Noi scegliamo la vita

Update: vi riporto questo articolo e una risposta che, purtroppo, un po’ la speranza la spegne:

I BAMBINI PALESTINESI CURATI IN ISRAELE, I FUTURI AMBASCIATORI DI PACE?

Quando hanno suonato le sirene allo Sheba Medical Center di Tel Hashomer, una équipe di chirurghi israeliani ha continuato a operare un bambino palestinese, accanto a un bambino israeliano, benché il reparto di terapia intensiva non sia adeguatamente protetto dalla minaccia dei razzi. Il piccolo palestinese, affetto da malformazioni congenite multiple, era arrivato all’ospedale collegato a un respiratore. “Aveva bisogno di una tracheotomia d’urgenza, quando è suonato l’allarme – spiega Marina Rubenstein, medico presso l’unità di terapia intensiva pediatrica dello Sheba Medical Center – I nostri medici non si sono nemmeno mossi dal lettino. La nostra responsabilità è verso i bambini, indipendentemente dalla loro origine o religione. I bambini non sono responsabili della situazione, ma forse questi bambini un giorno ricorderanno il trattamento che hanno ricevuto qui e diventeranno ambasciatori di pace”.

Israele.net, 20/07/2014

Prima risposta:

Dopo l’assassinio di Eyal Gilad e Naftali’ tanti bimbi palestinesi curati nei nostri ospedali si erano fatti fotografare con il segno delle tre dita innalzate ( segno di aver rapito i tre ragazzi).Quando un genitore ti educa all’odio, inculcato fin da piccolo, non sono sicura saranno ambasciatori di pace, ma lo spero con tutto il cuore.

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6 thoughts on “Noi scegliamo la vita

    • Hai sentito? In ogni edificio ci deve essere un bunker, un luogo sicuro in cui ripararsi, è imposto dalla legge. Quando la gente si riempie la bocca del numero limitato di vittime (e noi rimaniamo dell’idea che una è sempre troppo, nessuno dovrebbe morire in guerra, le guerre non dovrebbero esistere), abbia ben presente come Israele protegge e obbliga i suoi cittadini a proteggersi, altro che salire sui tetti a petto nudo sotto i bombardamenti, come accade dall’altra parte.

      La guerra c’è dall’una e dall’altra parte, solo che da una parte è stata provocata, mentre l’altra ha solo, dopo aver tentato di evitarlo in ogni modo, reagito. Sparano da una parte e dall’altra, e se da una delle due parti ci sono meno vittime, non è certo perché il nemico è più buono o meno armato.

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  1. ce l’auguriamo che possano diventare così, anche se in un ambiente impregnato di odio la vedo un po’ dura. Ma è questa la speranza alla quale non si può rinunciare, se no l’alternativa sarebbe ancora meno augurabile! Ciao carissima!

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    • Spes ultima dea (v. articolo che uscirà domani). Sul fatto che una delle due parti sia imbibita d’odio c’è ben poco margine di manovra, ma continuiamo a sperare 🙂

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