La questione palestinese, in sintesi

Ho trovato su fb, scritto da una persona molto preparata, questa breve sintesi di tutta la questione. Non riporto l’autore per motivi di privacy, come ho pure omesso il nome della persona cui questa lettera è rivolta. La trovo molto chiara, utilissima per avere un quadro della situazione senza dover dedicarsi a lunghi approfondimenti storici, ma senza fermarsi al luogo comune dei palestinesi che stavano lì da sempre (falso), e poi arrivano da altrove gli ebrei che, facendosi forza della Bibbia che dice che loro sono il popolo eletto e quella la terra promessa ne hanno cacciato gli occupanti e se ne sono appropriati (strafalsissimo assai, ma tesi così radicata nell’immaginario comune!!!)

 

[OMISSIS]  ha confessato di aver avuto in passato simpatia per la causa palestinese ma oggi appare pentita, si dichiara confusa circa la situazione medio-orientale e mi chiede di esporre con semplicità i termini del problema. Anzitutto va ricordato che la grande giornalista Oriana Fallaci aveva vissuto una esperienza simile salvo poi metterci in guardia contro i pericoli dell’integralismo e del terrorismo islamico. Non è possibile, sul breve spazio che facebook concede, riassumere la storia del conflitto israelo-palestinese ma intanto è bene ricordare che in quella regione c’era l’impero ottomano che si sfascia letteralmente alla fine della prima guerra mondiale: Francia e Inghilterra, che erano le nazioni che avevano ricevuto dalla Società delle Nazioni ( ancora non c’era l’ONU) il mandato su quei territori si accordano per creare stati come il Libano, l’Irak, la Giordania e di definire i confini di Arabia Saudita ed Egitto. In realtà la Società delle Nazioni aveva dato disposizione per dividere la Palestina, che non era solo il territorio oggi occupato da Israele e dai Palestinesi ( Gaza+Cisgiordania) ma una zona molto più ampia comprendente tutta l’attuale Giordania più altri porzioni di territorio), tra arabi ed ebrei. Inghilterra soprattutto e in misura minore la Francia portano la responsabilità di aver creato le condizioni per l’attuale situazione esplosiva creando stati e tracciandone i confini con la riga su una carta geografica non tenendo conto delle differenze, anzi incompatibilità, religiose ( vedi sciiti e sunniti) e addirittura tribali ma soprattutto, per quanto riguarda il conflitto israelo-palestinese, per aver ” scorporato” con la creazione di tali stati una parte notevole di quel territorio che andava invece diviso tra ebrei ed arabi. Rimaneva una striscia di territorio tra il fiume Giordano e il mare che l’Onu ( siamo alla fine della seconda guerra mondiale) decide di dividere tra arabi ed ebrei: questi ultimi accettano e nasce lo stato palestinese ebraico con il nome di Israele mentre gli arabi rifiutano e prendono le armi per cancellare il neonato stato ebraico: il resto è storia recente. Al netto delle posizioni religiose ( Dio l’ha dato a noi, no! Allah ha detto che è nostro) e delle posizioni oltranziste che non portano da nessuna parte, il vero problema attuale è che non esiste un diritto da una parte e un torto dall’altra ma due diritti egualmente validi: Israele ha diritto ad esistere in sicurezza e i palestinesi hanno diritto al loro stato che viva pacificamente accanto ad Israele. Il problema riguarda la striscia di Gaza amministrata da Hamas che è un movimento terrorista ( tale è definito da Europa, Stati Uniti, Canada, Australia ecc) che, tra gli obiettivi del suo statuto, prevede la eliminazione fisica dello stato di Israele e sono 10 anni che regolarmente lancia razzi sempre più potenti e precisi su obiettivi civili israeliani. La pace è come l’amore, non si può fare da soli. Israele avrà o no il diritto di proteggere i propri cittadini o dovrà compiacere il molle occidente che, dopo 2 millenni di antisemitismo soprattutto clericale, ha ormai impresso nella propria mente lo stereotipo dell’ebreo destinato alla persecuzione?

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14 thoughts on “La questione palestinese, in sintesi

    • Caro Enrico, la situazione è esattamente questa. Grazie per l’interessante ed esaustivo articolo che hai linkato, che ben riporta la drammaticità della situazione e delle scelte che si è costretti a compiere.

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  1. Sì, forse una sintesi anche troppo …. sintetica, nel senso di breve.
    Io non ho pregiudizi né verso gli uni, né verso gli altri, e spero che riusciranno, un dì, a trovare il modo di andare d’accordo.
    Chè poi, a ben guardare, non vogliamo tutti le stesse cose? L’amore, un lavoro, una casa. Troppo semplicistico?
    A noi, qui, arrivano, sono arrivate e arriveranno sempre notizie di parte. Dell’una o dell’altra. Il torto, come la ragione, non sta mai da una parte sola. Come nei divorzi.
    Ah, se potessero governare i bambini!

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    • Mah, a me pare che il problema di tutto il mondo sia proprio che gli adulti altro non sono che bambini taglia maxi, ugualmente immaturi ma con più strumenti, e quindi più pericolosi……

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  2. Secondo me sul fatto che molta colpa della situazione attuale sia da imputare agli inglesi e al loro modo di gestire le colonie dopo la seconda guerra mondiale, ci sarebbe da approfondire.
    Su leggi come al limite di 35000 ebrei all anno , come limite alla entrata per il nuovo stato israeliano. Sul fatto che prima si sono presi la responsabilità e poi sono scappati.
    Tutto sto pezzo è totalmente mancante dai libri di storia.

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    • E’ probabile che la responsabilità sia di chi ha tracciato i confini sulla carta, senza tener conto delle realtà che c’erano dietro, ma adesso che ci vuoi fare? In sudtirolo si rifiutano di parlare italiano, ma sono Italia, punto. Trovino il modo di vivere in pace, ma voler distruggere il vicino di casa non mi pare un buon inizio, né una base su cui negoziare.

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  3. Quando a decidere è chi non conosce le situazioni locali, difficilmente si arriva a qualcosa di buono (ma, benchè tutti dicano sempre che bisogna imparare dalla storia, credo che in futuro si continuerà ancora a tracciare stati con il righello).
    “la pace è come l’amore, non si può fare da soli”, purtroppo il punto è questo ed è per questo che non penso vedremo mai sparire completamente la guerra, basta una minoranza a portare alla guerra, invece a garantire la pace serve qualcosa di vicino all’unanimità… difficile, molto difficile, purtroppo.

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  4. il post riportato è storicamente giusta ma non contemporaneo, Palestinesi e Israeliani sono una sorta di orazi e curiazi che combattono la “sintesi” di una guerra tra occidente (in particolare gli USA) e l’integralismo islamico di facciata.
    La realtà è che si sta vivendo lo scotto di una cattiva gestione delle risorse, se gli arabi avessero investito gli immensi proventi “piovuti” grazie al petrolio in tecnologia, progresso e qualità della vita, oggi lo scacchiere mondiale sarebbe diverso. Purtroppo il dono divino è stato interpretato, erroneamente, come fonte indispensabile perpetua. Tra qualche decennio l’oro nero sarà obsoleto e ampie zone del pianeta saranno ridotte alla fame e alla arretratezza, ergo dipenderanno totalmente dall’occidente. Questo gli arabi integralisti non possono, non vogliono accettarlo, l’obiettivo è destabilizzare il più possibile per ritardare l’oblio. Detta in sintesi, la questione religiosa Israelo/Palestinese è un alibi, una spinta motivazionale, una giustificazione, in realtà trattasi di una lotta tra equilibrio e destabilizzazione.

    TADS

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  5. Ho letto sul Corriere una lettera molto commovente della cantante Noa. Questo è il link: http://www.corriere.it/esteri/14_luglio_25/canto-piango-due-popoli-tendere-mano-moderati-074f961e-13ce-11e4-9950-e546b7448c47.shtml
    In parte non dice nulla di nuovo, per il resto non mi esprimo perché tu ne sai senz’altro più di me e il tuo giudizio è maggiormente supportato da una conoscenza dei fatti più approfondita.
    Mi ha colpito, in particolare, la parte finale della lettera:

    Se di nuovo scegliamo la spada al posto della parola, se santifichiamo la terra anziché la vita dei nostri figli, ben presto saremo costretti a cercare una patria sulla luna, perché la nostra terra sarà così inzuppata di sangue e stipata di tombe che non resterà più posto per i vivi.

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    • Beh, su certe affermazioni di Noah (non la canzone) ci sono state molte polemiche. Lei se la fa facile, fa l’artista, forse dice soprattutto quello che le dà visibilità, quello che i media vogliono sentire, vogliamo tutto il mondo bello, rosa, con nuvolette e fiorellini, amiamo tanto la pace nel mondo e blablabla etc. La realtà delle cose, la loro fattibilità, è un po’ diversa. Guarda, per esempio, anche quella parte finale della lettera che tu citi: a furia di guerre, ce ne sarà fin troppo di posto sulla terra, altro che andare sulla luna! Piuttosto, sulla luna non ci saranno i mezzi per andarci, perché non ci saranno più soldi per la ricerca scientifica, tutti spesi in armi e per seppellire i morti, e non ci saranno neanche più persone che faranno ricerca scientifica e costruiranno navicelle spaziali. Il fatto è che, come l’ha messa giù lei, è molto pittoresco: poco realistico ma pittoresco, così come altre sue affermazioni.

      Per quanto riguarda invece la conoscenza approfondita dei fatti, il tutto è un tale ginepraio che è davvero difficile avere una visione completa. Io però rimango dell’idea che Israele è un paese sotto attacco, e da anni: arrivati a questo punto non poteva far altro che reagire, e tutto il resto è fuffa.

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