Password e privato

Condivido volentieri questo post di Maria Rosaria, perché offre l’occasione di chiarimenti su una questione che sembra banale, ma è molto dibattuta e può generare malintesi e malesseri che invece non hanno ragion d’essere: take it easy, and smile! 😀

Marirò

password

Questa vita di blogger (si può dire così?) ha  le sue regole, le sue mode, le sue abitudini.  Alcune le ho scoperte strada facendo e non sempre ho saputo adattarmi. Negli ultimi tempi, ad es,  va sempre più in uso mettere il blog privato o pubblicare dei post con password. Le motivazioni possono essere tante e tutte comprensibili: dalla selezione dei lettori e dei followers all’allontanamento degli scocciatori, dallo scrivere su argomenti delicati, intimi, molto  personali  all’ eliminazione dei troppi curiosi che gironzolano per il web. Tutto comprensibile, ripeto.

Quello che mi viene difficile fare in questi casi è chiedere il permesso di entrare in un blog reso improvvisamente privato o richiedere la password per leggere quel determinato post.  Anche se sono iscritta a quel blog, anche se seguo regolarmente e commento.  La mia non è superbia o indifferenza , è imbarazzo, rispetto ed eccessiva riservatezza. “E se avesse voluto…

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29 thoughts on “Password e privato

    • Ho letto, e ti dico cosa ne penso: se oscuri un motivo serio c’è, se indichi che per leggere l’articolo ci vuole una passwoord secondo me fai capire che qualcuno può richiederla. Ora, dipende dal rapporto che si ha con il blogger; sono amica con persone che hanno oscurato i blog, ho scritto in privato perchè “so” di poterlo fare, ma non per sapere il perchè nello specifico, ma perchè avevo timore di qualcosa di serio (conoscendo alcune situazioni), anche a te ho chiesto la passwoord, non perchè volessi ficcanasare nella tua vita che in parte è esposta sul blog, ma perchè con te ho un certo feeling e sarei stata una incosciente (anche se virtuale) a fregarmene, meglio scrivere esplicitamente chi si e chi no? Se non si vuole l’intervento delle persone che frequentano il blog è meglio non scrivere niente.
      Forse sbaglio a ragionare così, ma è quello che penso

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    • E infatti io ho apprezzato molto il fatto che tu me l’abbia chiesta, e la prendo esattamente come una dichiarazione d’amicizia, di una persona che si sente in confidenza, che percepisce che oramai, a furia di parlarci, di scriverci e di leggerci, una sorta d’intimità si è creata.

      Io credo che in tanti anni di blog, sia successo più di una volta che qualcuno si è offeso e, silenziosamente, se n’è andato. Ecco, secondo me si è perso qualcosa, si è perso la possibilità di capire il pensiero dell’altro, e capire l’altro non solo aiuta a crescere, ma aiuta a sbarazzarsi di tanti complessi. Molta gente prende tutto sul personale, oppure si mette sul piedistallo (magari involontariamente, non per superbia ma, al contrario, per timidezza), e pensa “Se mi vuole mi cerca”, “Se vuole che legga che mi scriva la psw!”. Per me tutti questi anni di dialogo tra noi sono stati fonte di grande arricchimento umano, proprio perché mi hanno mostrato pensieri e prospettive diversi dai miei e, di conseguenza, allargato la mente, e penso sarebbe molto bello che così fosse anche per gli altri, che le varie questioni fossero un momento di chiarimento e non di allontanamento, di incontro e non di innalzamento muri.

      Grazie dunque per avermi chiesto la psw! 🙂

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  1. Il fatto sta che – secondo me, da vecchio “scocciatore” – non si debba assolutamente chiedere la password. E’ ovvio che l’autore ha le sue ragione di mettere il suo articolo “sul tavolo”, ma con restrizioni di lettura. Esso ha qualcosa da dire, ma non per tutti. I motivi, come dici tu, sono talmente vari che si dovrebbe fare un altro articolo su tema. Ma qui non si parla di questo, ma di chiedere o no la “password”.
    Ripeto, sono contrario. Ma non per una sorta di imbarazzo o paura di essere rifiutato. Non lo faccio perché semplicemente capisco che non sono gradito. Sarebbe come invitarmi da solo ad una raduno, matrimonio o qualcosa da celebrare. Senza essere invitato.
    Facciamo un calcolo. Se l’autore del blog decide esprimere qualcosa che non debba essere condiviso di tutti, sarà esso stesso ha comprendere come (ed a chi) mandare gli inviti (password) a chi sia rivolto questo articolo. Semplice no? E’ il suo compito di preoccuparsi. Non il mio.
    Perciò, come utente fedele (e gran scocciatore) non mi resta che far finta di non aver notato il post restrittivo.
    Ed aspettare pazientemente il prossimo.
    Grazie

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    • Ti rimando alle risposte date al commento di fulvialuna. In risposta alla tua osservazione, potrei dire che per me potrebbe essere invece arrogante il “se mi vuole mi viene a cercare”, anche se invece capisco benissimo che la psw possa non essere chiesta per rispetto e riservatezza. In realtà quelli che possono chiedere la psw sono solo colore che hanno l’indirizzo e-mail. Quelli che preferisco tenere lontano dalla mia vita più privata sono i lurker, i fantasmi sconosciuti, non i contatti abituali, altrimenti che pubblicherei a fare su un blog?

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    • Non l’ho mai pensato come un “se mi vuole, che venga a cercarmi”. Ma è ovvio che “se quella porta era sempre aperta, ma stavolta NO”, e quindi ci si debba far atto.
      Zukcherberg (o come cavolo si scrive) lo ha capito primo. Infatti, lui sul suo programma ci ha dato la possibilità di poter scegliere “in primis” al quale persona diamo il diritto di aprire “la porta”. Cioè le cerchie (amici, o amici dei amici, o amici dei amici dei amici, de amici, etc). Non è comunque una soluzione perfetta…. ma ci da la possibilità di dimezzare i “graditi o non”.
      La password del blog, invece, e molto evasiva. Non ci dice chi ha il diritto “scovare nella cassaforte” e chi no. Se facciamo “click”…. e compare il freddo messaggio di essere esclusi dal discorso, bhè, e impossibile indovinare se siamo ammessi….. o esclusi.
      Poi, pensa anche alla situazione tua. Magari hai messo la psw per non leggere Valentino e (ipoteticamente) @cavaliererrante. Ma ti sarebbe piaciuta ad avere una opinione di (sempre ipoteticamente) @marisamoles e @TADS. Che non si osano a chiederla. Invece lo fa (via mail) proprio @cavaliererrante e soprattutto quel sempre scontroso di Valentino. Eh?
      Imbarazzante, no?

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    • Valentino, fb è un’altra cosa. O forse la stessa, perché tu la psw non la vedi ma c’è. Tu ti scegli gli amici, ma poi selezioni anche il grado di amicizia, e i post li puoi fare pubblici, e quindi come nel blog, oppure che possano leggere solo amici, solo amici più stretti, solo parenti, oppure una categoria qualsiasi MENO degli individui specifici che indichi per nome e cognome. La differenza è che chi è escluso non saprà mai di esserlo stato, non vede il post e basta.

      Diciamo che non pubblico post preclusi a un mio lettore specifico, quella sarebbe davvero maleducazione, sarebbe davvero un parlare all’orecchio, o forse più propriamente sparlare. Inoltre, oramai mi dovresti conoscere, io sono molto schietta e diretta con le persone per cui, se uno mi sta antipatico, stai tranquillo che lo sa. Se “sospetta” di essermi antipatico, probabilmente si sbaglia, non lo è: chi mi sta sulle balle lo sa senza alcuna ombra di dubbio, te lo posso assicurare!!! 😉

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  2. Un blog è un diario pubblico.

    Se un blog non è pubblico o ha password è un’altra cosa; è un uso improprio del mezzo, che fra l’altro ha i suoi rischi per quanto riguarda la sicurezza. (Un baco del sistema e ti ritrovi cose privatissime leggibili da tutti). In ogni caso sono cose che NON mi riguardano. Se uno vuole farmi leggere qualcosa, mi scrive una mail o mi dà la password per leggere il post/blog privato. Io non la chiedo di certo, come non chiedo agli amici di scrivermi una mail.

    Se il problema è la riservatezza, consiglio GnuPG e accessori per spedirsi mail criptate e firmate.

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    • U&P, se WordPress ha dato la possibilità di mettere delle psw ai post, significa che i creatori stessi della piattaforma la pensano diversamente sul significato del blog e il modo in cui gestire i post. E’ vero che, come tu dici, un baco può compromettere la privacy e rendere pubblico quello che è privato, ma in quel caso è come quando ti aprono la porta del bagno per una serratura difettosa: pace, non sto facendo niente di illecito, era una questione di privacy, non di scheletri nell’armadio!

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  3. ricordo, se la memoria non mi nganna, che qualche tempo fa su questo blog avevo visto un tuo post protetto da password…

    mi sono chiesto come mai proteggere un post con password e mi sono risposto che avrai avuto i tuoi motivi, per altro credo parlasse (almeno il titolo) di una questione personale….

    non me la sono sentita di chiederti la password per quanto il titolo mi incuriosiva perchè ho pensato che non farlo fosse un segno di rispetto… “se l’ha protetto avrà i suo motivi” mi sono detto e sono andato avanti…

    per il resto ritengo che ognuno vive e subisce la privacy e la riservatezza a seconda della sua “impostazione”.

    Non ti nego però che se avessi avuto la tua mail, in privato, non ti avrei chiesto la password ma ti avrei chiesto come mai proteggere un post con password…. [chissà quanti penseranno che alla fine la domanda te l’ho fatta comunque, ma sappi che non attendo risposta almeno a queste ultime quattro righe, anche perchè la risposta, aspettando, l’ho comunque trovata ].

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  4. Mah, ricordo di altre volte in cui, via email, ti avevo chiesto la password per un post… e magari chissà è sempre la stessa, che ovviamente non ricordo.
    Ma, essendo sostanzialmente pigro, la mia scelta prevalente consiste nell’astenermi e nel lasciar correre, senza scrivere email, senza domandare.
    Personalmente però sono contrario a queste cose, un po’ perché non ritengo di aver molto da nascondere, un po’ perché manifestarsi anche in modo più personale o intenso del solito, può rappresentare un esperimento utile a saggiare le reazioni di chi legge, oltre che funzionale a svelare se stessi, ciò che costituisce sempre un lodevole tributo alla chiarezza e alla verità.
    Ecco, io limiterei l’accesso a un mio post solo se quanto scrivo potrebbe costituire reato, questo sì … e certo non mi mancherebbero gli argomenti e le persone disquisendo intorno ai quali sconfinare nel codice penale… 😉

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    • Avrei avuto voglia di pubblicare, in risposta a te e ad altri che hanno insistito sul “non avere nulla da nascondere”, un post che scrisse contro di me un pazzo furioso, di quelli che uno, a regime, non crede che esistano, che ha aperto un blog solo per insultare il prossimo e non scrive altro che bestemmie, insulti e trivialità di ogni genere. Non l’ho fatto per evitare centinaia di accessi al suo blog e in particolare a quel post, che gli avrebbe riacceso la memoria con il rischio di scatenare nuovamente il mostro.

      L’errore che facciamo spesso noi blogger è di pensare che stiamo interagendo solo con le persone che qui si manifestano e con cui dialoghiamo. Non è così, e ci sono dei momenti in cui io voglio essere sicura di chi sono le persone a cui mi rivolgo. A casa mia tengo sempre le finestre aperte, amo aria e luce, ma quando mi spoglio gli avvolgibili li tiro giù, questo non significa avere qualcosa da nascondere.

      Mi dispiace per quelli che si offendono, che la prendono come una cosa personale, ma alla fine sai che penso? Io non amo chi ha la coda di paglia, quelli che se la prendono per cose che non sono assolutamente dirette contro di loro, e quindi pace, se uno sconosciuto si offende e se ne va perché lui non approva che io non abbia messo i fatti miei sulla pubblica piazza, perché se il problema è la privacy LUI avrebbe fatto in un altro modo, non può essere un mio problema: e poi, chi lo stabilisce che il suo metodo sarebbe stato quello giusto e il mio quello sbagliato?

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    • Sai, i messaggi sgraditi sul proprio blog si cancellano, quelli situati su altri blog o si ignorano o, se rapprentano un’offesa, un’ingiuria, una minaccia, si può anche agire di conseguenza contro il loro autore.
      Quello che può destare qualche perplessità, ma certo non turbare, come mi pare abbia argomentato qualcuno dopo di me, è il fatto che sullo stesso blog pubblico, si passi appunto, dalla modalità pubblica, a quella privata.. con un cambio di rotta, sia pure momentaneo, che turba il clima famigliare e aperto del blog.
      Ma potrebbe anche essere che tu voglia escludere dalla lettura, oltre a un generico e indefinito lettore maleducato od ostile o violento, anche un ben specifico soggetto, che ben hai in mente e che vuoi non rendere partecipe di certi fatti, che comunque senti il bisogno di raccontare qui.
      Tutto può essere ma, naturalmente, sei libera di fare come ritieni meglio e, per conto mio, nessuno se la deve prendere a male.

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    • Soprattutto questo, nessuno se la deve prendere a male. Sono scelte, non danneggiano nessuno, offendersi perché qualcuno la pensa diversamente da noi secondo me proprio giusto non è… ,)

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  5. ciao Diemme,
    stavo per rispondere al tuo commento da Marirò poi ho visto che hai ribloggato e quindi lo foccio qui, con l’intento di far più luce su un concetto base, se me lo permetti

    la regola pilastro delle linee guida della comunicazione consiste nell’analisi delle reazioni a fronte di una ipotetica iniziativa

    è ovvio pensare alle proprie sacrosante esigenze, ci mancherebbe, però quando il contesto è pubblico lo è altrettanto evitare di urtare la sensibilità altrui, questa è la direttrice, fermo restando che ognuno ha il diritto di fare quello che gli pare, l’oggetto del contendere, di questa disquisizione, è il principio, non l’azione

    quindi, ciò che differenzia il privato dal pubblico è proprio il suddetto principio, principio violata dalla gestione a “elastico”. Non vorrei la cosa apparisse grave e seria, non lo è affatto, si chiacchiera, magari con veemenza ma si chiacchiera, niente di più.

    ogni volta che si adottano metodologie comportamentali private in situazioni pubbliche, a prescindere dalle motivazioni, ci si contrappone ai fondamentali basici della comunicazione, questa logica smentisce quelle da te espresse definendo arrogante: “se mi vuole mi viene a cercare”, questa non è assolutamente arroganza bensì la naturale risposta alla anomalia di cui sopra.

    tu puoi serenamente dire: “me ne frego” (questa sarebbe arroganza), nessuno te lo vieta ma difendere questo atteggiamento significa incappare in un madornale errore “tecnico”

    buona giornata

    TADS

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    • Caro TADS, ho letto il tuo commento molto severo nel blog di Maria Rosaria, e me ne sono persino stupita. Ti rispondo subito sul fatto di non urtare la sensibilità altrui: francamente, le sensibilità altrui sono talmente variegate e spesso astruse che non turbarle è “mission impossible”. In 54 anni, dei quali troppi passati a preoccuparmi delle paturnie altrui, ho stabilito che l’ipersensibilità non è cosa di cui possa occuparmi e “pre”occuparmi, oltretutto, non è nulla che io possa davvero prevenire! A tal proposito, tanto per farti un esempio, quando ho scoperto che c’erano persone a cui seccavano i like sono davvero caduta dalla nuvole: chi avrebbe potuto mai immaginare che un segno di apprezzamento fosse sgradito? Chi avrebbe potuto mai immaginare che venisse interpretato come “Faccio finta, e solo finta, di averti letto, in realtà il like è un amo a cui voglio che tu abbocchi, ricambiando la mia finta visita”? Cento teste, cento tribunali, e io rinuncio in partenza a mettere d’accordo tutti o a pretendere di piacere a tutti.

      Tornando alla psw, come ho già risposto a qualcuno, se la stessa piattaforma dà questa possibilità, vuol dire che la questione non è poi tanto peregrina. Ho ampiamente spiegato, e tornerò ora a scriverlo a Valentino di cui ho appena letto il commento, che il blog è una pubblica piazza, va bene per condividere idee, parlare del più e del meno, stringere amicizia, ma se poi voglio parlare di cose più private, io voglio farlo con le persone con cui l’amicizia l’ho già stretta, e voglio farlo con TUTTI loro, e INSIEME a TUTTI LORO, non mandando e-mail private che impedirebbero scambi e discussioni collettive, che sono invece la ricchezza del blog.

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  6. mi hai beccato al pc…

    cara Diemme, la mia “severità” è teorica, nel senso che le fredde parole scritte non trasmettono lo spirito con cui uno le partorisce

    fammi un regalo, dimmi che sono riuscito a spiegare un concetto base… io mi sono limitato, seppur con convinzione, ad evidenziare alcuni aspetti della comunicazione, dal mio punto di vista, dal punto di vista della comunicazione, lucchettare un post è negativo, a prescindere dalle motivazioni. Ogni volta che adottiamo, anche nella vita reale, un “comportamento privato” in un contesto pubblico, creiamo disagi. Da qui non si scappa, che poi ne valga la pena o meno è un problema personale, io NON entro nelle questioni personali, MAI. Per concludere, i miei sono interventi “tecnici” e per tali gradirei fossero interpretati.

    una caro saluto

    TADS

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