La solitudine dei numeri primi

“ciò che si vede da vicino non è quello che si vede da lontano”

L'altra Israele

nethanyau

Non riesco a ricordarmi un periodo della sua vita in cui Bibi Nathanyau fosse più solo di quello attuale. Non è che non abbia passato dei brutti momenti, anzi, ma a differenza di adesso c’era sempre la sensazione che avesse una base su cui contare ed un programma con il quale trascinare ministri, deputati ed elettori. L’impressione odierna è che il primo ministro israeliano sia diventato prigioniero della sua retorica e dei suoi proclami anti terrorismo con i quali aveva da sempre costruito le sue campagne elettorali. Da tempo l’uomo forte della politica israeliana è stato superato a destra da personalità almeno sulla carta ben più radicali, e Nathanyau si ritrova ancora una volta di fronte ad un bivio del quale avrebbe fatto volentieri a meno: da un lato avviare un compromesso con quello che ancora adesso è considerato da tutti un pericoloso gruppo terroristico, o come alternativa inserire nella…

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7 thoughts on “La solitudine dei numeri primi

  1. E’ una caratteristica dei conflitti militari e non di oggi: sovente non c’è un vero vincitore, perché vincere veramente non sta bene, solleva condanna e riprovazione, magari giustificate, ma così, senza una vittoria netta di una della parti, i conflitti si perpetuano all’infinito, non finiscono mai.
    Allora, fatta questa premessa e posto che vincere davvero è “moralmente inaccettabile”, non resta che negoziare… e occorre farlo col più forte dei nemici, le figure di secondo piano non servono, non sono interlocutori validi.

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  2. Spesso si presume che la ragione finisca sempre per prevalere, per questo è deprimente constatare come la ricerca di questa possa, invece, diventare un puntiglio che non fa presagire nessuno dei risultati che si vorrebbe ottenere, tanto da pensare a quale compromesso potrebbe essere meno dannoso e quale soluzione più digeribile, per se stessi ma poi per coloro ai quali si aveva fatto sperare ben altro! Credo sia questo l’assillo odierno del premier israeliano, che in questo momento ha forse una tregua mediatica da utilizzare al meglio!

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    • Comunque la reazione dell’occidente rimane incomprensibile… davvero, povero Bibi, se portasse la guerra avanti fino a risoluzione del conflitto, forse metterebbe tutto il mondo contro Israele, se invece si ferma, rischia di sedersi al tavolo delle trattative da perdente, non sradicare il terrorismo islamico, e che la guerra – e la guerriglia – continuino così, mietendo vittime per decenni ancora.

      Sai che la principale causa di morte in Israele sono le malattie cardiache? Non mi stupisce, ma mi accora.

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