Che sia Alzheimer o che sia Tia…

…tu sei sempre mamma mia!

Ecco, questo video mi ha riportato indietro negli anni, tanto, tanto indietro.

Avevo 24 anni, e una suocera meravigliosa. Era una donna brillante e attiva, piena d’interessi, indipendente.

Non ce ne accorgemmo che stava male. Quando la incontravamo al bar la mattina non sapevamo stesse cenando. Non sapevamo che la notte vagava per la città, ritenendo fosse giorno pieno.

Non sapevamo che si vergognava di quelle persone dentro la tv che la guardavano e del timore che ne uscissero e le facessero del male. Non sapevamo che non guardava più tv.

Ce ne accorgemmo un giorno quando l’attacco ischemico fu davanti ai nostri occhi, e forse più forte del solito. Cadde, e quando si rialzò non era più lei, e mai più  lo sarebbe stata.

Non riconosceva il figlio, oppure sì, anche se lo chiamava col nome del marito, cui era somigliantissimo.

Ma che lo riconoscesse o non lo riconoscesse era sempre nelle sue parole e nel suo cuore. Aveva un figlio solo, ma pensava che fossero tanti: cioè, sempre lui, ma per lei a ogni età era un altro bambino che si aggiungeva a quello di prima, tutti figli suoi, tutti amati con la stessa grande intensità.

Credo che non ci sia cosa che quella madre non abbia fatto per suo figlio.

Tia o non tia, è stato il suo pensiero e il suo amore, fino all’ultimo giorno.  😥

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19 thoughts on “Che sia Alzheimer o che sia Tia…

  1. Non posso ascoltare l’audio, peccato…
    Una madre è una madre, ti riconosca o no, un figlio è sempre un figlio, quel seme d’amore non muore mai.
    (mia nonna negli ultimi sei mesi della sua vita mi diceva che ero figlia dei zingari…e un giorno finalmente ho saputo perchè).

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  2. E’ una malattia che ben conosco, non è Alzheimer è non è neppure un attacco ischemico transitorio, è un progressivo deterioramento delle capacità mentali per una sequela di micro ictus..

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    • …che all’inizio vengono scambiati con un deterioramento delle funzioni cerebrali dovuto semplicemente all’età (il famoso “non ci sta più con la testa”…) .

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  3. credo che sia perchè l’anima non si ammala mai… si ammalano mente, ragione, corpo ma l’anima non conosce malattia, chi riesce ad ascoltarla, chi riesce a sentirla, chi non riesce a reprimerla vive situazioni “particolari” che a volte si manifestano per fortuna, altre per casualità, altre dopo anni di studi e sforzi, altre dopo o durante le malattie….

    almeno io le storie simili a queste le interpreto così… come delle prove non scientifiche ma tangibili non solo dell’esistenza dell’anima ma della sua potenza…

    e in questo senso, la mia esperienza di vita non può che portarmi a ringraziare mia madre che probabilmente inconsapevolmente mi ha dato modo di giungere a questa “conclusione”..

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    • Sì, davvero tenero, ma ho visto di persona scene anche più tenere… Ho visto un’anziana donna allettata per non so quanti anni, e la figlia, bellissima e con una vita impegnativa, non abbandonarla un attimo e curarla con tutto l’amore del mondo. La ricordo questa splendida figlia, madre a sua volta di quattro figli, sedersi sul letto e imboccare la madre con gioia, e parlarle, e raccontarle della giornata, dei suoi sogni, dei suoi figli…

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    • Questo è amore incondizionato e per sempre. E assistere a queste scene fa solo bene al cuore., non solo, chi vive donando amore senza remore, vive la gioia più grande perchè ne avrà indietro altrettanto. Buona serata cara Diemme. Isabella

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    • Mia nonna morì a 92 anni, e l’ultima parola che pronuncià fu “Mamma!”.
      Mi fece un effetto stranissimo, non lo dimenticherò mai. Dei nonni generalmente neanche pensiamo che siano stati bambini, abbiano avuto una madre, e che questa madre abbia continuato a vivere nel loro cuore fino al momento in cui – così speriamo – l’avranno riabbracciata.

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  4. Ho un pessimo rapporto con i miei genitori ormai da oltre 10 anni, non so come finirà. Per adesso ho la fortuna che a salute stanno bene, ma se dovesse succedere qualcosa di grave, non so come reagirei.

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    • Io ho avuto un pessimo rapporto coi miei non da oltre dieci anni, ma da quando avevo dieci anni! Quando mio padre morì erano tre anni che non gli parlavo (e come ho rimpianto il non averlo amato e coccolato quanto avrebbe meritato, sia per la persona speciale che era sia per tutto quello che ha fatto per la sua famiglia). Mia madre l’ho odiata talmente tanto – e tanto mi sono sentita da lei tradita e abbandonata – da non vedere l’ora che invecchiasse e avesse bisogno per poterla, finalmente, a mia volta abbandonare.

      Poi le cose piano piano si sono calmate: non è cambiata lei, sono cambiata io. O forse è cambiata anche lei, non si sentiva più la responsabilità di doverci educare, la vita le ha anche portato, per certi versi, più serenità. Auguro francamente anche a te una consapevolezza diversa. Nel frattempo, fai come consigliava il mitico John Keating (Robert Williams) in “L’attimo fuggente”: cerca una prospettiva diversa, nel rapporto coi genitori sono tante le cose che ci sfuggono perché non siamo nei loro panni!

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  5. Avere la possibilità di essere accompagnati dolcemente negli ultimi anni/mesi/giorni della propria vita è una cosa che dà sicurezza, ma al giorno d’oggi si è persa la naturalezza di questo percorso.
    Da quando si accorgono che “non ci stai più con la testa” inizia un bombardamento farmacologico che protrae questa condizione per anni, lasciando subentrare altre patologie e creando situazioni difficilmente gestibili.

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  6. Come comprendo! E mi faccio piccola piccola…
    Ho una mamma molto anziana, lucidissima ma il corpo sta iniziando a cedere. E’ una foglia d’autunno. Io e mia sorella ora siamo il suo albero, un albero forte sì, ma spaventato. Ce la faremo ad aiutarla nel modo giusto sempre più? Lei se lo merita, lei è sempre splendida. Noi ci stiamo provando…

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