letto tanti bei commenti e suggerimenti, da non saper cosa aggiungere di nuovo, o almeno che ti possa essere utile.
    Comunque mi pare evidente che almeno qui non devi sentirti sola, visto quante persone ti hanno espresso la loro comprensione, che in fondo è vicinanza e quindi compagnia.
    Dico solo due cose: la prima è che in tante situazioni che ci racconti di Sissi, vedo mia moglie col figlio più piccolo (che poi sarebbe l’ultimo ad esser rimasto in casa, sebbene ora sia andato via pure lui). Dal mio punto di vista terzo e talvolta arbitro, mi pare che spesso ecceda e finisca per ottenere solo reazioni negative.
    Poi penso che la tua comunque brava figliola, riveli spesso anche l’altra parte di matrice, che quindi abbia acquisito nella sua indole aspetti caratteriali poco compatibili con te.
    Mi pare siate entrambi due persone con tante qualità, soprattutto intelligenti, ma pure con caratteri decisi e si sa che i diamanti a contatto possono fare scintille.
    Difficile darti consigli, io tenderei a sottoscrivere quanto ti ha già detto Marisa Cossu.
    Poi il senso vero della solitudine sarà quando un figlio parte davvero, magari per andare lontano, come è stata la sensazione che ho provato io l’altro giorno nel salutarlo mentre andava a prendere l’aereo coi fratelli, per andare per un periodo all’estero (con la speranza di trovare un lavoro). Sono convinto che per te e Sissi le cose non potranno che migliorare, comunque è quello che auguro a te ed a lei di vero cuore! Un abbraccio forte!

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  10. E’ la solitudine non tanto di chi sente la mancanza di una persona, quanto quella di chi non sa se riesce a fare tutto quello che dovrebbe e teme di essere sopraffatto dal quotidiano, salvo il verificarsi di eventi extra capaci di far crollare un edificio già pericolante.
    E’ la solitudine di chi sente di non avere alle spalle un qualcosa, magari una famiglia di quelle numerose e ramificate, che sia come un solido ombrello protettivo sotto cui ripararsi, un’entità forte su cui contare, con cui consigliarsi e attraverso la quale trovare conforto e aiuto.
    Coraggio, anche “noi” pur nella nostra immaterialità, possiamo essere piccoli, piccolissimi puntelli, minuscoli sostegni a cui aggrapparsi.. 😉

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  11. Cara Diemme, il fatto che, come scrivi più sopra, tu e tua figlia viviate due vite parallele non mi sembra strano. I figli ad un certo punto cominciano a desiderare di vivere a modo loro (specie se hanno carattere, abitudini e priorità diverse dalle nostre) e così finiscono per sembrare dei coinquilni. Con l’età spesso i ragazzi, per quanto affezionati a noi, si sentono un po’ stretti e iniziano avvertire il desiderio di uscire dal nido. Non conosco Sissi e quindi potrei sbagliare ma forse lei vuole essere aiutata ad uscire dal nido più che coinvolta nella tua vita domestica…

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  12. Quella della madre che è buona per cento figli e cento figli ecc. ecc. me la ricamo a punto croce e la appendo in casa, da qualche parte. Chissà che qualcuno la legga e colga… 😦

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    • Non so se sia la mia storia o che tutti siamo un o così : da adolescenti il tempo a disposizione è infinito e le cose che facciamo sono assolutamente le più importanti del mondo. Si fatica o addirittura è impossibile capire gli impegni degli altri. D’altronde la mamma, mia mamma, ha sempre lavorato , è sempre stata fuori di casa , sono sempre andato dalla nonna… Ovvio che le vite si separino , che diventi difficilissimo parlarsi. Lei però era impegnata a tirare avanti la baracca, per me tutto era scontato, dovuto. È diventato scontato poi c’è avessimo due vite datanti . Io con i miei impegni , lei su lavoro. Crescendo si capiscono i sacrifici, crescendo ho realizzato che mia mamma da quando aveva 34 anni è rimasta sola per scelta, per me. 34 anni! C’è gente che oggi si sposa a quell’eta! Si capiscono tutte queste cose ma col tempo.

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